NOTIZIA VERA PRECISAZIONI Il giardino in bottiglia di Latimer che cresce senz’acqua dal 1960 – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti una notizia che gira per la blogosfera da anni ormai, molto adatta al periodo pasquale proprio perché, domani, questa storia compirà esattamente 58 anni:

Quando David Latimer piantò un seme in una bottiglia di vetro la Domenica di Pasqua del 1960 non aveva idea che avrebbe prosperato per i decenni successivi arrivando a diventare una massa di vegetazione delle (incredibili) dimensioni attuali. Oggi, più di mezzo secolo più tardi, all’interno della bottiglia la vegetazione sta crescendo con più forza che mai, nonostante l’ultima volta che sia stata innaffiata risale ormai al lontano 1972.

Il giardino fu creato grazie all’inserimento di compost all’interno della bottiglia, che venne poi seminato con della Tradescantia e innaffiata con circa mezzo litro d’acqua, e posizionato poi in un angolo della casa sotto la luce diretta del sole. La particolarità è che la damigiana fu innaffiata una sola volta nel 1972, e da allora è in regime di completo auto-sostentamento. Grazie alla fotosintesi le piante acquistano l’energia sufficiente per crescere e prosperare, grazie all’ossigeno e all’umidità che vengono creati e consumati durante il processo. L’umidità si accumula all’interno della bottiglia e fa in modo che si crei una specie di pioggia naturale dalla parte superiore a quelle inferiore.

Le foglie che muoiono producono l’anidride carbonica necessaria alla fotosintesi e alla nutrizione delle piante appena nate. Latimer, che oggi ha 82 anni, spera di trasmettere questa passione ai propri figli, in modo che veglino su questo piccolo globo in miniatura, probabilmente uno degli organismi viventi più unici e rari al mondo!

E la notizia è vera, anche se delle precisazioni sono necessarie.

Inannzitutto, ad oggi non abbiamo una vera e propria spiegazione del come il giardino di Latimer funzioni esattamente.

Secondo il consenso comune, come riportato dai fact checkers di Now I Know, semplicemente il sistema ricicla un numero ingente delle proprie risorse: la fotosintesi trasforma l’anidride carbonica in ossigeno e consente alla vegetazione di crescere, la vegetazione morta marcendo rilascia anidride carbonica ed umidità la quale ritorna nell’ambiente e così via.

Ci sono una serie di dubbi sul funzionamento dell’intera operazione, e sul fatto che, semplicemente, la quantità di aria e nutrienti all’interno del vaso dovrebbe essere troppo limitata.

Contando che un vero e proprio test non potrebbe che essere distruttivo, ci sono però una serie di fattori che vanno notati e che spiegano la persistenza del giardino.

In primo luogo, non stiamo parlando di un vero e proprio sistema eterogeneo, ma di una palla di erba miseria.

L’erba miseria è una pianta ornamentale assai particolare, erbacea, solitamente dotata di piccoli fiori poco appariscenti, che deriva il suo nome da una serie di possibili spiegazioni coincidenti: ha un aspetto mesto e ricadente, quasi triste e “depresso”, si dice che porti sciagura a chi la possiede e, infine e cosa assai più rilevante, ha bisogno di molte poche risorse per essere coltivata, il che la rende in natura una pianta infestante difficile da sdradicare e nelle varianti decorative il tipico esempio di piantina poco impegnativa che annaffi quando ti capita e non muore, ed anzi è raccomandato nei periodi freddi ed invernali coltivare la propria erba miseria in condizioni di siccità quasi assoluta.

Ovviamente, l’erba miseria nel giardino di Latimer versa in condizioni particolarmente miserabili (vogliate perdonarci il gioco di parole): non vi sono infiorescenze neppure nelle foto più recenti, e non vi sono da anni, a giudicare i vari reperti fotografici succedutisi nel tempo.

Inoltre nessuno ha mai detto che l’erba miseria di Latimer sia destinata all’eternità: nel 1972 l’acqua nel piccolo ecosistema è stata rabboccata, e non sappiamo se nei prossimi anni richiederà altra manutenzione.

Infine, l’unico argine tra l’Erba Miseria di Latimer e l’atmosfera ricca dei gas necessari a prolungare la sua vita è un turacciolo (con una logora copertura plastica in cima) ben ingrassato: riteniamo assai improbabile che dopo 58 anni sia rimasto abbastanza grasso sul turacciolo da renderlo impermeabile, ammesso che lo sia mai stato.

L’Erba Miseria di Latimer non è del tutto indipendente dall’ambiente esterno: riceve luce solare dall’esterno, un moderato ricambio d’aria attraverso il turacciolo, e la temperatura dell’ecosistema è controllata, sia pur in modo molto “artigianale”

Latimer infatti tiene il suo piccolo ecosistema nel sottoscala dedicato alle bottiglie di vino, la cui temperatura ideale di conservazione si aggira tra i 12 ed i 14 gradi centigradi, cosa che, come abbiamo visto, riduce il bisogno di cure dell’Erba Miseria.

Questo basta a spiegare la persistenza del “giardino”, anche se, come ricordato dallo stesso Latimer e da altri commentatori, siamo di fronte ad un esperimento che non può essere nè toccato né annusato, noioso, che si può solo osservare per capire come andrà a finire.

Molti commentatori hanno assimilato l’esperimento di Latimer agli studi della NASA sull’uso delle piante in ambienti ecosostenibili ed ecosistemi chiusi come quelli della ricerca spaziale, ma l’elevato numero di incognite rende il tutto più una curiosità.

Alla morte di Latimer, quando il giardino, se non reclamato dagli eredi, diventerà possesso della Regale Società Inglese per l’Orticoltura potremmo avere nuovi dettagli sul Giardino di Latimer.

Per ora possiamo solo aspettare gli inevitabili aggiornamenti annuali.

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DISINFORMAZIONE Dal 3 aprile Patente e Libretto con lo stesso Nome: Si rischia un Verbale da 750 euro – bufale.net

Ci sono molti modi per fare disinformazione: un modo molto presente è quello che noi abbiamo ribattezzato la Disinformazione del Giorno della Marmotta, dagli eventi del noto film Ricomincio da Capo con Bill Murray, in cui l’attore intepreta un burbero e cinico giornalista condannato da un potere superiore a rivivere all’infinito lo stesso giorno della sua vita (il giorno in cui avrebbe dovuto compiere un reportage sulla festa locale di una piccola cittadina chiamata, appunto, il Giorno della Marmotta)  finché non avesse imparato a diventare una persona migliore e pronta ad accettare l’amore e la stima del prossimo.

Questo genere di disinformazione si basa sul prendere un evento accaduto in un passato anche remoto, cancellare o cambiare tutte le date contenute nella notizia e rivenderla come nuova: esattamente come nel film il burbero Phil Connors scopriva con suo orrore di essere l’unico consapevole di star rivivendo lo stesso giorno, mentre tutte le persone intorno a lui non avevano memoria del ciclo perpetuo in cui l’intera cittadina sembrava essere bloccata, solamente il fact checker di turno conserverà memoria degli eventi passati, mentre gli altri ricondivideranno la stessa vecchia notizia come se fosse nuova.

TG News 24, testata fake che scimmiotta i nomi di Sky News e TGCOM, infatti si produce in un Giorno della Marmotta da Manuale, riciclando una vecchia notizia

In arrivo verbali salatissimi per gli automobilisti indisciplinati. Dal 3 aprile la carta di circolazione(libretto) e la patente dovranno coincidere: gli automobilisti che usano vetture non intestate a loro nome e che non aggiorneranno la carta di circolazione, potranno incappare in multa da 750 euro. La registrazione dovrà essere fatta alla Motorizzazione e sulla carta di circolazione dovrà essere annotato il nome di chi utilizza in modo costante l’auto di proprietà altrui per oltre 30 giorni. Sono esenti coloro che usano già un mezzo non di loro proprietà o possiedono un’intestazione non aggiornata prima della data dell’entrata in vigore delle nuove norme o coloro che usano auto di familiari conviventi (aventi la residenza nello stesso indirizzo).
Le categorie che invece saranno maggiormente colpite sono coloro che utilizzano auto aziendali. L’obbligo è per ogni tipo di veicolo e sarà rivolto sia alle persone fisiche che alle persone giuridiche.

Peccato che si tratti di una norma entrata in vigore il 3 novembre del 2014, e da allora, senza posa, viralizzatori e blogger vari spostano di anno in anno, di mese in mese, la data di entrata in vigore dell’art. 94, comma 4-bis, c.d.s. (come modificato ex L. 120/2010), in modo che il disinformato di turno scopra di avere un adempimento, peraltro descritto in modo grottesco e semplificato, da compiere nel corso del mese in corso.

Non possiamo che ricordare ciò che ricordammo allora

Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 93, comma 2, gli atti, ancorché diversi da quelli di cui al comma 1 del presente articolo, da cui derivi una variazione dell’intestatario della carta di circolazione ovvero che comportino la disponibilità del veicolo, per un periodo superiore a trenta giorni, in favore di un soggetto diverso dall’intestatario stesso, nei casi previsti dal regolamento sono dichiarati dall’avente causa, entro trenta giorni, al Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici al fine dell’annotazione sulla carta di circolazione, nonché della registrazione nell’archivio di cui agli articoli 225, comma 1, lettera b), e 226, comma 5. In caso di omissione si applica la sanzione prevista dal comma 3.

Come avrete sicuramente notato, la normativa, la cui sanzione, secondo il comma 3 del citato articolo è una sanzione amministrativa dagli euro 705 agli euro 3.526, è entrata in vigore nel 2010, ha avuto bisogno di un lungo periodo di rodaggio per la sua attuazione, al termine del quale, nel 2014 il ministero ha rilasciato il seguente, dettagliatissimo regolamento.

Molti interpreti già all’epoca avevano provveduto semplificare il contenuto della lunga circolare, che mescola dati utili all’utente finale con dati necessari alle sedi ACI ed agli enti preposti al rilascio dei libretti di circolazione.

Per quel che attiene l’utente finale possiamo senza dubbio affermare che la norma si applica per gli atti posti in essere negli ultimi tre anni, in quanto

L’obbligo di richiesta di aggiornamento della carta di circolazione riguarda gli atti posti in essere a partire dal 3 novembre 2014 e solo da quella data scatteranno le sanzioni previste dal medesimo art. 94, comma 4-bis, c.d.s. nei confronti dell’avente causa.
Nessun obbligo, quindi, per quei soggetti che hanno posto in essere un atto prima del 3 novembre, per cui la registrazione resta facoltativa.

E quindi nessun “balzello” si aggiunge a coloro entrati nella disponibilità del veicolo prima di pari data, che possono, comunque, provvedere per ragioni di sicurezza spontaneamente e senza obbligo alcuno.

In ogni caso, la maggior parte di coloro che stanno leggendo la notizia in questo momento, ovvero i tipici figli che guidano l’auto dei genitori con essi conviventi in attesa di potersi permettere, con l’indipendenza economica, una casa ed una vettura di proprietà, sono e restano esenti da ogni obbligo.

Avevamo già vaticinato in tempi non sospetti, tre anni fa, che la norma non avrebbe comportato grandi variazioni e la spaventosa impennata nel contenzioso prevista dai viralizzatori, anche perché nei pochi casi di utente privato che guida un’auto non sua, ad esempio il figlio che si è finalmente trasferito in una nuova casa ed ha ricevuto in dono la vettura dei genitori, per sempre o “finché non ne compri una tua” è nell’interesse dello stesso provvedere alla registrazione del caso qualora i 30 giorni di prestito non gli bastino a provvedere all’autonomia, mentre i conducenti di mezzi aziendali o in comodato inadempienti dovranno comunque provvedere, a beneficio degli altri automobilisti che sapranno chi è il reale utilizzatore del veicolo in cui si sono imbattuti.

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DISINFORMAZIONE Austria, la figlia morente in ospedale è in stanza con una musulmana, il padre non può entrare a farle visita – bufale.net

L’indinniazione è una bestia complicata da domare. Basta avere pochi ingredienti, quelli che abbiamo più volte descritto nella bufala del giustiziere: una vittima, spesso occidentale, sempre sofferente, un carnefice, sovente uno straniero o di altra minoranza invisa alla plebaglia della Rete che sottopone la vittima ad un gravissimo ed umiliante torto. La vittima a questo punto chiede vendetta e catarsi, ma le autorità sorde al suo dolore la negano: così non resta altro che appellarsi agli Indinniati, la Folla Manzoniana 2.0 che riversando il loro rabbioso odio sul “nemico” riporteranno l’ordine.

E tale è la fame di condivisioni che, a volte, una notizia può apparire su quotidiani nazionali con questo titolone:

Austria, la figlia morente in ospedale è in stanza con una musulmana, il padre non può entrare a farle visita

A leggere i titoloni roboanti fino al testo, scopriamo una storia che è una bufala del Giustiziere da manuale: R.S., avvocato Austriaco, è padre di una ragazza gravemente inferma, sull’orlo della morte, pronta all’estremo addio.

Entra in scena l’Altro, il “nemico”, l’”ostile”, incarnato da una anonima signora col velo (perché, come i mostri cattivi dei cartoni animati, il nemico di turno non merita neppure di avere un nome), che urlando ed invocando i precetti dell’Islam come una sorta di perversa formula magica, ordina agli infermieri-Bravi di strappare via il rispettabile ed occidentale avvocato R.S. dalle braccia della sua figlia morente, condannandola ad una morte solitaria e strappalacrime sotto gli occhi della malvagia Signora col Velo.

Ma tale oltraggio, nella versione giunta alla blogosfera, non è impunito: R.S., avvocato e quindi portatore di quell’autorità che nell’immaginario collettivo consegna all’avvocato il potere delle leggi, come un moderno Invincibile Shogun costringe l’ospedale a chiedere perdono per essersi piegato all’empio volere della straniera e stimola il Popolo della Rete riunito a fare giustizia diffondendo una storia di abusi… che non è mai accaduta.

Scopriamo infatti, come ci ricorda il Messaggero Veneto che ogni singolo elemento di questa storia è stato grandemente esagerato, se non del tutto mistificato, per fomentare indinniazione facile

La donna araba cattiva ha impedito al padre di vedere la figlia morente!

Morente? Affatto!

Scopriamo infatti che

Andiamo con ordine. Innanzitutto C. S. (la figlia) è gravemente ammalata, ma non è morente. Ogni sei mesi deve sottoporsi a un’infusione, per la quale prudenzialmente viene trattenuta in ospedale 24 ore. L’immagine del padre, che tiene la mano della figlia morente, è dunque frutto di fantasia: la figlia non è morente e il padre può tenerle la mano quando vuole, per sei mesi di seguito, salvo in quelle 24 ore in cui deve sottoporsi all’infusione in ospedale.

Quindi la prima parte dell’immagine poetica e piena di pathos è falsa: certo, convivere con la sclerosi multipla, come ricorda BUTAC, non è esattamente una passeggiata nel parco, anzi è piuttosto problematico.

Ma si tratta ormai di un evento di routine: un’infusione seguita da 24 ore di controllo. Nessun padre strappato dalle braccia della figlia morente e disperata, nessun oltraggio all’ultimo respiro di una moribonda: C.S., in queste ore, è viva ed a casa, tranquilla e serena.

L’ospedale si piega ai precetti Islamici! Eurabia! Sharia!

Anche qui, la verità è piuttosto lontana.

Scopriamo piuttosto che

Secondo punto. La donna islamica, con cui C. ha condiviso la camera, è reduce da un parto difficile e il neonato prematuro non può essere allattato al seno. Per questa ragione la donna è costretta a tirarsi il latte, per poi farglielo bere da un biberon. Lo fa, naturalmente, quando non è orario di visite, per non spogliarsi mentre nella camera (che ospita tre letti) sono presenti dei visitatori.

I coniugi Salfenauer erano giunti al capezzale della figlia al di fuori dell’orario fissato per le visite, quando, a rigore di regolamento, non sarebbero potuti entrare. Ma anche negli ospedali austriaci in fatto di orari si è piuttosto elastici: ciò che importa è il benessere dei pazienti. Senonché, una volta nella stanza, di proposito o per distrazione, R. S. aveva sbirciato oltre il paravento, sorprendendo l’altra ricoverata a seno nudo, con il tiralatte in mano. La donna aveva protestato e l’uomo si era subito ritratto. Ma poco dopo era tornato a sbirciare e a questo punto la neo-mamma aveva dato in escandescenze, richiamando l’attenzione dei sanitari.

Come ricorda anche il noto fact checker David Puente, tirarsi il latte, ovvero armeggiare a seno nudo con delle coppette per poi usare quel latte per sfamare un bambino è un’operazione molto intima e delicata.

Di certo non quel genere di operazione che vorresti effettuare con un avvocato austriaco che ti guarda le tette a sopresa.

L’Islam qui non c’entra niente: datosi che

  1. la presenza di C.S., degente, era necessaria per la terapia
  2. la presenza della donna islamica era necessaria per ottenere il latte necessario al di lei figlio
  3. la presenza di C.S. a sbirciare oltre il paravento, per distrazione o altro, osservando il seno nudo della donna di cui al punto due non era né necessaria né voluta

Il personale dell’ospedale, correttamente, ha allontanato il terzo fattore di questa complessa equazione, nonché il fattore meno utile

Torniamo ora all’analisi finale del Messaggero Veneto

Ora eliminiamo subito da questi titoli la storia della figlia morente, che è falsa, e proviamo a immaginarci, per un solo momento, che la puerpera non sia una fanatica musulmana, ma una viennese doc, nata a Vienna da genitori viennesi. Ce l’avete davanti agli occhi? Bene, immaginiamo ora di vederla a letto, a seno nudo, che tira il latte, preoccupata per il suo piccolo appena nato e sottopeso, che non può allattare direttamente. E immaginiamoci, a questo punto, che nella stanza entrino degli estranei e che lo facciano fuori orario di visita, benché non ce ne sia affatto bisogno, perché devono solo accompagnare una loro figlia per una terapia che richiederà poche ore, dopo di che se ne tornerà a casa. E, mentre sono lì e si intrattengono a chiacchierare con la figlia, il padre si sporge oltre il paravento e dà un’occhiata alla donna con il tiralatte. Viene redarguito dalla neomamma e si ritrae, ma poi il curiosone sbircia di nuovo. Credete che una donna viennese – non una fanatica islamica – non avrebbe reagito allo stesso modo, nei confronti di quell’intruso, maleducato recidivo?

E fate anche voi un esercizio di empatia. Siete una donna, una puerpera. Siete nella stessa stanza con una donna molto malata, giusto? Molto malata, ma non in pericolo di vita, che si intrattiene coi suoi parenti.

Provate empatia, certo, ma ne provate anche per il vostro bambino altrettanto malato, altrettanto in pericolo (essendo nato sottopeso e in cure dove voi non potete vederlo), e fate l’unica cosa che potete fare per il vostro piccolo: a seno nudo, spremete il vostro latte perché sia portato al vostro cucciolo.

Improvvisamente un uomo di mezza età appare da dietro il paravento e vi fissa le tette.

A questo punto, giustamente, lo mandereste via: pietà o no, concordo che sia una cosa assai poco gradevole (eufemismo).

Il signore di mezza età ritorna alla carica, e voi non avete né la forma mentis e né modo per appurare se continui ad apparirvi davanti per distrazione o curiosità, e non capite cosa lo spinga.

Non so voi, ma chi vi scrive questo articolo probabilmente avrebbe lanciato oggetti all’indirizzo di un potenziale importuno, o quantomeno, come ha fatto la donna, chiesto il soccorso del personale dell’ospedale.

Vieppiù che la presenza del potenziale importuno, come detto non era poi così necessaria, e sicuramente non lo era oltre quel paravento.

A questo punto, il Krone Zeitung, giornale tedesco, introduce anche ulteriori dettagli sulla vendetta del padre

Il reclamo “formale del padre”: “Vedete che l’Ospedale si è scusato?”

Come nel peggior episodio di Scooby Doo, dove l’agente immobiliare vestito da mostro della laguna si tradisce confessando ai quattro giovani ed al loro cane un dettaglio che solo il mostro della Laguna poteva sapere, anche il buon C.S. ha compiuto lo stesso errore.

Probabilmente irritato dalla mala cacciata, ha sì sporto reclamo all’ospedale, ma senza ottenere la catarsi sperata

Eine vollverschleierte muslimische Patientin im Wiener AKH verlangt vehement, dass ein Vater, der seine schwer kranke Tochter (23) begleitet, aus dem Zimmer geht. […] Die Familie, die sich in Anbetracht des in Österreich geltenden Verhüllungsverbotes auch darüber wunderte, dass die Frau im öffentlichen Spital einen Niqab trug […]

In pratica il padre aveva deciso di sporgere reclamo dichiarando che l’ospedale a suo dire avrebbe consentito l’accesso ad una donna col volto celato di intrattenersi in ospedale, violando la legge.

Cosa che, naturalmente, equivale all’aperta confessione di essere andato dietro il paravento a riscontrare la presenza di una donna a petto nudo e col volto celato, quindi guardandone il petto nudo, quindi giustificando la sua cacciata

Le presunte scuse?

Dass die Muslima im Krankenzimmer einen Niqab trug, sieht zumindest das Spital nicht als Gesetzesverstoß: „Zum vorliegenden Fall ist festzuhalten, dass das Anti-Gesichtsverhüllungs-Gesetz auf PatientInnenzimmer nicht anzuwenden ist, da diese keine öffentlichen Orte im Sinne des Gesetzes darstellen.“

L’ospedale ha in pratica dichiarato al padre di famiglia che una stanza di ricovero, peraltro ulteriormente transennata da un paravento, non è un luogo pubblico e quindi C.S. non aveva diritto di reclamare di aver visto una donna velata (ma a seno nudo) in un luogo pubblico quando era evidentemente in una stanza chiusa, ed in una partizione della stanza dove non avrebbe dovuto essere.

Tanto rumore per nulla, sostanzialmente.

 

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BUFALA Morto Benedetto XVI, il Papa Emerito – bufale.net

Sarà arrivata anche a voi la falsa notizia della morte di Joseph Ratzinger, il Papa Emerito, che avevamo lasciato solo il mese scorso sereno ma stanco, vittima di fake news sulla sua salute acciaccata ma stabile.

E possiamo confermarvi che lo è: come conferma La Stampa

Che per il Papa emerito le forze fisiche stiano lentamente scemando e che Benedetto XVI si senta «in pellegrinaggio verso Casa», è un dato di fatto. È stato lui stesso ad affermarlo poche settimane fa. Ed è persino ovvio che un ultranovantenne si prepari giorno per giorno alla dipartita. Lo è un po’ meno che la fake news sulla morte venga pubblicata online, com’è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri, quando la testata online “il Quotidiano del Lazioˮ l’ha diramata, salvo poi ritirarla e chiedere scusa: si erano fidati – hanno spiegato – di una «fonte che ritenevamo credibile», ma che evidentemente credibile non era.

Se questa volta la frenesia di essere i primi a pubblicare ha giocato un brutto scherzo (si può star certi che la notizia della morte di un Papa, anche se emerito, non viene tenuta nascosta ma immediatamente divulgata), i lettori devono sapere che negli ultimi due anni questi allarmi sulla salute di Ratzinger si sono moltiplicati e ormai a cadenza quasi mensile i cronisti vaticani vengono interpellati dalle loro redazioni per verificare presunte “soffiateˮ allarmistiche, le quali, nella maggior parte dei casi, circolano tra gli addetti ai lavori ma senza mai divenire pubbliche.

La corsa allo scoop a tutti i costi genera a volte i mostri, ed in questo caso è accaduto.

Con tutta la buona volontà del giornalista, che è umano e può sbagliare, spesso la smentita si muove con gambe più corte e tozze dello scoop, e nonostante il Quotidiano del Lazio abbia postato una sua smentita sulla propria pagina Social

La notizia originale continua a sopravvivere di condivisione in condivisione. Bufala, naturalmente.

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BUFALA Fabrizio Frizzi: “Ho sempre sognato un Governo a 5 Stelle” – bufale.net

Puntuali come un orologio, anzi in questo caso come avvoltoi, dopo i lutti arrivano i bufalari. Persone che trovano estremamente divertente, ma il divertimento è cosa parva e deprecabile davanti alla morte stessa, capitalizzare su un lutto per tirare su un paio di likes.

Curiosamente, ma non troppo, dopo la morte dell’amato conduttore televisivo Fabrizio Frizzi, persona degna di ogni stima ed ammirazione per il suo percorso di vita, diversi personaggi sono saltati sul carro della sua fama per cercare di rubare un po’ della sua luce per i loro scopi.

Dopo branchi di presunti antispecisti pronti ad insultare la memoria di un cadavere per trarre attenzione alla loro (invero assai deprecabile) causa spetta ad un anonimo burlone prendersi beffe (e click, quindi visualizzazioni e denaro sonante) dalla morte di Frizzi: nella giornata di oggi è infatti comparsa una pagina Facebook completamente vuota, chiamata M5S Lombardia, un ovvio fake che scimmiotta loghi e stilemi del Movimento 5 Stelle

In questa pagina compare un post invero deprecabile

Una foto, questa

Con un lungo testo

“Ho sempre sognato un governo a 5 Stelle, spero che un giorno ce la facciano, se lo meritano”

assistitito da un’ulteriore didascalia

Grazie Fabrizio! Realizzeremo il tuo sogno!

Il viralizzatore è evidentemente qualcuno che conosce bene la natura degli Indinniati, personaggi in cerca d’autore a cui non importa se il meme che hanno appena letto viene da una pagina creata apposta per promuoverlo, ed a cui non importa che la frase riportata su una foto non sia mai stata esistita.

L’ho letto su Internet, non c’è ragione per dubitare che sia vero, è il mantra dell’Analfabeta Funzionale, la persona che, come prevedeva Gesù Cristo, ha gli occhi ma non vede, ma come nessuno avrebbe mai potuto prevedere, ha mani e tastiera per diffondere sciacallaggio facile ai danni di un morto.

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ACCHIAPPALIKE Anno 1970: Ventimila italiani, spogliati di tutti i loro averi, vengono cacciati dalla Libia – bufale.net

C’è un fenomeno che troviamo sorprendente: persone che ci chiedono conferma di cose assurde, come improbabili parenti wrestler e supereroi parenti di questo o quel politico, convinti che Putin abbia davvero dichiarato guerra al Wakanda per cercare un parente di colore e supereroe di Salvini o che sia possibile telefonare al numero apparso in una fiction per convincere Rosy Abate, Regina della Mafia a pentirsi delle sue cattive azioni a colpi di insulti e minacce improvvisamente rivelano dosi di scetticismo tali da rivolgersi al fact checking quando tutto quello che dovrebbero fare è aprire un libro di storia.

Improvvisamente un post dell’anno scorso della pagina Indigeni Europei

Diventa il casus belli per richiedere l’asseverazione del contenuto e dell’immagine

Anno 1970: Ventimila italiani, spogliati di tutti i loro averi, vengono cacciati dalla Libia. A differenza di quanto accade oggi, tutti gli italiani in fuga furono bloccati dalle autorità militari italiane sulle navi al largo del Golfo di Napoli che, prima di autorizzare lo sbarco, fecero lunghi ed estenuanti controlli sanitari e amministrativi ai nostri connazionali (già umiliati dall’avvenuta espulsione), secondo un “protocollo di accoglienza” molto diverso rispetto a quello che viene eseguito con estrema disinvoltura nei confronti di profughi e clandestini che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste. Cosa ne pensate?
Da sapere. La Libia ha confiscato agli italiani tutti i conti in banca, 40 mila ettari di terra, 1.700 case, 500 attività commerciali: in totale 200 miliardi di lire del 1970. Ma non basta, le chiese divennero moschee, i monumenti polvere, il cimitero fu profanano e vennero rispedite in Italia anche 20 mila salme di soldati.

La foto contenuta nell’articolo, ed una versione estesa del testo, sono ancora disponibili per gli smemorati, gli scettici ed i San Tommaso della domenica sulle famose Teche Rai, gli archivi fotografici e di notizie della TV di Stato, che ci ricordano che

L’esodo di massa degli italiani di Libia inizia subito dopo il 1 settembre 1969, giorno in cui il giovane Gheddafi conquista il potere con un colpo di Stato. Nei quattro mesi successivi partono almeno 800 italiani: alcuni senza nemmeno un visto, organizzando piani anche rischiosi per approdare il Sicilia. Il decreto ufficiale di espulsione arriva nell’estate del 1970: dei 44 mila italiani residenti nel 1948 ne restano meno di metà. Sbarcano a Napoli, vengono smistati nei campi profughi in Campania, Puglia e Lombardia. La Libia confisca 40 mila ettari di terra, 1700 case, 500 attività commerciali: in totale 200 miliardi di lire del 1970. La chiesa diventa moschea, i monumenti polvere. Il cimitero viene profanano e Roma rimpatria anche 20 mila salme di soldati. Quello di ieri è il terzo esodo degli italiani. Prima degli anni 70 c’erano state le espulsioni del 1951, dopo l’indipendenza della ex colonia italiana.

La foto è anche riportata nella galleria relativa all’intervista a Giovanna Ortu, espulsa dalla Libia in quel fatidico 7 ottobre 1970, che Gheddafi stesso ribattezzò pomposamente Giorno della Vendetta, occasione per cementare il suo potere dando in pasto alla popolazione un nemico estero che riecheggiasse il passato coloniale e fosse facile da espropriare ed esiliare… colpendo persone che in Libia ci erano nate e cresciute.

Solo nel 2004, in vista dell’apertura di un Gasdotto Eni, Gheddafi decise di rinnegare la sua scelta convertendo il Giorno della Vendetta in un (invero alquanto tardivo) Giorno dell’Amicizia, i cui risultati sono comunque stati travolti dalla primavera Araba intervenuta a porre fine al dominio del dittatore.

La foto, e gli eventi narrati, sono quindi veritieri, con l’eccezione del paragone assolutamente gratuito con altre forme di immigrazione derivate da eventi non meno traumatici.

Il problema non fu certo la gestione dei rimpatri come viene insinuato nel testo, ma il dopo, sicché:

Ad accendere i riflettori sulla vicenda degli italiani in Libia è Luigi Scoppola Iacopini nel libro I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi, gli italiani in Libia 1943-1974 (Editoriale Umbra, I quaderni del Museo dell’emigrazione) che ricostruisce l’esperienza dei connazionali italiani a partire dalla fine del regime coloniale, attraverso l’amministrazione britannica e la monarchia e poi durante il regime di Gheddafi, che emana i decreti di confisca dei beni e l’espulsione dal paese degli italiani di “vecchio insediamento”. Questi sono costretti a rientrare in patria ma qui non trovano certo comprensione né adeguati riconoscimenti economici o morali. Perché di fatto i rapporti economico-finanziari fra i due paesi erano già consolidati, tanto che gli stessi documenti analizzati dall’autore finiscono per mostrare come «la comunità italiana fosse alla fine avvertita come un intralcio, un anacronistico legame che rischiava di compromettere le buone relazioni con la Libia che passavano anche attraverso i giganteschi fatturati dell’industria pubblica e privata».

 

 

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BUFALA Catania. In cielo compare la croce di Gesù. La Foto che fa il giro del Mondo.

Ci segnalano l’ennesima versione di una vecchia bufala itinerante, pubblicata sul blog La Repubblica Italia il 25 marzo 2018:

Ci sono storie incredibili, come quelle di apparizioni fulminee, che in un baleno, ridanno speranza e fiducia alle persone di tutto il mondo. Sì, perché questa è la storia di Adamo Cadmoni, studente della provincia catanese in volo verso Amsterdam con degli amici per una vacanza di piacere post-esami. Adamo, ad un certo punto, ha scattato quella che potrebbe essere la foto del decennio, forse del secolo: “Ero seduto sul posto accanto al finestrino e ho visto comparire quella visione. Inizialmente non ho creduto ai miei occhi, così ho chiesto confermai ai miei compagni di posti che increduli non hanno potuto che confermare le mie visioni. Quella in cielo, a 5000 metri di altezza era una croce di Cristo, una visione, un miracolo, chiamatelo come vi pare, abbiamo fatto decine di foto più o meno buone a quella immagine che ha lasciato tutti noi a bocca aperta per alcuni minuti. Subito dopo, si è smaterializzata di fronte ai nostri occhi, causando un senso di grande gioia e rivelazione. Che incredibile emozione”. Adamo ha rilasciato la foto al nostro giornale che ha potuto, quindi, pubblicarla in anteprima. Secondo l’esperto cristologico, Josef Lakatena si tratta di miracolo: “Il Signore, quasi per legge di vicinanza, si manifesta quanto più in alto. Non è raro trovare testimonianze di alcuni astronauti che dicono di aver visto il volto di Dio nell’universo. Bene, questa volta ha voluto dare un segno divino più in basso, incredibile ma vero, come si dice, le vie del signore sono infinite, è proprio così”. Vi lasciamo a meditare sulla foto che sta facendo da alcune ore il giro del web.

Parliamo di nuova versione in quanto, in precedenza, lo stesso testo era stato pubblicato dal Fatto Quotidaino con Bari come teatro dell’inesistente manifestazione divina. Riflettiamo, ancora una volta, sui nomi di fantasia: Adamo Cadmoni altro non è che la parodia del nome di Adam Kadmon, personaggio di fantasia che compariva nella trasmissione televisiva Mistero.

Josef Lakatena, invece, compare in tutti i siti diffusori di bufale.

Si tratta, dunque, di una bufala-zombie riproposta oggi da un blog in una nuova versione.

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NOTIZIA VERA E ACCHIAPPACLICK Verrà posta targa in onore del senegalese ucciso, per Pamela fatta a pezzi no

Ci segnalano un articolo pubblicato il 16 marzo 2018 sul sito Italiani per la patria:

Una targa in ricordo di Idy Diene sul Ponte Vespucci a Firenze dove il 5 marzo è stato ucciso a colpi di pistola dal pensionato Roberto Pirrone. Lo chiede una mozione approvata oggi in Consiglio comunale a Firenze e presentata dai gruppi di minoranza Mdp, M5s, Firenze riparte a sinistra, Potere al popolo e la consigliera civica Cristina Scaletti. L’atto, oltre che alla collocazione della targa, impegna il Comune ad “adoperarsi con tutti i mezzi a sua disposizione a sostegno del futuro della famiglia” di Diene

L’articolo cita un pezzo pubblicato da Repubblica il 12 marzo 2018. Si parla di Idy Diene, ucciso il 5 marzo a Firenze per mano di Roberto Pirrone, pensionato, sul ponte Vespucci.

Il 12 marzo 2018 il Comune di Firenze ha pubblicato un comunicato in cui annunciava che, sul luogo in cui Diene ha perso la vita, sarebbe stata apposta una targa commemorativa:

Dopo la partecipata manifestazione di sabato scorso per dire no al razzismo e manifestare solidarietà alla famiglia di Idy Diene, ucciso lunedì scorso sul Ponte Vespucci, con 29 voti a favore, il Consiglio comunale ha approvato nella seduta di oggi una mozione sottoscritta da Alessio Rossi e Stefania Collesei (MDP), Miriam Amato (Gruppo Misto), Silvia Noferi (M5S), Tommaso Grassi e Donella Verdi (Frs), Cristina Scaletti (La Firenze viva) e Angelo Bassi (PD).

Con la mozione si chiede al sindaco “di provvedere a collocare nel luogo ove è avvenuto il fatto una targa commemorativa per il nostro concittadino Idy Diene” e “che l’amministrazione comunale si adoperi con tutti i mezzi a sua disposizione a sostegno del futuro della sua famiglia”. (fdr)

Fin qui parliamo, dunque, di notizia vera.

Dobbiamo scomodare il tag acchiappaclick, in ogni caso, perché per i mendicanti del web la tragedia di Pamela Mastropietro diventa un’esca per gli indinniati del web, macchiando i social di benaltrismo. La sua storia, infatti, viene posta come paragone per rispettare la formula tanto gettonata dello straniero agevolato contro l’italiano messo da parte. Con un titolo come quello usato da Italiani per la patria non si intende fare notizia, bensì si opera una grave speculazione su due tragedie.

Gli autori non hanno a cuore il ricordo della ragazza, bensì le visite dei loro lettori.

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TRUFFA TIM rimborsa 37 euro per aver pagato due volte la bolletta

Una nostra lettrice ci comunica di aver ricevuto un’email sospetta:

Questo genere di truffa non è nuova all’utenza – e alla quale l’azienda risulta totalmente estranea – in quanto già nel 2017 Optimaitalia riportava quanto segue:

Indovinate un po’ quali sono le intenzioni di chi ha provveduto alla stesura ed al relativo inoltro del messaggio: imbrogliare, derubare, raggirare. La truffa TIM di questo fantomatico rimborso A8005W di 37 euro non è che l’ennesimo tentativo che si affaccia sulla scena nazionale, nulla di più. Eppure, dati gli ultimi disagi registratisi nell’ultimo periodo e le conseguenti richieste di rimborso fioccate nel frattempo, alcuni utenti potrebbero anche esserci cascati, non avendo prestato sufficiente attenzione al contenuto dell’email (dove si parla di un pagamento clone, arrivato nell’ambito di un ipotetico periodo di fatturazione già regolarmente saldato).

Trattasi, ovviamente, di phishing (leggi la nostra guida utile). Optimaitalia, infatti, consiglia:

Cestinate il messaggio email, e fate finta di non averlo mai ricevuto, ma soprattutto non vi saltasse in mente di cliccare su quel link, per nessuna ragione al mondo.

Per tutelare la sicurezza web degli utenti era intervenuta anche la Polizia di Stato attraverso il canale social Commissariato di PS Online – Italia, con un post dell’1 ottobre 2017:

Qualora doveste dunque ricevere questo tipo di e-mail cestinatela immediatamente e soprattutto non cliccate sul link.

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BEFFA Fuorigrotta, capretti vivi da uccidere

Un post pubblicato su Facebook ha confuso gli utenti, che hanno inteso il contenuto come una realtà:

Nell’immagine è ben visibile un uomo accanto a un rimorchio con la scritta “Capretti vivi da uccidere” in evidenza. Alcuni commentatori, infatti, hanno postato lo screen di un articolo del sito web ilroma.net che spiega il retroscena:

Riportiamo il testo per chi avesse difficoltà nella visualizzazione:

Napoli. “Capretti vivi da uccidere” in offerta a 20 euro con kit in omaggio. Questa la frase choc esposta su un furgone a piazzale Tecchio con a bordo capretti pronti per essere venduti. Ma si è trattato ovviamente di una provocazione per scuotere l’opinione pubblica sul tema del rispetto degli animali dopo l’ordinanza emanata dall’assessore Roberta Gaeta sul divieto di esporre ovini, capirini e altri animali, in strada e nelle vetrine delle macellerie. Artefici dell’evento i colleghi di Fanpage che ieri pomeriggio, camuffati da venditori, hanno attirato l’attenzione dei cittadini indignati. Nei pressi dello stazionamento Anm prospiciente la fermata ferroviaria di Campi Flegrei si sono raggruppate molte persone, alcune incredule, altre meno che chiedevano di acquistare i capretti. Sul posto è giunta anche una pattuglia della Polizia allertata da una ragazza, che ha messo fine al gioco. «Una cosa orribile fare del male agli animali. Io non sono vegetariana ma trovo orribile che animali indifesi vengano martoriati», ha detto una donna. I capretti sono sani e salvi e dopo la simulazione ritorneranno allo Zoo. 

L’ordinanza, infatti, è firmata dall’Assessore alle Politiche Sociali con delega alla Tutela della Salute e degli Animali Roberta Gaeta e vieta «l’ esposizione di ovini, caprini e altri animali, in strada e nelle vetrine delle macellerie di esporre al pubblico gli animali macellati, interi o in quarti – anche se scuoiati, eviscerati o decapitate – e delle teste. Tali tagli resteranno pertanto conservati nelle apposite celle frigorifere, secondo prescrizioni normative di igiene alimentare vigenti».

Roberta Gaeta / L’occhio di Napoli

Al momento sui canali ufficiali di Fanpage non si trovano riferimenti all’esperimento sociale, dunque per il momento dobbiamo parlare di beffa e invitarvi ad attendere un aggiornamento a questo articolo.

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