BUFALA Incidente stradale Pioltello morto Roberto Benigni 2018 – bufale.net

Non perdo nemmeno un minuto per questa bufala di basso livello.
Ho già inviato tutti i dati in mio possesso sull’autore della bufala a chi ne saprà fare buon uso.

Ho anche contattato Google Adsense segnalando l’uso improprio di banner e i circuiti pubblicitari che usa l’autore.

Incidente mortale a Pioltello, nell’hinterland milanese, alle porte della Brianza.

A perdere la vita è stato Roberto Benigni Noto e popolare monologhista teatrale, dalla comicità ironica e dissacrante, è diventato personaggio pubblico tra i più conosciuti e apprezzati in Italia e nel mondo. Le sue interpretazioni cinematografiche e le sue apparizioni televisive mettono in scena un carattere gioioso e irruente, facendo leva, in quest’ultime, sulla sovversione del clima dei programmi di cui è ospite. Fra i numerosi riconoscimenti vale ricordare l’Oscar al miglior attore, conseguito nel 1999 per l’interpretazione nel film (da lui stesso diretto) La vita è bella; a cui segue un Oscar al miglior film straniero per la stessa pellicola. È stato l’unico interprete maschile italiano a ricevere l’Oscar come miglior attore protagonista recitando nel ruolo principale in un film in lingua straniera, dopo quello vinto da Anna Magnani nel 1956 e da Sophia Loren nel 1962. E morto al San Raffaele dopo essere rimasto coinvolto in un brutto incidente stradale nella serata di mercoledi 30 maggio in via Parini.

Tutto è accaduto intorno alle 22.30, come riportato dall’azienda regionale di emergenza urgenza. Roberto Benigni, secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Cassano d’Adda, era con la sua auto e stava percorrendo via Parini: nei pressi di un dosso avrebbe perso il controllo del mezzo e sarebbe finito contro un camion, mentre il mezzo avrebbe continuato la sua corsa schiantandosi contro un’automobile in transito.

Le sue condizioni sono subito apparse disperate tanto che la centrale operativa del 118 ha inviato sul posto un’ambulanza e un’automedica in codice rosso: Roberto Benigni è stato accompagnato al pronto soccorso del San Raffaele con manovre rianimatorie in corso, ma una volta arrivato all’ospedale è deceduto.

Una BUFALA bella e buona messa in giro da persone senza scrupoli che mirano a regalarvi VIRUS e fare soldi con i banner.

Il sito è larepubbica.it, LArepubbica CON UN LA PRIMA e senza una L. L’autore rischia una denuncia da:

  • repubblica.it per uso di logo non autorizzato
  • denuncia tg5 per falsa immagine
  • denuncia da parte di Roberto benigni

Speriamo davvero nella tripletta.

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BUFALA La truffa del cambio Euro-Lira-Marco al 2018

Ci segnalano in queste ore una nuova catena Facebook incentrata per l’ennesima volta sulla questione del cambio Euro-Lira-Marco. Come si potrà notare dall’immagine che intendiamo riportarvi qui di seguito, sta passando il messaggio che al momento della discesa in campo dell’Euro ci fossero determinati tassi di conversione delle varie valute che, a conti fatti, avrebbero creato condizioni decisamente più favorevoli alla Germania.

La questione è delicata e richiede assolutamente un approfondimento. Al suo interno ci sono elementi veritieri ed altri che, invece, non corrispondono alla realtà, sulla falsariga di quanto vi abbiamo riportato qualche anno fa, quando prese piede un’altra notizia piena di elementi non corrispondenti al tasso di conversione di inizio secolo.

Ricapitolando, se da un lato è vero che 1000 Lire a quel tempo corrispondevano a 1,01 Marchi e che 1000 Lire, allo stesso tempo, eguagliavano 0,51 Euro, la vera e propria bufala sul cambio Euro-Lira-Marco si concretizza quando si parla della conversione Euro-Marco. Dall’immagine potrete notare che si parla di 1 Euro pari a 1 Marco, ma le cose non stavano così. Qualsiasi fonte istituzionale, infatti, confermerà la conversione 1 Euro = 1,95583 Marchi Tedeschi. Morale della favola? Il messaggio fatto passare dalla catena in riferimento a trattamenti di favore riservati alla Germania al momento dell’arrivo dell’Euro non ha alcun fondamento.

La cosa migliore, in momenti di crisi come questo dal punto di vista politico, sarebbe quello di non alimentare disinformazione. Fate dunque molta attenzione e verificate sempre la natura delle informazioni che andate a condividere sui social, soprattutto nell’ambito di materie complesse come questa.

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BUFALA Questa è la tempesta subtropicale Alberto a Pensacola Beach (foto)

Questa è una foto della tempesta subtropicale denominata Alberto che si sta avvicinando alla spiaggia di Pensacola?

Questa foto sembra mostrare la tempesta subtropicale Alberto mentre arriva pericolosamente nei pressi di Pensacola Beach, in Florida.

In realtà si tratta di un falso.

Qualche giorno fa, poco prima che iniziasse una nuova stagione di uragani che, stando alle previsioni, dovrebbe essere più intensa del solito, si è cominciata a diffondere un’immagine che mostrava presumibilmente una tempesta subtropicale che si stava avvicinando a Pensacola Beach. Diverse persone si sono cominciate a preoccupare.

In realtà non si tratta di una foto autentica, ma piuttosto di una parte di una grafica digitale realizzata dall’artista fotografico Brent Shavnore. Anche Snopes ha fatto chiarezza. È stato proprio l’artista a spiegarlo direttamente sulla pagina Facebook, sottolineando che tale foto sia stata realizzata mediante la combinazione di svariate immagini.

Shavnore ha voluto anche diffondere un video legato alle modalità con cui si è approcciato alla modifica dell’immagine della tempesta. Una foto ripresa dal seguente filmato, infatti, è stata sfruttata proprio come base per poter sviluppare successivamente la sua opera d’arte digitale.

In vari commenti che sono arrivati al di sotto di un post che è stato pubblicato su Instagram, l’artista Shavnore ha voluto anche aggiungere come abbia modificato il cielo appositamente per ricreare l’impressione di una forte tempesta in arrivo, usando decine e decine di filtri.

Per i più curiosi, una versione ad alta risoluzione di tale immagini si può trovare su Fine Art America ed è stata ribattezzata “Upside Down Sky – Pensacola Beach”.

 

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DISINFORMAZIONE Damigella cattura il bouquet in modo pazzesco (video)

Una mossa estremamente atletica per poter agguantare questo bouquet, ma è tutto vero?

Questo filmato mostra, con ogni probabilità, una damigella d’onore che è riuscita a catturare un bouquet con un gesto atletico pazzesco. In realtà, sembra che sia tutto legato ad una nuova pubblicità.

Esistono davvero tantissime leggende che riguardano i matrimoni, compresa quella secondo cui tutti coloro che riescono a catturare il bouquet della sposa saranno poi la prossima persona che convolerà a nozze.

Tralasciando la veridicità di tale affermazione, questa leggenda ha portato spesso e volentieri alla diffusione sul web di divertenti filmati in cui i partecipanti facevano di tutto per catturare il fatidico bouquet. Qualche giorno fa, alcuni utenti erano davvero convinti di essersi imbattuti in un video davvero speciale, in cui si mostrava una damigella d’onore che riusciva a prendere al volo un bouquet con una mossa atletica veramente sbalorditiva:

 

La realtà, però, è diversa. Come attesta Snopes non si tratta di un filmato vero relativo ad una damigella che riesce a catturare in modo così atletico il bouquet. Ebbene, tutto si riferisce ad una clip di uno spot pubblicitario legato al Super Bowl del 2016, interpretato dalla modella Emily Ratajkowski.

Nonostante la modella interpreti l’atletica damigella d’onore all’interno dello spot pubblicitario, la scena della cattura del bouquet è stata realizzata grazie ad una controfigura. La Ratajkowski ha voluto spiegare nei dettagli come si è svolta tale scena nel corso di un’intervista rilasciata a Entertainment Tonight.

La presa del bouquet si riferisce ad un gesto atletico compiuto da Odell Beckham Jr., un ricevitore di baseball dei New York Giants, la cui presa nel 2015 contro i Dallas Cowboys venne definita come una delle più belle di tutti i tempi.

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NOTIZIA VERA Questo videogame permette di uccidere in una scuola

Questo videogioco consente di sparare a delle persone all’interno di una scuola? Sembra che un nuovo titolo che verrà lanciato in commercio nel corso dei prossimi mesi permetterà ai giocatori di vestire i panni di uno spietato assassino all’interno di un edificio scolastico.

Qualche giorno fa, i sopravvissuti al massacro della scuola di Parkland, nonché tanti altri sui social media, hanno reagito in modo netto e unito alla notizia che verrà rilasciato un videogioco di sparatutto ambientato in una scuola.

Jaclyn Corin, studentessa sopravvissuta al massacro dello scorso 14 febbraio alla Marjory Stoneman Douglas High School ha definito questo nuovo videogioco (che si chiama Active Shooter) “totalmente disgustoso” in un tweet. Non è tutto: Jaclyn ha anche invitato tanti altri utenti a firmare una petizione per richiedere che il gioco non venga lanciato sul mercato. Tale petizione online ha raccolto qualcosa come 100 mila firme in soli quattro giorni.

Ryan Petty, che ha perso la figlia Alaina di 14 anni nella sparatoria, ha voluto accusare Valve Corporation, la società che controlla la piattaforma Steam su cui dovrebbe essere distribuito il videogioco, di guadagnare dalle tragedie che hanno già colpito tante scuole negli Stati Uniti.

Dunque, questo gioco esiste sul serio: è stato pubblicato da una compagnia russa, denominata Acid, mentre dello sviluppo se ne è occupata la software house Revived Games. La descrizione del gioco Active Shooter sul portale di Steam è disponibile a questo indirizzo.

Un filmato ha mostrato in anteprima le principali caratteristiche di questo titolo. Dal video si poteva notare un tiratore armato di fucile, coltello e pistole, inseguito dalla polizia nelle aule e nei corridoi di una scuola, sparando sia alla polizia che ai civili. Intanto, un contatore mostra il numero di poliziotti e di civili che sono morti.

Per ora non si sa ancora se questo videogioco verrà effettivamente rilasciato, ma dopo pochi giorni questa fonte ha notato come i giochi di Acid non erano più in elenco tra le offerte di Steam.

In seguito, PC Gamer ha diffuso la notizia secondo cui sia l’editore che lo sviluppatore del gioco sono stati rimossi dalla piattaforma Steam.

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BUFALA Arrestato contadino neozelandese per la vendita di pecore all’Isis

Un contadino della Nuova Zelanda è stato arrestato per aver venduto delle pecore come schiave sessuali allo Stato Islamico.

Qualche giorno fa, per motivi ancora ignoti, degli utenti sui social media hanno cominciato a diffondere un articolo che era già stato pubblicato un anno fa da parte del ben noto portale web satirico “World News Daily Report”. In questo articolo si sosteneva come un contadino della Nuova Zelanda è stato arrestato per aver venduto delle pecore come schiave del sesso all’Isis.

In base a quanto viene riportato dall’articolo originale, l’agricoltore in questione è finito in manette semplicemente per aver messo in allarme ufficiale l’intelligence britannica e quella americana. In realtà nessun arresto sui generis è stato segnalato dai più importanti mezzi di comunicazione neozelandesi. Così come nessuna dichiarazione in tal senso è stata rilasciata da parte del Ministero della Difesa in Nuova Zelanda.

Anche Zakir Naik, uno studioso del corano particolare che viene menzionato all’interno dell’articolo esiste. Nonostante però sul web si sia diffusa a macchia d’olio una citazione in tal senso a lui attribuita non si è stati in grado di confermare che abbia realmente affermato che tale bestialità venga permessa nell’Islam.

Esattamente come tanti altri articoli simili, bisogna sottolineare come su ogni pagina di questo portale compaia una dichiarazione di non responsabilità. In poche parole, come ricorda anche Snopes, anche questo articolo diffuso dal World News Daily Report è del tutto inventato e non è stato ripreso da alcun fatto realmente verificatosi.

 

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NOTIZIA VERA E PRECISAZIONI Squadra di calcio tedesca punita per aver omesso il saluto nazista

Un club di calcio tedesco è stato bandito dai campionati dopo aver omesso il saluto nazista nel 1934? Si tratta di una notizia in gran parte vera. Diversi ritagli di giornale hanno evidenziato la storia di una squadra di calcio tedesca a cui è stato imposto il divieto di giocare dopo aver rifiutato di dare il saluto nazista. Le notizie sono autentiche.

La componente falsa della notizia è che la squadra tedesca, in realtà, non stava mettendo in atto una forma di protesta nei confronti del regime nazista. Come ricorda Snopes, l’incidente è avvenuto in Francia e alla squadra è stato esclusivamente vietato di giocare solamente al di fuori dei confini tedeschi, non all’interno.

C’è ancora qualcosa che non è stato definito, ovvero la durata per cui tale divieto è rimasto in vigore.

Negli Usa si è riacceso il dibattito sul patriottismo forzato dopo che la NFL ha annunciato che tutti i giocatori che scendono sul campo devono rispettare l’inno nazionale nella cerimonia prima dell’inizio di ogni match. Vari utenti sui social media hanno paragonato tale decisione, concepita per scoraggiare i giocatori dal protestare contro le ingiustizie sociali e la disuguaglianza razziale inginocchiandosi, a un incidente simile (all’apparenza) che è legato ad una squadra di calcio tedesca e al saluto nazista.

FreeThoughtBlogs.com ha diffuso un ritaglio di giornale relativo ad una storia legata al Karlsruhe Football Club, a cui venne imposto un divieto particolare, circa un anno dopo non aver dato il saluto nazista prima di una partita svoltasi nel 1934.

Il ritaglio di giornale in questione è autentico ed è stato pubblicato sul giornale australiano “The Advocate” il 9 gennaio del 1934, archiviato presso la National Library of Australia. In realtà, però, le differenze tra le due situazioni sono numerose. Prima di tutto, questo incidente è avvenuto in Francia e non in Germania. Rispetto ai giocatori della NFL che si inginocchiavano nel corso dell’inno nazionale americano, questa squadra di calcio non stava assolutamente protestando contro il regime nazista.

 

Il Karlsruhe avrebbe dovuto giocatore a Metz, in Francia, proprio nel giorno di Natale del 1933. Sembra che i giocatori francesi minacciarono di non giocare la partita se i tedeschi avessero fatto il saluto nazista.  I giocatori tedeschi erano preoccupati dal fatto che tale gesto avrebbe potuto causare notevoli disordini allo stadio e hanno deciso di rinunciarvi per poter disputare il match. Successivamente, la squadra venne punita evitandogli le partite fuori dai confini tedeschi per un anno.

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TRUFFA Invia un messaggio al 83361 e ricevi una carta regalo Target gratis

Inviando un messaggio al numero 83361 si riceve gratuitamente una carta regalo Target? In realtà più che una bufala si tratta di una vera e propria truffa particolarmente insidiosa, visto che si conclude non tanto inviando le carte regalo gratuite promesse, ma piuttosto con gli utenti di Facebook che ci cascano che cominciano ad inviare messaggi spam (involontariamente) a tutti i gruppi di cui fanno parte.

La truffa – notata e smascherata anche da Snopes è molto semplice da smascherare. Qualche giorno fa, diversi utenti dei social media hanno cominciato ad inviare segnalazioni circa una promessa di donazione di carte regalo Target sotto forma di messaggio virale. In poche parole, inviando un messaggio con la scritta “TARGET” al numero 83361 si può ottenere una carta regalo Target in via del tutto gratuita.

Su Facebook questo tipo di messaggi segue una vera e propria “formula” che li rende, indipendentemente dalla truffa, molto simili tra loro. Si parte con un saluto, seguito poi dal testo della truffa e da un’emoji sorridente alla fine. Spesso vi è un coinvolgimento di alcuni bot e diversi account di utenti su Facebook potrebbero essere stati compromessi. Sono tante le persone che hanno evidenziato come la pubblicazione tramite il proprio profilo di una simile truffa relativa ad una carta regalo è avvenuta senza che ne fosse a conoscenza praticamente a tutti i gruppi di Facebook di cui erano membri.

Come viene sottolineato da portali come IDTHEftinfo.org, si tratta di messaggi che possono essere ricompresi nella categoria di truffe smishing, in cui lo scammer invia un messaggio di test al posto del messaggio di posta elettronica.

Questa truffa ha diverse caratteristiche in comune con tante altre precedenti relative a carte regalo gratuite promesse da Walmart piuttosto che da altri rivenditori.

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DISINFORMAZIONE Minori migranti in un campo di concentramento negli Usa (foto)

Questa foto mostra un campo di concentramento per bambini negli Usa? È quello che si stanno chiedendo tanti utenti negli ultimi giorni, dopo che si è cominciata a diffondere un’immagine che ritrae due bambini (di cui uno intento a dormire) all’interno di quello che sembra un vero e proprio spazio recintato. Nei social media questa immagine è diventata virale, accompagnata dalla didascalia che la descrive come un campo di concentramento per bambini negli Stati Uniti.

Si tratta di una foto che risale al 2014, nel corso dell’amministrazione Obama e non ha alcun collegamento diretto con la controversia di quest’anno del governo Trump relativo all’atto di separare i bambini dai genitori migranti privi di documenti ai confini statunitensi. La foto era inserita in un articolo dell’Arizona Republic relativo ad un centro di detenzione per bambini migranti privi di documenti a Nogales, in Arizona.

In realtà, tale foto non ritrae un campo di concentramento, bensì – come chiarisce Snopes – di una struttura di detenzione temporanea per bambini privi di documenti fermati dalla CBP americana nel corso della crisi di migrazione infantile che si è dovuta fronteggiare negli Usa nel 2014.

Secondo alcuni, l’impianto era un centro di detenzione in cui i bambini venivano tenuti in condizioni assolutamente inadeguate rispetto al loro numero e, quindi, ricordava per questi motivi un campo di concentramento.

In base ad altre versioni, invece, la struttura non si poteva minimamente paragonare ad un campo di concentramento, dato che i bambini venivano trattati con umanità e venivano garantite cure mediche, trattenendoli fino al momento in cui non potevano essere sistemati presso parenti o altri tutori. Ad ogni modo, nel 2016, le condizioni di vita in tali strutture detentive venivano definite come deplorevoli.

Il dibattito su come trattare i minori migranti che arrivano negli Usa privi di documenti è ancora in corso e difficilmente si riuscirà a giungere ad un’intesa.

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DISINFORMAZIONE E ACCHIAPPALIKE Il Presidente dell’Islanda: “Noi stiamo pagando il mutuo dei nostri cittadini, perché il mio popolo viene prima delle banche”

La pagina Facebook Italy Leaks diffonde un meme che, nel clima caldo che in Italia si respira con l’entrata del nuovo Governo, fa oltremodo gola ai condivisori compulsivi. Secondo il meme, il Presidente dell’Islanda afferma di aver deciso di pagare il mutuo dei cittadini per difenderli «dalla speculazione delle banche»:

Queste sono le parole del Presidente dell’Islanda: “Non ci piegheremo all’Europa, non lasceremo solo il nostro popolo per permettere la speculazione delle banche, noi stiamo pagando il mutuo ai nostri cittadini, perché il mio popolo viene prima delle banche”.

Trattandosi di una semplice immagine con scritta sovrimpressa (leggi la nostra guida utile) non ci troviamo di fronte a una notizia. Per prima cosa, Ólafur Ragnar Grímsson, il Presidente dell’Islanda raffigurato non è più in carica dal 1° agosto 2016. Suo successore è Guðni Thorlacius Jóhannesson, docente di Storia entrato in carica nel corso degli scandali Panama Papers.

Guðni Thorlacius Jóhannesson / Il Sole24Ore 

L’Islanda aveva presentato domanda di adesione all’UE nel 2009, ma congelò la richiesta nel 2015 scatenando contestazioni da parte di più di 8.000 partecipanti. La revoca arrivò in seguito alle elezioni del 2013, in occasione delle quali vinse una coalizione di due schieramenti – il Partito dell’Indipendenza Islandese e il Partito Progressista – euroscettici. L’Islanda, del resto, si risollevava dalla disastrosa crisi finanziaria del 2008 scatenata dal crollo dei tre più grandi istituti finanziari dell’isola, incapaci di ricompensare il loro debito a breve termine.

Si trattava della banca Glitnir, della Landsbanki e della Kaupthing.

Su disposizione dell’FME, l’autorità vigilante sui mercati finanziari, Glitnir e Landsbanki vennero nazionalizzate tra settembre e ottobre 2008. Pochi giorni dopo toccò alla Kaupthing. Il debito complessivo ammontava a 50 miliardi di euro e, di conseguenza, si verificò un crollo della moneta islandese. Con un prestito di 5 miliardi richiesto dal governo al Fondo Monetario Internazionale, un blocco dei capitali e degli scatti (e dei benefit) dei dipendenti pubblici, l’Islanda riuscì a tenere stabili i consumi. L’economia islandese, fondata su pesca e commercio di energia, consentì l’adozione di tali misure senza disordini. La svalutazione della moneta, inoltre, portò ad un aumento massiccio del flusso turistico, sempre importante per l’economia del Paese.

Le note dolenti, tra le tante, furono le tasse in progressivo aumento e i conti dei risparmiatori olandesi e inglesi che avevano investito nel conto Icesave prima del crollo, che improvvisamente si trovarono senza liquidità e dunque crebbe il debito estero. Detto in poche parole:

Tra le conseguenze di questo crollo, c’è anche la sparizione nel nulla di alcuni miliardi di ignari risparmiatori inglesi ed olandesi che avevano investito nei conti online Icesave. Ecco che, di fronte alle minacce dei partner internazionali, il parlamento islandese si vede costretto a proporre una legge che prevede il risanamento del debito attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5% (prestito internazionale).

Venne indetto, quindi, un referendum proprio da Ólafur Ragnar Grímsson, il Capo dello Stato di cui parla il meme, in cui si chiedeva ai cittadini di esprimersi circa la restituzione dei fondi agli investitori olandesi e inglesi. Nell’ottobre 2010 i cittadini, con un 93%, rifiutarono di voler pagare i debiti della banca privata. In questo modo, il risarcimento spettò, rispettivamente, a Olanda e Inghilterra.

Vi rimandiamo a questo articolo per maggiori dettagli.

Per dare una prima risposta al meme: l’allora Presidente dell’Islanda, Grímsson, decise dunque di far esprimere i cittadini in merito alla restituzione dei fondi perduti da parte dei risparmiatori olandesi e inglesi che avevano investito sulla banca online Icesave, ma il popolo disse no. Si trattava, infatti, di debiti di banche private – un po’ semplicistico parlare di “speculazione della banche”, “potere delle banche” et cetera, solo per un pugno di like – che vennero nazionalizzate per evitare il totale tracollo.

Le proteste in Islanda / Genova.erasuperba.it

Nel 2013 una sentenza dell’EFTA (Associazione Europea di Libero Scambio) sancì che l’Islanda dovesse essere sollevata dal risarcimento ai risparmiatori inglesi e olandesi, che dunque sarebbero stati risarciti dai rispettivi Paesi:

La Direttiva Ue sulla garanzia dei depositi non prevede l’obbligo per un Paese e le sue autorità di assicurare la compensazione se il sistema stesso di garanzie sui depositi non è in grado di ottemperare ai propri obblighi in caso di una crisi di sistema.

Nel 2017 l’Islanda ha annunciato lo stop al controllo dei capitali e il prossimo rientro nel mercato finanziario nazionale. Tuttavia, un’altra faccia della medaglia ci fa notare che, nonostante la vittoria islandese decretata dalla sentenza dell’EFTA, gli indennizzi a carico del Paese ci sono lo stesso: un tale dissesto finanziario ha sempre delle conseguenze come testimonia questo report di Phastidio.net.

Per rispondere alla seconda parte del meme: per quanto riguarda il mito del Paese che salda i debiti dei cittadini, come riportano anche i colleghi di Butac, in realtà è una notizia del tutto infondata. Troviamo riscontro su Snopes che, citando Bloomberg, parla di debt forgiveness, ovvero della copertura dei debiti di un quarto della popolazione, una manovra decisamente diversa dal sensazionalismo riportato dal meme condiviso da migliaia di utenti.

Diffondere un tale messaggio è una tipica mossa acchiappalike dei mendicanti del web che vivono diffondendo disinformazione e creando complottismi a tema banchepopolo ed Europa. La loro captatio benevolentiae, soprattutto, attira utenti distratti e che ignorando che il Presidente incluso nel meme non è più in carica.

 

 

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