DISINFORMAZIONE E ACCHIAPPALIKE Migrante come Gesù Cristo, o gli altri affogano in 30 cm d’acqua

Le insinuazioni circa i 30 cm (d’acqua) attribuiti ai migranti immortalati nei momenti drammatici del loro salvataggio sono, per un certo tipo di utenza social, un’ossessione. Secondo i loro viralizzatori, una foto scattata nel momento in cui uno di essi risulta sollevato rispetto alla superficie dell’acqua può significare solo una cosa: i naufragi non esistono.

Allora qui due sono le cose: o questo tizio è Gesù Cristo che cammina sulle acque oppure questi qui stanno affogando in 30 centimetri d’acqua. Scegliete voi.

Tre incongruenze, oltremodo gravi, si presentano nella teoria diffusa dal meme. In primo luogo l’autore della foto, il reporter greco Aris Messinis, ha voluto immortalare uno dei momenti in cui un gruppo di migranti, a 12 miglia nautiche a nord della Libia, stavano traendo in salvo un bambino estraendolo dall’acqua. Era il 4 ottobre 2016.

Aris Messinis / AFP / The Atlantic

Il reporter si trovava a bordo della nave della ONG Proactiva Open Arms e aveva documentato le operazioni di salvataggio su alcune barche piene di uomini dalla Somalia, dal Congo, dalla Nigeria e da altri Paesi dell’Africa sub-sahariana. Tra gli istanti immortalati, Messinis ha fotografato il momento in cui i migranti hanno estratto dall’acqua un bambino che rischiava di affogare.

La prima incongruenza di cui sopra, dunque, è lo spostamento dell’attenzione operato dal viralizzatore: anziché far notare che la foto mostra il salvataggio di un bambino, concentra il lettore a notare l’uomo sulla sinistra, decisamente al di sopra della superficie dell’acqua.

La seconda incongruenza sta nell’imposizione di un punto di vista unico e categorico: «Questi qui stanno affogando in 30 centimetri d’acqua», oppure – visto che sono muniti di salvagente – si trovano in mare per aiutare le persone cadute in acqua? Non a caso gli uomini sono distribuiti tra acqua e imbarcazione, e fanno una sorta di passamano per trarre in salvo la creatura. Per spiegare, poi, la teoria dei 30 centimetri di profondità vi rimandiamo alla terza ed ultima incongruenza.

La terza ed ultima incongruenza, e non per minore importanza, riprende quel punto di vista unico e categorico della voce precedente: l’uomo è in piedi sulle acque oppure è appeso in quanto sollevato dai migranti a bordo per essere tratto in salvo? Ha senso. Parlare, quasi per sfottò, di un migrante con le stesse facoltà di Gesù Cristo che in realtà si troverebbe in piedi su un fondale di appena 30 cm, dunque per gridare al complotto, no. Non ha senso.

La distorsione di una realtà, così, diventa una risposta che tutti cercano. I teorici del complotto, infatti, non fanno che negare i naufragi e le morti in mare. Con queste immagini si convincono sempre di più di una improbabile invenzione dell’ecatombe che si consuma ogni anno nel mar Mediterraneo. Offrire un punto di vista fazioso e grave, al punto di spostare l’attenzione – dal bambino salvato all’adulto coi superpoteri, in questo caso – è una chiara strategia acchiappalike macchiata di disinformazione.

 

 

 

 

 

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