ACCHIAPPACLICK E PRECISAZIONI Signora buonista invita a pranzo il migrante che le chiede l’elemosina, lui la rapina

Ciò che Interagisco.net definisce “buonista” nel suo articolo dell’8 luglio 2018, è in realtà una donna mossa da uno spirito caritatevole, con la volontà di aiutare il prossimo a prescindere dal paese di provenienza. Nel riportare la notizia, sia il sito segnalato che la fonte citata – Daily Best – usano l’immagine di un uomo di colore imboccato da una donna caucasica:

Il testo riporta:

Invita a pranzo il migrante che le chiede l’elemosina, lui la rapina. Le aveva chiesto soldi, e lei, impietosita, lo ha invitato al suo tavolo per il pranzo. Al momento di pagare si è accorta che il migrante le aveva rubato portafogli e cellulare. Non deve essere una tipa molto sveglia.

Non si è data per vinta e ha cercato di rintracciarlo chiamando il suo numero, per sentirsi fare un richiesta di prestazione sessuale in cambio degli oggetti rubati.
Al rifiuto l’immigrato, senza fissa dimora, ha accettato lo scambio per 100 euro, ma al momento di pagare, ieri sera vicino alla stazione di Rimini, la vittima si è presentata con la Polizia. Ora il migrante deve rispondere di tentata estorsione e furto aggravato.

La strategia disperata di chi chiede elemosina di like e condivisioni sul web è ben in evidenza, e in questo caso gli autori vestono i panni della signora: imboccano odio ai lettori, felici di ricevere un piatto succulento di disprezzo e fiele. Lo fanno col titolo, lo fanno con il testo. Questo è il motivo essenziale per cui parliamo di acchiappaclick, perché l’intento di questi siti non è certo fare informazione.

La notizia è del luglio 2016.

Come riportava l’agenzia Ansa il 6 luglio 2016, un 30enne romeno aveva avvicinato la donna per chiederle l’elemosina, ma ella aveva preferito offrirgli il pranzo. Approfittando di un suo momento di distrazione, l’uomo ha afferrato portafoglio e telefono ed è scappato. La donna è riuscita a rintracciarlo chiamando sul proprio numero.  L’uomo le ha chiesto una prestazione sessuale in cambio della restituzione dei suoi beni, con l’unica alternativa di una somma di 100 euro.

La donna ha finto di accettare e si è recata sul luogo concordato, ma come riporta Newsrimini.it era controllata a vista dagli agenti in borghese. Il ladro ha dunque tentato la fuga, ma è stato subito fermato. L’arresto è scattato per tentata estorsionefurto aggravato, e su di lui pendeva già un divieto di dimora a Rimini.

Parliamo di precisazioni, dunque, perché riportare oggi una notizia del 2016 è necessario solo agli autori per dissotterrare vecchi fatti di cronaca utili a un pubblico di condivisori compulsivi. Un fatto già grave di suo, in questo caso, viene guarnito con elementi che fanno gola a un certo tipo di pubblico, come la parola buonista e la foto di un uomo di colore, nonostante il ladro fosse originario della Romania. Una signora disposta ad aiutare il prossimo viene definita poco sveglia per foraggiare ancora di più quella separazione tra buonisti e non, colorando di politica uno spiacevole episodio, con una certa insistenza infantile.

 

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ACCHIAPPACLICK Boicotta Adidas: fanno scarpe di pelle di canguro! – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un meme, una foto, un’immagine virale con didascalia

Forse sentendo il dolore di essere tagliati ancora vivo (sic!), ci ricordano la sofferenza dei nostri simili.

Boicotta l’Adidas. Non acquistare nulla.

Un milione di giovani canguri saranno uccisi quest’anno, sette milioni di canguri adulti subirà (sic!) la stessa sorte, ma solo per fornire al mondo scarpe fatte di pelle di canguro.

Si tratta di quella che chiamiamo disinformazione del Titanic.

Ovvero immaginiamo un ipotetico spettatore indinniato che si rechi al cinema per vedere Titanic, il noto film di James Cameron ispirato alla tragedia dell’omonimo transatlantico, ma senza conoscere un atomo della storia del transatlantico e decidendo di abbandonare il film alla fine del primo tempo.

L’indinniato speciale andrà in giro dichiarando che Titanic è una storia d’amore a lieto fine dove il bel Jack si innamora della ricca Rose e corona il suo sogno d’amore su una splendida nave di lusso inaffondabile ed indistruttibile, aggredendo verbalmente chiunque gli ricordi che, alla fine, il Titanic affonda e nel film Jack muore lasciando Rose col cuore in frantumi.

In questo caso la notizia è stata vera, ed esiste un modello di Adidas con tomaia in pelle di canguro, la Copa Mondial.

Ma si tratta di un particolare modello della linea professionale di Adidas, la quale ha già dal 2012 eliminato la tomaia in pelle di canguro da ogni altra linea, iniziando un procedimento che ha portato all’abbattimento del 98% dell’uso di tale varietà di cuoio nel primo anno e arriverà al 100% totale.

La percentuale rimasta deriva comunque dall’attuale industria dei derivati del canguro, caratterizzata dall’usare esclusivamente le carcasse dei canguri abbattuti nel corso di programmi di controllo selettivo della popolazione, secondo le linee guida della Società Reale per la prevenzione della crudeltà verso gli animali.

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ACCHIAPPALIKE Boicotta Adidas: fanno scarpe di pelle di canguro! – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un meme, una foto, un’immagine virale con didascalia

Forse sentendo il dolore di essere tagliati ancora vivo (sic!), ci ricordano la sofferenza dei nostri simili.

Boicotta l’Adidas. Non acquistare nulla.

Un milione di giovani canguri saranno uccisi quest’anno, sette milioni di canguri adulti subirà (sic!) la stessa sorte, ma solo per fornire al mondo scarpe fatte di pelle di canguro.

Si tratta di quella che chiamiamo disinformazione del Titanic.

Ovvero immaginiamo un ipotetico spettatore indinniato che si rechi al cinema per vedere Titanic, il noto film di James Cameron ispirato alla tragedia dell’omonimo transatlantico, ma senza conoscere un atomo della storia del transatlantico e decidendo di abbandonare il film alla fine del primo tempo.

L’indinniato speciale andrà in giro dichiarando che Titanic è una storia d’amore a lieto fine dove il bel Jack si innamora della ricca Rose e corona il suo sogno d’amore su una splendida nave di lusso inaffondabile ed indistruttibile, aggredendo verbalmente chiunque gli ricordi che, alla fine, il Titanic affonda e nel film Jack muore lasciando Rose col cuore in frantumi.

In questo caso la notizia è stata vera, ed esiste un modello di Adidas con tomaia in pelle di canguro, la Copa Mondial.

Ma si tratta di un particolare modello della linea professionale di Adidas, la quale ha già dal 2012 eliminato la tomaia in pelle di canguro da ogni altra linea, iniziando un procedimento che ha portato all’abbattimento del 98% dell’uso di tale varietà di cuoio nel primo anno e arriverà al 100% totale.

La percentuale rimasta deriva comunque dall’attuale industria dei derivati del canguro, caratterizzata dall’usare esclusivamente le carcasse dei canguri abbattuti nel corso di programmi di controllo selettivo della popolazione, secondo le linee guida della Società Reale per la prevenzione della crudeltà verso gli animali.

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ACCHIAPPACLICK Omicidio a Sessa Aurunca, arrestato e subito scarcerato l’assassino del 77enne

Alle 7:10 del mattino del 3 luglio a Sessa Aurunca, nel casertano, un uomo ha massacrato un 77enne all’interno dell’ospedale, uccidendolo. Lo riporta ecaserta.it, ma lo fa con un titolo fuorviante e decisamente lontano dall’epilogo dei fatti:

Sessa Aurunca/Falciano del Massico (Maria Assunta Cavallo). Sabato sera ha sfasciato un bar a Castel Volturno e pretendeva cento euro dal proprietario. Il tutto, per non pagare una birra. Il gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha subito liberato ed ha deciso che l’uomo avrà solo l’obbligo di firma. Si tratta di Charles Opoku Kwasi, lo stesso uomo che ieri ha ucciso il 77enne di Falciano del Massico Luca Toscano. Nato nel Ghana 31 anni fa, non ha una fissa dimora e vive senza permesso in Italia da almeno quattro anni. Sul finire del 2013 gli è stata respinta la richiesta dello status di rifugiato presentata per motivi umanitari. Avrebbe dovuto essere rimpatriato, ma l’espulsione è rimasta sulla carta. Da quel momento, gli spostamenti di Charles sono tracciabili attraverso una serie di arresti. Fermato ad Andria, in Puglia, per furto. Era il 2015. Bloccato sul Litorale Domitio per rissa, l’anno dopo. Fermato, ancora, a Pescopagano frazione di Castel Voltuno, sabato scorso. Due sere fa ha perso completamente di nuovo il controllo. Se ne andava in giro per la Domiziana a danneggiare auto in sosta. Lo hanno beccato gli agenti di polizia del reparto prevenzione crimini di Napoli che da mesi lavorano in supporto delle forze dell’ordine del posto per gestire quella polveriera ingestibile che è Castel Volturno. I poliziotti hanno dovuto chiamare un’ambulanza del 118 in quanto l’uomo era fuori di sé. Urlava, si dimenava, era visibilmente sotto l’effetto di droghe. Forse scarti di crack che molti disperati vanno a fumare negli anfratti delle centinaia di case abbandonate e le rovine di hotel che ricordano di un boom turistico che, di questo passo, alla foce del Volturno non tornerà mai più. E’ stato quindi ricoverato presso il reparto di Psichiatria dell’ospedale San Rocco di Sessa Aurunca, per essere sottoposto a Tso, dove ieri mattina ha ucciso l’infermiere in pensione 77enne Luca Toscano, ex consigliere comunale di Falciano del Massico.

Ecaserta.it segue lo strascico del titolo de Il Mattino: anch’esso, infatti, riporta che l’assassino è già stato liberato dal giudice, ma nel testo racconta dei suoi precedenti.

L’ingresso dell’ospedale / Il Messaggero

Cosa c’è di vero. I fatti

Alle 7:10 del mattino del 3 luglio a Sessa Aurunca, presso il servizio di Prevenzione, diagnosi e Cura dell’ospedale, Charles Opoku Kwasi, un ghanese di 31 anni, ha ucciso il pensionato Luca Toscano. L’uomo è stato colto da un raptus e ha colpito ripetutamente il 77enne. I quattro infermieri di turno hanno tentato di intervenire, ma è stato inutile. Kwasi ha preso ad agitarsi alle 6:45, andando in escandescenze, e sul suo percorso si trovava proprio Luca Toscano, che si ritrovava ricoverato per una depressione.

Dopo la brutale aggressione, Kwasi si è barricato assieme al corpo senza vita del pensionato in un corridoio adiacente, e sono stati allertati i Carabinieri. Per immobilizzarlo alcuni militari sono rimasti feriti, ed è stato necessario intervenire con una sedazione.

L’assassino era arrivato all’ospedale la notte prima, accompagnato dalle forze dell’ordine che lo avevano fermato per strada mentre vandalizzava le auto in sosta e minacciava i passanti. Alle 3 del mattino sembrava essersi calmato. Ancora, sabato 30 giugno era stato fermato dai carabinieri per aver sfasciato un bar e preteso soldi dal proprietario. Il gip, però, aveva disposto per lui l’obbligo di firma, rimandandolo a casa quella sera stessa. Questo è l’episodio al quale fanno riferimento Il Mattino ed Ecaserta.it, che nel loro titolo lanciano un messaggio fuorviante.

Possiamo trovate una serie di precedenti di Kwasi in questo articolo del Messaggero.

In poche parole: Charles Opoku Kwasi ha ucciso Luca Toscano fracassandogli la testa con ripetuti pugni, ma non è stato liberato dal giudice: la sua liberazione risale a un episodio di pochi giorni prima ed è una vicenda estranea ai fatti di Sessa Aurunca.

 

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DISINFORMAZIONE E ACCHIAPPACLICK Sindaco offre lavoro ai profughi, loro rifiutano: “Non siamo qui per lavorare, ma per farci mantenere”

Secondo un articolo pubblicato dalla finta testata TG Quotidiano, un gruppo di profughi avrebbe rifiutato un lavoro offerto dal sindaco spiegando di essere lì per farsi mantenere anziché lavorare.

A causa di un atteggiamento poco collaborativo ventiquattro richiedenti asilo tra i 20 e i 25 anni ospiti in un ostello di Zone nel Bresciano hanno rischiato di essere allontanati. Il motivo di questa drastica decisione va ricercato in un secco rifiuto da parte loro nei confronti di un’istanza di aiuto dell’amministrazione comunale. Ai profughi era stato infatti chiesto di dare una mano nella pulizia di alcuni sentieri che conducono alle rinomate e turistiche Piramidi di Terra. «Ci sentiamo sfruttati, non vogliamo», è stata la replica tanto inaspettata.

Di conseguenza il sindaco Marco Zatti, molto deluso e arrabbiato ha scritto una lettera al Prefetto di Brescia chiedendo di spostare il gruppo di migranti da un’altra parte. Non era infatti la prima volta che gli stranieri si rifiutavano di partecipare a piccoli lavori di manutenzione a servizio della comunità. Venuto a conoscenza della situazione, il rappresentante dello Stato Annunziato Vardè ha effettivamente spostato due giovani del gruppo in un’altra zona, ricordando però come la nostra legge non obblighi nessuna persona a lavorare. Eppure, nel pomeriggio di venerdì la situazione a Zone ha rischiato di precipitare. Gli altri ventidue richiedenti asilo, in prevalenza africani e ospiti nell’ex albergo “La Lucciola” hanno iniziato a protestare opponendo resistenza, tanto che sono dovute intervenire le forze dell’ordine per riportare la situazione alla calma. Soltanto in serata gli animi sono poi tornati pacifici al punto che persino la proprietaria della struttura è potuta rientrare in casa.

Zatti, primo cittadino di Zone eletto con una civica nel 2009 e ora al suo secondo mandato, è una persona molto equilibrata e che nonostante la forte protesta della Lega Nord si è sempre impegnato per ospitare i migranti in paese. A Zone, piccolo paese di montagna affacciato sul Lago d’Iseo i primi profughi arrivarono nel 2014 e all’epoca lo stesso Zatti per tranquillizzare la situazione scrisse una lettera ai suoi concittadini invitandoli all’accoglienza. Intanto, il recente provvedimento prefettizio è stato notificato ma le autorità non intendono procedere a uno sgombero con la forza quindi i ventidue richiedenti asilo potranno restare, a meno che non decidano di andarsene spontaneamente.

Rielaborare un titolo nonostante l’evidente contraddizione presente nella notizia è consuetudine degli autori di TG Quotidiano, sempre alla ricerca del click facile (leggi la nostra guida utile), dell’indinniato di turno e della condivisione compulsiva. L’intento, chiaramente, è quello di presentare al lettore un piatto fatto di «scempiaggini apparecchiate con la carta più argentata» (ecco la fonte della citazione) che creano una forte distorsione della realtà e un messaggio alterato e riproposto con la chiave di lettura più cara al lettore medio.

Nel presentare la notizia, gli autori fanno copia-incolla da un articolo de La Stampa pubblicato il 30 giugnoidentico nei contenuti, ma anch’esso non fedele alla realtà dei fatti. Un primo riscontro più vicino alle fonti ci arriva da un articolo pubblicato il 16 giugno da BS News. 

24 richiedenti asilo avevano rifiutato l’invito del Comune, che chiedeva loro di collaborare alla pulizia del sentiero delle Piramidi di Terra, danneggiato dal maltempo che aveva colpito il territorio nei giorni precedenti.

Le piramidi di Zone / Itinerari Brescia

Il sindaco Marco Zatti, dunque, si era recato presso la struttura “La Lucciola” – l’ex locanda ospitante i richiedenti asilo – per incontrare i profughi e chiedere la loro collaborazione. Zatti non è nuovo a tali iniziative, considerando che anche nel 2017 il suo progetto di collaborazione con i richiedenti asilo era andato a buon fine. Questa volta, però, nessuno degli ospiti ha risposto alla richiesta.

Troviamo più dettagli su Brescia Oggi, in un articolo del 16 giugno. La redazione ha infatti contattato direttamente Marco Zatti, che ha raccontato:

Dal 24 al primo luglio illuminiamo le piramidi d’erosione- racconta il sindaco Zatti-. In preparazione di questo evento, la scorsa settimana ho incontrato i richiedenti protezione internazionale domandando loro di rendersi disponibili a collaborare. Lì per lì mi han chiesto tempo per pensarci. Mercoledì, la persona che gestisce l’ex locanda “La lucciola“, ora denominata Ostello Trentapassi, mi telefona per dirmi che alcuni di loro sembrano intenzionati ad aderire alla mia richiesta. Io sono passato per caricarmi sulla jeep i volontari e scopro che nemmeno un profugo verrà al lavoro.

Come riportato da BS NewsBrescia Oggi, alla base del rifiuto a collaborare degli ospiti ci sarebbe un loro moto di protesta, in quanto il primo cittadino – stando alle loro motivazioni – non avrebbe fatto abbastanza per far ottenere il permesso di soggiorno per uno di loro, accusa che Zatti respinge spiegando che la commissione giudicatrice ha ritenuto che la persona in questione non fosse in possesso di determinati requisiti.

Per ovviare alla mancata collaborazione, Zatti si è presentato di persona sui luoghi presso i quali era richiesto di intervenire e ha provveduto alla polizia insieme a un pensionando e a un diciottenne.

Alessio Marchetti e Andrea Sini / Brescia Oggi

Marco Zatti, comprensibilmente contrariato, ha dunque provveduto a scrivere una missiva al prefetto Annunziato Vardè, il quale ha disposto che – pur non potendo, per legge, obbligare persone al lavoro – il gruppo di 24 si spostasse presso un’altra struttura. La decisione e lo spostamento dei primi due profughi alla nuova destinazione, però, ha scatenato attimi di tensione all’interno della struttura e si è reso necessario l’intervento dei Carabinieri.

L’impossibilità di effettuare il trasferimento con la forza ha reso impossibile lo scambio, e si è deciso che gli ospiti de La Lucciola dovranno allontanarsi spontaneamente. Solo da quel momento verrà messo in atto lo scambio.

La situazione, dunque, è diversa da quanto riportato dal titolo di TG Quotidiano e dalle affermazioni contenute ne La Stampa. Gli ospiti dell’ex taverna (oggi Ostello Trentapassi) non hanno risposto “vogliamo farci mantenere” o “ci sentiamo sfruttati” alle richieste di collaborazione del Comune, bensì hanno giustificato il loro rifiuto come un atto di protesta per un mancato permesso di soggiorno destinato a un loro connazionale. Affermare ciò è una chiara stratega di distorsione filtrata della realtà.

Parliamo di disinformazione, quindi, perché TG Quotidiano liquida la vicenda attribuendo agli ospiti una volontà di farsi mantenere senza impegno dal Comune, mentre il motivo del loro rifiuto arriva dalle fonti locali. Marco Zatti, il sindaco, si è subito adoperato per trasferire i 24 richiedenti asilo che non collaboravano ad altra struttura, su disposizione del prefetto. I primi trasferimenti hanno creato disordini che hanno reso impossibile proseguire allo scambio. Non esistono prove, infine, sulle frasi pronunciate dai profughi in risposta alla richiesta di collaborazione.

 

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DISINFORMAZIONE E ACCHIAPPACLICK Milano: migrante azzanna poliziotto durante tavolata multietnica

Il 23 giugno, al Parco Sempione di Milano, si è tenuto l’evento Ricetta Milano (leggi il programma), una tavolata multietnica che ha raccolto la partecipazione di quanti volessero «portare un piatto della propria infanzia e del proprio paese da condividere con tutti gli altri».

Come riporta Il post:

Hanno partecipato circa 10.000 persone e 160 comunità straniere, sistemate attorno a una tavola lunga 2,6 chilometri nei viali del parco. Mentre si mangiava ci sono stati musica, canti e balli tradizionali dei paesi rappresentati dai partecipanti.

La tavolata è stata organizzata dall’associazione Kamba insieme al Comune di Milano nell’ambito del progetto dell’assessorato alle Politiche sociali “Insieme senza Muri”, che dal 20 maggio al 23 giugno ha promosso eventi per la valorizzazione del multiculturalismo in città.

La tavolata multietnica / Il Post

Il fiele demotivante di Voxnews, a tal proposito, non poteva lasciarsi sfuggire l’ennesima occasione per fare disinformazione. Il 24 giugno ha pubblicato un articolo:

Ieri sera, mentre alcune migliaia di immigrati più o meno clandestini si abbuffavano alla ‘tavolata multietnica’ organizzata dal Pd milanese, uno di loro azzannava un carabiniere.

Forse non lo avevano invitato e lui, migrante, aveva fame.

L’africano era stato fermato dalla polizia durante un normale controllo di routine in piazza Castello, ma l’uomo, 28 anni e originario della Guinea, ha aggredito gli uomini della pattuglia che gli avevano chiesto i documenti.

Sprovvisto di carta d’identità e patente ha perso il controllo e ha colpito al volto uno dei due agenti, poi ha pensato bene di azzannare l’altro.

Il giovane africano è stato poi ammanettato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale ed è stato accompagnato in questura dove è scattato l’arresto. Dopo i primi accertamenti è risultato che l’aggressore aveva numerosi precedenti penali per violenza, detenzione di sostanza stupefacente e tentato furto in appartamento.

I due poliziotti invece, a causa delle ferite riportate, sono ricorsi alle cure mediche del Policlinico e hanno riportato lesioni guaribili in una decina giorni. Sperando che il morso non sia stato infettato da qualche malattia esotica.

Il trucco degli autori è sempre lo stesso: fondere due episodi dei quali uno gioca il ruolo dello sfondo, l’altro viene impacchettato come diretta conseguenza del primo. Il risultato è una totale confusione offerta al lettore, che si scopre vittima dell’incapacità di fare informazione. Un puzzle che fa gola al lettore disattento e pigro, desideroso di avere conferme dal pianeta dell’odio. In poche parole: nello stesso giorno della manifestazione Ricetta Milano, un uomo di 28 anni originario della Guinea veniva fermato in piazza Castello per un controllo di routine.

L’uomo era senza documenti e quando ha visto gli agenti ha cominciato a dare in escandescenze, scatenando una colluttazione. Nel tentativo di immobilizzarlo, un agente è stato morso al braccio destro. Entrambi i poliziotti sono poi stati trasferiti al Policlinico di Milano e hanno riportato 10 giorni di prognosi. Come approfondisce Repubblica, il giovane ha anche sferrato alcuni pugni. Una volta fermato, è stato accertato che l’uomo avesse dei precedenti per spaccio di droga, furto e resistenza a pubblico ufficiale. In Questura è scatto l’arresto per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Per la giornata di lunedì 25 giugno (oggi) è prevista l’udienza di convalida nelle aule per direttissime del tribunale.

Un episodio reale e grave, certo, ma totalmente esterno alla tavolata multietnica, nel pieno stile di Voxnews che si precipita ad associare i due elementi solo nel titolo, precisando non senza una pessima ironia con la frase: «Forse non lo avevano invitato e lui, migrante, aveva fame». Ancora, secondo gli autori, i partecipanti a Ricetta Milano erano «più o meno clandestini», quando non esiste riscontro sullo status di quanti hanno partecipato alla giornata.

Disinformazione, dunque, nella piena consuetudine degli autori di Voxnews, tanto infastiditi dalla parola “multietnica” da associare un evento di integrazione all’arresto di un uomo. Gli organi di stampa non riportano che l’uomo avesse partecipato all’evento. Ciò che accomuna le due notizie è solamente la stessa data. Nient’altro.

 

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ACCHIAPPACLICK Governo spagnolo: “Tutti i migranti della Aquarius saranno rimpatriati !”- la solidarietà era finta – bufale.net

Una delle ricette base della viralità è sempre la stessa: si prende un soggetto molto in voga nell’informazione corrente e gli si mettono in bocca frasi oltraggiose, scandalose o viralizzabili. Così, spacchettando un articolo di tre giorni fa di Libero Quotidiano, TG Quotidiano ci delizia oggi con informazioni non più aggiornate, ma ben viralizzabili

Qualche settimana in Spagna, poi tutti a casa, in Africa. Sarà questo il destino della gran parte dei seicento migranti finiti al centro di un feroce scontro diplomatico fra Roma, Madrid e Parigi. Il governo di Pedro Sánchez – primo ministro dipinto dai giornali italiani come un illuminato filantropo da contrapporre alle barbarie del nuovo esecutivo a trazione leghista – ha confermato che non ci sarà alcun trattamento di favore per i profughi respinti da Malta e Italia. Potranno sbarcare a Valencia, ma dopo verranno seguite le procedure standard. Quelle stesse procedure che hanno reso la penisola iberica uno dei luoghi meno attraenti d’ Europa per le ondate di stranieri che ogni anno attraversano il mare in cerca di fortuna. Alla frontiera con il Marocco, per farla breve, i militari hanno il grilletto facile. Si spara senza troppe discussioni. E chi entra normalmente viene riaccompagnato alla porta in tempi relativamente brevi.

Qualche settimana in Spagna, poi tutti a casa, in Africa. Sarà questo il destino della gran parte dei seicento migranti finiti al centro di un feroce scontro diplomatico fra Roma, Madrid e Parigi. Il governo di Pedro Sánchez – primo ministro dipinto dai giornali italiani come un illuminato filantropo da contrapporre alle barbarie del nuovo esecutivo a trazione leghista – ha confermato che non ci sarà alcun trattamento di favore per i profughi respinti da Malta e Italia. Potranno sbarcare a Valencia, ma dopo verranno seguite le procedure standard. Quelle stesse procedure che hanno reso la penisola iberica uno dei luoghi meno attraenti d’ Europa per le ondate di stranieri che ogni anno attraversano il mare in cerca di fortuna. Alla frontiera con il Marocco, per farla breve, i militari hanno il grilletto facile. Si spara senza troppe discussioni. E chi entra normalmente viene riaccompagnato alla porta in tempi relativamente brevi.

Cosa è rimasto di vero nello stato attuale delle cose? Ben poco.

Scopriamo infatti da AFP che

La situazione dei migranti dell’Aquarius deve ora essere esaminata caso per caso dalle autorità spagnole.

Ogni migrante “saprà se ha lo status di rifugiato o se è un migrante economico” ma anche “se è colpevole di determinati reati che lo rendono soggetto all’espulsione”, ha detto venerdì il portavoce del Governo, Isabel Celaa.

Parigi ha già accettato di ospitare una parte, e l’Ufficio francese per la protezione dei rifugiati ha dichiarato ad AFP di essere pronto “ad inviare entro l’inizio della settimana (a Valencia) personale in grado di assicurarsi di chi rientri sotto beneficio del diritto d’asilo”.

L’offerta di Parigi è stata accolta dal capo del governo spagnolo, per il quale “dimostra che è in questo quadro di cooperazione che l’Europa deve dare una risposta, in uno spirito di solidarietà europea dal contenuto reale”.

Il che, come vedete, è ben diverso da “li rimanderanno indietro”: anzi, allo stato le domande di asilo saranno divise tra Francia e Spagna.

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ACCHIAPPALIKE Salvini toglie la scorta a Saviano: la situazione aggiornata

Salvini toglie la scorta a Saviano? La notizia che procura sempre polemiche e prese di posizioni contrastanti tra gli utenti online ed in particolare su Facebook torna ad essere attuale. Si tratta di una situazione che va affrontata con calma, perché i due non se le sono mai mandate a dire e lo stesso leader della Lega tempo fa ha auspicato una soluzione di questo tipo, ottenendo tra le altre cose il consenso social da parte di coloro che hanno spesso divergenze di vedute con il noto scrittore.

Come stanno effettivamente le cose? Salvini toglie la scorta a Saviano ora che è diventato Ministro? In realtà una risposta ad oggi non c’è ancora, anche se poco meno di un anno fa, come potrete notare qui di seguito, un post Facebook del politico ha lasciato intendere che una prospettiva del genere sia tutt’altro che utopistica. I tempi, però, sono fondamentali nell’analisi che stiamo condividendo con voi ora che ci troviamo a giugno 2018.

In sostanza, dal post incriminato emerge un pensiero chiaro ed oggettivo da parte di Salvini, ma queste parole sono state pronunciate ad agosto 2017, ben prima che diventasse Ministro. Al momento, considerando anche la nuova carica istituzionale ricoperta, sarebbe sbagliato dare per scontato che le cose andranno effettivamente così. Staremo a vedere se ci saranno ulteriori risvolti in questo senso.

Non è certo la prima volta che emergono notizie imprecise sul conto di Saviano, se non delle vere e proprie bufale, come nel caso delle parole che gli sono state attribuite per il caso del nigeriano accusato di omicidio un paio di mesi fa. Una precisazione, però, è doverosa, considerando anche le continue frecciate a distanza tra i due: la situazione è ancora in analisi e il tag potrebbe variare prossimamente, quindi l’ipotesi “Salvini toglie la scorta a Saviano” ad oggi va trattata con una certa cautela.

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DISINFORMAZIONE Eccoli i finti profughi “stremati” a causa della guerra – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti il presente video

Con la didascalia

Eccoli i finti profughi “stremati” a causa della guerra. Ma il PD non aveva detto che c’erano un sacco di donne e bambini? Ridicoli!!

Non troviamo la cosa ridicola, ma deprimente: in questo clima di campagna elettorale permanente, la controinformazione affamata di likes batte sempre dove si condivide facile.

Se fino ad un paio di mesi fa bastava usare la parola euro per attirare la pubblica indinniazione, ecco che basta riesumare il fantasma di un PD definitivamente all’opposizione e lo spettro del “migrante”. Uno spettro che si aggira per l’Europa, moderno e sempre presente.

E si sa, l’indinniato brama più di ogni altra cosa essere assolto da se stesso più che dagli occhi del mondo: se il viralizzatore di turno gli dice che sull’Aquarius sono felici e cantano, significa che stanno bene, che non è vero che sono pericolosamente prossimi all’esaurimento di cibo e risorse e ci sono persone ustionate dal carburante.

Significa che anche oggi, ignorando i dettami di Primo Levi, l’indinniato potrà lamentarsi dalla sua calda dimora ed usando la sua connessione ADSL o Fibra come un moderno Napalm per lamentarsi di quanto sia più miserando e degno di commiserazione delle “cattive risorse”.

Confondendo quindi l’Aquarius con un filmato che raffigura i profughi della Open Arms, intenti a festeggiare l’arrivo in un porto sicuro dopo un viaggio a dir poco “procelloso” e screzi con le autorità libiche culminati in un lungo e snervante braccio di ferro ed una battaglia giudiziaria di seguito riassunta da Articolo21

Tutto inizia il 16 marzo quando alla Open Arms viene chiesto dalla guardia costiera italiana di soccorrere alcuni gommoni al largo della Libia. Una volta a bordo i migranti informano i volontari spagnoli che poco distante ci sono altre imbarcazioni in difficoltà. Quando accolgono sulle lance anche questi migranti, arriva la guardia costiera libica, mandata dai colleghi italiani per prendere il comando delle operazioni. I libici chiedono alla Open Arms di consegnargli i migranti. Sulle lance si scoppia lo sgomento fra i migranti che supplicano di non essere consegnati ai libici. La ong spagnola prende tempo, contatta Roma, nel frattempo la motovedetta libica minaccia di aprire il fuoco sulle imbarcazioni di salvataggio se i migranti non fossero stati consegnati. Inizia un braccio di ferro che dura due ore, poi la guardia costiera libica abbandona la zona. Tutte le fasi del fronteggiamento sono documentate da una troupe televisiva catalana a bordo della Open Arms. Inizia dunque il viaggio di ritorno, con un breve passaggio per le acque maltesi, dove la Open Arms decide di non chiedere lo sbarco. Arriveranno a Pozzallo, dove sul molo si presenta la polizia per sequestrare l’imbarcazione. Il provvedimento è della procura di Catania, non di Ragusa che sarebbe territorialmente competente. Questo avviene perché il procuratore di Catania Zuccaro, responsabile dell’antimafia, ipotizza l’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un reato grave, finora mai pensato in casi simili, ma è l’unica imputazione che consente all’inchiesta di rimanere a Catania sotto la sua giurisdizione.

Ma il Gip di Catania pochi giorni dopo dà una prima botta all’impianto accusatorio. Conferma il sequestro della nave, ma nega il reato di associazione a delinquere, così il fascicolo torna a Ragusa, dove un altro gip lo smonta ancora. “Chi ha responsabilità di soccorso in mare”, scrive, “è responsabile anche di fornire un luogo sicuro sulla terra. E non può essere considerato sicuro un luogo dove vi sia rischio che la persona possa essere soggetta alla pena di morte, a tortura, persecuzione o a sanzioni o trattamenti inumani o degradanti o dove la sua vita o la sua libertà siano minacciate per motivi di razza, religione, nazionalità, orientamento sessuale, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o di orientamento politico”. Seguendo le spiegazioni della ong, il gip aggiunge: la Libia è un “luogo in cui avvengono gravi violazioni dei diritti umani, con persone trattenute in strutture di detenzione in condizioni di sovraffollamento, senza accesso a cure mediche e ad un’adeguata alimentazione, sottoposte a maltrattamenti stupri e lavori forzati”. Per questo i migranti non andavano consegnati ai libici. Il gip rincara la dose: “non si ha notizia che in Libia si sia arrivati ad un assetto accettabile di protezione dei migranti soccorsi in mare e manca anche la prova della sussistenza un pos (place of safety, un luogo d’approdo ndr) in grado di accogliere i migranti nel rispetto dei lori diritti fondamentali”.

Questo provvedimento è letto come l’anticamera della caduta di tutte le accuse rivolte anche i tre membri dell’equipaggio, perché si rifà a quell’articolo del codice penale (54 cp) che “giustifica il reato se chi lo ha commesso vi è stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave”.

Il video è infatti stato strappato da alcuni filmati chiamati Diario di Bordo della Open Arms, ancora riscontrabili.

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DISINFORMAZIONE Eccoli i finti profughi “stremati” a causa della guerra – bufale.net

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Con la didascalia

Eccoli i finti profughi “stremati” a causa della guerra. Ma il PD non aveva detto che c’erano un sacco di donne e bambini? Ridicoli!!

Non troviamo la cosa ridicola, ma deprimente: in questo clima di campagna elettorale permanente, la controinformazione affamata di likes batte sempre dove si condivide facile.

Se fino ad un paio di mesi fa bastava usare la parola euro per attirare la pubblica indinniazione, ecco che basta riesumare il fantasma di un PD definitivamente all’opposizione e lo spettro del “migrante”. Uno spettro che si aggira per l’Europa, moderno e sempre presente.

E si sa, l’indinniato brama più di ogni altra cosa essere assolto da se stesso più che dagli occhi del mondo: se il viralizzatore di turno gli dice che sull’Aquarius sono felici e cantano, significa che stanno bene, che non è vero che sono pericolosamente prossimi all’esaurimento di cibo e risorse e ci sono persone ustionate dal carburante.

Significa che anche oggi, ignorando i dettami di Primo Levi, l’indinniato potrà lamentarsi dalla sua calda dimora ed usando la sua connessione ADSL o Fibra come un moderno Napalm per lamentarsi di quanto sia più miserando e degno di commiserazione delle “cattive risorse”.

Confondendo quindi l’Aquarius con un filmato che raffigura i profughi della Open Arms, intenti a festeggiare l’arrivo in un porto sicuro dopo un viaggio a dir poco “procelloso” e screzi con le autorità libiche culminati in un lungo e snervante braccio di ferro ed una battaglia giudiziaria di seguito riassunta da Articolo21

Tutto inizia il 16 marzo quando alla Open Arms viene chiesto dalla guardia costiera italiana di soccorrere alcuni gommoni al largo della Libia. Una volta a bordo i migranti informano i volontari spagnoli che poco distante ci sono altre imbarcazioni in difficoltà. Quando accolgono sulle lance anche questi migranti, arriva la guardia costiera libica, mandata dai colleghi italiani per prendere il comando delle operazioni. I libici chiedono alla Open Arms di consegnargli i migranti. Sulle lance si scoppia lo sgomento fra i migranti che supplicano di non essere consegnati ai libici. La ong spagnola prende tempo, contatta Roma, nel frattempo la motovedetta libica minaccia di aprire il fuoco sulle imbarcazioni di salvataggio se i migranti non fossero stati consegnati. Inizia un braccio di ferro che dura due ore, poi la guardia costiera libica abbandona la zona. Tutte le fasi del fronteggiamento sono documentate da una troupe televisiva catalana a bordo della Open Arms. Inizia dunque il viaggio di ritorno, con un breve passaggio per le acque maltesi, dove la Open Arms decide di non chiedere lo sbarco. Arriveranno a Pozzallo, dove sul molo si presenta la polizia per sequestrare l’imbarcazione. Il provvedimento è della procura di Catania, non di Ragusa che sarebbe territorialmente competente. Questo avviene perché il procuratore di Catania Zuccaro, responsabile dell’antimafia, ipotizza l’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un reato grave, finora mai pensato in casi simili, ma è l’unica imputazione che consente all’inchiesta di rimanere a Catania sotto la sua giurisdizione.

Ma il Gip di Catania pochi giorni dopo dà una prima botta all’impianto accusatorio. Conferma il sequestro della nave, ma nega il reato di associazione a delinquere, così il fascicolo torna a Ragusa, dove un altro gip lo smonta ancora. “Chi ha responsabilità di soccorso in mare”, scrive, “è responsabile anche di fornire un luogo sicuro sulla terra. E non può essere considerato sicuro un luogo dove vi sia rischio che la persona possa essere soggetta alla pena di morte, a tortura, persecuzione o a sanzioni o trattamenti inumani o degradanti o dove la sua vita o la sua libertà siano minacciate per motivi di razza, religione, nazionalità, orientamento sessuale, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o di orientamento politico”. Seguendo le spiegazioni della ong, il gip aggiunge: la Libia è un “luogo in cui avvengono gravi violazioni dei diritti umani, con persone trattenute in strutture di detenzione in condizioni di sovraffollamento, senza accesso a cure mediche e ad un’adeguata alimentazione, sottoposte a maltrattamenti stupri e lavori forzati”. Per questo i migranti non andavano consegnati ai libici. Il gip rincara la dose: “non si ha notizia che in Libia si sia arrivati ad un assetto accettabile di protezione dei migranti soccorsi in mare e manca anche la prova della sussistenza un pos (place of safety, un luogo d’approdo ndr) in grado di accogliere i migranti nel rispetto dei lori diritti fondamentali”.

Questo provvedimento è letto come l’anticamera della caduta di tutte le accuse rivolte anche i tre membri dell’equipaggio, perché si rifà a quell’articolo del codice penale (54 cp) che “giustifica il reato se chi lo ha commesso vi è stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave”.

Il video è infatti stato strappato da alcuni filmati chiamati Diario di Bordo della Open Arms, ancora riscontrabili.

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