ACCHIAPPACLICK Milano, branchi di nordafricani scatenati: italiani accerchiati, picchiati e rapinati

Il 20 maggio 2018 il sito ormai abbonato alle nostre analisi, Voxnews, pubblica una notizia che, dal titolo, disegna un quadro di nordafricani inferociti sguinzagliati per Milano. Per mendicare lettori nello stile che più lo distingue appone in copertina un’immagine totalmente estranea ai fatti riportati.

Questo è quanto si legge nel testo:

La situazione a Milano è totalmente fuori controllo. Doppia rapina, con vittime giovani italiani circondati e aggredita da branchi di immigrati.

Uno lo hanno accerchiato e minacciato, poi gli hanno strappato dalle mani il telefono e tutto quello che aveva nel portafogli: 300 euro. Infine sono scappati senza lasciare traccia. E’ stato terrore per un ragazzo italiano di 29 anni, rapinato in Piazza Duca d’Aosta a Milano, davanti alla Stazione Centrale. Ormai zona perduta della città in mano ai criminali d’importazione.

Tutto è successo intorno alle 14.30 di sabato 19 maggio, come riferito dai carabinieri del comando provinciale di Milano. Quando i militari sono arrivati sul posto i quattro erano scappati senza lasciare alcuna traccia. La vittima ha riferito alle forze dell’ordine che i rapinatori avevano fattezze e accento nordafricano.

Nella notte tra venerdì e sabato, invece, un altro italiano, di 35 anni, è stato accerchiato e rapinato da sette malviventi in corso Como. In questo caso i malviventi — descritti sempre agli investigatori come uomini nordafricani — sono scappati con 250 euro in contanti e un anello.

Sbarcano a Lampedusa e il governo li traghetta prima in Sicilia e poi li carica sui treni verso nord. L’immagine in alto, ricorderete, riguarda un recente episodio: quella volta, ad essere accerchiati, furono due militari. E’ zona di guerra.
Nel riportare lo sdegno e il feroce dissenso, gli autori fanno un collage di più notizie riportando episodi ovviamente riprovevoli, ma è naturale pensare che i loro lettori si fermano al titolo e non intendono comprendere che si tratta di episodi distinti. Andiamo per ordine:

La rapina in Piazza Duca d’Aosta, 19 maggio

Deliberatamente, Voxnews prende in prestito un articolo pubblicato il 20 maggio su Milano Today in cui viene riportato il grave episodio consumatosi ai danni di un ragazzo di 29 anni di fronte alla Stazione Centrale di Milano. Dopo esser stato derubato del telefono, è stato costretto a consegnare i 300 euro che aveva nel portafogli. La vittima ha riferito ai Carabinieri che gli aguzzini erano 4, tutti con accento e sembianze nordafricane. Fortunatamente – scrive Milano Today, il ragazzo non ha riportato traumi. Il fatto si è svolto alle 14:30 del 19 maggio.

La rapina in Corso Como, 18 maggio

Voxnews, ancora, fa copia-incolla dallo stesso articolo di Milano Today riportando un fatto vero avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 maggio, quando un italiano di 35 anni è stato rapinato di un anello e 250 euro da un gruppo di 7 nordafricani. Il gruppo, prima di derubarlo, l’aveva accerchiato.

In entrambi i casi, i malviventi si sono dati alla macchia senza lasciare traccia.

L’aggressione ai militari alla Stazione Centrale, 21 aprile 2017

La fotografia scelta come immagine di copertina mostra un’istantanea scattata durante un episodio di violenza collettiva avvenuto nell’aprile 2017 alla Stazione Centrale di Milano. Il Corriere della Sera riportava:

Momenti di tensione venerdì pomeriggio sul piazzale antistante la Stazione Centrale a Milano, dove alcuni extracomunitari, che soggiornano abitualmente nei giardinetti, avrebbero tentato di aggredire i militari dell’operazione «Strade sicure». Un profugo, in evidente stato di alterazione, avrebbe cercato di prendere l’arma a uno dei militari. Il giovane è stato allontanato: a quel punto un gruppo di immigrati hanno reagito in modo molto acceso e sono seguiti momenti concitati.

Due militari sono rimesti leggermente feriti nel cercare di riportare la calma. Uno degli aggressori è stato fermato. Dopo la rissa il piazzale della stazione è stato presidiato da numerosi poliziotti e carabinieri. Il fermato è un giovane africano 25enne che, a quanto si è appreso successivamente, si sarebbe avvicinato con altri migranti ai militari dell’operazione «Strade Sicure» rivolgendo frasi minacciose e insultandoli e cercando di toccare la loro arma di ordinanza. Secondo alcune testimonianze erano palesemente alterati, forse perché ubriachi e avrebbero anche sputato contro i militari. È intervenuta una pattuglia di carabinieri per allontanarli. Mentre gli altri se ne andavano, il 25enne ha dato in escandescenze spaccando bottiglie per terra, fino a quando è stato immobilizzato e portato via.

Sempre il Corriere, il 22 aprile 2017 riporta:

Un parapiglia iniziato, appunto, dopo che uno degli immigrati, un senegalese di 27 anni con permesso di soggiorno per motivi umanitari, aveva cercato di strappare il mitra dalle mani del militare.

[…]

Gli uomini [i militari con i Carabinieri che erano giunti in soccorso, ndr] si avvicinano al 27enne senegalese, cercano di bloccarlo. Lui, che ha precedenti per droga ma anche problemi psichiatrici, inveisce e si scaglia contro i carabinieri che a fatica riescono a bloccarlo e a chiuderlo in macchina. In quel momento altri africani circondano gli uomini delle forze dell’ordine e cercano di estrarre l’amico dalla gazzella.

La foto usata come copertina da Voxnews, dunque, interessa questa vicenda ed è stata scattata dal Pirellone.

La maxi-rissa tra immigrati di fronte alla Stazione Centrale, 19 maggio

In chiusura all’articolo, sempre Voxnews, riporta un fatto denunciato dal consigliere comunale leghista Massimiliano Bastoni con un video postato il 19 maggio sulla sua pagina Facebook:

Come scrive Corriere della Sera:

Immagini postate sulla sua pagina Facebook dal consigliere comunale della Lega, Massimiliano Bastoni, la rissa avvenuta nella serata di sabato tra immigrati in piazza Duca d’Aosta, di fronte all’ingresso della stazione Centrale. Le forze dell’ordine sono intervenute per riportare la situazione sotto controllo.

Nel nostro modesto servizio non intendiamo negare lo stato di emergenza in cui versa il piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano (qui un esempio di Milano TodayCorriere della Sera), tanto meno nasconderci di fronte ai gravi fatti che interessano le rapine a danno dei cittadini da parte di malviventi che si muovono per impossessarsi di smartphone e contanti, per poi fuggire e rendersi non rintracciabili.

No, non neghiamo la gravità di tali vicende.

È importante fare informazione su questi episodi, ma Voxnews lo fa nel modo sbagliato, creando un calderone dentro il quale – come sempre opera – in ogni articolo getta un’intera comunità, descritta come feroce e spietata. Un esempio è l’articolo che oggi analizziamo: un’immagine di decine di persone che accerchiano dei militari accompagnata da un titolo come: «Milano, branchi di nordafricani scatenati: italiani accerchiati, picchiati e rapinati», agli occhi di un lettore distratto e poco disposto ad approfondire appare come una singola situazione in cui un esercito di migranti inferociti aggredisce impunemente cittadini inermi.

Pur riportando fatti veri e oltremodo gravi, non è questo il giusto modo di informare sui fatti. Questa strategia si chiama acchiappaclick, e Voxnews è tra i siti più attivi nell’universo web della disinformazione.

 

 

 

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ACCHIAPPACLICK Più il nostro quoziente intellettivo è alto e meno crediamo in Dio: gli atei sono più intelligenti dei credenti – bufale.net

Minestra riscaldata: è l’unico modo che abbiamo per definire certe notizie, un po’ ritoccate, riesumate dal frigo degli anni passate e date in pasto agli istinti vocianti e rissosi del popolo della Rete.

Nella nazione delle partite Scapoli contro Ammogliati, delle risse alla Ciao Darwin, dove persino la campagna elettorale si riassume in risse tra diverse fazioni, avere una notizia che contrapponga atei e credenti è la clamorosa ricetta della viralità, immortale e imbattibile.

Sta facendo enormemente discutere, e non poteva essere altrimenti, lo studio del dipartimento di analisi dell’Università di Rochester di New York pubblicato sul sito del noto quotidiano The Independent e dedicato alla relazione tra il cervello umano e l’esistenza di Dio. I risultati dello studio infatti dicono che gli atei sono più intelligenti di chi ha una qualche fede religiosa.
Molti studi sembrano confermarlo

La ricerca del team dello stimato professor Miron Zuckerman, si è avvalsa – tra gli altri – di tre psicologi che hanno condiviso la definizione di intelligenza […]

Ed anche in questo caso, le fazioni ci sono: gli atei e i credenti. La rissosa flame in stile Ciao Darwin! è assicurata, con i baitati a sciamare per la rete vantandosi della loro superiore intelligenza e, di contro, i trollati a rispondere per le rime.

Una questione complessa banalizzata in una clickbait da flame facile: ciò che l’Independent ha riportato nel 2013, ormai discetamente lontano è che un trio di psicologi, in una serie di studi cominciata nel 1921, ha “scoperto” che su 63 gruppi di studio esaminati, in 53 casi i soggetti dichiarati atei avevano un IQ maggiore.

Possiamo quindi desumere che gli Atei siano più intelligenti?

Partiamo da un concetto base: si parla di una meta-analisi, un riassunto statistico, basato peraltro su un metodo di misurazione dell’intelligenza ormai deprecato in favore di analisi maggiormente comprensive.

Sia pur però partendo dal concetto che esistono diversi tipi di intelligenza e l’IQ ne misura solo alcuni, lo studio si inerpica in alcune possibili (e condivisibili) spiegazioni, compatibili con la scienza degli anni in cui è partito e ricorrette col tempo: ad esempio un ateo potrebbe (sottolineiamo, potrebbe) essere maggiormente incline a cercare nella scienza le spiegazioni che un credente fondamentalista sarà invece portato ad accettare come opera della divinità: ma anche in questo caso dovremmo accettare che né gli atei né i credenti sono monoliti.

Se è vero che in 53 gruppi di controllo su 63 ad oggi gli atei avevano un IQ superiore, diventare atei non vi renderà automaticamente più intelligenti e diventare credenti non vi causerà una lobotomia istantanea.

Potete quindi stare tranquilli, e ricordarvi che se letto questo articolo andrete su Internet a flammare sconosciuti sulla base delle vostre credenze personali, sicuramente avete fallito l’obiettivo di mostrarvi intelligenti.

 

 

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ACCHIAPPACLICK Addio chemioterapia, arriva il vaccino per sconfiggere il tumore… FAI GIRARE – bufale.net

Il rapporto tra la c.d. Controinformazione e l’Informazione c.d. Ufficiale è una storia di amore, odio e parassitismo. La Controinformazione, per esistere, ha bisogno di credere e far credere di essere l’araldo di “verità nascoste che gli altri non dicono”, ma sovente prende le sue verità… proprio dall’Informazione Ufficiale, accusata di nasconderle, dopo averle pompate e caricate per renderle più appetibili

Ci segnalano così il seguente articolo del portale inedito.net

Un vaccino contro il cancro potrebbe salvare la vita a moltissime persone. Gli esperimenti condotti sui topi hanno dimostrato che il 97% dei tumori del sangue è regredito grazie a questo mix di farmaci e probabilmente entro fine anno partiranno le sperimentazioni sugli esseri umani con linfoma di basso grado.

Con questo vaccino si potrà evitare la chemioterapia e gli effetti collaterali che potrebbe avere dovrebbero essere solo febbre e dolore locale nel punto in cui viene iniettato il liquido. Il medicinale agisce sul sistema immunitario e combatterebbe le cellule tumorali fino ad ucciderle. La speranza è che gli esiti delle sperimentazioni possano essere positivi, in questo caso potrebbe entrare in commercio già entro un anno o due.

Il principale autore della ricerca, iRonald Levy della Stanford University, s’è detto soddisfatto ma ammette che ci sono ancora alcuni passaggi da mettere a punto. Con questo vaccino il cancro verrà reso più riconoscibile dal sistema immunitario che sarà quindi in grado di attaccarlo e rimoverlo. Ovviamente la speranza è che si possa estendere a diversi tipi di tumore in modo da poter rendere questo tipo di malattia sempre meno spaventosa. Le sperimentazioni umane coinvolgeranno 35 pazienti.

Fonte:http://www.daily-best.com/addio-chemioterapia-arriva-il-vaccino-per-sconfiggere-il-tumore-fai-girare/

Così inedito che, nonostante la fonte citata sia il “Daily Best”, in realtà l’articolo è un copincolla pedissequo di un brano de Il Mattino, identico in ogni dettaglio, con l’invito a viralizzare e la notizia, palesemente esagerata, della sconfitta della chemioterapia.

Obiettivo che, giustamente, il Messaggero riporta come possibile ma ancora lontano, e dedicato ad alcuni tipi di tumore, e non alla totalità.

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ACCHIAPPACLICK Una nomade cucina e mangia il gatto. Carabinieri increduli, erano spariti tutti i felini della zona

I nostri lettori ci fanno notare che Il Messaggero ha pubblicato un articolo il 16 maggio 2018, nel quale si riporta che una nomade sia stata immortalata in un video mentre era intenta a cucinare un gatto. I fatti si sono svolti a Giulianova (Teramo), nei pressi della stazione.

«La zingara ha cotto il gatto e se l’è mangiato». In un video la denuncia dei residenti della zona della stazione di Giulianova, in provincia di Teramo: una nomade protagonista delle immagini inviate ai carabinieri.

«Sono spariti tutti i felini nella zona vicino a quella casa abbandonata», sostengono gli autori di quel breve filmato inviato ai militari dell’Arma.

Non credevano ai loro occhi i militari dell’Arma, anche se i contorni del video spesso sono risultati sfumati. Ma la lettera che ha accompagnato il video non si presta a nessun tipo di equivoco, anzi. Le immagini riguardano, una donna, un’anziana nomade nota in città, la quale, sistematasi nel giardino di un’abitazione di proprietà, lasciata in abbandono, a ridosso della stazione ferroviaria, è intenta a cuocere un animale all’interno di una pentola contenente dell’acqua e, secondo la denuncia fatta da quelli che hanno inoltrato il video ai carabinieri, l’animale in questione sarebbe un gatto.

Apprendiamo, dunque, che non vi è alcuna prova del fatto che il cibo cucinato dalla nomade fosse un gatto. L’hanno detto, secondo Il Messaggero Il Giornale:

Sulla vicenda i carabinieri hanno aperto un’indagine: prima hanno individuato la persona che aveva inviato il video in caserma in forma anonima. Una volta rintracciato l’individuo hanno proceduto ad autenticare le immagini. L’uomo insieme a un amico che ha ripreso la scena ha confermato la veridicità del file. Inoltre hanno spiegato che “da tempo nella zona non si è visto più un gatto“.

La signora, nel video, è sì intenta a cucinare qualcosa, ma non è possibile capire di cosa si tratti. Parliamo di precisazioni, dunque, perché il video esiste e mostra una donna alle prese con una pentola sul fuoco, ma non è certo che all’interno vi sia un gatto.

Qualora vi fossero aggiornamenti vi aggiorneremo in un prossimo articolo.

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DISINFORMAZIONE E ACCHIAPPACLICK Uccise ragazza con 59 coltellate, RAI lo assume per condurre programma sui serial killer perché di sinistra

I mendicanti del web, in tempi di crisi, abbandonano il livore xenofobo rivolto ai migranti e si frappongono tra sentenzeconcessioni di grazia, anche quando si tratta di Tribunali – ben più esperti di un articolista di una testata di disinformazione – e di Presidenti della Repubblica. Il caso di Massimo Carlotto è ora materia di dibattito dal momento in cui gli è stata affidata la conduzione di Real Criminal Minds su Rai4.

Dai nostri lettori apprendiamo che la pagina Facebook di taglio nazionalista La Fenice ha pubblicato un post l’11 maggio 2018:

Il titolo è lo stesso (debuggato per non apparire troppo scandaloso) usato da Voxnews in un articolo pubblicato nello stesso 11 maggio:

UCCISE RAGAZZA CON 59 COLTELLATE, RAI LO ASSUME PER CONDURRE PROGRAMMA SUI SERIAL KILLER PERCHÉ DI SINISTRA

Quelli di Lotta Continua hanno fatto tutti carriera. Figli compresi. Tutti più o meno graziati, a partire dal loro capo.

L’ultimo caso è delirante. Nel 1976 fu condannato per la brutale uccisione di una ragazza di 24 anni. La poverina venne trovata nel suo appartamento a Padova con 59 coltellate.

Ora la Rai lo assume per condurre il programma Real criminal minds, andrà in onda su Rai 4 e prenderà il via il prossimo 18 maggio.

Lui è Massimo Carlotto, ex militante di Lotta Continua, e presenterà i 24 episodi con una breve introduzione personale per raccontare la vita dell’omicida che ha ispirato la puntata. del resto chi, meglio di lui? Per la famiglia di Margherita Magello, la ragazza uccisa, si tratta di un affronto, un vero e proprio schiaffo alla memoria della 24enne. L’ennesimo, il primo lo ricevettero quando venne graziato per amicizie politiche.

L’allora militante di Lotta Continua si diede alla latitanza. Come tutti i criminali rossi si rifugiò in Francia e poi in centroamerica. Carlotto venne arrestato in Messico, ma la procedura di estradizione richiese 3 anni.

Quando finalmente giunse in Italia, venne condannato a 18 anni di carcere. Non ci restò molto: dopo appena 6 anni di carcere, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, nel 1993, lo graziò perché le sue condizioni di salute erano incompatibili con il carcere. Inutile l’opposizione dei parenti della vittima, che del resto non erano mica membri di Lotta Continua.

Margherita Magello

Margherita Magello moriva intorno alle 18 a Padova, in via Faggin, il 20 gennaio 1976. Il suo corpo, seminudo e orribilmente martoriato da decine di coltellate, si trovava nello sgabuzzino. In quel momento l’allora 18enne Massimo Carlotto passava di lì mentre era intento a svolgere un’indagine sullo spaccio di droga nel quartiere, e veniva attirato da alcune grida. Carlotto conosceva sia la ragazza che l’edificio, in quanto un piano sopra l’appartamento della Magello abitava sua sorella.

Carlotto – militante di Lotta Continua e già noto alle forze dell’Ordine – trova la porta di casa Magello aperta ed entra nell’appartamento. Lì trova Margherita agonizzante e si china su di lei, che poco dopo muore. Il ragazzo, spaventato, fugge. Ai Carabinieri di Padova racconta del rinvenimento e si presenta come testimone, ma viene arrestato. Passerà 2 anni e 4 mesi in carcere in attesa di giudizio. I suoi vestiti erano macchiati di sangue, ma la quantità di sangue era troppo esigua per essere sugli abiti dell’assassino. Ancora, all’interno dell’appartamento era stata rinvenuta l’impronta di una scarpa che non apparteneva a Carlotto. Tra le unghie della vittima, inoltra, era stato rinvenuto un capello che non venne mai analizzato.

Su Repubblica del 31 gennaio 1989 leggiamo:

Prima prova: i guanti di Carlotto: li indossava quando entrò in casa Magello; avevano delle macchie che investigatori e giudici pensarono immediatamente fossero tracce di sangue. Non venne eseguita alcuna perizia. Più tardi, la perizia fu ordinata in sede di istanza di revisione: i professori Rossi e Viterbo scoprirono indubitabilmente che non si trattava di sangue, men che meno umano. Seconda prova: sul piede destro della vittima venne rilevata una parziale impronta di suola di scarpe, evidentemente dell’ assassino: ma sono i segni lasciati da una suola di gomma con disegni in rilievo; e invece Carlotto aveva Clarks con suole di gomma liscia. Queste le prove.

Su di lui gravarono 10 processi e 50 perizie, e si crearono diversi movimenti di sostegno e numerose raccolte di firme per chiedere la sua scarcerazione, per quanto Voxnews giochi sull’indignazione politicamente schierata chiudendo facilmente la questione come un fatto di sinistra.

L’intero iter giudiziario noto come “Il caso Carlotto” è disponibile a questo indirizzo.

In sostanza, come sostenevano 40 deputati che presentarono istanza al Ministro di Grazia e Giustizia per un’interrogazione parlamentare su «un caso mai basato su prove concrete» (era il 21 ottobre 1992) e come ritenne il Presidente della Repubblica, il 7 marzo 1993 Massimo Carlotto ottenne la grazia. Il titolo di Voxnews e di una testata ufficiale (Il Giornale) indicano con sicurezza Carlotto come l’assassino di Margherita Magello, quando non è mai stato possibile provare la sua responsabilità.

Parliamo di disinformazioneacchiappaclick, dunque, perché dopo un’odissea giudiziaria come quella del Caso Carlotto, servirsi di certi titoli per spostare la verità dall’opinione pubblica è una semplice manovra per attirare i lettori.

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ACCHIAPPACLICK Leggilo.org e le FALSE immagini per aumentare l’indignazione

Oggi mi hanno segnalato una notizia che gira su molti quotidiani:

La figlia dimentica di lavare i piatti, il padre le uccide i cani

La notizia è vera come abbiamo appurato in precedenza, ma nelle varie versioni che ho visto circolare, una ha catturato la mia attenzione:

Quello che mi ha colpito è la forte immagine di anteprima che compare quando si condivide il link su una pagina facebook o su un profilo twitter.

Diciamo subito che l’immagine NON HA NULLA a che vedere con la notizia, non è la fotografia dei cani della notizia, ma deriva da una notizia del 2013:

Ora la domanda che ci dobbiamo porre è:

tale immagine è stata caricata da chi condivide il post in pagina per avere più like ? la risposta è no.

Analizzando il codice dell’articolo originale troviamo questi dati:





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og:image, og:image:secure_url, twitter:image sono elementi che vengono utilizzati dalle piattaforme Social per creare l’anteprima del link-articolo che poi verrà condiviso su Facebook. Tramite Facebook debugger è possibile creare/aggiornare un’anteprima del link dell’articolo che è stato appena pubblicato.

Praticamente hanno ricercato su google un’immagine usando come chiave “2 dogs killed”:

e l’hanno utilizzata come immagine di anteprima per Facebook per avere più like e condivisioni:

E ovviamente nell’articolo originale l’immagine “acchiappa-click” non compare perchè “nascosta” nel codice.

Quando condividete un articolo fate attenzione, fate molta attenzione.

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BUFALA Celentano dice: “Ho conosciuto l’assassino genovese” – bufale.net

Esiste un intero filone di bufale che potremmo ribattezzare Tizio che dice cose, frutto postmoderno, 2.0 della fallacia di appello all’autorità.

In questo filone di bufale un’affermazione volutamente caricata, oltraggiosa, indinniata ed indinniante viene attribuita ad un VIP o altro personaggio famoso, partendo dal presupposto che se la Sciura Maria o Salvatore il piastrellista dicono qualcosa, ciò passerà inosservato e non susciterà alcuna sopresa, ma quando a parlare è un personaggio famoso, un idolo delle folle o un VIP l’intero mondo virtuale si ferma ad ascoltare, per prenderne le parti o per avversarlo con ferocia.

Ci sottopongono così i nostri contatti la seguente immagine virale

Il M5S è peggio del fascismo. Ci credevo. Poi ho conosciuto l’assassino genovese e Casaleggio. Quest’ultimo ha un conflitto di interessi più grande di Berlusconi. Di Di Maio evito di parlare, è il nulla assoluto. Gente così va evitata.

Celentano che non ha mai conosciuto Beppe Grillo? Davvero?

L’autore di questa bufala avrebbe dovuto fare i compitini a casa, scoprendo che Celentano e Beppe Grillo si conoscono già da un pezzo, hanno più volte interagito in passato, Celentano era presente alla conferenza di lancio del Movimento 5 Stelle per esprimere tutto il suo plauso e pare abbiano in programma di tornare a calcare i palcoscenici assieme.

Semplicemente, queste frasi non sono mai state proferite dal cantante: il tutto serve per tirare su un po’ di facile viralità buttando nella stessa frase i tre nomi hot della cronaca moderna: Beppe Grillo, Di Maio ed il recentemente tornato all’agibilità politica Silvio Berlusconi.

E sin troppo facile, per un popolo come quello Italiano che vive in campagna elettorale permanente ed ha perso la capacità di farla col garbo e la misura che essa richiederebbe: abbiamo frugato in uno dei profili (da considerarsi segnalato) capofila della diffusione di questa bufala, trovando questo

634 condivisioni e 159 di tenore facilmente intuibili, ottenuti letteramente con uno schiocco di dita, una foto presa da Internet e cinque minuti di Paint su PC.

Pare ancora ieri che eravamo in campagna elettorale, e già ne sentiamo il tanfo greve tornare alle nostre narici.

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ACCHIAPPACLICK La Raggi caccia 55 famiglie italiane da case popolari per darle a immigrati: la Roma a 5 stelle – bufale.net

Ci vuole un attimo in Italia e ti ritrovi dritto in campagna elettorale: praticamente non fai in tempo ad andare alle urne, ma neppure a formare un Governo che la macchina del fango va già riaccesa.

Leggiamo quindi nostri contatti allarmati dalla seguente “notizia”, rubricata col tonante sottotitolo di oltraggio agli Italiani e dal roboante titolo evidenziato

Dopo un lungo iter amministrativo, la giunta romana ha recentemente assegnato cinquantacinque case popolari liberate. Quello che il sindaco Virginia Raggi definisce “un grande successo”, rischia però di diventare un boomerang i cui effetti potrebbero risultare devastanti, per l’amministrazione come per l’ordine pubblico.

Di queste case, ventuno di quelle assegnate, ben il 40%, sono state assegnate ad extracomunitari che hanno scavalcato nelle classifiche famiglie che avevano già in precedenza fatto richiesta. Questa scelta del sindaco Raggi non solo si aggiunge ai provvedimenti filo immigrazionisti ma aumenta il rischio di far esplodere una già crescente tensione sociale tra i residenti dei quartieri romani e i nuovi inquilini extracomunitari.

In sostanza le case sono state liberate da cittadini italiani ‘abusivi’ – secondo le regole del Comune di Roma – e date a immigrati. Che ne avevano diritto: sempre secondo il Comune di Roma.

E’ un esempio lampante di cosa sia la sostituzione etnica: case costruite con i soldi di generazioni di italiani, vengono sottratte a italiani per essere regalata a famiglie di immigrati. Perché si riproducano più in frette e così ci sostituiscano in modo più efficiente.

Il 40% a extracomunitari non contempla i comunitari e gli zingari. Quindi il numero reale è vicino al 100%. Ma anche se fosse ‘solo’ il 40%, sarebbe un numero abnorme rispetto alla popolazione di immigrati residente.

Ed in questo testo c’è di tutto: il goffo fotomontaggio al paint con l’onnipresente bambino piangente usato per ogni bufala, la disinformazione del Giorno della Marmotta, che rimesta nel fango storico roba di mesi o anni fa per spacciarla come nuova, ed un po’ di sentimento contro l’immigrazione attinto alla Bufala del Giustiziere.

La storia reale è sostanzialmente la seguente: il 28 Dicembre 2017, a seguito dell’emergenza abitazioni il Comune di Roma decide di aggredire la c.d. scroccopoli , ovvero il fitto sottobosco di case popolari occupate e mai rilasciate, vendute o tramandate di padre in figlio come una sorta di feudo

L’Amministrazione capitolina nell’ultimo mese ha consegnato 55 case popolari a famiglie aventi diritto. In un anno e mezzo le assegnazioni sono state oltre 750, più di 500 solo quest’anno, contro le 250 del 2014 e le 280 del 2015.

“È un risultato significativo. Stiamo finalmente riportando giustizia alle famiglie oneste – ha dichiarato la sindaca Virginia Raggi – che aspettano la casa popolare in graduatoria sin dal 2000. Andiamo avanti spediti, forti del censimento da poco completato degli alloggi popolari dell’Edilizia Residenziale Pubblica di Roma Capitale: una mappa precisa a disposizione per liberare le case popolari occupate da chi non ha titolo e consegnarle contestualmente a chi ha diritto e bisogno. Il meccanismo è tornato in moto, poniamo fine a ‘scroccopoli’ ”.

Il censimento degli alloggi popolari dell’Edilizia Residenziale Pubblica di Roma Capitale ha portato alla luce circa 2.000 situazioni in cui ad abitare una casa popolare sono persone con redditi alti, immobili di proprietà o residenze altrove, sia dentro che fuori i confini capitolini. Inoltre, sono stati individuati 1.600 alloggi i cui legittimi assegnatari sono deceduti.

Tra i casi emersi ci sono quelli di famiglie con redditi di 90 mila euro e auto di lusso, persone con 18 immobili di proprietà, giovani benestanti subentrati abusivamente nelle case popolari dei nonni, nuclei con entrambi i genitori lavoratori e redditi di 45 mila euro l’anno, coppie sposate che detenevano due alloggi popolari oltre ad avere immobili di proprietà. Fino alle case popolari arredate con suppellettili in bagno d’oro, vasche con l’idromassaggio, cabine-armadio hollywoodiane e maxischermi.

“Il prossimo obiettivo – ha dichiarato l’assessora al Patrimonio e alle Politiche abitative, Rosalba Castiglione – è far sì che il patrimonio pubblico disponibile, quindi non afferente alle case popolari, sia valorizzato come merita. La città possiede molti immobili di pregio sottostimati o con canoni molto al di sotto dei valori di mercato. Parliamo di alcune delle location più belle del mondo, basti pensare agli appartamenti vista Colosseo, Piazza Navona o Fontana di Trevi, che sono stati dati fino ad oggi a meno di 200 euro al mese. Un assurdo sistema a colabrodo, che disperde risorse a scapito delle entrate delle casse comunali e quindi dei servizi alla città. I beni di Roma Capitale appartengono a tutti i cittadini e solo e unicamente a beneficio della collettività devono essere amministrati”.

Nel trarre dunque un bilancio conclusivo, l’Amministrazione Capitolina dichiara, nell’anno 2017, di aver riassegnato 500 abitazioni, di cui 55 nel mese di dicembre, sottraendole ai furbetti dell’abitazione popolare per rimettere le case popolari nel sistema delle assegnazioni.

Siamo dunque alla disinformazione del Giorno della Marmotta: una notizia di dicembre 2017 tenuta in frigo e sbrinata al primo sentore di ritorno alle urne per far cassa con la viralità, ma anche alla bufala del Giustiziere, laddove in una serie di sfortunati (ed improbabili) eventi il nostro amico viralizzatore decide di imbastire una narrativa parallela in cui famiglie con redditi di 90 mila euro e auto di lusso, persone con 18 immobili di proprietà, giovani benestanti subentrati abusivamente nelle case popolari dei nonni, nuclei con entrambi i genitori lavoratori e redditi di 45 mila euro l’anno, coppie sposate che detenevano due alloggi popolari oltre ad avere immobili di proprietà vengono improvvisamente trasfigurati in “poveri italiani” (le vittime) privati delle loro “povere case” (alloggi popolari abusivamente occupati, tramandati di padre in figlio, riarredati, affittati, venduti e comprati) per colpa dei “cattivi stranieri” (in realtà tutti i cittadini aventi i requisiti richiesti da ERP), con richiesta al popolo della Rete di cliccare e condividere per punire le “autorità conniventi”.

Tornando ai requisiti richiesti, scopriamo infatti che gli stessi sono

cittadinanza italiana o di uno stato aderente all’Unione europea o di altro stato non aderente all’Unione europea, sempre che, in tale ultimo caso, il cittadino straniero sia titolare di carta di soggiorno o regolarmente soggiornante ed iscritto nelle liste di collocamento od esercitante una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo;

residenza anagrafica od attività lavorativa esclusiva o principale nel comune od in uno dei comuni compresi nell’ambito territoriale cui si riferisce il bando di concorso, salvo che si tratti di lavoratori destinati a prestare servizio presso nuovi insediamenti produttivi compresi nel suddetto ambito o di lavoratori emigrati all’estero, per i quali ultimi è ammessa la partecipazione per un solo comune.

quindi parliamo di abitazioni sottratte a chi non ne aveva diritto per essere assegnate a cittadini italiani (o con regolare carta di soggiorno), iscritti alle liste collocamento o regolarmente inseriti nella forza lavoro.

Ma si sa, in campagna elettorale tutto è concesso.

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ACCHIAPPACLICK La Boldrini si ripresenta “Sono pronta di nuovo a fare il presidente della Camera”… che catastrofe – bufale.net

Provate ad immaginare che un bel giorno un tizio qualsiasi, per tutta una serie di motivi, decida di pubblicare un post su Facebook o su un altro media inserendo il vostro nome e volto e scrivendo qualcosa tipo:

Vedete questo tizio qui? Io ritengo che questo tizio qui si meriti un aumento perché per me è l’unico in grado di fare quello che servirebbe, quindi se io fossi il suo datore di lavoro gli darei immediatamente un aumento ed un ufficio personale con una serra di piante di Ficus, Poltrona in Pelle Umana, dittafono, sei quadri naïf, tre telefoni, tappeto e moquette per terra!!

Vi sentireste probabilmente un po’ in imbarazzo, forse decisamente in imbarazzo. Ma per voi la cosa finirebbe qui: il vostro datore di lavoro non sarebbe tenuto ad ascoltare il tale, vi farebbe piacere essere lodati, ma chi si loda si imbroda e tornereste al lavoro di tutti i giorni pensando al post con un sorrisetto.

Dal giorno dopo alcuni riprendono quel post e lo ripostano con titoloni del calibro

Tizio dice: “Io mi merito un aumento perché sono l’unico in grado di fare il mio lavoro meglio di tutti! Datemi immediatamente un aumento, la serra di Ficus, la Poltrona in pelle umana, il dittafono, i sei quadri naïf, i tre telefoni, il tappeto e moquette per terra!!” Che catastrofe!

E da allora orde di indinniati ricondividono il post iniziale, senza neppure leggerlo, smaniando ed urlando contro di voi, accusandovi di arrivismo e di ogni desiderio di potere inconfessato ed inconfessabile.

Tocca così ad Italia Patria Mia ricalcare un brano de La Stampa arricchito nell’ordine di una immagine dal titolo inquietante “BOLDRINIIII.jpg” e di un sillogismo abbastanza clickbait

  • Tesi: Eugenio Scalfari, nelle pagine de La Repubblica, constatata la condizione di empasse dell’attuale formazione del Governo, propone un Governo Tecnico di transizione alle urne suggerendo a Gentiloni l’immagine (poetica, ancorché poco praticabile) di un una copresidenza delle camere girl power, laddove

La soluzione più probabile di questo imbroglio politico è che il presidente della Repubblica, dopo avere constatato che allo stato dei fatti una soluzione non c’è, dia a Gentiloni l’incarico di continuare con il governo esistente che diventerebbe di ” ordinaria amministrazione” e che ci si riveda tra un anno con nuove elezioni e possibilmente con una nuova legge elettorale.

I politici nel frattempo chiariscano la propria situazione interna e i loro rapporti con il quadro nazionale ed europeo. Quanto alla nomina dei presidenti del Senato e della Camera che debbono insediarsi al più presto e ancora prima che il presidente della Repubblica dia inizio alle sue consultazioni, c’è a mio parere una soluzione efficace ed elegante, seppur non gradita ai partiti che hanno vinto: eleggere alla presidenza del Senato Emma Bonino e a quella della Camera Laura Boldrini, due donne perfettamente capaci di ricoprire quegli importanti incarichi. Si riaffermerebbe così il femminismo politico che è una novità in parte già attuata con buoni risultati

Ci secca quasi ricordare come, ovviamente, siano le Camere ad eleggere i loro presidenti, e senza bisogno di campagne elettorali, ma non è questo il punto.

In alcuno dei testi citati, basta aprirli, si fa cenno ad una presunta ricandidatura della Boldrini: siamo quindi nell’alveo di una strumentale clickbait.

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ACCHIAPPACLICK Serve più acqua: e la Cina si affida alle scie chimiche per provocare la pioggia

Un articolo pubblicato su Linkiesta il 20 aprile 2018 ci viene segnalato dai nostri lettori:

Serve più acqua: e la Cina si affida alle scie chimiche per provocare la pioggia

Pechino porta avanti un progetto per far precipitare diverse tonnellate di acqua nella regione del Tibet, con cui potrà irrigare terreni anche in zone molto più lontane

In Cina c’è sempre più bisogno di acqua. Non potendo estrarla più di tanto da fiumi e laghi, ha deciso di farla cadere dal cielo, bombardando le nuvole del Tibet con vapori e soluzioni mirate. Non saranno scie chimiche, ma quasi.

Il progetto, che mira a produrre (anzi, provocare) almeno 10 miliardi di tonnellate di acqua piovana lungo la piana del Tibet, consiste nel collocare una serie di camini a ioduro di argento, un composto molto utile per creare legami, e soffiare dei vapori nel cielo in concomitanza con le nubi provenienti dall’Oceano Indiano.

Se lo ioduro fa il suo dovere, una volta raggiunte le nuvole, si mescola con il vapore sospeso in aria, si cristallizza e provoca una reazione a catena che porta alla precipitazione. Insomma, fa piovere, cosa che da sole queste nuvole, vista la particolare struttura geografica del luogo, non farebbero.

A dirla tutta, anche se in passato (ma non con questa grandezza) hanno già generato la pioggia sul Tibet, non è detto che il piano funzioni alla perfezione. I cinesi ci sperano, tanto che hanno deciso di collegare i camini con una rete internet che permette di controllarli da lontano, metterli in contatto con i satelliti che studiano i movimenti delle nubi e, infine, di coordinarne le diverse attività, in modo da emettere più ioduro di argento nel momento in cui passano più nuvole.

Il risultato sarebbe una decina di miliardi di pioggia in più, da impiegare in diversi progetti di irrigazione, compensando con le precipitazioni l’acqua che, a valle, estraggono dal fiume Yangtze e dal fiume Giallo per rendere fertili i deserti del bacino del Tarim.

Per trasparenza, ci sentiamo già di spiegare il motivo della nostra scelta di apporre il tag Acchiappaclick alla nostra analisi. Parliamo essenzialmente del titolo scelto da Linkiesta per presentare la notizia: si parla di scie chimiche (consulta le notizie dal nostro archivio), ma dal primo capoverso specificano che non si saranno scie chimiche, ma quasi. La realtà è più complessa e meglio definita, considerando che si tratta di un progetto non ancora realizzato e che le scie chimiche siano un argomento ancora dibattuto e sostenuto dalle teorie cospirazioniste. Un titolo del genere, dunque, serve ad attirare lettori stimolando la percezione di un complotto.

Il testo riporta come fonte una pubblicazione del sito Popular Science dell’11 aprile. In apertura, Popular Science (PopSci) spiega che, per ovviare alla carenza di acqua dell’intero Paese, la Cina sta costruendo decine di migliaia di rainmakers per far cadere dieci miliardi di tonnellate di pioggia sui monti Tibetani. Per rendere possibile questo artificio si ricorrerà a fornaci di ioduro d’argento realizzate dalla China Aerospace Science and Technology Corporation e distribuite sulle montagne dell’Himalaya. Si parla, in pratica, di Cloud Seeding.

Per meglio comprendere il significato di cloud seeding (letteralmente: inseminazione delle nuvole) possiamo scomodare un caso dell’Idaho di cui parla la rivista Focus in un articolo del 24 gennaio:

Disseminare particelle nelle nubi per fare piovere o nevicare, a comando: quando si parla di cloud seeding, la difficoltà di effettuare studi scientifici efficaci – ripetibili anche fuori dal laboratorio, nelle incostanti condizioni meteo del Pianeta – apre la strada a scontate discussioni su complottismi, con gli “urlatori da tastiera” pronti a chiamare in causa presunti complotti (appunto) ed esperimenti più o meno nascosti di ingegneria del clima.

Il Tibet, tra l’altro, risulta essere la più importante riserva d’acqua dell’Asia e per questo è stata scelta un’area di circa 1,6 milioni di metri quadrati – tre volte la superficie della Spagna – per l’installazione di fornaci dentro le quali un combustibile viene usato per produrre ioduro d’argento, che servirà come agente inseminatore di nuvole che si presenta con una struttura cristallina simile a quella della neve.

Una delle fornaci / South China Morning Post

Il South China Morning Post spiega:

The chambers stand on steep mountain ridges facing the moist monsoon from south Asia. As wind hits the mountain, it produces an upward draft and sweeps the particles into the clouds to induce rain and snow.

Le “camere” si ergono su ripide creste montuose che incontrano il monsone umido dell’Asia meridionale. Quando il vento colpisce la montagna, produce una corrente verso l’alto e spazza le particelle nelle nuvole per causare pioggia e neve.

Rispetto ai precedenti, questo progetto si rivela ambizioso in quanto – riporta The Economist – secondo il Wyoming Weather Modification Pilot Programme a favorire la riuscita del progetto devono presentarsi condizioni di vento favorevoli. Per la costruzione delle fornaci è stata impiegata la tecnologia dei motori a razzo militari, necessaria per bruciare il combustibile in scarse condizioni di ossigeno, considerando un’altitudine di 5000 metri.

South China Morning Post

Il sistema verrà controllato con una rete di velivoli e droni, e anche in remoto tramite un’app per smartphone. Il costo del network che controllerà il sistema delle fornaci sarà di 8.000 dollari per unità e il combustibile utilizzato – secondo il South China Morning Post rilascia solamente vapori e anidride carbonica, per un minore impatto ambientale.

Un progetto del genere esisteva già nel 2016 e portava il nome di Sky River. Era stato presentato dai ricercatori dell’Università di Tsinghua e oggi Lei Fanpei, presidente della società aerospaziale, intende integrare il progetto Sky River con il progetto di modifica del clima sulle montagne del Tibet. L’accordo tra Fanpei e Qiu Yong, presidente della Tsinghua, è ancora in forma confidenziale per alcune informazioni sensibili che le autorità ancora non ritengono utile diffondere.

Tuttavia, il cloud seeding e le scie chimiche sono cose differenti. Una guida interessante al dibattito sulle scie chimiche lo offre la redazione di Wired in un articolo del 2016. Parlare di scie chimiche in un titolo che apre una notizia sul cloud seeding è una leggerezza dietro la quale potrebbe nascondersi una strategia acchiappaclick.

Laddove infatti il misterioso ed evanescente fenomeno delle scie chimiche, come tutte le teorie del complotto, è derivato da immaginari quanto improbabili fenomeni fisici privi di fondamento, il cloud seeding è invece il tentativo di riprodurre un fenomeno perfettamente naturale e che si verifica da quando esiste il Pianeta Terra.

Da sempre, infatti:

La pioggia ha origine dalla condensazione del vapor acqueo contenuto nell’atmosfera terrestre intorno a nuclei di condensazione costituiti da granuli di pulviscolo, da ioni o da particelle di sostanze igroscopiche (cloruri, composti azotati e solforosi, cristalli di ghiaccio ecc.).

Il cloud seeding si prefigge di aumentare le sostanze igroscopiche in una determinata zona sperando siano sufficienti a costituire idonea condensazione per scatenare una pioggia, laddove le scie chimiche stesse avrebbero un numero potenzialmente illimitato e non comprovato di spiegazioni e motivazioni, diverso per ogni preponente della teoria.

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