BUFALA ACCHIAPPALIKE Cristiano Ronaldo arrestato. Notizia clamorosa dalla Spagna

La pagina Facebook Stile Inter il 16 luglio ha pubblicato un post secondo il quale Cristiano Ronaldo, il nuovo acquisto della Juventus, sarebbe stato arrestato:

Il post include un link a un articolo del sito collegato alla fanpage:

Il Fisco spagnolo non molla Cristiano Ronaldo: “Il suo trasferimento alla Juventus non cambia i suoi problemi legali”.

L’arrivo di Cristiano Ronaldo segna sicuramente una nuova era in casa Juventus, che ora potrà dare la caccia alla Champions League con l’uomo simbolo delle ultime edizioni. Il Fisco spagnolo non concede però una tregua al fuoriclasse portoghese nonostante l’ultimo patteggiamento.

La lunga battaglia giudiziaria si era chiusa con il pagamento della somma a seguito del patteggiamento, ma il segretario generale del sindacato del ministero delle Finanze spagnolo Jose Maria Mollinedo avvisa CR7 ai microfoni di ‘Marca’.

Il suo trasferimento in Italia non cambia i suoi problemi col Fisco: se venisse emesso un mandato di arresto, sarebbe attivabile anche lì. I suoi avvocati lo difenderanno in Spagna e controlleremo anche il suo operato sul suolo italiano”.

La condanna con la condizionale non ammette altri passi falsi per Ronaldo con la giustizia iberica. Tra le cause del suo addio a Madrid potrebbe esserci proprio il mancato supporto del club Blancos durante questa vicenda.

In pratica, Cristiano Ronaldo non è stato arrestato e il contenuto dell’articolo cade in netta contraddizione con il post pubblicato sulla pagina. La fonte citata è un articolo del 14 luglio pubblicato sul sito Goal.com, dal quale Stile Inter fa copia-incolla.

Erano il 31 luglio 2017 quando Corriere della Sera riportava che il campione portoghese era accusato di evasione fiscale per un totale di 14,7 milioni di euro, secondo il fisco spagnolo. Le indagini si erano concentrate su un trasferimento di oltre 150 milioni tra il 2009 e il 2014 sui conti di una finanziaria delle Isole Vergini britanniche, dei quali ne risultavano dichiarati solo 22. Ronaldo si ritrovò, dunque, con quattro capi d’imputazione fiscale.

Secondo SkySport la vicenda si concluse con un assegno di 18,8 milioni di euro versato all’Agenzia delle Entrate da parte dello stesso Ronaldo, nell’attesa della firma dell’accordo da parte del nuovo direttore dell’Agenzia. La testata spagnola Marca, tuttavia, riferisce che José María Mollinedo, segretario di GESTHA (Unione Tecnica del Ministero delle Finanze) non è ancora lontano dalle sue responsabilità col fisco spagnolo e che, alla presenza di accertamenti definitivi, potrebbe scattare l’arresto.

Parliamo dunque di bufala acchiappalike, in quanto Cristiano Ronaldo non è stato arrestato ma, nelle parole di Mollinedo, potrebbe essere emesso un mandato nei suoi confronti.

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BUFALA ACCHIAPPALIKE Una bambina espone un cartello: “Aiutate la mia famiglia. Vi chiedo scusa se non siamo migranti” (Foto)

All’interno di alcuni gruppi su Facebook è in circolazione un’immagine che mostra una bambina mentre espone un cartello con la scritta “Aiutate la mia famiglia. Vi chiedo scusa se noi non siamo migranti”:

In particolare, colpisce il post di un utente capace, che ha fatto debunking sul suo profilo mostrando l’evidenza del fotoritocco. Nei commenti ci fa notare, ad esempio, che la stessa foto è stata pubblicata da un account Twitter costruito sull’onda della tragedia di Pamela Mastropietro e gravido di contenuti acchiappalike, nel pieno stile dei mendicanti del web. Il 12 luglio 2018, infatti, l’account GUI memoria#pamela ha pubblicato questo tweet:

L’utente Facebook che ha smascherato il fororitocco fa notare che il falso è stato operato su un’immagine di Steve Debenport, facilmente rintracciabile sullo stock Getty Images:

Embed from Getty Images

Come si può facilmente notare, la bambina mostra un cartello con la scritta Please Help, “Aiuto, vi prego”. La didascalia, inoltre, riporta che la ragazzina è ispanica.

Accorgersi della falsità di certe immagini ritoccate, purtroppo, non è così scontato, in quanto non tutti sono in possesso della perspicacia o degli strumenti per riconoscere un font, un artificio, anche se utilizzato di consueto dai viralizzatori per diffondere indinniazione.

La bambina, dunque, non espone un cartello con la scritta “Aiutate la mia famiglia, vi chiedo scusa se noi non siamo migranti”, bensì le parole “Please Help”.

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ACCHIAPPALIKE Salvini chiude i fondi alle coop che ospitano migranti. 50 milioni di euro da destinare ad altro

Un meme in continua circolazione riporta che Salvini ha deciso di chiudere i fondi alle cooperative che ospitano migranti, per risparmiare 50 milioni di euro da destinare “ad altro”:

Il meme fa riferimento – compresa la scelta dell’immagine – a un articolo pubblicato il 5 luglio da Il Giornale in cui si parla di «stretta di fondi sull’accoglienza»:

Matteo Salvini chiude i rubinetti ai fan dell’accoglienza. Ben 42 milioni di euro dei fondi per l’immigrazione sono stati, infatti, spostati, dalla voce “accoglienza” alla voce “rimpatri”.

Una mossa che serve, da una parte, ad affamare le cooperative rosse e i buonisti che negli ultimi anni hanno lucrato sull’accoglienza degli immigrati in Italia. “Quello che era un business che faceva arricchire pochi sulle spalle di molti – ha annunciato il ministro dell’Interno in conferenza stampa – ora diventa investimento in sicurezza e rimpatri“.

Non proprio 50 milioni di euro, bensì 42 milioni – precisazione forse necessaria – trasferiti dalla voce accoglienza alla voce rimpatri (ovvero l’altro cui fa riferimento il meme). Il 5 luglio il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato con un tweet:

Con una circolare a prefetti e presidenti delle Commissioni per il riconoscimento della protezione internazionale, ho personalmente richiesto velocità e attenzione nel dare accoglienza a chi scappa veramente dalla guerra ma anche nel BLOCCARE tutti coloro che non ne hanno diritto.

Tale istanza viene ripresa anche da un articolo de Il Sole 24 ore:

La direttiva del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è stata firmata ieri (si veda IlSole24Ore del 20 giugno) e diramata a tutti i prefetti, i questori, la commissione nazionale per il diritto d’asilo e i presidenti delle commissioni territoriali. L’obiettivo è ridurre i riconoscimenti della protezione umanitaria (28% dei permessi rilasciati a maggio 2018): riguardano la stragrande maggioranza delle domande accolte rispetto ai rifugiati in senso stretto (7%) e la protezione sussidiaria (4%).

In concerto, Matteo Salvini ha trasferito 42 milioni dalla voce accoglienza alla voce rimpatri. Lo ha annunciato durante una conferenza stampa tenutasi al Viminale e congiunta con il vicepremier libico Ahmet Maitig. Come riporta Askanews:

“Vi dico solo, a beneficio dei giornalisti italiani, che guardando tutti i progetti in corso finanziati da Italia ed Europa sulla cosiddetta integrazione e sull’accoglienza, abbiamo recuperato nelle ultime ore, vado a memoria, circa 42 milioni di euro che abbiamo destinato alla voce ‘rimpatri’. Quindi quello che era un business che faceva arricchire pochi sulle spalle di molti dal nostro punto di vista diventa un investimento in sicurezza e in rimpatri. La voce è sempre quella, ‘immigrazione’, però c’è modo e modo di usare i fondi che stanno sotto la voce immigrazione”.

Si tratta, dunque, di una destinazione d’uso diversa. Lo spostamento, inoltre, è stato possibile solamente dopo uno screening di tutti i progetti di accoglienza e integrazione in corso in Italia, finanziati sia dall’Italia che dall’Unione Europea.

Nelle ultime ore, però, l’Unione Europea ha bloccato l’iniziativa di Salvini:

Quel budget ha una finalità vincolata e l’Italia non può utilizzarlo per altri scopi. “Non abbiamo informazioni se si tratti di fondi Ue o no”, ha precisato un portavoce della Commissione. Nel caso i 42 milioni menzionati dal ministro dell’interno Matteo Salvini da reindirizzare dall’accoglienza ai rimpatri dei migranti “facciano parte del bilancio nazionale, non ci riguarda”. Nel caso invece si trattasse di fondi comunitari, chiarisce il portavoce, “questi sono sempre dati per un progetto specifico” nell’ambito di un programma nazionale in base a un “accordo con lo stato membro per cui questi fondi devono essere utilizzati”. Dunque, se il capo del Viminale vorrà utilizzare una somma così ingente per affrontare il massicci piano di rientri, allora dovrà farlo attingendo al bilancio dello Stato. Sempre che vi siano risorse sufficienti.

Per il momento, riporta Repubblica, Matteo Salvini non ha replicato.

Parliamo di acchiappalike, tuttavia, per sottolineare che il meme contiene inesattezze e facili conclusioni, soprattutto omissioni. Salvini ha annunciato di aver spostato 42 milioni di euro dalla voce accoglienza alla voce rimpatri, non è esatto affermare che quei fondi fossero “destinati ad altro”.

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BUFALA ACCHIAPPALIKE I soldi degli sms per i terremotati? Tutto insabbiato!

Un meme altamente anacronistico è tornato alla ribalta in questi giorni, di sicuro per un uso maldestro dello strumento Accadde oggi (leggi la nostra guida utile) di Facebook. Si tratta, nuovamente, della polemica circa i denari offerti attraverso il servizio di donazione via sms al numero 45500 a seguito del tragico terremoto del Centro Italia del 24 agosto 2016:

I soldi dei terremotati? Tutto insabbiato!
Il giudice archivia il caso!
“I soldi degli sms non sono stati rubati, solo non si trovano!”

Falso.

È sorprendente, tuttavia, il cinismo con il quale i più maleodoranti mendicanti del web (qui la nostra guida utile) dissotterrano vecchie bufale per conquistare quel pugno di ore di popolarità diffondendo falsità appetibili per un pubblico sempre più vittima della disinformazione.

Non è un caso se il nostro servizio, già nei tempi del terremoto e del post-sisma, si era trovato a intervenire per rimettere ordine tra le notizie che più infestavano il web. Il topic più frequente erano proprio gli sms, al centro di una polemica innescata dal sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi circa la presunta sparizione dei fondi raccolti dagli sms. Il procuratore di Rieti Giuseppe Saieva aveva aperto un fascicolo, smentendo quanto denunciato da Pirozzi. Lo riportava, il 26 settembre 2017, Il Giornale con un articolo intitolato con taglio equivoco: «Soldi per i terremotati spariti: vogliono già insabbiare tutto». Nel contenuto, poi, smentiva quanto dichiarato in apertura:

Tutto insabbiato. Non è certo colpa della procura di Rieti, il cui capo Giuseppe Saieva ha già chiarito che il fascicolo aperto dopo le dichiarazioni del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, sulla «sparizione» delle donazioni post-sisma arrivate via sms avrà vita breve: «Una bolla di sapone».

Quei soldi, in effetti, non sono spariti. Non c’è molto di penale su cui indagare, non c’è un giallo da risolvere, e l’archiviazione sembra la strada più naturale, considerando che quei milioni di euro sono al sicuro nei conti della Protezione civile. Di penale, invece, c’è l’indagine per truffa a carico di 120 romani che, sfruttando la residenza «fittizia» ad Amatrice, sono stati pizzicati dalla procura reatina a incassare il contributo (da 400 a 900 euro) erogato alle vittime del sisma che prendono casa in affitto. Mentre le vittime vere, magari, vivono nelle baracche.

I 28 milioni raccolti grazie alle donazioni pervenute sia da sms che da bonifico, in realtà, non erano destinati all’emergenza, bensì alla ricostruzione. Per l’emergenza, infatti, i denari nelle zone terremotate erano già stati impiegati, come sottolineava Angela Finocchiaro – al Ministero dei Rapporti col Parlamento durante il Governo Gentiloni – in risposta a un’interrogazione parlamentare richiesta da Laura Castelli, deputata del Movimento 5 Stelle che chiedeva spiegazioni su un “ritardo” dell’arrivo delle donazioni:

La “sparizione” dei 28 milioni di euro è una notizia falsa: come ha risposto all’interrogazione la ministra Anna Finocchiaro, quei fondi erano destinati fin dall’inizio alla ricostruzione post-terremoto, e non sono “scomparsi”, mentre la gestione dell’emergenza è stata ed è finanziata con denaro stanziato dallo Stato.

Per fare chiarezza si era adoperata anche la Protezione Civile con un comunicato:

In riferimento alle nuove errate informazioni che circolano soprattutto sui social in merito all’utilizzo delle donazioni raccolte attraverso il numero 45500, si precisa che, come indicato anche nel Protocollo che ne disciplina il funzionamento, queste serviranno per supportare la ricostruzione dei territori colpiti. Per la fase di gestione dell’emergenza, infatti, sono destinate tutte le necessarie risorse attraverso i fondi pubblici.

In particolare, in questa emergenza, come disposto dal decreto legge 189 convertito (leggi il testo sulla Gazzetta Ufficiale, ndr), le donazioni confluiranno nella contabilità speciale del Commissario straordinario alla ricostruzione e saranno gestite passando dal controllo di un Comitato dei Garanti, come prevede proprio il Protocollo.

Saranno i territori a valutare, in raccordo con Regioni e Commissario e sulla base delle esigenze valutate nell’ambito del più complessivo piano della ricostruzione, a indicare su quali progetti destinarli.
Lo stesso vale per le somme raccolte attraverso il conto corrente aperto dal Dipartimento.

Nessuna donazione, dunque, era sparita. I denari arrivati con le offerte erano rimasti su un conto infruttifero fino al 14 febbraio 2017 – dunque quando venne chiusa la raccolta – dopo il quale un Comitato dei Garanti (nominato dal Capo della Protezione Civile e dai Presidenti delle Regioni coinvolte) aveva il compito di «valutare di volta in volta le varie proposte delle Regioni e del Commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, e di sbloccare le risorse» (fonte: Agi).

Parlare ancora di soldi perduti degli sms, documenti insabbiati e giudici che archiviano senza un perché significa camminare sui cadaveri senza preoccuparsi di compiere un grave vilipendio. Rispolverare vecchie bufale, oltre ad essere una grave perdita di tempo, è anche un gesto meschino di insensibilità e coprofagia.

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BUFALA E ACCHIAPPALIKE Vladimir Putin su Matteo Salvini e le ONG (video)

La pagina Facebook Noi con Salvini ha pubblicato un video che mostra il presidente russo Vladimir Putin durante un’intervista. Secondo i sottotitoli, Putin si esprime circa le decisioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini e sulle ONG:

 

Putin – sempre secondo i sottotitoli – dissente dalle misure adottare dal Vicepremier e sensibilizza sul dispendio di vite umane, parlando dell’Italia come il Paese in cui non si piegano più schiene sotto il sole, per qualsiasi retribuzione. Per chiudere la sua intervista, afferma:

Qui in Russia non abbiamo mai avuto di questi problemi. Qui c’è gente che ha voglia di lavorare.

L’intervista pubblicata da Noi con Salvini è un falso messo in rete per raccogliere un certo numero di condivisioni, sfruttando il topic del #PutinCheDiceCose e del tema di questi giorni, che interessa la nave Aquarius e la politica di Matteo Salvini su ONG e porti.

Un nostro lettore, infatti, ci fa notare che esiste un video pubblicato dal canale YouTube PandoraTV con traduzione simultanea fuori campo in italiano, con data 13 ottobre 2015:

Si tratta, in realtà, di un’intervista rilasciata dal Presidente Putin al giornalista Vladimir Solovyov l’11 ottobre 2015 (dunque ben prima dei fatti dell’Aquarius e del governo Conte) a Sochi. Nella descrizione del video leggiamo:

In questa intervista rilasciata a Sochi, Putin svela alcuni retroscena dell’intervento russo in Siria e descrive la sua visione dello scacchiere mediorientale. Si sofferma poi sulla sua linea di politica estera e sulle condizioni dell’economia russa.

Come i lettori potranno notare, l’intervista si estende per circa 20 minuti, dunque gli amministratori della pagina Noi con Salvini hanno compiuto un’opera e di decontestualizzazione (estrapolando solo i primi 3 minuti) e di disinformazione, sostituendo con sottotitoli in italiano inventati alle parole realmente pronunciate dal leader russo. Ricordiamo, inoltre, che PandoraTV è una community di giornalismo partecipativo creata soprattutto per monitorare le notizie pubblicate da RT News – la rete televisiva del Governo Russo – e da Russia Today. Per confermare quanto tradotto da PandoraTV esiste il video ufficiale della stessa intervista, pubblicato l’11 ottobre 2015 sul canale YouTube Ruptly, un distaccamento della rete RT con sede a Berlino:

Titolo e descrizione, ancora, confermano che Putin stesse parlando dell’intervento anti-terrorismo della Russia in Siria. È matematicamente e logicamente impossibile che il presidente Russo, nel 2015, si stesse occupando della politica di Salvini, dell’Aquarius e delle ONG. Per questo parliamo di bufala acchiappalike. La logica e la matematica, specie in questi casi, non possono essere un’opinione.

Tranne se, dopo tutte le qualità da supereroe attribuite dai viralizzatori a Putin, gli si vuole riconoscere il potere di viaggiare nel tempo.

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ACCHIAPPALIKE “Fatelo vedere alla Boldrini” (2018)

Nel 2017 riportavamo la nostra analisi per un video postato dalla pagina social Falange Nera:

In questi giorni lo stesso video è stato pubblicato sulla fanpage Governo a 5 Stelle con la seguente didascalia:

Fate vedere questo Video alla Boldrini, risponderà in videoconferenza e dirà che sono “responsabili della qualità”…

Che sia per nostalgia o per noia non ci è dato saperlo, il dato oggettivo è che Laura Boldrini è sempre oggetto di elemosina da parte dei mendicanti del web. Ribadiamo, oggi, quanto detto nella precedente analisi.

Ciò che il video mostra è una coppia di ragazzi al reparto ortofrutticolo di un supermercato, intendi ad addentare i prodotti per poi riporli sull’espositore, tra le risate divertite del videoamatore. Ciò che ingenuamente è sfuggito all’autore del post su Falange Nera (oggi postato su Governo a 5 Stelle, ndr) è la presenza, sullo sfondo, di indicatori scritti in lingua anglosassone.

Gli autori del post, come consuetudine, decontestualizzano un video e lo ripropongono nella tipica chiave di lettura adatta alla fruizione dei condivisori compulsivi. Che si trattasse di un video senza fonti l’aveva sottolineato anche Giornalettismo in un articolo del 19 giugno 2017. Oggi come allora, Falange NeraGoverno 5 Stelle sanno benissimo di non avere fonti per dimostrare dove sia stato girato il video. Non in Italia, questo è certo.

La pagina Governo 5 Stelle cavalca le novità politiche di questo preciso momento storico, sia per il nome scelto che per i contenuti pubblicati.

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ACCHIAPPALIKE “Fatelo vedere alla Boldrini” (2018)

Nel 2017 riportavamo la nostra analisi per un video postato dalla pagina social Falange Nera:

In questi giorni lo stesso video è stato pubblicato sulla fanpage Governo a 5 Stelle con la seguente didascalia:

Fate vedere questo Video alla Boldrini, risponderà in videoconferenza e dirà che sono “responsabili della qualità”…

Che sia per nostalgia o per noia non ci è dato saperlo, il dato oggettivo è che Laura Boldrini è sempre oggetto di elemosina da parte dei mendicanti del web. Ribadiamo, oggi, quanto detto nella precedente analisi.

Ciò che il video mostra è una coppia di ragazzi al reparto ortofrutticolo di un supermercato, intendi ad addentare i prodotti per poi riporli sull’espositore, tra le risate divertite del videoamatore. Ciò che ingenuamente è sfuggito all’autore del post su Falange Nera (oggi postato su Governo a 5 Stelle, ndr) è la presenza, sullo sfondo, di indicatori scritti in lingua anglosassone.

Gli autori del post, come consuetudine, decontestualizzano un video e lo ripropongono nella tipica chiave di lettura adatta alla fruizione dei condivisori compulsivi. Che si trattasse di un video senza fonti l’aveva sottolineato anche Giornalettismo in un articolo del 19 giugno 2017. Oggi come allora, Falange NeraGoverno 5 Stelle sanno benissimo di non avere fonti per dimostrare dove sia stato girato il video. Non in Italia, questo è certo.

La pagina Governo 5 Stelle cavalca le novità politiche di questo preciso momento storico, sia per il nome scelto che per i contenuti pubblicati.

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BUFALA E ACCHIAPPALIKE Marco De Benedetti amministratore dell’ONG “Save the children”

La disinformazione può maturare come la fermentazione di un cibo mal digerito. Accade quando i mendicanti del web riprendono un vecchio meme su Marco De Benedetti che il nostro staff aveva posto in analisi il 15 maggio 2017. Si diceva, infatti, che il figlio di Carlo De Benedetti fosse amministratore delegato della ONG Save the children, ma nella scheda Chi siamo del portale ufficiale, il suo nome compariva tra i membri del consiglio direttivo che prestavano il loro operato a titolo gratuito, e per questo avevamo parlato di disinformazione e acchiappalike. Vero che Marco De Benedetti è figlio di Carlo De Benedetti, vero che fa(ceva) parte di Save the children.

Non ricopriva, però, il ruolo di Amministratore Delegato, carica che nel consiglio direttivo tuttora non esiste.

Oggi, la pagina di Danilo Calvani del Movimento Forconi ripropone la stessa cosa, con una grafica e un’impostazione diverse:

Toh, il figlio di De Benedetti è l’amministratore dell’ONG Save the children, che ha 2 navi attive su coste Libia.

Ora, dalla disinformazione si passa alla bufala, perché nel nuovo consiglio direttivo di Save the children il nome di Marco De Benedetti non compare in alcuna voce:

Inutile, dunque, seguitare a condividere e diffondere una notizia falsa, se già in tempi più credibili aveva scarse fondamenta. Abbiamo dunque provveduto a segnalare questa bufala al diretto interessato, sperando in una sua smentita ufficiale.

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BUFALA E ACCHIAPPALIKE Marco De Benedetti amministratore dell’ONG “Save the children”

La disinformazione può maturare come la fermentazione di un cibo mal digerito. Accade quando i mendicanti del web riprendono un vecchio meme su Marco De Benedetti che il nostro staff aveva posto in analisi il 15 maggio 2017. Si diceva, infatti, che il figlio di Carlo De Benedetti fosse amministratore delegato della ONG Save the children, ma nella scheda Chi siamo del portale ufficiale, il suo nome compariva tra i membri del consiglio direttivo che prestavano il loro operato a titolo gratuito, e per questo avevamo parlato di disinformazione e acchiappalike. Vero che Marco De Benedetti è figlio di Carlo De Benedetti, vero che fa(ceva) parte di Save the children.

Non ricopriva, però, il ruolo di Amministratore Delegato, carica che nel consiglio direttivo tuttora non esiste.

Oggi, la pagina di Danilo Calvani del Movimento Forconi ripropone la stessa cosa, con una grafica e un’impostazione diverse:

Toh, il figlio di De Benedetti è l’amministratore dell’ONG Save the children, che ha 2 navi attive su coste Libia.

Ora, dalla disinformazione si passa alla bufala, perché nel nuovo consiglio direttivo di Save the children il nome di Marco De Benedetti non compare in alcuna voce:

Inutile, dunque, seguitare a condividere e diffondere una notizia falsa, se già in tempi più credibili aveva scarse fondamenta. Abbiamo dunque provveduto a segnalare questa bufala al diretto interessato, sperando in una sua smentita ufficiale.

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ACCHIAPPALIKE 10 anni, 5° elementare… oggi Marco e Luca sono assenti perché hanno fatto il vaccino contro il carcinoma del collo dell’utero

Un utente Facebook ha pubblicato un post in cui parla di Marco e Luca «della scuola di mio figlio», due bambini di 10 anni al 5° anno delle Scuole Elementari, risultati assenti in quanto sottoposti al vaccino contro il carcinoma del collo dell’utero:

La parte distorta del messaggio, ovviamente, è l’accostamento della parola utero a due individui maschi. Alcuni hanno riso, altri hanno provato a far ragionare l’autore del post, altri si sono uniti in un coro di protesta. Ciò che l’utente chiama vaccino contro il carcinoma del collo dell’utero, in realtà, è il vaccino contro il Papilloma Virus (HPV), come spiegato sul portale ufficiale del Ministero della Salute:

La campagna di vaccinazione contro l’HPV è indirizzata agli adolescenti di entrambi i sessi, preferibilmente intorno agli 11 e i 12 anni di età. La vaccinazione in questa classe di età consente di prevenire, nella quasi totalità dei casi, l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali, che più frequentemente provocano il tumore della cervice uterina. Ambedue i vaccini sembrano presentare un certo grado di protezione verso altri ceppi di HPV.

Pur se l’utente lo trova strano, l’infezione da Papilloma Virus interessa anche gli uomini e la vaccinazione è indicata per entrambi i sessi dai 9 anni di età:

Quando il virus HPV causa delle alterazioni visibili, la conseguenza più comune [negli uomini, ndr] sono i condilomi, che compaiono generalmente intorno all’ano o sul pene, lo scroto (testicoli), l’inguine o le cosce.

Per renderci più comprensibili con l’autore del post e con quanti hanno frainteso il suo messaggio: il vaccino serve agli uomini per evitare il presentarsi di tumori al cavo orale, all’ano, al pene e alla lingua, e ovviamente ad evitare il contagio durante i rapporti sessuali; alle donne, invece, serve a scongiurare l’insorgenza di altre forme tumorali, come quella alla cervice uterina:

In casi più rari, in cui il sistema immunitario non riesce a debellare rapidamente il virus, l’Hpv può determinare l’insorgenza di forme tumorali quali il tumore della cervice uterina, oggi l’unica forma di neoplasia riconosciuta come totalmente riconducibile a un’infezione. Il virus Hpv è implicato inoltre nella patogenesi di altri tumori in sede genitale (vulva, vagina, ano, pene) ed extragenitale (cavità orale, faringe, laringe).

Niente di strano, dunque, se i piccoli Luca e Marco sono stati sottoposti al vaccino contro l’HPV all’età di 10 anni, che di certo non intende curarli dal tumore al collo dell’utero. Un post di questo genere, oltre a disinformare, serve ad attirare like e a creare una viralità fatta di allarmismo.

Lo Staff ringrazia tutto il personale medico che collabora con il nostro servizio

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