NOTIZIA VERA Farrokh Bulsara fugge dalla guerra in Africa. Pochi anni dopo fonda i Queen

Un post su Facebook racconta la storia di Farrokh Bulsara, futura voce dei Queen meglio conosciuta col nome di Freddie Mercury:

#profughi 2 – Farrokh Bulsara, diciottenne di origine indiana, fugge dal paese in cui vive nel cuore dell’Africa, dove era in corso la guerra civile, e arriva in Inghilterra.
Pochi anni dopo fonda uno dei gruppi musicali più importanti della storia, i Queen. Con il nome di Freddie Mercury.
#apriamoiporti #apriamolementi #apriamoilfuturo

La storia di Freddie Mercury è vera.

Un servizio della CNN elenca i rifugiati che hanno cambiato il mondo. “Freddie Mercury” era il nome d’arte di Farrokh Bulsara, nato nell’isola africana di Zanzibar nel 1946. Nel 1964 la sua famiglia dovette fuggire nel Regno Unito per scampare alla sanguinosa guerra civile che portò alla caduta del Sultanato.

Sul sito biography.com è presente un’intera scheda biografica della rockstar, nella quale si racconta, appunto, del passato della famiglia di Farrokh Bulsara, che si rese popolare in tutto il mondo come voce inconfondibile e storica dei Queen.

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DISINFORMAZIONE Non possiamo permettere che un africano sappia che, in Italia, su una spiaggia non si può violentare – bufale.net

In questo clima di campagna elettorale permanente capitano sovente che vecchie bufale e disinformazioni vengano riciclate.

Capita che un portale Facebook come Lo Sbratto Quotidiano ricicli un vecchio filmato di settembre 2017, peraltro ben tagliato (archiviato qui)

Nel quale resta solamente la frase “Non possiamo permettere che un africano sappia che, in Italia, su una spiaggia non si può violentare”, prima pronunciata dall’avvocato Carmen di Genio, poi da una voce maschile che, in modo odioso, ne fa infantilmente il verso, aprendo così la stura ad una lunga serie di commenti degni del peggior leone da tastiera.

Quel genere di leone da tastiera che, come tutti sappiamo, quando viene posto dinanzi al fatto compiuto improvvisamente diventa conciliante ed inciline alle scuse.

Il qui presente Shadow ritiene che sia già grave prendere di mira un qualsivoglia cittadino, ma prendere di mira un avvocato, un soggetto che conosce quanto sia grave il reato di diffamazione e che i commenti su Facebook constano di aggravante specifica (dovuta alla pubblicità del mezzo) sia deciso autolesionismo.

Infatti la frase infantilmente motteggiata è solo un frammento estrapolato da un intervento di diverso tenore, che riportiamo per intero

Qua dobbiamo fare al massimo mente locale, non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare una persona, perché lui probabilmente non lo sa nemmeno, non lo sa proprio. Allora noi questi extracomunitari li dobbiamo educare alle nostre regole, dobbiamo applicare il principio di legalità che è l’unica cosa che ci può aiutare a combattere anche il terrorismo, perché noi educandoli alle nostre regole e non ghetizzandoli come stiamo attualmente facendo, perché sbarcano e io non so come sono questi cittadini…. […] non possiamo accoglierli e ghettizzarli, li dobbiamo integrare nella nostra società oppure non li dobbiamo accogliere.

Comprendiamo che per molta gente sia più facile insultare e diffamare, per poi piatire perdono dinanzi alle conseguenze che non capire il funzionamento di un ragionamento per assurdo.

Il ragionamento per assurdo è quella particolare figura retorica che, partendo da un’ipotesi, si dimostra che la stessa è errata proponendo la correzione.

Ovviamente il punto di arrivo del ragionamento è bisogna integrare, oppure non accogliere, fermarsi al punto di arrivo significa pervertire le frasi dell’avvocatessa in una formula clickbait utile solo a fomentare odio e pubblica indinniazione nei suoi confronti.

E, come sempre, Bufale è dalla parte di chi è vittima di odio e disinformazione e su questo non transige: non potremo quindi che rendere fact checking e cercare di rendere edotta l’avvocatessa delle affermazioni gravissime ad ella rivolte.

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NOTIZIA VERA Il becco a scarpa esiste davvero

Nel corso degli ultimi giorni sta circolando sul web un video che mostra un animale che prenderebbe il nome di Becco a Scarpa (Shoebill Stork in lingua inglese). Ebbene, non si tratta di un uccello modificato a computer o inventato di sana pianta, dal momento che esiste sul serio.

Al giorno d’oggi, trovare sul web qualche immagine di animali mitici è piuttosto semplice. Ogni tanto, però, capita di imbattersi effettivamente in un articolo dei media che racconta la storia di un vero animale, che risulta così strana da non sembrare reale.

Lo scorso primo maggio, l’account Twitter “Nature is Amazing” ha pubblicato un video relativo ad un uccello africano di notevoli dimensioni.

 

Nel momento in cui il video ha cominciato a diffondersi sul web a tal punto da diventare virale, tante persone si sono dimostrate piuttosto incredule e scettiche sull’autenticità dell’animale.

Il Becco a Scarpa, secondo quanto diffuso dall’Audubon Society, è un uccello silenzioso per la maggior parte del tempo; in qualche caso fa un po’ di rumore, ma solo come forma di saluto nei confronti di altri animali. Questi uccelli possono arrivare a dimensioni importanti, soprattutto in altezza. Vivono nelle aree tropicali dell’Africa Centrale e sono diffusi soprattutto in Uganda, Sudan e Zambia. Una specie che, purtroppo, è considerata vulnerabile dall’Unione internazionale per la conservazione della natura e delle sue risorse. Si ciba di anguille, lucertole, serpenti e, in qualche caso, pure di piccoli coccodrilli.

 

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