NOTIZIA VERA Anteprima assoluta su Whatsapp coi primi stickers: nessun virus, la gallery

Bisogna fare molta attenzione ad una serie di novità in arrivo con Whatsapp attraverso uno dei prossimi aggiornamenti dedicati all’app ottimizzata per Android e per iPhone. Una delle beta più recenti della popolare piattaforma, infatti, introduce al meglio il discorso per una funzione particolarmente attesa, con cui vedremo eliminato ulteriormente il gap con Telegram. Stiamo parlando dei tanto invocati stickers, tramite i quali finalmente potremo dare un tocco più animato alle nostre conversazioni.

I primi dettagli sul nuovo aggiornamento Whatsapp, con relative anticipazioni tramite foto, arriva in queste ore da uno dei massimi esperti in materia, vale a dire WABetaInfo. Attraverso le immagini che vogliamo condividere con voi oggi, tratte proprio della beta 2.18.218, avremo le idee più chiare sia sulla loro interfaccia grafica, almeno inizialmente, sia sulla possibilità di aggiornarle lato server col tempo, man mano che ne verranno rilasciate di nuove.

Per avere un’idea più chiara di quello che ci aspetta su Whatsapp, alla luce delle informazioni preliminari emerse a proposito della beta 2.18.218, qui di seguito troverete una piccola gallery in cui potrete ammirare gli stickers che verranno introdotti da subito all’interno dell’app. In questo modo potrete soddisfare da un lato la vostra curiosità, mentre dall’altro saprete riconoscere questi simboli rispetto a quelli fake che potrebbero prendere piede in Rete a stretto giro.



Importantissimo evidenziare che si tratti di una notizia vera, in quanto prima degli sticker Whatsapp aveva preso piede in Rete e all’interno della stessa app una catena che ci preannunciava nuove bellissime emoji da scaricare. In quel caso si trattava di un bufala che conteneva addirittura una minaccia per il pubblico, in quanto dal download del fantomatico pacchetto avreste ricavato solo un malware molto pericoloso per la sicurezza del vostro smartphone. Qui troverete tutti i dettagli in merito, mentre a fine articolo troverete il tweet ufficiale che ha introdotto la novità di oggi 18 luglio.

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AGGIORNAMENTO Attimi di follia nel napoletano, immigrato sfascia 7 auto e viene pestato

Poche ore fa pubblicavamo la nostra analisi in corso su un caso di Acerra, dove un immigrato, nella sera dell’11 luglio, aveva sfasciato 7 auto e veniva pestato dai residenti. La notizia veniva riportata da Meridiano News e La Rampa.

Secondo la ricostruzione delle due fonti, l’uomo circolava per Via Soriano con una mazza di legno e aveva preso a demolire le auto che incontrava lungo il percorso, creando dei danni sia su due vetture in sosta che su altre cinque in transito. Poco dopo (secondo Meridiano News) veniva fermato e picchiato da alcuni residenti, per poi venire immortalato disteso sull’asfalto dopo l’arrivo delle forze dell’ordine. Secondo La Rampa, l’immigrato era sotto l’effetto dell’alcol, mentre Meridiano News riportava che presumibilmente l’uomo fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Grazie a una nostra lettrice, abbiamo trovato un ulteriore riscontro su L’indisponente, una sito di informazione locale, che ha riportato ulteriori dettagli.

Secondo questa fonte, l’uomo ha perpetrato danni su più di 10 automobili sia in Via San Francesco d’Assisi che in Via Soriano, tanto da portare all’intervento della Polizia di Stato e dei Carabinieri. L’uomo era risultato incapace di intendere per le sue condizioni psico-fisiche, ma nonostante questo opponeva una certa resistenza che aveva costretto gli agenti ad accerchiarlo per evitare che provocasse altri danni.

Sul luogo era giunto anche il personale sanitario per prestargli le prime cure, ma l’uomo continuava ad opporre resistenza.

L’uomo riverso a terra (al centro) insieme agli agenti e a un operatore sanitario, con alcuni residenti / L’indisponente

La vicenda è riportata anche in un post della pagina Facebook Giornale Tablò:

Un giovane extracomunitario, circa 20 minuti fa, in via Soriano con una spranga ha distrutto i parabrezza di diverse auto sia in sosta che in movimento.
Il giovane, apparentemente ubriaco, pronunciava frasi incomprensibili mentre con la spranga di ferro prendeva a colpi le auto. Riversato per terra, forse ferito, è in attesa del 118.

Si parla, dunque, di stato di ubriachezza (presunta secondo Giornale Tablò) anche per quanto riguarda il titolo usato da L’indisponente – “Ultim’ora Acerra. Ubriaco E Armato Di Mazza Distrugge Auto In Pieno Centro” – ma non viene riportata l’azione vendicativa dei residenti, che secondo Meridiano News avrebbero pestato l’uomo.

Resta ignoto, ancora, l’epilogo della vicenda, che vi riporteremo in un prossimo articolo.

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AGGIORNAMENTO Sassari, lite al bancomat per fila non rispettata. Accuse dell’Acos: indagini della polizia

Nella giornata di ieri, 4 luglio, pubblicavamo un’analisi su un presunto episodio di razzismo avvenuto a Sassari, durante una fila di fronte a un bancomat. Secondo Cagliaripad la ragazza nigeriana sarebbe stata aggredita da un cittadino autoctono per non aver rispettato la fila. L’aggressione si sarebbe consumata in via Bogino.

La ragazza, all’arrivo dei Carabinieri, è stata condotta all’ospedale e lì ricoverata in stato di choc per cinque giorni, con il sostegno di un gruppo di volontarie per i diritti delle donne.

Ancora, Cagliaripad ci aggiornava con un articolo in cui riportava che la Questura di Sassari stava visionando le immagini di sorveglianza dell’ufficio postale, e tali immagini smentivano la versione della ragazza. Al contrario, risultava che l’aggressione fosse partita proprio dalla ragazza, e non dall’uomo.

Alessandro Udassi / La Nuova Sardegna

I principali quotidiani della Sardegna, L’Unione SardaLa Nuova Sardegna riportano, appunto, che Alessandro Udassi, il ragazzo protagonista dell’episodio, ha raccontato che la ragazza stava temporeggiando eccessivamente dinanzi allo sportello. Udassi è dunque intervenuto per chiederle di fare in fretta, ma la ragazza avrebbe reagito con improperi. A tal punto (lo confessa in questo video), Udassi le ha strappato di mano la carta di credito per poi gettarla per terra, scatenando la dura reazione della giovane.

Come scrive anche Sardinia Post:

A supporto della sua ricostruzione, alcuni testimoni raccontano che il ragazzo avrebbe strappato la tessera bancomat dalle mani della nigeriana per esortarla, con modi tutt’altro che gentili, a ultimare in fretta le operazioni allo sportello automatico. Questo avrebbe scatenato la reazione della giovane e la successiva colluttazione tra i due. Le persone che hanno assistito allo scontro sarebbero poi intervenute per separare i due litiganti.

Il ragazzo sassarese ha anche esibito le ferite da graffi e morsi durante la sua convocazione in Questura. Sulle sue dichiarazioni e, ancora, sulle immagini di sorveglianza, indagano gli inquirenti. In ogni caso, testimoni e immagini confermano la sua versione.

 

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NOTIZIA VERA Arriva la rivoluzione totale per i gruppi Whatsapp: zittiti i membri fastidiosi

Dovrebbe mancare pochissimo al rilascio di un nuovo aggiornamento estremamente importante per Whatsapp, indipendentemente dal fatto che siate in possesso di uno smartphone Android o di un iPhone. Le recentissime beta della nota app di messaggistica, che di solito anticipano di poche settimane le versioni disponibili per tutti su iTunes e nel Play Store, ci dà un chiaro segnale del fatto che i tecnici intendano introdurre importanti migliorie per la gestione e l’utilizzo quotidiano dei gruppi. Sempre più popolari anche qui in Italia.

Di cosa si tratta più nello specifico? Stando alle ultimissime testimonianze, a breve gli amministratori dei gruppi Whatsapp avranno molti più poteri. In particolare, si potrà decidere di bloccare i messaggi di determinati membri, quelli che ad esempio vengono ritenuti più fastidiosi, nel tentativo di rendere migliore la loro esperienza di utilizzo. Anche nell’interesse degli altri componenti. I maligni affermano che si tratti di una linea guida proveniente da Facebook, ma poco importa.

Va detto che la notizia è stata confermata anche da fonti molto attendibili, come MobileWorld, che ha rafforzato le ipotesi di chi aveva già previsto un ruolo molto più importante per gli amministratori dei gruppi. Al momento le beta riguardanti il nuovo aggiornamento Whatsapp per iPhone e Android non hanno fatto emergere particolari criticità, ragion per cui presto andremo incontro a questo importante rilascio.

Si tratta della seconda grossa novità trapelata nell’ultimo mese a proposito di Whatsapp, visto e considerato che il team di recente ha ufficializzato la sospensione del supporto a medio termine una serie di device ritenuti obsoleti, come avrete approfondito attraverso il nostro articolo specifico. Considerando gli standard dei tecnici, è probabile che il nuovo aggiornamento possa essere rilasciato nella sua versione definitiva nel giro di uno o al massimo due mesi, sia per gli utenti Android, sia per il pubblico iPhone.

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AGGIORNAMENTO Il sacerdote dà uno schiaffo al bambino perché piange durante il battesimo (25 giu 2018) (Video)

Il 21 giugno pubblicavamo un aggiornamento sul caso di un video virale che mostrava un sacerdote mentre dava uno schiaffo a un bambino durante il rito del battesimo.

 

Secondo Aufeminin la chiesa belga stava indagando sul caso, ma non era ancora in grado se il prete appartenesse alla loro diocesi. La giornalista Émilie Geffray (Le FigaroTV Mag), interessata al caso, il 21 giugno aveva twittato che la famiglia del piccolo aveva preso provvedimenti.

Oggi, 25 giugno, in un comunicato della Chiesa di Seine-et-Marne – nella diocesi di Meaux, Francia – pubblicato il 22 giugno ci informa che il vescovo di Meaux, mons. Nahmias, ha disposto la sospensione di padre Jacques Lacroix, – questo il suo nome – di 89 anni, dalla celebrazione di battesimi e matrimoni. Il documento spiega che padre Lacroix ha mosso quel gesto in un momento di stanchezza, ma allo stesso tempo non giustifica la sua reazione.

In una radio locale, il sacerdote ha dichiarato che in realtà intendeva girare la testa al bambino per procedere con il battesimo, ma ciò che è venuto fuori è stato un qualcosa «a metà tra una carezza e uno schiaffo». La cerimonia si svolgeva a Champeaux, a 50 chilometri da Parigi:

Speravo di calmarlo, non sapevo cosa fare. Il bambino stava urlando molto e gli ho dovuto girare la testa per fare scorrere l’acqua, gli ho detto ‘calmati’ ma non si stava calmando, ho cercato di tenerlo vicino per calmarlo.

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AGGIORNAMENTO Il sacerdote dà uno schiaffo al bambino perché piange durante il battesimo (Video)

Nella nostra precedente analisi abbiamo parlato del video virale nel quale un sacerdote dà uno schiaffo a un bambino perché piange durante il rito del battesimo:

La notizia era stata ripresa dalle principali testate nazionali e internazionali, e in particolar modo l’agenzia russa RT riportava che le immagini erano state caricate su un sito di notizie locali di Guadalupa e Martinica, territori francesi – considerando la francofonia dei protagonisti – del Mare dei Caraibi.

In un articolo in lingua francese pubblicato dal sito Aufeminin leggiamo che sul caso sta indagando la chiesa belga, dal momento in cui alcuni sacerdoti belgi hanno inviato il video alla Conferenza Episcopale locale. Per il momento, la Chiesa Belga non è in grado di dire se il sacerdote faccia parte della loro diocesi.

Intanto, in un tweet della giornalista Emile Geffray (TV Mag, Le Figaropubblicato il 21 giugno leggiamo:

Su richiesta della famiglia, ho cancellato il video in cui vediamo questo prete schiaffeggiare un ragazzino. Non hanno mai voluto che queste immagini fossero trasmesse su Internet. Hanno preso i provvedimenti necessari contro il sacerdote che ha abusato del loro figlio.

Per il momento, dunque, sappiamo che la Chiesa Belga sta indagando sulla vicenda, e che il prete – al momento – non risulta appartenere alla loro diocesi. Ancora, i famigliari del bambino, contrari alla diffusione del video, hanno comunque preso provvedimenti contro il sacerdote.

Saremo lieti di aggiornarvi ulteriormente in un prossimo articolo.

 

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AGGIORNAMENTO Soumaila Sacko: la ricerca del fucile e il crowdfunding

Soumaila Sacko, cittadino del Mali, moriva il 2 giugno a San Calogero (Vibo Valentia) mentre si trovava insieme a due connazionali per prelevare alcune lamiere presso l’ex fornace “La Tranquilla”, una fabbrica dismessa. Il 4 giugno avevamo precisato che le indagini avevano escluso il movente razziale e la pista mafiosa, in quanto gli inquirenti avevano individuato una direzione precisa per arrivare al colpevole.

Grazie alla testimonianza dei due connazionali presenti al momento del delitto, e che avevano riconosciuto la vettura come una Fiat Panda, il 6 giugno 2018 avevamo riportato che le indagini erano giunte a un indagato riconosciuto in Antonio Pontoriero, un agricoltore di San Ferdinando di 43 anni. Per verificare la sua responsabilità, i Carabinieri di Tropea e la Compagnia di San Calogero lo avevano sottoposto allo stub, l’esame tecnico per individuare i residui di polvere da sparo sui vestiti. Come aveva scritto anche Repubblica, l’uomo è risultato estraneo agli ambienti della ‘ndrangheta, possibilità che alcuni quotidiani avevano considerato.

Oggi, 11 giugno 2018, il quotidiano locale Il Vibonese scrive che nelle campagne di San Calogero sono attive le ricerche dell’arma del delitto, un fucile da caccia, operate con perquisizioni e rastrellamenti da parte del corpo dei Cacciatori di Calabria. Secondo le indagini, dunque, Pontoriero avrebbe ucciso Sacko e poi abbandonato l’arma nelle campagne. Per il momento le ricerche sono ancora in atto.

Il luogo del delitto / Il Vibonese 

Intanto l’Unione Sindacale di Base (USB), il sindacato presso il quale Soumaila Sacko era attivista, si è adoperato per istituire una raccolta fondi online sulla piattaforma gofund.me per riuscire a coprire le spese legali del trasporto della salma nel Mali.

 

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AGGIORNAMENTO Soumaila Sacko: la ricerca del fucile e il crowdfunding

Soumaila Sacko, cittadino del Mali, moriva il 2 giugno a San Calogero (Vibo Valentia) mentre si trovava insieme a due connazionali per prelevare alcune lamiere presso l’ex fornace “La Tranquilla”, una fabbrica dismessa. Il 4 giugno avevamo precisato che le indagini avevano escluso il movente razziale e la pista mafiosa, in quanto gli inquirenti avevano individuato una direzione precisa per arrivare al colpevole.

Grazie alla testimonianza dei due connazionali presenti al momento del delitto, e che avevano riconosciuto la vettura come una Fiat Panda, il 6 giugno 2018 avevamo riportato che le indagini erano giunte a un indagato riconosciuto in Antonio Pontoriero, un agricoltore di San Ferdinando di 43 anni. Per verificare la sua responsabilità, i Carabinieri di Tropea e la Compagnia di San Calogero lo avevano sottoposto allo stub, l’esame tecnico per individuare i residui di polvere da sparo sui vestiti. Come aveva scritto anche Repubblica, l’uomo è risultato estraneo agli ambienti della ‘ndrangheta, possibilità che alcuni quotidiani avevano considerato.

Oggi, 11 giugno 2018, il quotidiano locale Il Vibonese scrive che nelle campagne di San Calogero sono attive le ricerche dell’arma del delitto, un fucile da caccia, operate con perquisizioni e rastrellamenti da parte del corpo dei Cacciatori di Calabria. Secondo le indagini, dunque, Pontoriero avrebbe ucciso Sacko e poi abbandonato l’arma nelle campagne. Per il momento le ricerche sono ancora in atto.

Il luogo del delitto / Il Vibonese 

Intanto l’Unione Sindacale di Base (USB), il sindacato presso il quale Soumaila Sacko era attivista, si è adoperato per istituire una raccolta fondi online sulla piattaforma gofund.me per riuscire a coprire le spese legali del trasporto della salma nel Mali.

 

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AGGIORNAMENTO Il delitto di Soumaila Sacko

Il 4 giugno 2018 pubblicavamo la notizia sul delitto di Soumaila Sacko facendo uso del tag precisazioni in merito all’attribuzione dell’assassinio alla criminalità organizzata.

Soumaila Sacko, cittadino del Mali e attivista nel sindacato USB, ha trovato la morte il 2 giugno 2018 nei pressi del fabbricato abbandonato di una ex fornace di San Calogero (Vibo Valentia), mentre aiutava due suoi connazionali – Drame Madiheri e Madoufoune Fofana – a procurarsi delle lamiere che sarebbero servite per la loro baraccopoli, situata a San Ferdinando.

Improvvisamente il gruppo è stato raggiunto da una Fiat Panda bianca, dalla quale sono stati esplosi 4 colpi di fucile, uno dei quali ha colpito Sacko sulla testa. Il ragazzo è morto poco dopo nel reparto di neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Grazie alla testimonianza di Drame Madiheri, 39 anni e ferito a una gamba, i Carabinieri della Compagnia di Tropea hanno potuto iniziare le indagini. Tra le piste più battute dai media vi era quella della criminalità organizzata, ma gli investigatori non avevano ancora dato conferma.

Le agenzie e i principali organi di stampa, nelle ultime ore, riportano che le indagini sono a un punto di svolta, in quanto esiste un indagato. Nel pomeriggio del 5 giugno, infatti, i Carabinieri della Compagnia di Tropea e della Stazione di San Calogero «hanno notificato, ad un uomo del posto un “avviso della persona indagata” e contestuale “notifica di accertamenti tecnici non ripetibili” in relazione all’omicidio, emesso dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia che coordina le indagini».

Per accertamenti tecnici non ripetibili si intende lo stub, ovvero il test al quale si ricorre per accertare la presenza di residui di polvere da sparo sui vestiti. All’uomo sono stati sequestrati i vestiti e una Fiat Panda bianca. Si tratta di un italiano di 43 anni che risponde al nome di Antonio Pontoriero, agricoltore di San Ferdinando.

Il corteo degli abitanti della baraccopoli di San Ferdinando. 4 giugno / nelpaese.it

Come riportato da Lettera43Corriere della Sera, l’indagato è parente di un ex socio della ex fornace. Secondo le prime indiscrezioni degli investigatori, però, per l’omicidio restano esclusi i motivi razziali e la criminalità organizzata:

Non legato, almeno che si sappia, ad ambienti di ‘ndrangheta, ma con alle spalle qualche precedente di polizia, per lo più relativo a liti e controversie per questioni di confini e proprietà. Una testa calda, si sintetizza in ambienti investigativi, che sull’ex fornace avrebbe più di un interesse. Secondo quanto filtra, un suo parente in passato sarebbe rimasto coinvolto nello scandalo legato alla struttura, sequestrata dopo il ritrovamento di oltre 135mila tonnellate di rifiuti tossici e fanghi radioattivi.

Repubblica

Parliamo di aggiornamento, quindi, per riportare che le indagini sono giunte a un indagato ritenuto distante dagli ambienti mafiosi. Gli accertamenti sono ancora in corso, e saremo lieti di tenervi aggiornati in un prossimo articolo.

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AGGIORNAMENTO L’appello per Cristian Riccioni, il bambino con bisogno di piastrine

Il 9 aprile 2018 pubblicavamo la nostra analisi sull’appello per Cristian Riccioni, un bambino di 7 anni al centro di un passaparola in cui si chiedeva per lui un donatore di piastrine:

Avevamo inserito la notizia nella categoria precisazioni in quanto la nostra esperienza con i copia-incolla ci porta ad usare la massima cautela nel confermare/smentire un qualsivoglia messaggio virale. Tra gli ultimi post che interessavano l’appello, nel gruppo Facebook Cerveteri, Ladispoli e dintorni trovavamo un nuovo messaggio:

Oggi, 11 aprile 2018, con serenità d’animo pubblichiamo il nostro aggiornamento per riportarvi una buona notizia. Grazie alla segnalazione della nostra lettrice Alessandra scopriamo che il piccolo Cristian sta bene e ha ricevuto il giusto apporto di piastrine che la sua terapia richiedeva. Lo comunicano in un post della pagina Facebook ufficiale della Fipav Roma (Federazione Italiana Pallavolo) nella giornata di ieri, 10 aprile:

Grazie alla grande mobilitazione di amici, parenti e delle tante anime della pallavolo romana il piccolo Cristian ha raggiunto le piastrine per completare la sua terapia. In questi giorni abbiamo ricevuto centinaia di messaggi e di chiamate e tutto questo è stato incredibile ed emozionante. Abbiamo dimostrato di essere una bellissima famiglia, unita e solidale nelle gioie e nei momenti di difficoltà. Ovviamente c’è bisogno di sangue sempre e ci sono tanti altri bambini come Cristian a Roma e in tutta Italia. Chiediamo quindi di non fermare questo flusso e, per chi può, di prendere contatto con i centri autorizzati alla raccolta di globuli rossi, plasma e piastrine: https://www.salutelazio.it/donare-il-sangue.

Su Diregiovani leggiamo che Cristian è un pallavolista della RIM Sport Cerveteri – che dalla pagina Facebook aveva condiviso l’appello il 7 aprile, per poi aggiornarlo al raggiungimento dell’obiettivo – e da qualche mese combatte con un brutto male che lo porta a trascorrere più tempo in ospedale che in casa. Le sue terapie – come riportano anche su Volleymania – sono molto invasive e presso il Bambin Gesù di Roma necessitava di un apporto di piastrine per proseguire le sue cure.

Grazie al passaparola condiviso sui social (leggi la nostra guida utile) il piccolo Cristian può continuare a ricevere la sua terapia.

Si trattava, dunque, di una notizia vera con un lieto fine.

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