DISINFORMAZIONE Stop invasione: arabo distrugge statua della Madonna – bufale.net

La pagina Stop Disinformazione ci mostra questo video

Con l’asfittica didascalia Islam religione di pace e Che tristezza.

Vi risparmiamo i commenti a cui questo video ha dato la stura, ma possiamo confermarvi, anche questa volta grazie a Megan Specia, giornalista del New York Times, che siamo di fronte all’ennesimo video decontestualizzato.

E non solo: questi video in Italia sono arrivati fuori tempo massimo. Megan Specia infatti ne ha trovato traccia negli incauti retweet del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, molto attivo sui social e per questo talora bacchettato.

Questo video fa parte di un trittico di filmati indinniati ed indinnianti esaminati dal Times, di cui questo è il secondo. Offriremo di seguito traduzione dell’ottima analisi di Specia

The second video retweeted by Mr. Trump shows a man smashing a statue of the Virgin Mary in Syria.

Il secondo video retwittato dal Presidente Trump mostra un uomo che distrugge una statua della Vergine Maria in Siria.

The original tweet with the video describes the man simply as “Muslim.” But he is an extremist Syrian cleric, Abo Omar Ghabra, who was in the militant Islamist group Jabhet al-Nusra at the time. The destruction of religious iconography carried out by extremist Islamist groups has long been condemned by the wider Muslim population. The tweet lacks this context.

Il tweet originale del video lo descrive come “Musulmano”. Ma si tratta di un chierico Siriano estremista, Abo Omar Ghabra, all’epoca parte del gruppo islamico militante Jabhet Al-Nusra. La distruzione dell’iconografia religiosa portata a termine dagli integralisti è stata condannata dalla maggioranza della popolazione islamica: cosa che il video non riporta.

The incident took place in October 2013 in Qunaya, a village in the northern countryside of Idlib Province, said Nazir Abdo, 28, who lived in the village at the time.

L’incidente è avvenuto a Qunaya, un vllagio nelle campagne a nord della provinca di Idlib, nell’Ottobre del 2013, riferisce Nazir Abdo, anni 28, residente nel villaggio all’epoca.

Mr. Abdo now works as a media activist documenting human rights violations in Syria and was reached in Turkey by phone. He said the cleric later joined ISIS in Raqqa but fled when United States-backed forces captured the city. Mr. Ghabra was eventually detained by Syrian rebels in Aleppo.

Il signor Abdo ora lavora come attivista e documenta le violazione dei diritto umani in Siria, ed è stato rintracciato per telefono in Turchia. Ha dichiarato che il chierico si è unito alle forze dell’ISIS a Raqqa ma è fuggito quando l’esercito statunitense ha catturato la città, per essere poi catturato dai ribelli Siriani ad Aleppo.

Before this incident, Jabhet al-Nusra militants destroyed another statue of the Virgin Mary on the city’s main roundabout by chopping it with an ax and then demolishing it. They later erected their flag there.

Prima di questo incidente i militanti agli ordini di Jabhet Al-Nusra avevano distrutto un’altra statua della Vergine Maria sulla rotonda principale cittadina abbattendola con un’ascia per poi distruggerla e sostituirla con la loro bandiera.

The footage of Mr. Ghabra was widely circulated by several groups in 2013, including the Iranian state-run news outlet Al Alam and Alex Jones’ InfoWars — the right-wing site that often propagates conspiracy theories and rumor — which posted this piece on it that year. It has continued to find new life in the world of far-right, anti-Muslim outlets and conservative media activists.

Il video di Ghabra ha circolato a lungo in diversi gruppi nel 2013, compresa la TV di stato Iraniana Al Alam e il portale di estrema destra che diffonde teorie del complotto e voci di corridoio InfoWars, di Alex Jones, arrivato quest’anno (NdT, l’articolo di M. Specia è del 2017). Ha continuato a vivere di vita autonoma nei portali di estrema destra, islamofobici e tra gli attivisti conservatori.

Solo per completezza parleremo brevemente del resto del trittico esaminato da Specia: un danese che aggredisce un altro danese inesplicabilmente descritto come un migrante e un video delle rivolte Egiziane del 2013 derubricato a semplice video di folla islamica.

Attendiamo con ansia (ma non troppa) il resto del trittico.

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NON CONDIVIDERE “Vi ricordate l’immagine del bambino ferito che ha fatto il giro del mondo come esempio di crudeltà del regime Assad? Tutto Falso!”

Nella giornata di ieri riproponevamo sulla nostra pagina una nostra vecchia analisi sul complottismo perpetrato nei confronti delle tre foto della bambina di Aleppo con un post che aveva completamente distorto la visione delle cose. Oggi, per merito di un post greve e lapidario, ci ritroviamo con diverse segnalazioni circa una foto che ancora oggi fa il giro del mondo:

Aleppo Media Center / Il Post

Tale fermo immagine era stato diffuso in seguito ai bombardamenti di Aleppo del 17 agosto 2016 dall’Aleppo Media Center, network d’informazione che si oppone al regime di Assad. Il piccolo, Omran Daqnish, sedeva su un’ambulanza dei Caschi Bianchi dopo essere stato estratto vivo dalle macerie della sua abitazione e si presentava in un evidente stato di choc:

Omran, quattro anni, ha ovviamente lo sguardo perso nel vuoto, un occhio incrostato dal sangue che lo ricopre, come la polvere, la gambe che non toccano terra e lo lasciano sospeso sulla poltrona dell’ambulanza degli White Helmets, altra organizzazione nota anche come Syria Civil Defense attiva da Damasco ad Aleppo fino a Homs e divenuta dal 2013 una delle principali fonti dell’opposizione sul conflitto.

Omran era stato curato e dimesso nella stessa notte all’ospedale M10 di Aleppo.

Il viralizzatore di oggi diffonde un’immagine con didascalia che, in poche ore, ha già conquistato una certa viralità disimpegnata:

Vi ricordate l’immagine del bambino ferito che ha fatto il giro del mondo come esempio di crudeltà del regime del presidente Assad? Tutto falso! Era una messinscena! Sotto si vede il bambino, dopo l’intervista al padre, senza un graffio! Il padre è un noto militante anti-Assad.

In poche parole: le due foto sarebbero state scattate a poca distanza di tempo l’una dall’altra e dimostrerebbero che il bombardamento non sarebbe mai avvenuto e tanto meno il ferimento del piccolo Omran. Il tutto viene presentato senza una fonte attendibile a dimostrazione di quanto sostenuto. La verità è che le due immagini appartengono a due tempi differenti.

La prima – ovvero quella dell’Aleppo Media Center che ritrae Omran in stato di choc all’interno dell’ambulanza – è, come dicevamo, un fotogramma di un video girato pochi istanti dopo i bombardamenti. Parliamo dunque del 17 agosto 2016.

La seconda – quella riportata in basso e che mostra il piccolo in perfetta salute e pulizia – è un fotogramma di un’intervista rilasciata nel giugno 2017 (quasi un anno dopo) alla giornalista pro-Assad Kinana Allouche. In quel contempo il padre di Omran, Muhamad Daqnish, aveva riferito anche ad altre TV di regime che le immagini del suo bambino ferito erano state riprese e diffuse senza il suo consenso e con l’intento (da parte dei ribelli) di creare una propaganda anti-Assad in cambio di denaro, offerta che Muhamad aveva rifiutato.

Sul dibattito circa le affermazioni del padre di Omran e delle teorie emerse a seguito della pubblicazione delle foto del bambino ferito vi rimandiamo ad un prossimo articolo.

Oggi ci focalizziamo sull’inattendibilità del post segnalato. Come abbiamo potuto dimostrare, le due immagini sono state catturate in due momenti diversi: se un anno prima il piccolo Omran si presentava feritoricoperto di polvere, per quale motivo dovrebbe far discutere una sua comparsa in stato di salute e senza ferite?

Condividere un post del genere contribuisce a creare confusione in una situazione già caotica. Vi consigliamo, dunque, di non condividere un messaggio fuorviante, che potrebbe dare spazio a facili complottismi senza aiutare i fruitori a capire a quali fonti bisognerebbe prestare attenzione.

 

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