BUFALA DISINFORMAZIONE Questo è un nido di zecche! Dovete bruciarle immediatamente! – bufale.net

Ci sono alcuni tipi di bufala che nascono senza malizia, ma non sono meno pericolosi. Piaga tipicamente Italica, ma come vedremo sparsa anche oltre confine, è il ghe pensi mì da Giovane Marmotta tipica del lettore frettoloso, che sovente si sente un vero e proprio Superman in grado di affrontare tutti i problemi della vita comune e sconfiggerli col suo supremo ingegno.

E, sovente, fallendo in modo grottesco.

Avevamo già visto in passato come il Giovane Marmottismo all’Italiana aveva portato, in passato, il popolo della Rete in festa a convincersi che congelare l’olio esausto e buttarlo nell’immondizia comune in bottiglie e barattoli contenenti “ghiaccioli di olio” sarebbe stata un’eccellente alternativa al portarlo al Centro Raccolta Olii esausti, ignorando che l’olio, sciogliendosi, avrebbe comunque inquinato e contaminato allo stesso modo di gettarlo nell’immondizia comune o negli scarichi.

Adesso le aspiranti Giovani Marmotte hanno colpito ancora, e ci regalano questo grottesco consiglio:

AVVISO IMPORTANTE: se vedete questo genere di cose, questo è un nido di zecca. Ce ne sono sempre di più e questo minaccia la vita di diversi animali nella foresta! Dovete bruciarle immediatamente! Condividi queste informazioni per il bene del nostro ambiente!

Si tratta di un testo di origine francese, del 2016, che recentemente ha avuto fortuna da noi toccando le sensibili corde del Marmottismo.

Perché disinformazione? Effettivamente, trattasi di un nido di zecche, non ci piove. Esistono versioni della bufala dove il nido di zecche viene sostituito da foto di funghi mucillaginosi, ma non questa. Quello è, effettivamante, un nido di zecche.

Perché bufala? Ovviamente ora mi tocca farvi una domanda: secondo voi è più pericoloso per l’ambiente un nido di zecche, o una aspirante Giovane Marmotta che, col suo cappellino da Gran Mogol, dopo aver letto un post su Facebook, decide di andare in giro per i boschi armato di accendino e benzina a dare fuoco a nidi di zecche, localizzati in cespugli, alberi e tra i nidi di uccello, tutto questo materiale estremamente infiammabile?

Ovviamente, il consiglio di girare per i boschi armati col necessario per dare fuoco a qualsiasi cosa è una bufala, ed anche una delle più pericolose: chi si imbatte in nidi di zecca dovrà, con la massima attenzione e cautela, allertare la ASL di riferimento o altro ente preposto, lasciando che della cosa si occupi un professionista, anziché rischiare di ardere un intero bosco.

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ALLARMISMO DISINFORMAZIONE Pioggia di sabbia magnetica in Italia – bufale.net

Avrete senz’altro visto questo video su Facebook, nonché questo ed altre decine, anzi dozzine e valanghe di video ed immagini ispirati, anche, va sottolineato, in perfetta buona fede.

In tutti questi filmati si assiste ad un fenomeno che lascia sconvolte le persone che l’hanno visionato: dopo una forte pioggia le persone raccolgono dei campioni di sabbia, trasportata dal vento durante il fortunale e depositatasi sulle macchine, e ci passano sopra una calamita.

La calamita attrae la sabbia, e da questo si deduce la presenza di metalli, scie chimiche o altre sostanze sconosciute.

Metalli? Certo che ci sono.

È un mistero che vi siano? Non lo è: è scienza. E la scienza è bella per chi ne conosce il segreto.

Guardiamo tutti assieme questo altro video

Un esperimento interessante è recarsi in una spiaggia dove la sabbia è particolarmente scura e, giocando con una calamita, notare che la stessa attrae inesorabilmente della sabbia.

È normale, è naturale: la sabbia più scura deve la sua pigmentazione alla presenza di magnetite, un minerale ferroso presente anche da noi in Italia, con elevate qualità magnetiche. La spiegazione, come ci ricorda VICE, è quindi semplicissima:

Per capire un po’ meglio—senza tirare in ballo supercomplotti globali—ho sentito Giulio Caroletti, fisico dell’atmosfera e climatologo. La sua premessa è che “pioggia (e neve) di sabbia e fango sono fenomeni non solo ben noti e studiati dagli scienziati, ma che abbiamo dimenticato e crediamo oggi che siano novità odierne.”

Detto ciò, continua, “bisogna considerare che il vento trasporta continuamente durante l’anno sabbia dal Sahara (e in particolare dalle regioni desertiche del Ciad) anche a distanze enormi. Le stime parlano di centinaia e centinaia di milioni di tonnellate di polvere desertica asportata dal suolo ogni anno e depositata fino all’Amazzonia o alla Scandinavia.”

La presenza della sabbia in questi giorni si spiega per due ragioni molto semplici. “La prima è che, quando piove, le gocce di pioggia possono colpire e trasportare al suolo la sabbia,” mi dice Giulio. “La seconda è che le gocce di pioggia stessa non potrebbero formarsi senza la presenza di impurità nell’atmosfera. Se non è sabbia, pertanto, sono sempre altre cose come particelle inquinanti, sale trasportato dal mare o polvere attorno alle quali si formano le gocce.” Quindi, per ricapitolare: “sabbia dal deserto + aria umida = aumento della pioggia, che porta con sé molta sabbia al suolo.”

E per quanto riguarda il magnete? Anche in questo caso, non c’è nulla di eclatante o misterioso. Da un lato, nella sabbia può comunque esserci una percentuale di ferro; dall’altro c’è da notare che le macchine tirano su davvero di tutto, figurarsi in città come Milano. Tra l’altro, pure se prendessimo per buona la teoria degli “aerosol” di bario, la cosa non tornerebbe comunque: “il bario è una sostanza paramagnetica,” spiega Giulio, “e quindi dubito che una debole calamita la attirerebbe.”

Quindi riassumendo: la pioggia, per ricadere, ha bisogno di impurità nell’atmosfera: sia questa sabbia, salsedine o inquinamento.

Da sempre in Italia la pioggia tende ad aggregarsi alla sabbia, difatti è sempre sconsigliato lavare le automobili quando si sta che sta per piovere: raramente una pioggia copiosa le lascerà più pulite di un lavaggio.

La sabbia, per sua natura, può contenere tracce di magnetite, il minerale dalle proprietà magnetiche più elevate. Tracce che solitamente passano inosservate, ma, curiosamente, una teoria del complotto molto in voga, la teoria delle Chemtrails, prevede che le scie chimiche contengano non meglio precisati metalli pesanti, come ad esempio il bario.

Bario che, ricordiamo, è una sostanza paramagnetica, e quindi non sarebbe attratta da una calamita.

Invece la magnetite lo è: per questo si è diffuso allarmismo che ha spinto diversi individui, in assoluta buona fede, a provare un esperimento di scienza divertente e di facile portata, ma traendone una conclusione allarmistica ed erronea.

Nessun mistero, nessun inquinamento alieno, nessuna scia chimica, nessun complotto dei governi: rassicuriamo tutti coloro che ci hanno inviato filmati e test “in loco” di quanto da loro riscoperto.

La sabbia può contenere magnetite: e questo è quanto.

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ALLARMISMO DISINFORMAZIONE Pioggia di sabbia magnetica in Italia – bufale.net

Avrete senz’altro visto questo video su Facebook, nonché questo ed altre decine, anzi dozzine e valanghe di video ed immagini ispirati, anche, va sottolineato, in perfetta buona fede.

In tutti questi filmati si assiste ad un fenomeno che lascia sconvolte le persone che l’hanno visionato: dopo una forte pioggia le persone raccolgono dei campioni di sabbia, trasportata dal vento durante il fortunale e depositatasi sulle macchine, e ci passano sopra una calamita.

La calamita attrae la sabbia, e da questo si deduce la presenza di metalli, scie chimiche o altre sostanze sconosciute.

Metalli? Certo che ci sono.

È un mistero che vi siano? Non lo è: è scienza. E la scienza è bella per chi ne conosce il segreto.

Guardiamo tutti assieme questo altro video

Un esperimento interessante è recarsi in una spiaggia dove la sabbia è particolarmente scura e, giocando con una calamita, notare che la stessa attrae inesorabilmente della sabbia.

È normale, è naturale: la sabbia più scura deve la sua pigmentazione alla presenza di magnetite, un minerale ferroso presente anche da noi in Italia, con elevate qualità magnetiche. La spiegazione, come ci ricorda VICE, è quindi semplicissima:

Per capire un po’ meglio—senza tirare in ballo supercomplotti globali—ho sentito Giulio Caroletti, fisico dell’atmosfera e climatologo. La sua premessa è che “pioggia (e neve) di sabbia e fango sono fenomeni non solo ben noti e studiati dagli scienziati, ma che abbiamo dimenticato e crediamo oggi che siano novità odierne.”

Detto ciò, continua, “bisogna considerare che il vento trasporta continuamente durante l’anno sabbia dal Sahara (e in particolare dalle regioni desertiche del Ciad) anche a distanze enormi. Le stime parlano di centinaia e centinaia di milioni di tonnellate di polvere desertica asportata dal suolo ogni anno e depositata fino all’Amazzonia o alla Scandinavia.”

La presenza della sabbia in questi giorni si spiega per due ragioni molto semplici. “La prima è che, quando piove, le gocce di pioggia possono colpire e trasportare al suolo la sabbia,” mi dice Giulio. “La seconda è che le gocce di pioggia stessa non potrebbero formarsi senza la presenza di impurità nell’atmosfera. Se non è sabbia, pertanto, sono sempre altre cose come particelle inquinanti, sale trasportato dal mare o polvere attorno alle quali si formano le gocce.” Quindi, per ricapitolare: “sabbia dal deserto + aria umida = aumento della pioggia, che porta con sé molta sabbia al suolo.”

E per quanto riguarda il magnete? Anche in questo caso, non c’è nulla di eclatante o misterioso. Da un lato, nella sabbia può comunque esserci una percentuale di ferro; dall’altro c’è da notare che le macchine tirano su davvero di tutto, figurarsi in città come Milano. Tra l’altro, pure se prendessimo per buona la teoria degli “aerosol” di bario, la cosa non tornerebbe comunque: “il bario è una sostanza paramagnetica,” spiega Giulio, “e quindi dubito che una debole calamita la attirerebbe.”

Quindi riassumendo: la pioggia, per ricadere, ha bisogno di impurità nell’atmosfera: sia questa sabbia, salsedine o inquinamento.

Da sempre in Italia la pioggia tende ad aggregarsi alla sabbia, difatti è sempre sconsigliato lavare le automobili quando si sta che sta per piovere: raramente una pioggia copiosa le lascerà più pulite di un lavaggio.

La sabbia, per sua natura, può contenere tracce di magnetite, il minerale dalle proprietà magnetiche più elevate. Tracce che solitamente passano inosservate, ma, curiosamente, una teoria del complotto molto in voga, la teoria delle Chemtrails, prevede che le scie chimiche contengano non meglio precisati metalli pesanti, come ad esempio il bario.

Bario che, ricordiamo, è una sostanza paramagnetica, e quindi non sarebbe attratta da una calamita.

Invece la magnetite lo è: per questo si è diffuso allarmismo che ha spinto diversi individui, in assoluta buona fede, a provare un esperimento di scienza divertente e di facile portata, ma traendone una conclusione allarmistica ed erronea.

Nessun mistero, nessun inquinamento alieno, nessuna scia chimica, nessun complotto dei governi: rassicuriamo tutti coloro che ci hanno inviato filmati e test “in loco” di quanto da loro riscoperto.

La sabbia può contenere magnetite: e questo è quanto.

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In tutti questi filmati si assiste ad un fenomeno che lascia sconvolte le persone che l’hanno visionato: dopo una forte pioggia le persone raccolgono dei campioni di sabbia, trasportata dal vento durante il fortunale e depositatasi sulle macchine, e ci passano sopra una calamita.

La calamita attrae la sabbia, e da questo si deduce la presenza di metalli, scie chimiche o altre sostanze sconosciute.

Metalli? Certo che ci sono.

È un mistero che vi siano? Non lo è: è scienza. E la scienza è bella per chi ne conosce il segreto.

Guardiamo tutti assieme questo altro video

Un esperimento interessante è recarsi in una spiaggia dove la sabbia è particolarmente scura e, giocando con una calamita, notare che la stessa attrae inesorabilmente della sabbia.

È normale, è naturale: la sabbia più scura deve la sua pigmentazione alla presenza di magnetite, un minerale ferroso presente anche da noi in Italia, con elevate qualità magnetiche. La spiegazione, come ci ricorda VICE, è quindi semplicissima:

Per capire un po’ meglio—senza tirare in ballo supercomplotti globali—ho sentito Giulio Caroletti, fisico dell’atmosfera e climatologo. La sua premessa è che “pioggia (e neve) di sabbia e fango sono fenomeni non solo ben noti e studiati dagli scienziati, ma che abbiamo dimenticato e crediamo oggi che siano novità odierne.”

Detto ciò, continua, “bisogna considerare che il vento trasporta continuamente durante l’anno sabbia dal Sahara (e in particolare dalle regioni desertiche del Ciad) anche a distanze enormi. Le stime parlano di centinaia e centinaia di milioni di tonnellate di polvere desertica asportata dal suolo ogni anno e depositata fino all’Amazzonia o alla Scandinavia.”

La presenza della sabbia in questi giorni si spiega per due ragioni molto semplici. “La prima è che, quando piove, le gocce di pioggia possono colpire e trasportare al suolo la sabbia,” mi dice Giulio. “La seconda è che le gocce di pioggia stessa non potrebbero formarsi senza la presenza di impurità nell’atmosfera. Se non è sabbia, pertanto, sono sempre altre cose come particelle inquinanti, sale trasportato dal mare o polvere attorno alle quali si formano le gocce.” Quindi, per ricapitolare: “sabbia dal deserto + aria umida = aumento della pioggia, che porta con sé molta sabbia al suolo.”

E per quanto riguarda il magnete? Anche in questo caso, non c’è nulla di eclatante o misterioso. Da un lato, nella sabbia può comunque esserci una percentuale di ferro; dall’altro c’è da notare che le macchine tirano su davvero di tutto, figurarsi in città come Milano. Tra l’altro, pure se prendessimo per buona la teoria degli “aerosol” di bario, la cosa non tornerebbe comunque: “il bario è una sostanza paramagnetica,” spiega Giulio, “e quindi dubito che una debole calamita la attirerebbe.”

Quindi riassumendo: la pioggia, per ricadere, ha bisogno di impurità nell’atmosfera: sia questa sabbia, salsedine o inquinamento.

Da sempre in Italia la pioggia tende ad aggregarsi alla sabbia, difatti è sempre sconsigliato lavare le automobili quando si sta che sta per piovere: raramente una pioggia copiosa le lascerà più pulite di un lavaggio.

La sabbia, per sua natura, può contenere tracce di magnetite, il minerale dalle proprietà magnetiche più elevate. Tracce che solitamente passano inosservate, ma, curiosamente, una teoria del complotto molto in voga, la teoria delle Chemtrails, prevede che le scie chimiche contengano non meglio precisati metalli pesanti, come ad esempio il bario.

Bario che, ricordiamo, è una sostanza paramagnetica, e quindi non sarebbe attratta da una calamita.

Invece la magnetite lo è: per questo si è diffuso allarmismo che ha spinto diversi individui, in assoluta buona fede, a provare un esperimento di scienza divertente e di facile portata, ma traendone una conclusione allarmistica ed erronea.

Nessun mistero, nessun inquinamento alieno, nessuna scia chimica, nessun complotto dei governi: rassicuriamo tutti coloro che ci hanno inviato filmati e test “in loco” di quanto da loro riscoperto.

La sabbia può contenere magnetite: e questo è quanto.

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ALLARMISMO Terremoti, la profezia: il 28 aprile un sisma distruggerà una città italiana – bufale.net

Avrete anche voi letto la terribile notizia: una nota veggente e profetessa brasiliana, dall’alto di un canale YouTube che preferiamo non citare in questo articolo allo scopo di evitare visualizzazioni, ma che senz’altro avete visto, ha dichiarato di essere a conoscenza di un grave sisma che il 28 Aprile, per motivi ignoti, raderà al suolo la città di Pozzuoli.

Blastingnews ha già riportato l’occorso, rilevando tutti i punti chiave della vicenda

La veggente si autoproclama “pastora brasiliana” nonostante sia approdata sui social network e anche sullo stesso canale di Youtube nelle vesti di compositrice e cantante. Ma nonostante questa sua “altra professione” afferma con convinzione di essere la portatrice di queste rivelazioni davvero inquietanti, datele dal Signore, secondo le quali “nella data del 28 aprile, ultimo sabato di questo mese, si verificherà un #Terremoto talmente violento da portare alla distruzione di tre metropoli”. La profetessa inoltre afferma di avere la sicurezza che una di queste sia proprio Pozzuoli.

Nonché facendo correttamente presente eventuali profili di questa vicenda

Il quesito che il mondo del web si pone è come mai questa brasiliana abbia scelto proprio la città italiana come protagonista di tale sciagura. Le sue affermazioni inoltre potrebbero anche diventare reato per procurato allarme. Che abbia scelto la città puteolana poiché sono noti i forti rischi sismici in cui incorre la zona? Potrebbe essersi trattato quindi di un semplice azzardo per ricevere notorietà e visibilità sui social? ma perché quindi far succedere tutto in una data così vicina e non prolungare il suo “momento di gloria”? Fatto sta che in qualsiasi caso la Chiesa dovrebbe pronunciarsi su tali profezie che vere o no sono diventate ben presto virali

Non abbiamo la risposta a tutte queste domande, ma alle domande principali sì.

Innanzitutto possiamo rassicurare gli abitanti di Pozzuoli: ad oggi è impossibile prevedere un terremoto con l’accuratezza che il video su YouTube, novello oracolo cumano, lascerebbe presagire.

Prevedere un terremoto significa invece “sapere in anticipo che nella zona x (per esempio una città) ci sarà un terremoto il giorno y, all’ora z di intensità A” cosicché la gente possa scappare all’aperto in tempo a salvarsi. Allo stato attuale delle conoscenze non e’ possibile prevedere un terremoto . Se invece intendiamo per previsione una previsione probabilistica, basata sullo studio di una certa area (studio della sismicità storica, recente, studio sismotettonico e geologico, ecc.) possiamo arrivare a “prevedere” per quell’area l’intensità massima e la frequenza dei terremoti che possiamo attenderci e quindi definire la pericolosità sismica dell’area stessa.

È quindi corretta un’analisi statistica che dichiari che una determinata zona è zona sismica, ovvero soggetta a terremoti che potrebbero colpire senza preavviso, raccomandando quindi rafforzate accortezze (edilizia antisismica, la predisposizione da parte della cittadinanza di kit di salvataggio permanentemente stivati in casa…) ma è erroneo ed allarmistico dichiarare di poter individuare una data in particolare.

L’esempio cardinale è il famigerato Big One californiano: tutti sanno che, prima o poi, la California sarà interessata da un forte terremoto potenzialmente in grado di devastare la città di San Francisco e tutte le località site lungo la Faglia di S. Andreas, tutti i cittadini sono pronti ad un’eventuale evacuazione il più rapida possibile, si continua a fare ricerche, prelevare campioni minerali e costruire in modo antisismico studiando il fenomeno, ma nessuno può dire se e quando vi sarà quel terremoto.

L’area di Pozzuoli è effettivamente sismica. È probabile che prima o poi un terremoto potrebbe esserci. Ma non possiamo dichiarare, non avendone gli strumenti, quanto sarà forte e quando accadrà.

Al contrario, dei profili relativi al procurato allarme vi abbiamo già parlato in passato.

Potete quindi evitare di condividere questa ed altre profezie, rassicurando i vostri amici particolarmente inclini alla credulità.

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PESCE D’APRILE I pinguini sull’isola di rifiuti – bufale.net

Avrete visto anche voi in questi giorni il filmato distribuito dal WWF

Il video, assai breve, contiene spezzoni ritratti da una nave che, avvicinatasi ad un’isola di rifiuti plastici in mare, rileva l’esistenza di una intera colonia di pinguini, costretti dall’inquinamento a vivere in condizioni assai disagevoli.

Un filmato triste, preoccupante… ma un falso. Un tardivo pesce d’Aprile, voluto da WWF per sensibilizzare sul tema dell’inquinamento

Fortunatamente, la nostra scoperta di pinguini sull’isola fatta di plastica è solo un pesce d’aprile.
Tutti i pinguini filmati stanno bene e continuano a vivere felici nella loro isola di ghiaccio. È solo un montaggio di foto, ma viviamo in un mondo in cui tali pericoli, a causa dell’inquinamento da plastica, potrebbero diventare davvero reali.

Recita l’apposita pagina sul sito del WWF, che continua sciorinando i dati su cui avrebbe voluto attirare attenzione

La plastica in mare non è una fake-news! Il 70% del nostro Pianeta è ricoperto dall’acqua: ma oggi, in ogni chilometro quadrato del mare, troviamo migliaia e migliaia di pezzi di plastica.

Gli uccelli marini muoiono in modo atroce, a causa dei pezzi di microplastiche che ingoiano e che finiscono nello stomaco. Le tartarughe marine scambiano i sacchetti di plastica per pesci o meduse e muoiono soffocate, mentre i pezzetti più piccoli vengono scambiati per plancton. Tre quarti della spazzatura che si trova in mare è plastica.
La plastica in mare è un problema serio e ogni anno costa la vita a migliaia di animali. Ma la plastica che può mettere in pericolo anche la vita degli esseri umani, poiché ci mette dai 350 ai 400 anni a disintegrarsi.

Come conferma TPI News, un simile esperimento sociale non si ripeterà: un pesce d’Aprile è efficace una volta sola, poi mai più.

Ma WWF continuerà ad affrontare il problema sollevato con una celia.

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NOTIZIA VERA PRECISAZIONI Il giardino in bottiglia di Latimer che cresce senz’acqua dal 1960 – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti una notizia che gira per la blogosfera da anni ormai, molto adatta al periodo pasquale proprio perché, domani, questa storia compirà esattamente 58 anni:

Quando David Latimer piantò un seme in una bottiglia di vetro la Domenica di Pasqua del 1960 non aveva idea che avrebbe prosperato per i decenni successivi arrivando a diventare una massa di vegetazione delle (incredibili) dimensioni attuali. Oggi, più di mezzo secolo più tardi, all’interno della bottiglia la vegetazione sta crescendo con più forza che mai, nonostante l’ultima volta che sia stata innaffiata risale ormai al lontano 1972.

Il giardino fu creato grazie all’inserimento di compost all’interno della bottiglia, che venne poi seminato con della Tradescantia e innaffiata con circa mezzo litro d’acqua, e posizionato poi in un angolo della casa sotto la luce diretta del sole. La particolarità è che la damigiana fu innaffiata una sola volta nel 1972, e da allora è in regime di completo auto-sostentamento. Grazie alla fotosintesi le piante acquistano l’energia sufficiente per crescere e prosperare, grazie all’ossigeno e all’umidità che vengono creati e consumati durante il processo. L’umidità si accumula all’interno della bottiglia e fa in modo che si crei una specie di pioggia naturale dalla parte superiore a quelle inferiore.

Le foglie che muoiono producono l’anidride carbonica necessaria alla fotosintesi e alla nutrizione delle piante appena nate. Latimer, che oggi ha 82 anni, spera di trasmettere questa passione ai propri figli, in modo che veglino su questo piccolo globo in miniatura, probabilmente uno degli organismi viventi più unici e rari al mondo!

E la notizia è vera, anche se delle precisazioni sono necessarie.

Inannzitutto, ad oggi non abbiamo una vera e propria spiegazione del come il giardino di Latimer funzioni esattamente.

Secondo il consenso comune, come riportato dai fact checkers di Now I Know, semplicemente il sistema ricicla un numero ingente delle proprie risorse: la fotosintesi trasforma l’anidride carbonica in ossigeno e consente alla vegetazione di crescere, la vegetazione morta marcendo rilascia anidride carbonica ed umidità la quale ritorna nell’ambiente e così via.

Ci sono una serie di dubbi sul funzionamento dell’intera operazione, e sul fatto che, semplicemente, la quantità di aria e nutrienti all’interno del vaso dovrebbe essere troppo limitata.

Contando che un vero e proprio test non potrebbe che essere distruttivo, ci sono però una serie di fattori che vanno notati e che spiegano la persistenza del giardino.

In primo luogo, non stiamo parlando di un vero e proprio sistema eterogeneo, ma di una palla di erba miseria.

L’erba miseria è una pianta ornamentale assai particolare, erbacea, solitamente dotata di piccoli fiori poco appariscenti, che deriva il suo nome da una serie di possibili spiegazioni coincidenti: ha un aspetto mesto e ricadente, quasi triste e “depresso”, si dice che porti sciagura a chi la possiede e, infine e cosa assai più rilevante, ha bisogno di molte poche risorse per essere coltivata, il che la rende in natura una pianta infestante difficile da sdradicare e nelle varianti decorative il tipico esempio di piantina poco impegnativa che annaffi quando ti capita e non muore, ed anzi è raccomandato nei periodi freddi ed invernali coltivare la propria erba miseria in condizioni di siccità quasi assoluta.

Ovviamente, l’erba miseria nel giardino di Latimer versa in condizioni particolarmente miserabili (vogliate perdonarci il gioco di parole): non vi sono infiorescenze neppure nelle foto più recenti, e non vi sono da anni, a giudicare i vari reperti fotografici succedutisi nel tempo.

Inoltre nessuno ha mai detto che l’erba miseria di Latimer sia destinata all’eternità: nel 1972 l’acqua nel piccolo ecosistema è stata rabboccata, e non sappiamo se nei prossimi anni richiederà altra manutenzione.

Infine, l’unico argine tra l’Erba Miseria di Latimer e l’atmosfera ricca dei gas necessari a prolungare la sua vita è un turacciolo (con una logora copertura plastica in cima) ben ingrassato: riteniamo assai improbabile che dopo 58 anni sia rimasto abbastanza grasso sul turacciolo da renderlo impermeabile, ammesso che lo sia mai stato.

L’Erba Miseria di Latimer non è del tutto indipendente dall’ambiente esterno: riceve luce solare dall’esterno, un moderato ricambio d’aria attraverso il turacciolo, e la temperatura dell’ecosistema è controllata, sia pur in modo molto “artigianale”

Latimer infatti tiene il suo piccolo ecosistema nel sottoscala dedicato alle bottiglie di vino, la cui temperatura ideale di conservazione si aggira tra i 12 ed i 14 gradi centigradi, cosa che, come abbiamo visto, riduce il bisogno di cure dell’Erba Miseria.

Questo basta a spiegare la persistenza del “giardino”, anche se, come ricordato dallo stesso Latimer e da altri commentatori, siamo di fronte ad un esperimento che non può essere nè toccato né annusato, noioso, che si può solo osservare per capire come andrà a finire.

Molti commentatori hanno assimilato l’esperimento di Latimer agli studi della NASA sull’uso delle piante in ambienti ecosostenibili ed ecosistemi chiusi come quelli della ricerca spaziale, ma l’elevato numero di incognite rende il tutto più una curiosità.

Alla morte di Latimer, quando il giardino, se non reclamato dagli eredi, diventerà possesso della Regale Società Inglese per l’Orticoltura potremmo avere nuovi dettagli sul Giardino di Latimer.

Per ora possiamo solo aspettare gli inevitabili aggiornamenti annuali.

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