BUFALA Migranti Italiani approdano al Porto di New York – bufale.net

La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni recita un proverbio, e spesso chi viralizza contenuti per farlo mistifica e perverte la realtà anche se lui stesso si convince di star facendo qualcosa di buono.

È così che ci imbattiamo in questa immagine

Presentata come Migranti Italiani che approdano al porto di New York o simili.

Per quanto la migrazione degli Italiani in America fosse un fenomeno corposo e nutrito, questa foto non ha nulla a che fare con lo stesso.

Si tratta infatti di una veduta della RMS Queen Elizabeth, Transatlantico della Cunard Line adibito per gli anni della Seconda Guerra Mondiale al trasporto truppe

This is troopship Queen Elisabeth. Queen Elizabeth and Queen Mary were used as troop transports during the Second World War. Their high speeds allowed them to outrun hazards, principally German U-boats, usually allowing them to travel without a convoy. Her carrying capacity was over 15,000 troops and over 900 crew. During her war service as a troopship Queen Elizabeth carried more than 750,000 troops, and she also sailed some 500,000 miles (800,000 km).

Questa è la nave per il trasporto truppe Queen Elizabeth. La Queen Elizabeth e la Queen Mary furono usate come trasporto truppe nella Seconda Guerra Mondiale. La loro velocità elevata gli consentiva di evitare rischi, ad esempio gli U-Boat tedeschi, evitando di dover viaggiare in convoglio. Aveva una capacità di 15.000 uomini e 900 truppe. Durante il suo servizio militare come nave di trasporto truppe la Queen Elizabeth trasportò oltre 750.000 soldati e traversò oltre 800.000 km.

The voyage would take about 5-7 days on average to go from the East Coast of the US to the British Isles while bringing troops to Europe. It looks crowded because everyone is on deck as it is pulling into harbor (look at the top of the picture). According to Eisenhower’s memoir some troops were complaining to the press about the slow rate at which they were being returned to the States. He got wind of this and asked a big gathering of troops at an event he was attending whether they wanted to continue filling the ships at normal capacity, or be crammed the hell into them to get home as soon as possible. They overwhelmingly applauded the later option.

Il viaggio di solito impegnava 5-7 giorni per andare dalla Costa Est degli USA alle Isole Britanniche per portare truppe in Europa. La nave sembra particolarmente affollata perché tutti sono sul ponte aspettando di sbarcare al porto (guardate in cima alla foto). Secondo le memorie di Eisenhower alcuni militi si lamentarono alla stampa della lentezza con cui stavano rientrando in patria. Saputo ciò, chiese ad un grande raduno di soldati  di un evento a cui presente se avrebbero preferito viaggiare scaglionati in modo da riempire le navi fino alla loro normale capienza, o di essere stivati fino all’inverosimile per tornare a casa il prima possibile. Tutti applaudirono la seconda ipotesi.

How did anyone find their family members when everyone got off the boat? Actually not anyone entered in contact with their family. The family likely wouldn’t be waiting at the dock unless they lived near the harbor as train transportation was actually pretty expensive. The troops would get off the ship, go to a Western Union office, send their family a telegram telling them when and how they would be getting home, and then they would get the train to there. There were other options, such as long distance telephones, but a telegram would have likely been the most common. It’s also possible for some of the soldiers not to have the money for a telegram, so they just showed up in their old town.

Come fecero tutti i soldati a ritrovare le loro famiglie appena scesi dalla nave? Non tutti lo fecero: le famiglie non li aspettavano quasi mai al porto a meno che non vi vivessero accanto, dato che il trasporto era costoso. I soldati semplicemente, appena scesi, andavano in un ufficio postale a mandare un telegramma ai loro cari dicendo loro quando e come sarebbero tornati a casa, per poi viaggiare in treno. Altre opzioni prevedevano telefonare, ma un telegramma era l’ipotesi migliore. A volte i soldati non avevano neanche i soldi per quel telegramma: semplicemente andavano a casa.

Come vedete, ci sono punti di contatto tra lo sbarco degli immigrati e dei soldati rientrati in America dopo la guerra: ma questo non consente di mistificare un’importante pagina della storia Alleata.

Per la cronaca, finita la guerra, la RMS Elizabeth tornò al suo scopo di translantico di linea, finendo la sua carriera a fine degli anni ’60, per diventare un relitto sommerso dalle parti di Hong Kong dal 1975 in poi.

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“Dagli all’untore”: da Jimmy Ilpedofilo al mondo delle bufale

Qui Shadow, vostro navigatore nel mondo delle bufale da ormai quattro o cinque anni… la memoria si fa confusa.

Oggi niente segnalazioni per voi, ma un invito a riflettere su una delle frasi comuni nei commenti che mi fa più male leggere. No, non le accuse di essere pakato da questo o quello, quelle non mi fanno male. Mi fanno ridere, perché se davvero una specie di associazione internazionale di Massoni, Nuovo Ordine Mondiale (da immaginarsi con le garrule sembianze di Kevin Nash, Hulk Hogan nel suo periodo da “Hollywood Hogan” e Scott Hall, o, per i più giovinetti, come colorati Exogini con libretto degli assegni sempre pronto).

E neppure le accuse di essere iscritto a questo o quel partito politico, generalmente opposto a quello dell’accusatore, che mi porterebbero ad aver girato più volte l’intero emiciclo parlamentare fino ad averlo trasformato nella Ruota della Fortuna.

Intendo le volte in cui la spiegazione universale per la condivisione di ogni bufala diventa

Io l’ho condivisa perché me l’ha passata un mio amico di cui mi fido. Anche se non fosse vera, cosa avrei mai fatto di male?

Eh, amico mio, molto di male.

Partiamo da un caso di cronaca decente: spostiamoci in India, nella serata del sette giugno.  Per essere ancora più precisi, seguiamo il viaggio in SUV di Abhijeet Nath e Nilotpal Das, artisti dello Stato di Assam. Avete mai ascoltato la canzone semiseria Jimmy il Pedofilo di Elio e le Storie Tese? Fermatevi ad ascoltarla un attimo, ed il nostro viaggio continuerà

Ora ultimato il ripassino avrete il quadro della triste avventura di Nath e Das: come in un perverso remake in real life della canzone di Elio e le Storie Tese i due artisti si ritrovano circondati dalla folla assetata di giustizia, compresi i genitori col bastone in mano pronti ad urlare Jimmy Ilpedofilo sei un uomo morto. Jimmy Ilpedofilo noi ti ammazziamo con il bastone.

Esattamente come nella canzone, il duo prova a discolparsi, adducendo un equivoco, ma vengono messi a tacere, per sempre, dalla brutalità della folla, che non paga di essersi esibita nel remake splatter di una canzone degli EelST decide di filmare le loro crudeli gesta e pubblicarle su Internet, compreso (attenzione, cliccare solo se siete disposti a vedere un contenuto assai brutale) un breve spezzone di Niloptal, ridotto ad una maschera di sangue e terrorizzato, che implora per la sua vita mentre lo squadrone della morte improvvisato lo deride ed annuncia il proposito di non lasciarlo uscire vivo da quella situazione.

Il motivo di tanta follia? Semplice, e collegato a quello che ho visto troppe volte in questi anni: come riportato in seguito dalla stampa, proprio in quelle ore nel vicino villaggio di Panjuri Kachari, un paesello di 90 anime, si era diffusa insistentemente sui social la falsa notizia di un SUV nero contenente un bambino rapito da due pedofili sconosciuti.

Per un triste scherzo del destino la vaga descrizione del veicolo coincideva alla perfezione con la vettura dei due artisti, ed il tam tam della folla ha fatto il resto, portando gli abitanti di tutti i paesi vicini ad aggregarsi in un autentico squadrone della morte di 500 unità.

Siamo oltre, come si è visto, l’istinto del momento, dato che uno degli assassini ha avuto la “lucidità” di portare con sè un cellulare connesso ad Internet e fermare l’esecuzione di strada il tempo necessario per raccogliere le ultime implorazioni delle sue vittime prima di unirsi ai suoi sodali per il colpo fatale. Vi lasciamo quindi alla descrizione dell’esecuzione effettuata da un testimone oculare

Come ha raccontato una donna di 55 anni testimone dell’accaduto, anche gli abitanti degli altri villaggi sono accorsi per prendere parte al brutale pestaggio. “Sembra che abbiano chiamato i loro amici nei villaggi vicini e gli abbiano detto che era stato catturato un rapitore di bambini. La gente arrivava a piedi o in bicicletta per partecipare e, secondo me, ad un certo punto erano almeno 500”. I residenti che si trovavano nelle vicinanze hanno detto che la folla ha continuato ad aggredire gli uomini anche dopo aver capito che sull’auto di Abhijeet e Niloptal non c’era alcun bambino. “Quelli che hanno cercato di fermare gli assalitori sono stati allontanati – ha detto un altro testimone – non capisco perché continuare con la violenza se non erano loro i rapitori”.

Quando la polizia è giunta sul posto dopo circa un’ora e mezza, le condizioni dei due giovani erano disperate. “Quando siamo arrivati ​​c’era una folla di circa 250 persone e abbiamo visto due ragazzi gravemente feriti – ha dichiarato un ufficiale di polizia – erano completamente coperti di sangue e li abbiamo subito trasportati in ospedale ma sono arrivati privi di vita”. “Quello che è successo è molto triste – ha affermato la donna che ha assistito alla morte di Abhijeet e Niloptal – ma gli abitanti del villaggio erano diffidenti perché nessuno si sposta in auto da queste parti a tarda sera”. Dopo il linciaggio, la polizia ha arrestato 16 persone, tra cui anche il responsabile di aver lanciato sui social network le false informazioni sui sequestri di minori.

“Va bene”, potrete dire voi, “questa è l’India, ma in Italia”?

In Italia ci siamo andati vicini molte volte: nel 2017 noi di bufale.net ci siamo imbattuti in un curioso messaggio, al quale io stesso provai a porre argine con un articolo:

Ciao per favore segnali questo profilo? È un bastardo che mando foto nude a tutti e pedofilo grazie dimmi se lo fai https://www.facebook.com/O.o.axx.mxx”

Allora come adesso censurai il profilo di A.M., che nel post era pubblicato in chiaro: e bastò davvero poco per diffonderlo, sapete? Nel tempo fisico di avvisare A.M., giovane barista di Parma e pubblicare una preliminare smentita la nostra casella di posta fu inondata di persone che dichiaravano di aver ricevuto lo stesso appello con ogni mezzo possibile, da WhatsApp a Messenger, rendendo peraltro impossibile individuare l’origine. Se tutti anziché condividere copincollavano, potenzialmente l’origine del messaggio poteva essere chiunque, ed anche spezzando un anello della catena tutti gli altri avrebbero mantenuto la viralità intatta.

Pubblicammo celere smentita, ma questo non bastò. Anche questa volta fummo subissati dei nostri bravi

Ma se condivido che male faccio? L’amico mio è una persona fidata, mica voleva fare del male

Nel giro di una settimana A.M. si ritrovò col bar e la sua autovettura, mezzi principali di sostentamento, vandalizzati e distrutti dalla folla vigliacca ed anonima, sobillata, come nel caso dei due artisti, da una vera e propria calunnia virtuale ed inarrestabile.

Nuovamente, sarete anche voi incappati nella famosa bufala dell’hacker: un testo, sempre uguale, ispirato alla primigenia bufala dell’Hacker Brambilla

Dì a tutti i contatti della tua lista di Messenger di non accettare la richiesta di amicizia di *************. È un hacker e ha collegato il sistema al tuo account di Facebook. Se uno dei tuoi contatti lo accetta, verrai attaccato anche tu, quindi assicurati che tutti i tuoi amici lo conoscano. Ruba foto e ne fa profili per uso improprio con attività hot… Inoltralo come ricevuto.

Un risibile esempio di tecnobubbola, una supercazzola come quelle di Amici Miei che non significa niente ma usa paroloni evocativi che attribuiscono allo sconosciuto di turno, un nome scelto a caso, il potere di collegarsi al tuo account di Facebook per rubare foto.

Innocente, direte voi? Non nel momento in cui, per rendere la bufala un po’ più pepata, un anonimo ha deciso di usare per l’hacker immaginario la foto e la copertina profilo di uno stimato individuo, che preferisce cercare di riconquistare il suo anonimato, consegnando le sue fattezze ed un’infamante accusa al popolo della Rete.

Passiamo ora nell’America del 2016, in piena campagna elettorale. E.M.W., ventinseienne del North Carolina, versione americana del Napalm51 di Crozza, il Leone da Tastiera rissoso e pronto a credere alle bufale più infami diffuse su Internet si imbatte nel c.d. Pizzagate, ovvero la teoria secondo cui diversi rappresentanti dei Democratici Americani, tra cui la candidata presidente Hillary Rhodam Clinton, si riunivano in una pizzeria per pedofili (con tanto di bambini torturati nello scatinato) per dedicarsi a sevizie inenarrabili, con la presunta asseverazione del fantomatico Wikileaks.

Potrete pensare che nessuno sano di mente potrebbe pensare ad un circolo pedosadopornografico in una affollata pizzeria di Washington: eppure

Washington – E’ entrato in una pizzeria affollata di famiglie, armato di un arsenale, e ha aperto il fuoco. Solo un miracolo ha impedito che si trasformasse nell’ennesima strage all’americana: nessuno è rimasto ferito. La colpa dei titolari? Essere coinvolti in una rete mondiale di pedofili che farebbe capo a Hillary Clinton e a John Podesta. Ma era tutto falso: una bufala nata e cresciuta su Internet che poteva sfociare in un massacro. La polizia ha fermato il 28enne E. M. W. di Salisbury, North Carolina, sequestrandogli tre armi da fuoco, compreso un fucile d’assalto. Interrogato, il giovane ha spiegato che voleva fare un’indagine personale per verificare le accuse.

Il tutto, preceduto da giorni di telefonate minatorie e minacce personali all’incolumità del pizzaiolo proprietario dell’esercizio commerciale.

Ricordate quindi, la prossima volta che direte che “condividere non costa niente”, che due persone hanno avuto la loro vita rovinata per sempre, e due persone sono state sommariamente uccise in una strada buia in una calda notte estiva.

E temiamo sia solo l’inizio.

 

 

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“Dagli all’untore”: da Jimmy Ilpedofilo al mondo delle bufale

Qui Shadow, vostro navigatore nel mondo delle bufale da ormai quattro o cinque anni… la memoria si fa confusa.

Oggi niente segnalazioni per voi, ma un invito a riflettere su una delle frasi comuni nei commenti che mi fa più male leggere. No, non le accuse di essere pakato da questo o quello, quelle non mi fanno male. Mi fanno ridere, perché se davvero una specie di associazione internazionale di Massoni, Nuovo Ordine Mondiale (da immaginarsi con le garrule sembianze di Kevin Nash, Hulk Hogan nel suo periodo da “Hollywood Hogan” e Scott Hall, o, per i più giovinetti, come colorati Exogini con libretto degli assegni sempre pronto).

E neppure le accuse di essere iscritto a questo o quel partito politico, generalmente opposto a quello dell’accusatore, che mi porterebbero ad aver girato più volte l’intero emiciclo parlamentare fino ad averlo trasformato nella Ruota della Fortuna.

Intendo le volte in cui la spiegazione universale per la condivisione di ogni bufala diventa

Io l’ho condivisa perché me l’ha passata un mio amico di cui mi fido. Anche se non fosse vera, cosa avrei mai fatto di male?

Eh, amico mio, molto di male.

Partiamo da un caso di cronaca decente: spostiamoci in India, nella serata del sette giugno.  Per essere ancora più precisi, seguiamo il viaggio in SUV di Abhijeet Nath e Nilotpal Das, artisti dello Stato di Assam. Avete mai ascoltato la canzone semiseria Jimmy il Pedofilo di Elio e le Storie Tese? Fermatevi ad ascoltarla un attimo, ed il nostro viaggio continuerà

Ora ultimato il ripassino avrete il quadro della triste avventura di Nath e Das: come in un perverso remake in real life della canzone di Elio e le Storie Tese i due artisti si ritrovano circondati dalla folla assetata di giustizia, compresi i genitori col bastone in mano pronti ad urlare Jimmy Ilpedofilo sei un uomo morto. Jimmy Ilpedofilo noi ti ammazziamo con il bastone.

Esattamente come nella canzone, il duo prova a discolparsi, adducendo un equivoco, ma vengono messi a tacere, per sempre, dalla brutalità della folla, che non paga di essersi esibita nel remake splatter di una canzone degli EelST decide di filmare le loro crudeli gesta e pubblicarle su Internet, compreso (attenzione, cliccare solo se siete disposti a vedere un contenuto assai brutale) un breve spezzone di Niloptal, ridotto ad una maschera di sangue e terrorizzato, che implora per la sua vita mentre lo squadrone della morte improvvisato lo deride ed annuncia il proposito di non lasciarlo uscire vivo da quella situazione.

Il motivo di tanta follia? Semplice, e collegato a quello che ho visto troppe volte in questi anni: come riportato in seguito dalla stampa, proprio in quelle ore nel vicino villaggio di Panjuri Kachari, un paesello di 90 anime, si era diffusa insistentemente sui social la falsa notizia di un SUV nero contenente un bambino rapito da due pedofili sconosciuti.

Per un triste scherzo del destino la vaga descrizione del veicolo coincideva alla perfezione con la vettura dei due artisti, ed il tam tam della folla ha fatto il resto, portando gli abitanti di tutti i paesi vicini ad aggregarsi in un autentico squadrone della morte di 500 unità.

Siamo oltre, come si è visto, l’istinto del momento, dato che uno degli assassini ha avuto la “lucidità” di portare con sè un cellulare connesso ad Internet e fermare l’esecuzione di strada il tempo necessario per raccogliere le ultime implorazioni delle sue vittime prima di unirsi ai suoi sodali per il colpo fatale. Vi lasciamo quindi alla descrizione dell’esecuzione effettuata da un testimone oculare

Come ha raccontato una donna di 55 anni testimone dell’accaduto, anche gli abitanti degli altri villaggi sono accorsi per prendere parte al brutale pestaggio. “Sembra che abbiano chiamato i loro amici nei villaggi vicini e gli abbiano detto che era stato catturato un rapitore di bambini. La gente arrivava a piedi o in bicicletta per partecipare e, secondo me, ad un certo punto erano almeno 500”. I residenti che si trovavano nelle vicinanze hanno detto che la folla ha continuato ad aggredire gli uomini anche dopo aver capito che sull’auto di Abhijeet e Niloptal non c’era alcun bambino. “Quelli che hanno cercato di fermare gli assalitori sono stati allontanati – ha detto un altro testimone – non capisco perché continuare con la violenza se non erano loro i rapitori”.

Quando la polizia è giunta sul posto dopo circa un’ora e mezza, le condizioni dei due giovani erano disperate. “Quando siamo arrivati ​​c’era una folla di circa 250 persone e abbiamo visto due ragazzi gravemente feriti – ha dichiarato un ufficiale di polizia – erano completamente coperti di sangue e li abbiamo subito trasportati in ospedale ma sono arrivati privi di vita”. “Quello che è successo è molto triste – ha affermato la donna che ha assistito alla morte di Abhijeet e Niloptal – ma gli abitanti del villaggio erano diffidenti perché nessuno si sposta in auto da queste parti a tarda sera”. Dopo il linciaggio, la polizia ha arrestato 16 persone, tra cui anche il responsabile di aver lanciato sui social network le false informazioni sui sequestri di minori.

“Va bene”, potrete dire voi, “questa è l’India, ma in Italia”?

In Italia ci siamo andati vicini molte volte: nel 2017 noi di bufale.net ci siamo imbattuti in un curioso messaggio, al quale io stesso provai a porre argine con un articolo:

Ciao per favore segnali questo profilo? È un bastardo che mando foto nude a tutti e pedofilo grazie dimmi se lo fai https://www.facebook.com/O.o.axx.mxx”

Allora come adesso censurai il profilo di A.M., che nel post era pubblicato in chiaro: e bastò davvero poco per diffonderlo, sapete? Nel tempo fisico di avvisare A.M., giovane barista di Parma e pubblicare una preliminare smentita la nostra casella di posta fu inondata di persone che dichiaravano di aver ricevuto lo stesso appello con ogni mezzo possibile, da WhatsApp a Messenger, rendendo peraltro impossibile individuare l’origine. Se tutti anziché condividere copincollavano, potenzialmente l’origine del messaggio poteva essere chiunque, ed anche spezzando un anello della catena tutti gli altri avrebbero mantenuto la viralità intatta.

Pubblicammo celere smentita, ma questo non bastò. Anche questa volta fummo subissati dei nostri bravi

Ma se condivido che male faccio? L’amico mio è una persona fidata, mica voleva fare del male

Nel giro di una settimana A.M. si ritrovò col bar e la sua autovettura, mezzi principali di sostentamento, vandalizzati e distrutti dalla folla vigliacca ed anonima, sobillata, come nel caso dei due artisti, da una vera e propria calunnia virtuale ed inarrestabile.

Nuovamente, sarete anche voi incappati nella famosa bufala dell’hacker: un testo, sempre uguale, ispirato alla primigenia bufala dell’Hacker Brambilla

Dì a tutti i contatti della tua lista di Messenger di non accettare la richiesta di amicizia di *************. È un hacker e ha collegato il sistema al tuo account di Facebook. Se uno dei tuoi contatti lo accetta, verrai attaccato anche tu, quindi assicurati che tutti i tuoi amici lo conoscano. Ruba foto e ne fa profili per uso improprio con attività hot… Inoltralo come ricevuto.

Un risibile esempio di tecnobubbola, una supercazzola come quelle di Amici Miei che non significa niente ma usa paroloni evocativi che attribuiscono allo sconosciuto di turno, un nome scelto a caso, il potere di collegarsi al tuo account di Facebook per rubare foto.

Innocente, direte voi? Non nel momento in cui, per rendere la bufala un po’ più pepata, un anonimo ha deciso di usare per l’hacker immaginario la foto e la copertina profilo di uno stimato individuo, che preferisce cercare di riconquistare il suo anonimato, consegnando le sue fattezze ed un’infamante accusa al popolo della Rete.

Passiamo ora nell’America del 2016, in piena campagna elettorale. E.M.W., ventinseienne del North Carolina, versione americana del Napalm51 di Crozza, il Leone da Tastiera rissoso e pronto a credere alle bufale più infami diffuse su Internet si imbatte nel c.d. Pizzagate, ovvero la teoria secondo cui diversi rappresentanti dei Democratici Americani, tra cui la candidata presidente Hillary Rhodam Clinton, si riunivano in una pizzeria per pedofili (con tanto di bambini torturati nello scatinato) per dedicarsi a sevizie inenarrabili, con la presunta asseverazione del fantomatico Wikileaks.

Potrete pensare che nessuno sano di mente potrebbe pensare ad un circolo pedosadopornografico in una affollata pizzeria di Washington: eppure

Washington – E’ entrato in una pizzeria affollata di famiglie, armato di un arsenale, e ha aperto il fuoco. Solo un miracolo ha impedito che si trasformasse nell’ennesima strage all’americana: nessuno è rimasto ferito. La colpa dei titolari? Essere coinvolti in una rete mondiale di pedofili che farebbe capo a Hillary Clinton e a John Podesta. Ma era tutto falso: una bufala nata e cresciuta su Internet che poteva sfociare in un massacro. La polizia ha fermato il 28enne E. M. W. di Salisbury, North Carolina, sequestrandogli tre armi da fuoco, compreso un fucile d’assalto. Interrogato, il giovane ha spiegato che voleva fare un’indagine personale per verificare le accuse.

Il tutto, preceduto da giorni di telefonate minatorie e minacce personali all’incolumità del pizzaiolo proprietario dell’esercizio commerciale.

Ricordate quindi, la prossima volta che direte che “condividere non costa niente”, che due persone hanno avuto la loro vita rovinata per sempre, e due persone sono state sommariamente uccise in una strada buia in una calda notte estiva.

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DISINFORMAZIONE In America questo studente è stato sospeso per non aver partecipato ad una protesta

Sta girando sui social la foto di questo ragazzino americano che mostra il provvedimento di sospensione che, secondo quanto si scrive, sarebbe arrivato perché il giovane si è rifiutato di prendere parte ad una manifestazione sulla violenza armata. Grazie a Snopes, che ha indagato sulla vicenda e messo assieme i pezzi, scopriamo che la notizia che sta circolando è totalmente falsa, se pur ci sia alla base un fatto realmente accaduto e documentato.

Il 17 marzo 2018, Fox News ha pubblicato la storia di uno studente di liceo in Ohio il quale era stato sospeso per non aver partecipato con i suoi compagni di classe al National Walkout Day, un modo per aprire un dibattito sulla violenza armata dopo quanto accaduto nel Parkland, in Florida, dove avevano perso la vita 17 persone a causa di un ex-studente che si era presentato con la pistola a scuola ed aveva aperto il fuoco costringendo molti studenti a barricarsi nelle aule.

In questa giornata gli studenti avevano la possibilità di manifestare contro la violenza, oppure decidere di non schierarsi con nessun gruppo e raggiungere l’aula studio per fare i compiti, leggere un libro o dedicarsi a qualche altra attività. Il ragazzino aveva deciso di rimanere in aula, non rispettando il regolamento per quella giornata, ed era stato dunque sospeso. Questo è quanto dichiarato nell’articolo originale.

Anche il padre di Jacob, Scott Shoemaker aveva affidato le sue considerazioni sulla vicenda a Facebook  incentrando il discorso sulla politica. Egli pensava che il figlio sarebbe stato punito per non “aver fatto una scelta”. Gli studenti avrebbero dovuto scegliere se uscire in strada a protestare o restare in classe in un’area comune di studio. Secondo Jacob, andare nell’area studio sarebbe sembrato irrispettoso per le vittime della Florida, come a voler dichiarare di essere a favore della detenzione delle armi.

In realtà, come spiega il distretto scolastico:

Siamo responsabili per la sicurezza dei nostri studenti. Non possiamo consentire loro di restare senza supervisione. La sala studio era il nostro modo per assicurarci che i nostri ragazzi fossero al sicuro e sorvegliati.

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