NOTIZIA VERA Il becco a scarpa esiste davvero

Nel corso degli ultimi giorni sta circolando sul web un video che mostra un animale che prenderebbe il nome di Becco a Scarpa (Shoebill Stork in lingua inglese). Ebbene, non si tratta di un uccello modificato a computer o inventato di sana pianta, dal momento che esiste sul serio.

Al giorno d’oggi, trovare sul web qualche immagine di animali mitici è piuttosto semplice. Ogni tanto, però, capita di imbattersi effettivamente in un articolo dei media che racconta la storia di un vero animale, che risulta così strana da non sembrare reale.

Lo scorso primo maggio, l’account Twitter “Nature is Amazing” ha pubblicato un video relativo ad un uccello africano di notevoli dimensioni.

 

Nel momento in cui il video ha cominciato a diffondersi sul web a tal punto da diventare virale, tante persone si sono dimostrate piuttosto incredule e scettiche sull’autenticità dell’animale.

Il Becco a Scarpa, secondo quanto diffuso dall’Audubon Society, è un uccello silenzioso per la maggior parte del tempo; in qualche caso fa un po’ di rumore, ma solo come forma di saluto nei confronti di altri animali. Questi uccelli possono arrivare a dimensioni importanti, soprattutto in altezza. Vivono nelle aree tropicali dell’Africa Centrale e sono diffusi soprattutto in Uganda, Sudan e Zambia. Una specie che, purtroppo, è considerata vulnerabile dall’Unione internazionale per la conservazione della natura e delle sue risorse. Si ciba di anguille, lucertole, serpenti e, in qualche caso, pure di piccoli coccodrilli.

 

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DISINFORMAZIONE PRECISAZIONI Suini e maiali seppelliti vivi, la crudeltà dell’uomo non ha fine – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti una immagine virale apparsa sui loro profili

Suini malati seppelliti vivi..mamme con i propri figli. La crudeltà dell’uomo nei confronti degli animali ha da tempo oltrepassato ogni limite non credi?

Ciò in cui crediamo sono le fonti: e ci vuole veramente poco per prendere una scena, strapparla dal suo contesto e gettarla in pasto alla pubblica indinniazione.

Nulla togliendo alla gravità ed alla crudezza delle immagini, queste non raffigurano una situazione ordinaria.

Ma andiamo con ordine: innanzitutto siamo nella Corea del Sud, e non in Italia.

E non siamo in un allevamento in condizioni ordinarie, ma dopo l’intervento delle autorità nel tentativo di arginare un’epidemia di Afta Epizootica di Tipo A, una triste occorrenza a cui la Corea del Sud è tristemente abituata, essendoci stato un rilevante precedente nel 2011.

L’Afta Epizootica, che non ha più interessato suini in Italia dal 1993, ove ancora presente è di difficile, se non impossibile cura, e ad oggi l’unico protocollo riconosciuto in caso di epidemia è

Le misure di controllo si basano sull’abbattimento totale degli animali presenti nell’aziende infette e in contatto (stamping out) e sulle restrizioni alle movimentazione di animali sensibili alla malattia e loro prodotti.
In un paese con focolai di prima insorgenza devono essere abbattuti e distrutti tutti gli animali dell’azienda (malati, infetti, sospetti di infezione e di contaminazione), si deve poi procedere con le operazioni di pulizia e disinfezione previa distruzione dei materiali e prodotti contaminati.
Contemporaneamente alle operazioni di estinzione del focolaio devono essere rintracciati e distrutti gli animali ed i prodotti che sono stati
spostati dall’azienda infetta prima del sequestro dell’allevamento.

La Corea del Sud ha tentato la strada della vaccinazione, fallendo il contenimento dell’epidemia, che si è riproposta in una presenza massiva tale da richiedere un intervento rapido ed incisivo.

Era possibile provvedere ad un abbattimento dei capi più umano? Probabilmente, non possiamo saperlo, auspichiamo di non dover più assistere a simili scene.

Era questa una scena comune? No, semplicemente la recrudescenza di una malattia grave e difficile da eradicare.

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PESCE D’APRILE I pinguini sull’isola di rifiuti – bufale.net

Avrete visto anche voi in questi giorni il filmato distribuito dal WWF

Il video, assai breve, contiene spezzoni ritratti da una nave che, avvicinatasi ad un’isola di rifiuti plastici in mare, rileva l’esistenza di una intera colonia di pinguini, costretti dall’inquinamento a vivere in condizioni assai disagevoli.

Un filmato triste, preoccupante… ma un falso. Un tardivo pesce d’Aprile, voluto da WWF per sensibilizzare sul tema dell’inquinamento

Fortunatamente, la nostra scoperta di pinguini sull’isola fatta di plastica è solo un pesce d’aprile.
Tutti i pinguini filmati stanno bene e continuano a vivere felici nella loro isola di ghiaccio. È solo un montaggio di foto, ma viviamo in un mondo in cui tali pericoli, a causa dell’inquinamento da plastica, potrebbero diventare davvero reali.

Recita l’apposita pagina sul sito del WWF, che continua sciorinando i dati su cui avrebbe voluto attirare attenzione

La plastica in mare non è una fake-news! Il 70% del nostro Pianeta è ricoperto dall’acqua: ma oggi, in ogni chilometro quadrato del mare, troviamo migliaia e migliaia di pezzi di plastica.

Gli uccelli marini muoiono in modo atroce, a causa dei pezzi di microplastiche che ingoiano e che finiscono nello stomaco. Le tartarughe marine scambiano i sacchetti di plastica per pesci o meduse e muoiono soffocate, mentre i pezzetti più piccoli vengono scambiati per plancton. Tre quarti della spazzatura che si trova in mare è plastica.
La plastica in mare è un problema serio e ogni anno costa la vita a migliaia di animali. Ma la plastica che può mettere in pericolo anche la vita degli esseri umani, poiché ci mette dai 350 ai 400 anni a disintegrarsi.

Come conferma TPI News, un simile esperimento sociale non si ripeterà: un pesce d’Aprile è efficace una volta sola, poi mai più.

Ma WWF continuerà ad affrontare il problema sollevato con una celia.

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