NOTIZIA VERA Medico tira il corpo del neonato durante parto: testa si stacca dal corpicino e resta nel ventre – bufale.net

Ci sono notizie che vorremmo con tutto il cuore poter dichiarare bufale, ma non lo sono.

E notizie che, purtroppo (e per fortuna, in un certo senso) diventano presto materia di indagine della magistratura degli stati in cui si sono consumate, cui dovremo affidarci per un verdetto finale che speriamo celere e confidiamo retto e giusto.

Ci segnalano quindi i nostri contatti la seguente notizia

Medico tira il corpo del neonato durante parto: testa si stacca dal corpicino e resta nel ventre

La donna è stata poi costretta a sottoporsi a parto cesareo per rimuovere la testolina che è stata poi ricucita sul corpo per il funerale del piccolo. Un incidente scioccante avvenuto al Ninewells Hospital, a Dundee, in Scozia. La dottoressa V. L. ne dovrà ora rispondere: “Sono molto dispiaciuta”.

Un asfittico copiaincolla dall’ampia copertura mediatica data dapprima all’estero, poi anche da noi alla notizia.

Premettiamo: questa notizia è ancora in divenire, vi è di mezzo, giustamente, il diritto e gli organi giurisdizionali, data la gravità della stessa.

Notizia che comincia quando, per motivi che sono ancora da chiarire, V.L., dottoressa in forza presso la clinica universitaria di Ninewells, a Dundee, decide (apparentemente contro il parere del resto del personale medico) di praticare ad una puerpera con un figlio in presentazione podalica la versione cefalica anziché il consigliato parto cesareo.

Tradotto dal linguaggio tecnico, nel 4% dei casi può capitare che un bambino, anziché posizionarsi correttamente nell’utero con la testa rivolta verso la cervice e le gambe rivolte verso il corpo della madre, si presenti, al contrario, coi piedi rivolti verso l’esterno.

Il che è un grave problema, dato che il corpo umano è costruito da millenni di evoluzione per uscire prima per la testa: le ossa craniche non sono ancora saldate, quindi la testa di un bambino può “schiacciarsi” un po’ senza che questo comporti danno, le braccia restano premute intorno al torso uscendo senza alcun problema e similarmente le gambe.

In caso di presentazione podalica tutto quello che può andar storto rischia di farlo: il bambino può allargare le gambe, redendo impossibile o managevole il passaggio, le braccine possono rimanere intrappolate, il collo spezzarsi o ledersi… per questo il taglio cesario è normalmente pratica accettata nei casi di presentazione anomala.

Per motivi di cui presto dovrà rendere conto dinanzi ad un tribunale, V.L. decise invece per il parto vaginale, il c.d. parto naturale, cercando di praticare la versione cefalica al nascituro.

Come sempre accade, purtroppo, naturale non è sinonimo di migliore e

In una situazione concitata e ad alto rischio in cui c’era poco tempo da perdere (il battito cardiaco del piccolo era molto lento), senza neanche avvisare la madre del nascituro, la dottoressa scelse la soluzione più pericolosa, sfociata in tragedia. Mentre incitava la donna a spingere, lei tirò il feto verso l’esterno, riuscendo a liberare gambe e braccia: la testa, però, rimase intrappolata e il piccolo, estremamente fragile proprio perché prematuro, finì per essere letteralmente decapitato. Solo a quel punto fu effettuato un cesareo per rimuovere il capo del bimbo che era rimasto nel ventre materno e che fu successivamente riattaccato al resto del corpo per i funerali. Dopo la tragedia, in un primo momento la paziente si mostrò comprensiva nei confronti dello staff medico, dicendo che purtroppo incidenti similii possono capitare. Quando però ha scoprì la dinamica dei fatti (sic!) e incontrò nuovamente L. le urlò contro «Non potrò mai perdonarti», mentre la dottoressa, che ancora oggi si dichiarata affranta, le ripeteva «Mi dispiace tanto» tenendo gli occhi bassi. Oggi come allora, però, nega comunque di essere responsabile della morte del piccolo.

Questo avvenne il 14 marzo 2014: dopo quattro anni la vicenda è arrivata al Medical Practitioners Tribunal Service di Manchester, l’organo che si occupa in Inghilterra di accertarsi che un medico possa proseguire la processione, svelando alcuni risvolti, come il rifiuto di V.L. di ascoltare i consigli di un’ostetrica presente e passare al cesareo e l’altrettanto assurdo rifiuto di procedere in regime di anestesia perché riteneva necessario che la puerpera fosse in grado di spingere.

«La cervice si era serrata sulla testa del bambino – ha detto l’avvocato del Consiglio medico generale Charles Garside, le cui parole suonano come una condanna – La dottoressa L. ha fatto tre tentativi per tagliare la cervice con le forbici, ma ha fallito e la testa del neonato è stata staccata dal corpo ed è rimasta bloccata nel ventre della madre. Durante l’intervento, in nessun momento alla paziente sono stati dati conforto, spiegazioni, sollievo dal dolore. L. non è riuscita a eseguire un cesareo senza anestesia generale in un momento in cui era necessaria la velocità: avrebbe dovuto effettuare un taglio cesareo. La dottoressa ha provato un parto vaginale, e questa è stata una scelta sbagliata: in situazioni simili non si dovrebbe mai provare un parto vaginale. I neonati sono tutti fragili, ma questo lo era ancora di più perché era prematuro, ed era chiaro che la scelta di tirarlo poteva causare molti più danni».

Aspetteremo quindi i risvolti di una condanna che si annuncia ormai sempre più probabile.

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