BUFALA Alluminio dei vaccini nel cervello è la causa della morte del bambino Alfie Evans

Sul web a volte circolano delle vere e proprie malignità. Secondo una delle ultime notizie – smentita da Snopes – pare che uno studio scientifico abbia dimostrato come la morte di Alfie Evans sia avvenuta per colpa di alcuni additivi di alluminio che erano presenti nei vaccini che gli sono stati somministrati.

Qualche giorno fa, un blog che pubblica notizie false ha deciso in modo ignobile di sfruttare la terribile morte del bambino inglese Alfie Evans diffondendo un titolo clickbait in cui si è affermato, in modo del tutto falso, che una ricerca scientifica era riuscita a dimostrare come l’alluminio contenuto nei vaccini fosse stata la causa primaria della sua morte.

Il titolo scelto dal YourNewsWire.com per questo articolo recitava che «Uno studio mostra che l’alluminio era presente nel cervello del piccolo Alfie Evans». La ricerca citata dal portale in questione è terminata a luglio del 2017 e aveva come obbiettivo quello di analizzare l’effetto dei coadiuvanti di alluminio sul comportamento sociale nei topi. Non è stata fatta alcuna menzione al caso di Alfie Evans o ad altri casi clinici specifici.

Alfie Evans è morto lo scorso 28 aprile, poco prima di festeggiare il suo secondo compleanno. È deceduto per colpa di una rara patologia degenerativa che ha colpito il cervello: solamente cinque giorni prima era stato staccato dalle macchine che lo tenevano in vita, in seguito ad una lunghissima battaglia legale che ha coinvolto i suoi genitori, che sono arrivati fino dal Papa pur di far sentire le loro ragioni.

L’Alta Corte inglese aveva sempre risposto in maniera negativa alle richieste dei genitori, dopo aver scoperto che il cervello del bambino era così compromesso che non c’era alcuna possibilità che potesse recuperare e riprendersi.

 

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NON CONDIVIDERE “Vi ricordate l’immagine del bambino ferito che ha fatto il giro del mondo come esempio di crudeltà del regime Assad? Tutto Falso!”

Nella giornata di ieri riproponevamo sulla nostra pagina una nostra vecchia analisi sul complottismo perpetrato nei confronti delle tre foto della bambina di Aleppo con un post che aveva completamente distorto la visione delle cose. Oggi, per merito di un post greve e lapidario, ci ritroviamo con diverse segnalazioni circa una foto che ancora oggi fa il giro del mondo:

Aleppo Media Center / Il Post

Tale fermo immagine era stato diffuso in seguito ai bombardamenti di Aleppo del 17 agosto 2016 dall’Aleppo Media Center, network d’informazione che si oppone al regime di Assad. Il piccolo, Omran Daqnish, sedeva su un’ambulanza dei Caschi Bianchi dopo essere stato estratto vivo dalle macerie della sua abitazione e si presentava in un evidente stato di choc:

Omran, quattro anni, ha ovviamente lo sguardo perso nel vuoto, un occhio incrostato dal sangue che lo ricopre, come la polvere, la gambe che non toccano terra e lo lasciano sospeso sulla poltrona dell’ambulanza degli White Helmets, altra organizzazione nota anche come Syria Civil Defense attiva da Damasco ad Aleppo fino a Homs e divenuta dal 2013 una delle principali fonti dell’opposizione sul conflitto.

Omran era stato curato e dimesso nella stessa notte all’ospedale M10 di Aleppo.

Il viralizzatore di oggi diffonde un’immagine con didascalia che, in poche ore, ha già conquistato una certa viralità disimpegnata:

Vi ricordate l’immagine del bambino ferito che ha fatto il giro del mondo come esempio di crudeltà del regime del presidente Assad? Tutto falso! Era una messinscena! Sotto si vede il bambino, dopo l’intervista al padre, senza un graffio! Il padre è un noto militante anti-Assad.

In poche parole: le due foto sarebbero state scattate a poca distanza di tempo l’una dall’altra e dimostrerebbero che il bombardamento non sarebbe mai avvenuto e tanto meno il ferimento del piccolo Omran. Il tutto viene presentato senza una fonte attendibile a dimostrazione di quanto sostenuto. La verità è che le due immagini appartengono a due tempi differenti.

La prima – ovvero quella dell’Aleppo Media Center che ritrae Omran in stato di choc all’interno dell’ambulanza – è, come dicevamo, un fotogramma di un video girato pochi istanti dopo i bombardamenti. Parliamo dunque del 17 agosto 2016.

La seconda – quella riportata in basso e che mostra il piccolo in perfetta salute e pulizia – è un fotogramma di un’intervista rilasciata nel giugno 2017 (quasi un anno dopo) alla giornalista pro-Assad Kinana Allouche. In quel contempo il padre di Omran, Muhamad Daqnish, aveva riferito anche ad altre TV di regime che le immagini del suo bambino ferito erano state riprese e diffuse senza il suo consenso e con l’intento (da parte dei ribelli) di creare una propaganda anti-Assad in cambio di denaro, offerta che Muhamad aveva rifiutato.

Sul dibattito circa le affermazioni del padre di Omran e delle teorie emerse a seguito della pubblicazione delle foto del bambino ferito vi rimandiamo ad un prossimo articolo.

Oggi ci focalizziamo sull’inattendibilità del post segnalato. Come abbiamo potuto dimostrare, le due immagini sono state catturate in due momenti diversi: se un anno prima il piccolo Omran si presentava feritoricoperto di polvere, per quale motivo dovrebbe far discutere una sua comparsa in stato di salute e senza ferite?

Condividere un post del genere contribuisce a creare confusione in una situazione già caotica. Vi consigliamo, dunque, di non condividere un messaggio fuorviante, che potrebbe dare spazio a facili complottismi senza aiutare i fruitori a capire a quali fonti bisognerebbe prestare attenzione.

 

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PRECISAZIONI iPhone e figli: sbaglia il codice più volte e blocca il telefono per 47 anni – bufale.net

Gli smartphone, va detto una volta per tutte, non sono giocattoli.

La tentazione di lasciare un figlio col cellulare acceso per fare in modo che possa godere di giochi adatti è molto forte, ed effettivamente i principali store (Android ed iOS) sono ricchi di applicazioni adatte ai bambini: ma la soluzione ideale è comprare un tablet poco costoso e dedicato all’uso infantile, oppure facilmente adattabile, e non consegnare tra le mani del bambino il proprio cellulare, specie se costoso.

Altrimenti, è alle porte quanto avvenuto ad una madre cinese, la signora Lu

Quasi mezzo secolo di esilio digitale. Una mamma cinese afferma di essersi trovata con l’iPhone bloccato per i prossimi 47 anni, un fatto curioso che coinvolge la sua sbadataggine, cattive abitudini e il figlio di due anni. Il piccolo, stando ai media cinesi, stava armeggiando con il telefono. La mamma glielo lasciava maneggiare per vedere video educativi ma, avendo due anni, forse non era perfettamente conscio delle proprie azioni e così continuava a premere tasti quasi a caso. Il problema però è che il bimbo continuava a fare tap sullo schermo anche quando questo era fisso sulla schermata di sblocco: premendo numeri a caso, continuava a sbagliare il codice di sblocco e da lì ecco il problema. Per capirlo meglio però dobbiamo guardare ai sistemi di sicurezza ideati dalla Apple.

La chiave di lettura è fornita nel prosieguo dell’articolo, ed è un evento accaduto più volte in passato.

Sostanzialmente, iOS, per difendere la privacy dell’utente, ad esempio da furti e smarrimenti, consente di impostare un Pincode come su tutti i cellulari, non però sulla SIM come usava in tempi passati, ma sul dispositivo stesso.

Laddove sbagliare tale pincode su alcuni cellulari comporta la semplice impossibilità di accesso, la casa di Cupertino ha scelto un accesso più radicale, atto ad evitare i tentativi di brute force, l’uso di calcolatori elettronici per produrre le molteplici combinazioni numeriche previste: dopo quattro tentativi falliti, al quinto tentativo iOS imporrà un periodo di cooldown, di pausa forzata, di un minuto.

Ulteriori tentativi errati comporteranno un blocco esponenziale: dal sesto tentativo i minuti diventeranno cinque, dal settimo all’ottavo quindici,  e dal nono un’ora

Dal decimo in poi, gli eventi dipendono dalla diligenza dell’utente.

Ove questi abbia impostato i meccanismi di sicurezza consigliati, come ricordato dal Corriere, il decimo errore comporterà la riformattazione totale del dispositivo, che automaticamente cancellerà ogni dato al suo interno (quindi proteggendo rubrica, carte di credito, fotografie e dati personali da occhi indiscreti nel modo più efficiente).

Ove l’utente, per lassismo o timore di errare egli stesso il pincode abbia disinserito tali sicurezze, il tempo di attesa continuerà a crescere esponenzialmente e senza posa alcuna, fino ad arrivare al temuto blocco da venticinque milioni di minuti circa (blocco questo che può anche essere provocato da alcuni tentativi malriusciti di jailbreak, rimozione delle protezioni nel sistema operativo che impediscono di caricare software non proveniente dalla casa madre).

È già avvenuto a persone altrettanto poco avvedute: un uomo cinese nel 2014, svariati possessori di dispositivi Apple che se ne sono lamentati sui forum della casa di Cupertino tra cui un utente nel 2016, ed un anno dopo il gestore di un negozio di riparazione cellulari su Reddit ha lamentato di aver incontrato un cliente con lo stesso problema

La soluzione in questo caso è comunque rapida, efficiente e butale: deve essere lo stesso utente (se, come la signora, non ne è capace un qualsiasi centro Apple provvederà allo scopo) a riformattare completamente il dispositivo, ricaricando l’ultimo backup presente su iTunes, il programma fornito da Apple stessa che, installato sul PC o sul Mac, consente di copiare musica sull’iPhone e fare backup di applicazioni e programmi.

Se l’utente sfortunato è indietro coi backup, semplicemente i dati sono persi.

A complicare la vicenda irrompe un articolo del Sun, che confonde la protagonista della vicenda, l’anonima “signora Lu” con Wei Chunlong, l’Apple Genius (tecnico Apple che negli Apple Store fornisce assistenza ai clienti) di Shangai che si è occupato della vicenda, ripromettendo di contattare il centro Apple.

Cosa fatta: scopriamo dallo Shangai Post che la vicenda in realtà è avvenuta a Gennaio, ben due mesi fa quindi, e che Wei Chunlong ha offerto alla signora Lu il medesimo consiglio da noi ora fornito, ovvero riformattare il dispositivo (o lasciare a Chunlong tale incombente) e ricaricare l’ultimo backup sullo stesso.

Non è chiaro se la signora Lu mantenesse regolari backup del suo dispositivo, cosa buona e giusta, e non è quindi chiaro se l’epilogo della storia sia stato un lieto fine col tecnico Apple che riformattato il cellulare della signora ne recupera ogni dato o un triste epilogo coi dati del cellulare svaniti per sempre.

In ogni caso avete appreso due importanti lezioni: siate regolari coi backup dei vostri smartphone e comprate ai vostri figli dispositivi più economici ed adatti alla loro età.

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PRECISAZIONI iPhone e figli: sbaglia il codice più volte e blocca il telefono per 47 anni – bufale.net

Gli smartphone, va detto una volta per tutte, non sono giocattoli.

La tentazione di lasciare un figlio col cellulare acceso per fare in modo che possa godere di giochi adatti è molto forte, ed effettivamente i principali store (Android ed iOS) sono ricchi di applicazioni adatte ai bambini: ma la soluzione ideale è comprare un tablet poco costoso e dedicato all’uso infantile, oppure facilmente adattabile, e non consegnare tra le mani del bambino il proprio cellulare, specie se costoso.

Altrimenti, è alle porte quanto avvenuto ad una madre cinese, la signora Lu

Quasi mezzo secolo di esilio digitale. Una mamma cinese afferma di essersi trovata con l’iPhone bloccato per i prossimi 47 anni, un fatto curioso che coinvolge la sua sbadataggine, cattive abitudini e il figlio di due anni. Il piccolo, stando ai media cinesi, stava armeggiando con il telefono. La mamma glielo lasciava maneggiare per vedere video educativi ma, avendo due anni, forse non era perfettamente conscio delle proprie azioni e così continuava a premere tasti quasi a caso. Il problema però è che il bimbo continuava a fare tap sullo schermo anche quando questo era fisso sulla schermata di sblocco: premendo numeri a caso, continuava a sbagliare il codice di sblocco e da lì ecco il problema. Per capirlo meglio però dobbiamo guardare ai sistemi di sicurezza ideati dalla Apple.

La chiave di lettura è fornita nel prosieguo dell’articolo, ed è un evento accaduto più volte in passato.

Sostanzialmente, iOS, per difendere la privacy dell’utente, ad esempio da furti e smarrimenti, consente di impostare un Pincode come su tutti i cellulari, non però sulla SIM come usava in tempi passati, ma sul dispositivo stesso.

Laddove sbagliare tale pincode su alcuni cellulari comporta la semplice impossibilità di accesso, la casa di Cupertino ha scelto un accesso più radicale, atto ad evitare i tentativi di brute force, l’uso di calcolatori elettronici per produrre le molteplici combinazioni numeriche previste: dopo quattro tentativi falliti, al quinto tentativo iOS imporrà un periodo di cooldown, di pausa forzata, di un minuto.

Ulteriori tentativi errati comporteranno un blocco esponenziale: dal sesto tentativo i minuti diventeranno cinque, dal settimo all’ottavo quindici,  e dal nono un’ora

Dal decimo in poi, gli eventi dipendono dalla diligenza dell’utente.

Ove questi abbia impostato i meccanismi di sicurezza consigliati, come ricordato dal Corriere, il decimo errore comporterà la riformattazione totale del dispositivo, che automaticamente cancellerà ogni dato al suo interno (quindi proteggendo rubrica, carte di credito, fotografie e dati personali da occhi indiscreti nel modo più efficiente).

Ove l’utente, per lassismo o timore di errare egli stesso il pincode abbia disinserito tali sicurezze, il tempo di attesa continuerà a crescere esponenzialmente e senza posa alcuna, fino ad arrivare al temuto blocco da venticinque milioni di minuti circa (blocco questo che può anche essere provocato da alcuni tentativi malriusciti di jailbreak, rimozione delle protezioni nel sistema operativo che impediscono di caricare software non proveniente dalla casa madre).

È già avvenuto a persone altrettanto poco avvedute: un uomo cinese nel 2014, svariati possessori di dispositivi Apple che se ne sono lamentati sui forum della casa di Cupertino tra cui un utente nel 2016, ed un anno dopo il gestore di un negozio di riparazione cellulari su Reddit ha lamentato di aver incontrato un cliente con lo stesso problema

La soluzione in questo caso è comunque rapida, efficiente e butale: deve essere lo stesso utente (se, come la signora, non ne è capace un qualsiasi centro Apple provvederà allo scopo) a riformattare completamente il dispositivo, ricaricando l’ultimo backup presente su iTunes, il programma fornito da Apple stessa che, installato sul PC o sul Mac, consente di copiare musica sull’iPhone e fare backup di applicazioni e programmi.

Se l’utente sfortunato è indietro coi backup, semplicemente i dati sono persi.

A complicare la vicenda irrompe un articolo del Sun, che confonde la protagonista della vicenda, l’anonima “signora Lu” con Wei Chunlong, l’Apple Genius (tecnico Apple che negli Apple Store fornisce assistenza ai clienti) di Shangai che si è occupato della vicenda, ripromettendo di contattare il centro Apple.

Cosa fatta: scopriamo dallo Shangai Post che la vicenda in realtà è avvenuta a Gennaio, ben due mesi fa quindi, e che Wei Chunlong ha offerto alla signora Lu il medesimo consiglio da noi ora fornito, ovvero riformattare il dispositivo (o lasciare a Chunlong tale incombente) e ricaricare l’ultimo backup sullo stesso.

Non è chiaro se la signora Lu mantenesse regolari backup del suo dispositivo, cosa buona e giusta, e non è quindi chiaro se l’epilogo della storia sia stato un lieto fine col tecnico Apple che riformattato il cellulare della signora ne recupera ogni dato o un triste epilogo coi dati del cellulare svaniti per sempre.

In ogni caso avete appreso due importanti lezioni: siate regolari coi backup dei vostri smartphone e comprate ai vostri figli dispositivi più economici ed adatti alla loro età.

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