BUFALA La trota Blu Bow (foto)

Questa foto che sta facendo il giro del web mostrerebbe la prima trota blu Bow mai catturata in Pennsylvania.

Lo scorso 8 maggio, tale immagine riguardante un pesce dai colori piuttosto vivaci è stata diffusa sulla pagina Instagram di @trout_row, accompagnata da un messaggio in cui si sosteneva come fosse la prima trota arcobaleno blu ad essere catturata da quelle parti.

Un gran numero di utenti erano strenuamente convinti che il pesce blu in foto fosse reale, ma alcuni si domandavano se tale trota non fosse stata pescata in realtà più che da un fiume, da un programma per il fotoritocco sul pc.

Un indizio a sostegno di quest’ultima tesi relativo al fatto che la colorazione di tale trota sia un falso si può individuare proprio dagli occhiali da sole del pescatore. Nonostante non sia un indizio certo, pare proprio che il riflesso del pesce che si può notare negli occhiali sia il reale colore del pesce, ovvero marrone o arancione.

Tale indizio, però, – come sostiene anche Snopes – non si può certo considerare una prova schiacciante per smentire tale didascalia. Anche in virtù del fatto che questo tipo di trota non è sconosciuto. Nel momento in cui, però, è stato contattato l’utente, chiedendogli come avesse fatto a catturarlo, è arrivata la conferma che si trattasse semplicemente di un pesce photoshoppato. La pagina Instagram di @trout_row è in realtà ricca di trote assolutamente vere, ma questa nello specifico esiste solamente nelle favole.

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BUFALA Nikola Tesla immortalato in una foto mentre lavora come istruttore di nuoto

Una foto che si sta diffondendo sul web mostra Nikola Tesla mentre sta lavorando come istruttore di nuoto su una spiaggia di New York verso la fine del 19esimo secolo.

In realtà, però, la persona nella foto non è Nikola Tesla. Per chi non lo sapesse, si tratta di una delle menti più eccelse del diciannovesimo secolo. Inventore, ingegnere, fisico e, stando a quanto riportato da un’immagine diventata ben presto virale sul web, anche istruttore di nuoto.

L’immagine in questione mostrerebbe il famoso inventore in spiaggia ed è stata condivisa, nel corso di questi ultimi anni, insieme a differenti didascalie. L’account Twitter “History Photographed”, ad esempio, ha condiviso la foto sottolineando che mostrasse un giovane Tesla intento ad insegnare ad una ragazza a nuotare nel 1900. Secondo Weird History, invece, Tesla era un vero e proprio istruttore di nuoto, mentre stando a “The History Lovers Club”, riportava semplicemente Nikola Tesla in spiaggia.

In realtà, nessuna di queste didascalie si può definire veritiera, dal momento che l’uomo nella foto non è il famoso inventore. La notizia è stata smentita anche da Snopes. Stando al Museum of the City di New York, tale immagine è stata scattata nel 1898, mostrando un istruttore di nuoto e una bagnante a Midland Beach, a Staten Island.

L’uomo in questione ha una grande somiglianza con il famoso inventore, effettivamente. Ad ogni modo, nel 1898 Tesla aveva già 42 anni, mentre l’uomo nella foto pare essere decisamente più giovane. Ecco un confronto tra la foto diffusa sul web e una di Tesla che risale al 1896.

Tra le differenze che saltano maggiormente all’occhio troviamo certamente l’attaccatura dei capelli, così come la forma delle orecchie. Così come è piuttosto improbabile che Tesla abbia avuto il tempo o la necessità dal punto di vista finanziario di lavorare come istruttore di nuoto in quel periodo, considerando i vari brevetti di successo.

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BUFALA Proiezione olografica 3D di una balena in una scuola – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti il seguente, l’ennesimo, messaggio virale su WhatsApp

https://youtu.be/e_qugiaMOf8

“Proiezione olografica 3D di una balena. È un processo fotografico che produce immagini usando le differenze tra 2 laser. Queste immagini sono proiettate in una palestra di una scuola usando una speciale videocamera. Non c’è acqua nel locale e tanto meno una balena.”

Tante tecnobubbole mescolate ad ovvietà per non dire niente.

Ovviamente non c’era acqua nel locale. Ovviamente non c’erano balene. Ovviamente, non c’è neppure la misteriosa tecnologia.

Il messaggio virale pare un copincolla di un simile post sulla pagina Facebook Occhio alla Sicurezza, a sua volta basato su uno spezzone di filmato YouTube chiamato Virual Whale 7d (sic!)

Il nostro contatto ha intelligentemente aggiunto una nota alla sua segnalazione

Facilmente sbufalabile con una veloce ricerca di “whale gym” su Google
https://www.snopes.com/fact-check/7d-hologram-whale-video/

Ed in effetti Snopes contiene la chiave del mistero: si tratta di un mock up, una proof of concept a fini pubblicitari creata da una ditta, la Magic Leap, che promette grandi avanzamenti nella realtà virtuale.

Un proof of concept non è il prodotto finito, è qualcosa che “fa capire cosa vogliamo fare col prodotto”, ed infatti mentre sul sito di Magic Leap viene mostrato un piccolo proiettore che visualizza delle immagini su un paio di “occhialoni” dall’aria robusta, simili a tanti prodotti simili ma “aperti” in modo da visualizzare gli oggetti virtuali sovrapposti alla realtà fisica, nel video nessuno dei ragazzini lo indossa.

Anche se la tecnologia di Magic Leap fosse stata già pronta nel 2016, data di prima pubblicazione del video estrapolato dal contesto, gli stessi non avrebbero potuto vederlo.

Gizmodo ha descritto il progetto finale come

It sounds like they hope to do that with a lightweight headset mostly indistinguishable from eyeglasses, save a fiber optic cable running down to a pack where the projector (and possibly the battery and other processing components) are housed. It sounds like that device will be absolutely jam-packed with cameras and sensors to exactly know where it is, and which direction it’s pointing, inside a depth-mapped recreation of the real world. It sounds like it will run Android, have its own app store, and focus on games and interactive comic books to start.

Sembra vogliano ottenere tutto questo con un visore leggero non differente da un paio di occhiali, salvo per un cavo in fibra ottica collegato ad un pacchetto con un proiettore, la batteria ed i processori. Sembra che il dispositivo sarà munito di telecamere  e sensori per identificare la posizione e la direzione relativamente ad una mappa del mondo reale. Sembra vi girerà su Android con un app store e ci saranno giochi e fumetti interattivi come prime app

Semplicemente il bufalaro ha preso una pubblicità di questo progetto per costruirci su una storiella del tutto scollegata.

Per farci capire, è come se un viralizzatore avesse preso il primo trailer di Pokémon Go della Niantic

Ed il secondo

Rimuovendo dal secondo trailer la parte iniziale coi credits di Niantic e la parte finale in cui viene mostrato che le bizzarre creature in 3D sono una drammatizzazione a scopo pubblicitario ed il gioco reale consiste nel cliccare sui bizzarri mostriciattoli su una mappa per accedere ad un minigioco e convincere così chi visualizza il video di aver scoperto l’esistenza dei Pokémon o, quanto meno, di una imprevedibile tecnologia in grado di materializzarli.

Il che non comporta, attenzione, che il dolo sia di Magic Leap: se riusciranno a portare a termine la loro opera, i loro occhialoni potrebbero essere molto interessante.

Il dolo è in chi, tagliando ed incollando la loro pubblicità, ha ingannato gli spettatori e causato un potenziale danno a Magic Leap stessa.

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BUFALA Calabria: Ritrovata una statua di Posidone – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti la seguente notizia virale:

Il mar Tirreno al largo della Costaviola riserva ancora sorprese archeologiche e, a 40 anni dal ritrovamento della Testa del filosofo di Porticello, torna a regalare alla storia contemporanea un vero e proprio tesoro dell’antichità. A Torre Cavallo, tra Scilla e Villa San Giovanni, un gruppo di sommozzatori ha ritrovato una statua di bronzo raffigurante Poseidone risalente a circa 2500 anni fa. A ritrovare la splendida statua in bronzo è stato un appassionato di immersioni, Toledo Iannì, mentre a distanza di circa trecento metri, altri due pescatori di frodo rumeni hanno individuato l’antica nave che probabilmente la trasportava. I tre sub hanno raccontato che nell’area del ritrovamento della Statua il fondale è tappezzato da pezzi di vasi di ceramica multicolore ed a poca distanza si intravede un’altra statua bloccata dagli scogli. La prima ipotesi è che i reperti ritrovati appartenessero al carico della nave affondata proprio davanti alle coste calabresi, nel famigerato e leggendario tratto di mare soprannominato il “Triangolo della Morte”. Il luogo ed il periodo di quest’ultimo rinvenimento, fa sperare che ci si trovi di fronte ad una nuova ed eccezionale scoperta. Proprio a pochissima distanza dai luoghi in cui è stata ritrovata la “Testa del filosofo di Porticello”, che rappresenta una dei tesori archeologici più importanti dell’archeologia subacquea italiana È entusiasta Toledo Iannì mentre racconta i momenti in cui si è tuffato in acqua ed ha visto “una statua – racconta – che si trova incagliata tra gli scogli. Poco lontano sono riuscito poi a scorgere una pezzo di nave. Le forti correnti però coprono tutto e rendono difficili le immersioni. Ora il mio prossimo obiettivo è ritrovare il terzo Bronzo di Riace”.La statua è alta circa due metri e pesa 150 chilogrammi.

Tutto quello che dimostra è che il portale “satirico” (infatti molto in fondo agli articoli, e molto nascosto, appare – peraltro illeggibile su alcuni browser – il disclaimer “Questo è un sito satirico, e alcuni degli articoli contenuti in esso sono frutto della fantasia”) in realtà ha scoperto che creare una specie di universo narrativo della bufala sullo stile di Alvaro Porfido e del suo Porfidoverso potrebbe riattivare la viralità di un portale del quale non avevamo notizie da un bel po’.

Giusto ultimamente è tornata sui vostri schermi una bufala di Dangerous News del 2014: le vostre condivisioni avranno ispirato i creatori a fare il bis, questa volta creando un universo condiviso a partire dalla figura del bizzarro Toledo Iannì, personaggio riciclato da bufale più antiche, ad esempio un testo del 2015 dove lo Iannì diventava un “prefetto Vaticano incaricato di inaugurare moschee”.

In una imitazione del Porfidoverso la storiella si dipana tra bizzarri e picareschi personaggi, come l’ormai mascotte Toledo Iannì, due improbabili “pescatori Rumeni”, collegamenti ad altre creazioni del portale e persino un sequel hook nel quale il tiro di bizzarri personaggi anticipa la prossima bufala da aspettarsi sui nostri schermi: la ricerca del Terzo Bronzo di Riace.

Ma la foto, direte voi?

È una installazione Colombiana posta nella Baia di San Andrés, la cui foto è stata riciclata per questa bufala.

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BUFALA Bergamo: scoperto parroco con più di 20 figli e relazioni con oltre 600 donne. Ecco come ha sistemato i suoi figli

Con la scusa della satira, un sito nuovo ai nostri elenchi pubblica una bufala che racconta di un parroco di Bergamo divenuto padre di più di 20 figli e in grado di mantenere relazioni con oltre 600 donne. Il portale segnalato dai nostri lettori è Noi del Sud. L’articolo è stato pubblicato il 10 maggio 2018:

Don Carlo Scala 55 anni, vive a Bergamo ormai da quattro anni, sacerdote nella Parrocchia di San Giovanni, qualche giorno fa è stato beccato dal marito di una delle sue vittime, infatti era proprio durante i giorni di confessione che nel suo studio si consumavano abusi e incontri di sesso sfrenato con le sue parrocchiane.

Erano da poco passate le 18 quando Maria è stata convinta da don Carlo a fare sesso con lei per cancellare l’obra del peccato che, secondo il prete la donna si portava dietro.
“io non volevo farlo, lui mi ha convita, ha detto che era l’unico modo per trovare il perdono di Dio“, queste le parole della giovane Maria, salvata dal marito che era venuto a prenderla per riportarla a casa.

Purtroppo Maria non è la sola donna che ha avuto relazioni di natura sessuale con don Carlo, anzi dopo la denuncia di Maria, si sono fatte avanti tante altre giovani donne che erano state sedotte dal Parroco, tra queste molte sono rimaste gravide e hanno dato alla luce dei bambini che altri non sarebbero se non i figli di don Carlo Scala.

Questo il racconto di Claudia che all’epoca aveva solo 18 anni, e oggi è madre di un figlio di 22, Giovanni, che non sa chi in realtà sia suo padre:

“La mia relazione con questo sacerdote è durata più o meno un anno e mezzo, iniziata perché io ero in crisi profonda a causa della mia famiglia. Ero sprofondata in una depressione da cui non riuscivo ad uscire. Ho conosciuto questo sacerdote, giovane e bello che all’inizio mi ha aiutato dal punto di vista spirituale e mi è stato molto vicino, nel senso più puro del termine. Presto, però, ha cominciato a rivelare un interesse fisico verso di me. Quando andavo a trovarlo nel suo studio ha iniziato a chiedermi degli abbracci, che all’inizio erano fraterni ma che presto sono diventati più profondi e più intimi che poi sono diventati dei veri e propri rapporti sessuali, sempre più violenti e passionali, di li a poco rimasi in cinta. Carlo mi disse che non dovevo preoccuparmi, avrebbe pensato al bambino e a me. Mi trovo un lavoro presso il gli uffici comunali e mensilmente mi mandava un buon assegno, fece studiare nostro figlio Giovanni in una scula di preti e lo fece ammettere alla facoltà di Medicina, dove sta portando avanti i suoi studi”.

Alessandra 25 anni di Milano è un altra delle vittime del prete, non vuole rivelare nulla della sua storia con don Carlo, ma si limita a condividere con noi una riflessione “A letto era una vera e propria furia. In quel momento non avevo dato peso alla cosa, lui era l’unica persona che mi amava, avrei dovuto chiedermi come facesse un sacerdote ad essere così bravo a letto. Dopo sono venuta a sapere che lui ha avuto numerose storie, con numerose donne, tutte usando le stesse modalità”.

In seguito a questi racconti sono partite le indagini da parte della autorità locali, e si è scoperto che don Carlo Scala è padre di oltre 20 figli e ha avuto rapporti con oltre 600 donne tra Milano e Bergamo. La cosa che non tutti sanno, e che la Chiesa tiene a non far trapelare, è che alle madri dei suoi figli è stato dato un buon lavoro, grazie anche alla fitta rete di “amicizie e conoscenze” del giovane parroco, e a tutti i suoi figli è stata data una ottima istruzione e ad oggi occupano ruoli di prestigio tra le amminiztrazioni pubbliche, i più giovani invece vanno a scuola o all’università. Alle domande che sono state poste ai rappresentanti del Vaticano, nessuno ha dato risposta, qualcuno sostiene anche che Papa Francesco sia a conoscenza di tutto ma per non sollevare scandali e infangare il nome della Santa Romana Chiesa, faccia finta di nulla, così che don Carlo Scala continui a mietere vittime.

Parliamo con certezza di bufala in quanto è sufficiente, per i lettori, cliccare sul tasto disclaimer in alto e destra e leggere quanto scritto:

Come gli autori specificano nelle ultime due righe, la fonte citata per questo articolo è una pubblicazione del sito Il Fatto datata 26 novembre 2017. Anche in questo caso, se ci rechiamo sul portale citato e clicchiamo in alto a destra sul tasto Informazioni troviamo:

Il fatto” non è una testata giornalistica, e non viene aggiornato quotidianamente. Alcune delle notizie riportate potrebbero essere inesatte o inventate a scopo satirico, per far riflettere o semplicemente per divertire. Vogliate comunicarci se qualche contenuto presente nel sito turbi la vostra sensibilità, provvederemo a rimuoverlo o modificarlo.

Le tentazioni di un parroco / Placebo “Purify”

Come ci fanno notare su Protezione Hoax in un articolo dell’1 gennaio, però, parte del testo della bufala prende ispirazione da un fatto vero accaduto nella comunità di San Lazzaro (Padova) e raccontato da Claudia ai microfoni di Radio Cusano Campus, con riscontro su Affari ItalianiIl GiornaleSecolo d’Italia. Nonostante i diversi riscontri su questo singolo caso (anche su Today), non v’è traccia dell’audio originale delle dichiarazioni di Claudia.

Tutto il resto è pura invenzione. Non abbiamo riscontro dell’esistenza di alcun parroco che risponda al nome usato da Noi del Sud e siamo consapevoli che una notizia di tale portata avrebbe avuto un certo ritorno tra le pubblicazioni delle testate ufficiali. Parliamo, dunque, di una bufala riproposta da un vecchio articolo del sito Il Fatto.

 

 

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BUFALA Il diario di Anna Frank è un falso – bufale.net

Le bufale purtroppo sono come le mode, e gli indinniati sono le fashion victim della bufala: basta che un evento riporti in moda un determinato filone di bufale, e tutti si affolleranno a diffondere quelle dello stesso tema, così, per essere una moda.

In questo periodo le notizie su Israele fanno cronaca, e se l’informazione ha dalla sua le notizie, la controinformazione non può che ritirare fuori vecchie bufale.

Ci chiedono i nostri contatti conto di un portale che avrebbe “dimostrato che il Diario di Anna Frank è un falso”.

Leggendolo abbiamo scoperto che tale blog, che non riporteremo in integrale per non fornire visibilità, altro non ha fatto che ridiffondere le fake news relative all’Olocausto del negazionista Faurisson, già da noi sottoposto a rigido fact checking in passato.

Eppure, vi assicuriamo di aver avuto gente in casella di posta decisa ad insistere perché il vostro articolo parlava dell’Olocausto, non è questo, questo parla del Diario di Anna Frank.

Ed è su questo fenomeno che contano i bufalari per riviralizzare le loro creazioni: basta stralciare pezzi di bufala ancora utilizzabili e giocarseli come una storia a se stante per ingannare il pubblico.

Quindi, torneremo sul negazionismo quel tanto che basta per smontare pezzo per pezzo le ciniche affermazioni, melange di vari negazionismi confluiti nella critica citata, ripescato per i giorni nostri

Se lo scopo dei nazisti era sterminare gli ebrei, perché non hanno ucciso Anna Frank subito anziché trasferirla più volte?

Davvero? Questa sarebbe una prova? A noi pare una domanda da studentello svogliato, ed il destino della povera Anna fu suffragato da numerose ricerche e testimonianze dirette.

Lo scopo dei campi di sterminio, come è noto a tutti, non era provvedere all’esecuzione immediata dei prigionieri (cosa che avrebbe potuto essere messa in atto in ogni momento dall’arresto in poi) ma provvedere al completo e sistematico annientamento dei prigionieri, procurandosi manodopera a costo zero, “materiale umano” per esperimenti di varia natura e ridurre il maggior numero di individui in stato di prostrazione prima della fine.

Ci chiediamo seriamente come si possa arrivare nel XXImo secolo senza aver non dico aperto un libro di storia, ma almeno un testo di Primo Levi.

Se il diario di Anna Frank è stato scritto in due anni, dai 13 ai 15 anni, perché non cambia stile?

Valutazione aleatoria e del tutto falsificata. Si basa su una definizione di stile del tutto arbitraria, della quale dibatteremo inoltre nel prossimo punto.

Il padre non ha pubblicato il diario in integrale! Aveva cose da nascondere!

Otto Frank non era un filologo, un editore professionista o un esperto storiografo. Era un padre di famiglia che aveva subito una lunga serie di lutti ed era preso tra il desiderio di mantenere viva la memoria di sua figlia e la necessità di garantire ai pensieri che riteneva essere i più intimi e reconditi, quelli che, da padre, sapeva che la figlia non avrebbe mai voluto dati in pasto ad estranei, anche se per una nobile ragione. Come ricorda Luzzatto

Oggi, lungi da riconoscere in Otto Frank (come vorrebbero Robert Faurisson e gli spargitori di odio antisemita sul web) il malizioso artefice di una truffa politico-letteraria, i lettori dell’edizione critica dei Diari hanno ragione di riconoscere in lui un interprete meraviglioso dei manoscritti originali. Fu infatti con grandissima sensibilità che il padre intervenne sui testi della figlia: da un lato, raccogliendo, o anche allargando il velo di discrezione che Anne aveva deciso di stendere sopra i conflitti con la madre e la sorella; dall’altro lato, restituendo un’esistenza a ragionamenti, passioni, desideri che Anne aveva deciso di sacrificare per motivi di opportunità, perché sperava così di vedersi più facilmente pubblicata dopo la fine della guerra. – Fu grazie al lavoro di Otto che nei Paesi Bassi nel 1947, e poi là nel mondo dove il Diario uscì in traduzione, milioni di lettori poterono incontrare un’Anne Frank ancora viva e palpitante, ricomposta sulla pagina a partire dai due testi cui si era consegnata. […] In altri termini, fu grazie al collage non dichiarato della versione A con la versione B che la figura di Anne Frank poté emergere, nella versione C, in tutta la sua umanità di ragazza insieme normale ed eccezionale. Il libro-simbolo della Shoah era nato dalle mani di un padre amoroso, non da quelle di un rigoroso filologo

L’attuale Diario di Anna Frank in vendita è il frutto consapevole di tre stratificazioni.

Abbiamo infatti la versione A, il Diario così come Anna Frank lo redasse inizialmente negli anni del Nascondiglio Segreto.

Dal 28 marzo 1944 Anna Frank, come descritto nel Diario stesso, udì da Radio Orange un appello al popolo Olandese per conservare traccia scritta del periodo dell’occupazione tedesca in modo da documentare le atrocità del regime. Anna Frank decise, con l’impulsività tipica di una ragazzina, che il suo Diario sarebbe stata una testimonianza quasi perfetta, e cominciò a scriverlo in doppia copia: proseguendo la versione A ed aggiungendo una versione B, la quale conteneva anche gli eventi dell’anno passato ritrascritti.

Con le cognizioni sulla pubblicazione e l’editoria tipiche di un ragazzino, Anna Frank pensò che se il suo diario sarebbe un giorno diventato un vero e proprio documento storico avrebbe dovuto usare uno stile più curato, quindi ricorresse alcuni brani e costruzioni collazionando gli eventi del 1943 con le conoscenze e competenze linguistiche della Anna del 1944, e decise che avrebbe dovuto usare degli pseudonimi e dei soprannomi per gli altri suoi compagni di sventura cosa che, in un ipotetico futuro, le avrebbe evitato la necessità di riraccogliere i loro consensi o pseudonimizzare tutti coloro che si fossero opposti alla narrazione delle loro storie. Ciò divenne il Manoscritto B, mutilo del periodo dal 30 marzo in poi (essendo il manoscritto B la bella copia del manoscritto A semplicemente non ebbe il tempo e non le fu consentito proseguire la sua opera) ma compreso di alcune parti andate distrutte del Manoscritto A.

Il Manoscritto C, in tutto questo è il tentativo di Otto Frank di portare a compimento la fatica letteraria di Anna nel manoscritto B, ma contemporaneamente rimuovere alcuni elementi che, da padre, riteneva una Anna alla quale fosse stato consentito di sopravvivere avrebbe ritenuto sconvenienti ed infantili, o semplicemente inadatti al fine didascalico, come critiche sulla madre e osservazioni sulla sessualità e sul ruolo della donna.

L’edizione pubblicata nel 1946 da Contact fu ulteriormente censurata tagliando altri passaggi legati a momenti intimi della ragazza (scompare la parola mestruazioni) e ulteriormente ritoccando la prosa (ma non gli eventi narrati), rendendo ogni critica riguardo lo stile che non è da ragazzina la boutade di qualcuno a digiuno delle nozioni necessarie o l’opera in malafede di un negazionista.

Brilla in negativo tra le traduzioni del testo la prima traduzione in lingua tedesca del 1954, secondo Valentina Pisanty fortemente manomessa allo scopo di rendere ideologicamente accettabile il diario per un pubblico tedesco (cosa che rende ogni critica basata sulla traduzione tedesca degli anni ’50 rigettabile a priori).

Solo negli anni ’90, grazie all’opera di Mirjam Pressler, il vasto pubblico europeo ha potuto godere di una versione definitiva del Diario, basata sul Manoscritto C, ma con tutte le parti arbitrariamente (ma in buona fede) rimosse da Otto Frank e dagli editori reintegrate dai Manoscritti B ed A, restituendo quindi l’immagine definitiva del Diario come Anna avrebbe voluto fosse consegnato alla memoria storica dopo aver udito l’appello Orangista in quel fatidico marzo del 1944.

Eh, ma a Giugno del 1942 ha scritto poco! Non voleva mica essere una scrittrice!

Scusate, non vi abbiamo appena detto che Anna Frank ha cominciato a considerare il suo diario una testimonianza storica solo a partire dal 1944? Lo vedete che non ascoltate?

Tizio dice che ci sono i soprannomi! Quest’altro dice che la storia di amore è artefatta!

Aridaje! E allora ditelo che volete farvi ragione a colpi di falsità e tappandovi le orecchie. Se vi abbiamo detto che Anna introdusse i soprannomi nel Manoscritto B per non ritrovarsi, da adulta nel caso fosse sopravvissuta, nell’imbarazzante situazione di doversi barcamenare con le reazioni degli interpreti della storia e che la relazione con Peter è stata dapprima oggetto della revisione letteraria di una ragazzina comprensibilmente imbarazzata e poi di un padre che (a questo punto a ragione) temeva lo scrutinio del gelido e a tratti crudele popolo dei commentatori improvvisati (senza poter immaginare un futuro in cui questi avrebbero invaso il Web), perché continuate a ripetervi?

Anna Frank scrive che i nazisti gasavano gli ebrei! Ha detto una bugia! Ascoltava Radio Orange che dice le bugie, cattiva!

E questa come sarebbe una critica? No, dico, se mi dite, e cito testuale dal blog

É d’uopo osservare che i Frank non furono né “gasati” né “assassinati”, ma morirono di malattia, come migliaia di altri Tedeschi

Questo come proverebbe la falsità del Diario? Fate pace con la mente: o Anna Frank non esiste, oppure esiste ma vi dà fastidio l’esistenza del suo diario.

Ripetiamo, sull’esistenza dell’Olocausto abbiamo interi articoli su questo portale: il fatto che il Diario sia coerente con le trasmissioni radiofoniche udite da Anna Frank e riportate con precisione databile, dovrebbe provare la correttezza del diario, non la sua falsità.

Questo punto dell’incomprensibilmente lungo cahier de doleances diventa quindi un completo autogol.

Ed ora vi dimostro che ho ragione copincollando la critica di Faurisson!

Quella ampiamente sconfessata già nel 2003?

Oppure quella, oggetto come altre simili critiche, di

una causa civile nel dicembre 1993, per proibire la distribuzione del libello di Faurisson nei Paesi Bassi. Il 9 dicembre 1998, la Corte Distrettuale di Amsterdam sentenziò a favore dei richiedenti, vietando ogni futura negazione dell’autenticità del diario nonché la distribuzione sul territorio nazionale di pubblicazioni che ne affermassero la falsità, imponendo inoltre una sanzione di 25000 fiorini olandesi per ogni eventuale futura violazione di tale sentenza

Critiche, peraltro, non meno peregrine di quelle esaminate fino a questo momento, basate su elementi pretestuosi come:

  • Se i Frank erano così preoccupati dai rumori, perché in una pagina leggo che nel nascondiglio usavano l’aspirapolvere?

Perché lo usavano in orari e quando tutti erano andati via dall’ufficio? (sarcasmo)

  • Sì, ma io ho letto nel diario diverse attività per le quali si richiede rumore

Quale parte di non dovevano fare silenzio per 24 ore su 24 non è chiara?

  • I Frank hanno installato delle tende! Le tende si vedono

Sapete cosa altro si vede? Luci e sagome di persone dalle finestre

  • Ma se i Frank avevano provviste, perché tra i desideri della Madre di Anna c’è una tazza di profumato caffè?

Perché avevano i surrogati

  • Eh, ma Otto Frank ha scelto davvero un brutto posto per nascondersi, lo vedete che non è credibile?

Infatti è andato tutto malissimo, e la decisione di Otto Frank non ha portato salvezza alla sua famiglia. In guerra si prendono decisioni difficili. A volte errate.

  • La personalità di Anna Frank non è credibile! La sua scrittura non è credibile!

Abbiamo scritti di Anna Frank ulteriori rispetto al diario. La scrittura e lo stile coincidono: stacce.

Sostanzialmente, seguendo i link che vi abbiamo forniti di prove dell’esistenza storica del Diario di Anna Frank ce ne sono un sacco ed una sporta.

Sufficienti per smentire tutte le fonti improvvisate del mondo.

E, comunque, specialmente alla luce della recrudescenza delle bufale sull’Olocausto, ci teniamo a ricordarvi che pur non essendovi (ancora) nel nostro ordinamento uno specifico reato di Negazionismo tale fattispecie è ampiamente coperta dalla Legge Mancino, nella misura in cui

la propaganda all’odio razziale o il pubblico incitamento alla discriminazione o alla violenza si fondano sulla negazione della Shoah, dei crimini di genocidio e di quelli contro l’umanità e di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della corte penale internazionale

A buon intenditor…

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BUFALA Boicotta Israele cominciando da loro – bufale.net

Ci vuole molto poco a riciclare una vecchia bufala del 2014: basta semplicemente che la cronaca ti dia una pezza d’appoggio per rilanciare intatta la viralità di qualcosa di esaminato e riscontrato del tutto inveritiero già in un lontano passato.

E ci vuole poco per soffiare sul fuoco della viralità: basta applicare ad una vecchia bufala, tolte le sue misere vesti di falsità, le ricche e sfarzose vesti della bufala del Giustiziere, nella quale si illudono branchi di villani della Rete, gli Indinniati Speciali di avere il potere, semplicemente cliccando ciecamente su un mouse o “premendo il monitor dello smartphone col dito” di punire il Male, salvare i buoni e diventare supereroi nella vita vera.

Quando, in realtà, tutto quello che stanno facendo è dimostrare di essere inclini a credere nelle bufale e nuocere alle persone sbagliate.

BOICOTTA ISRAELE, SOLO OGGI 50 MORTI E 2000 FERITI PALESTINESI E’ STRAGE E’ TERRORISMO E’ ISRAELE. NONOSTANTE 70 RISOLUZIONI DELL’ONU, USA E POTENZE MONDIALI CONTINUANO A MASSACRARE I PALESTINESI.

Ma davvero? Oltre duemila condivisioni in un giorno per un appello che ricorda la versione sgrammaticata e triste del monologo di Leonida all’ambasciatore spartano, e chi ha rievocato la bufala in vita non si è preso cinque minuti di tempo per verificare l’oscenità che ha scritto?

Cioè, davvero nel 2018 esistono persone che credono che boicottando Galbani e Buitoni si faccia “il dispetto ad Isreale”?

E sono ditte che saltano all’occhio perché evidentemente Italiane (anche se Galbani è parte del gruppo francese Lactalis e Buitoni del gruppo svizzero Nestlè): ma del resto, in quell’orribile elenco ci sono anche diverse ditte Statunitensi ed una massa di controllate della Svizzera Nestlè.

Quindi delle due l’una: o per l’anonimo viralizzatore Israele, come l’Isola dei Cecchini di Sogeking dei cartoni animati, è nel profondo dei nostri cuori quindi può essere in Italia, Svizzera, America e nel resto del mondo, oppure nel meme c’è qualcosa di profondamente sbagliato.

Come il concetto stesso di codice EAN, che come ben è noto non indica in alcun modo la provenienza geografica del prodotto.

Nei nostri articoli precedenti avevamo già esaminato alcuni dei prodotti indicati notando come il codice EAN non risultava costante, ma cambiava tracciando non già la provenienza della ditta, bensì la regione economica dove il codice-prodotto è stato assegnato.

Quindi potremo quindi, come abbiamo già visto, avere nei supermercati Italiani prodotti Galbani con un codice riconducibile all’Italia, ma anche lattine di Coca-Cola con codici Italiani, Belgi e Tedeschi.

Il perché lo spiega brillantemente Snopes

if a Mexican company imported fruit from Guatemala, then packed and shipped that fruit to Belgium, the country code portion of the final product’s bar code would likely indicate an origin of Mexico rather than Guatemala. In that case the bar coding would be of little help to consumers who (for whatever reason) were desirous of avoiding food products grown in Guatemala.

Se una compagnia messicana importasse frutta Guatemalteca per spedirla in Belgio, il codice finale indicherebbe un’origine Belga piuttosto che Guatemalteca. In quel caso il codice a barre non aiuterebbe i consumatori che, per qualsiasi motivo, vogliano acquistare solo frutta del Guatemala.

A prescindere da ogni considerazione sull’opportunità di cominciare un boicottaggio perché uno sconosciuto su Internet vi ordina di farlo quindi, gli strumenti che lo sconosciuto vi offre sono del tutto sbalestrati, e l’elenco arbitrario.

Così arbitrario che, sempre nel 2014, i nostri amici viralizzatori decisero di rendersi particolarmente ridicoli rispondendo alla nostra affermazione, con dossier fotografico, di aver visto i prodotti indicati con codici diversi inventandosi un Complotto Isrealiano per farsi cambiare il codice in modo da beffare le orde di Indinniati alla cassa.

E tanto dovrebbe bastare a dimostrarvi la scarsa serietà di simili appelli.

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BUFALA La gente sta adottando Pit Bull Terrier solo per sopprimerli

Sembra che tante persone stiano adottando dei pitbull con l’unica ragione di applicare l’eutanasia su questi animali, per poi vantarsi sul web diffondendo l’hashtag #PitbullDropOff.

Si tratta di una vera e propria bufala: qualche giorno fa l’hashtag #PitbullDropOff ha cominciato a prendere piede sui social. Questo post comprende un’immagine di cuccioli molto teneri, come quelli di pitbull terrier, accompagnata da una didascalia che riferisce che la persona che ha provveduto allo scatto della foto li ha adottati con l’unico scopo di praticare su di loro l’eutanasia. Questo post di “muffs-o-matic” chiarisce ancora meglio la situazione:

Si tratta di post inventati di sana pianta che fanno parte di un tentativo di utenti giovani di scatenare sentimenti come indignazione e rabbia sul web. Nello specifico sono diretti proprio a “ingenue persone e individui con un basso QI”.

Questi post derivano non da situazioni reali, ma dalle menti di alcuni razzisti e misogini che fanno parte di 4chan, una bacheca completamente anonima che include neonazisti, troll e altri personaggi di questo genere, in cui condividono il loro disprezzo per la decenza umana.

Un post anonimo dello scorso 13 maggio è stato trovato proprio nel forum in questo sito e non fa altro che rilasciare un aggiornamento su questa indecente campagna e in cui viene suggerito ad altri utenti di contribuire alla diffusione del “gioco”.

Come diverse persone hanno sottolineato su Reddit, gran parte delle foto che sono state pubblicate su Twitter e Facebook con l’hashtag #PitBullDropOff si possono trovare molto facilmente sul web. Giusto per fare un esempio, la foto che compare nel post di “muffs-o-matic”, si può trovare in un elenco di teneri cuccioli pubblicato su The Chive nello scorso mese di febbraio.

Come sottolinea la fonte, questo trend che è diventato virale sui social non è altro che una bufala messa in atto da haters anonimi che sfruttano foto non correlate, didascalie inventate e hanno in comune una dipendenza dal razzismo e dalla misoginia.

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BUFALA La Palestina parteciperà ad Eurovision Song Contest 2019

Nel corso delle ultime ore si è diffusa la notizia secondo cui la Palestina prenderà parte all’edizione 2019 dell’Eurovision Song Contest.

La notizia è una bufala. Il 14 maggio scorso, il sito di satira irlandese Waterford Whispers News ha comunicato che l’European Broadcasting Union consentirà ai cantanti della Palestina di prendere parte nel famoso concorso Eurovision nell’edizione del prossimo anno.

In realtà non c’è nulla di vero in questa affermazione. Si tratta di una storia creata ad arte esclusivamente come presa in giro rispetto agli attuali eventi. È stata una cantante israeliana, Neta Barzilai, ad aggiudicarsi infatti l’edizione appena conclusa di Eurovision e, di conseguenza, sarà proprio Israele ad ospitare la prossima edizione del concorso.

Ogni cantante di una nazione che appartiene alla rete EBU può prendere parte alla manifestazione. Anche se il territorio palestinese non fa parte di tale rete, potrebbe prendere parte all’evento un cantante palestinese che vive in uno dei Paesi membri. Ad esempio, Israele o la Giordania, in cui vi è una folta presenza di palestinesi nella popolazione.

Tra l’altro, il modo in cui si è svolta l’edizione 2018 dell’evento non è andata particolarmente a genio all’Irlanda. Anzi, il sindaco di Dublino non ci ha messo molto a sottolineare che l’Irlanda dovrebbe fare una scelta radicale e boicottare la manifestazione del prossimo anno per solidarietà con il popolo palestinese.

Insomma, anche questa volta più che di satira possiamo parlare di articoli completamente inventati.

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BUFALA Ufficiale, fine2018 torna il servizio militare obbligatorio – bufale.net

Ci sono bufale herpes, tristi capolavori di inarrestabile viralità la cui corsa è impossibile da fermare.

Così quando ci hanno segnalato l’articolo di Noidelsud, blog facente capo al portale Facebook Siciliano Pazzo sapevamo dove saremmo andati a parare

Finalmente il disegno di legge proposto l’anno scorso diventa operativo, il Ministro della difesa Scalà ha dichiarato oggi durante una conferenza stampa straordinaria che il servizio militare di leva sarà nuovamente obbligatorio a partire da novembre 2018.

Abbiamo chiesto al Ministro il motivo di questa scelta che sta facendo ribellare tutti i giovani italiani, la sua risposta è stata:
“Ad oggi non possiamo completamente paragonare in termini educativi i ragazzi italiani che frequentano le nostre scuole, a quelli che invece riuscivamo a formare ai tempi della leva obbligatoria, guardatevi attorno, il massimo della preoccupazione dei giovani di oggi è quello di prendere il maggior numero di Mi Piace sui social network, non pensano più ai veri valori alla quale eravamo legati noi da giovani, la disciplina, la famiglia e l’educazione. Con questo disegno di legge, grazie alla leva obbligatoria, vogliamo ricordare ai nostri giovani cosa significa vivere una vita esemplare, all’insegna dell’educazione e della disciplina:”

Il suo discorso non fa una piega, a partire dal 10/10/ 2018, i giovani di sesso maschile a partire dal 17esimo anno di età dovranno scegliere una destinazione a distanza minima dei 300km dalla residenza, dove dovranno effettuare ben 18 mesi di servizio militare obbligatorio, che sarà comunque retribuito per circa 900 euro mensili, che saranno versati dallo Stato stesso nelle tasche dei giovani al termine dei 18 mesi.

Potrebbe essere non solo un’occasione per migliorarsi, ma anche un’opportunità per i giovani di guadagnare qualcosa.
Ogni militare avrà inoltre 87 giorni di permesso da utilizzare a piacimento per tornare dalle proprie famiglie. Eventuali problematiche o esenzioni fanno segnalate nei primi mesi del 2019, entro fine Gennaio.

È la stessa identica bufala diffusa da Speed24News nell’Aprile del 2017, a sua volta rescitto di una bufala del 2014

Scopriamo infatti con sommo raccapriccio, date le pesanti implicazioni che questo comporta in chi ha condiviso la bufala tra analfabetismo di ritorno (il fenomeno per cui un soggetto completamente scolarizzato possa, cessata la sua istruzione e a cagione della mancata voglia di approfondire le proprie conoscenze, dimenticare tutto quello che ha appreso e regredire ad uno stadio di ferina ignoranza) e credulità, che nel favoloso Porfidoverso esistono gli immortali, ed Edoardo Scala, storico militare e generale di divisione del Regio Esercito nonché fondatore del Museo storico della fanteria di Roma non solo non è mai morto, ma alla veneranda età di 133 è diventato Ministro della Difesa su una piattaforma basata sul becero qualunquismo.

Altra colonna di questa bufala palese è infatti la contraddizione, esistente letteralmente dai tempi degli scritti Aristotelici, della contraddizione tra una gioventù inevitabilmente corrotta e viziata e la migliore generazione di una volta, da educarsi non già con la scolarizzazione (che, come abbiamo dimostrato bene farebbe agli autori ed ai condivisori del testo) ma con la disciplina militare, ed una stoccatina ai bamboccioni che rifiutano i soldi facili che l’arzillo centenario elargirebbe loro in cambio della loro disciplina.

Ci lasciammo all’epoca con l’auspicio di non vedere la bufala aggiornata al 2019: invece non solo l’abbiamo vista, ma arricchita dal solito disclaimer-foglia di fico

LA NOTIZIA E PURA SATIRA NON E FONTADA SU ALCUNA VERITA (sic!)

Almeno potevano curare la sintassi della noticina buttata in fondo, dove nessuno legge e che purtroppo giustifica il numero abnorme di condivisioni…

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