ALLARMISMO Il trattato tra Francia ed Italia che regala mari e soldi alla Francia – bufale.net

Complottismo, sciovinismo nazionalista ed assoluta ignoranza del sistema di formazione delle leggi: su queste tre basi, un’Italia pronta a dichiarare guerra per la santità della pizza, che ricorda il proprio inno nazionale (a stento) solo in occasione dei Mondiali di Calcio si rimette l’elmetto e monta sulle barricate per dichiarare guerra alla Francia, colpevole di averci derubato dei Mari Nazionali e dell’Inclita Gloria del popolo di Scipio.

La questione è complessa, e richiede un corposo riassunto delle puntate precedenti, ma prima di andare avanti vi tranquillizziamo: al momento non esiste alcun trattato, nessuno ha regalato niente alla Francia, la situazione geopolitica odierna è la stessa di ieri, del mese scorso e di tutti i mesi e gli anni passati fino al 1986.

Quindi, leggetelo tutto e sappiate che eventuali commentatori inclini al

ma nn si kapisce nnt, ci sn skritte troppe parole, allora i Franciosi si sn invasi all’Itaglia? kivviapaka? Vi paka Makron? Vi pakano i masoni? vi pakano kn le rane aroste?

Saranno nettamente ignorati.

E più volte alte grida (quale pessima dizione…) si levano non dalle trincee, ma dalla blogosfera. Non da umidi fori nella terra popolati da agguerriti soldati stanchi ed affamati, ma da sedie ergonomiche ed uffici, dai quali apprendiamo che:

L’ accordo ha già fatto scandalo. Soprattutto perché non se ne comprende in alcun modo la logica sottostante. Quale è la contropartita? Apparentemente non si vede. Ma la notizia ancor più scandalosa l’ ha riportata ieri il quotidiano Italia Oggi. Dentro il trattato c’ è un cavillo che – di fatto – regala ai cugini d’ Oltralpe anche lo sfruttamento di gas, petrolio e idrocarburi.

Al largo della costa sarda è stata da tempo individuata una mega riserva di gas da 1,4 trilioni di metri cubi di gas e 0,42 miliardi di barili di petrolio. Per avere un’ idea delle dimensioni, il giacimento egiziano Zohr (in mano all’ Eni) è considerato il più grande al mondo e ha una riserva potenziale di 5,5 miliardi di barili equivalenti di petrolio. In pratica 11 volte tanto la scoperta fatta nelle acque italiane. L’ articolo 4 del trattato prevede che nel caso sia possibile accedere alla riserva presente sotto il fondale italiano, avviando la trivellazione direttamente dal versante francese, a Parigi sarà concesso il semaforo verde alle estrazioni.

La clausola non è di semplice interpretazione. Resta infatti da chiarire se a fronte della concessione al nostro Paese arriverebbero almeno delle royalty. Per il resto lo scippo appare chiaro. Anzi trasparente, visto che è addirittura autorizzata dal governo di Roma. Al momento il giacimento potenziale (presente nella zona marina E) è congelato.

L’ azienda norvegese che aveva chiesto l’ autorizzazione ai carotaggi ha ricevuto l’ alt circa due anni fa.

Ma quando sarà entrato in vigore l’ accordo sarà possibile aggirare il confine e procedere. Sommando alla prima fregatura economica quella ambientale. Il nostro Paese avrebbe solo i rischi (limitati a dire il vero) senza potere aggiungere i benefici per le casse dello Stato.

L’ unico in grado di bloccare il meccanismo è in questi giorni lo stesso Gentiloni.

La Francia infatti, vedendo l’ ostruzionismo del Parlamento italiano, ha avviato con un semplice decreto una procedura amministrativa unilaterale, nata a sua volta da una consultazione pubblica consentita da Bruxelles. L’ iter del procedimento scade il prossimo 25 marzo. In caso di silenzio-assenso e quindi di mancato ostruzionismo da parte di Roma sarà persino inutile che il prossimo Parlamento intervenga. Lo scippo si consumerà automaticamente. Tanto più che è davvero difficile sperare che il sottoscrittore dell’ accordo – adesso nelle vesti di presidente del Consiglio – possa cambiare idea. Resta da sperare che i movimentisti sardi trovino eco anche lungo la penisola.

Con altre voci polemiche pronte a dichiarare che

dal momento che non vi è stata ratifica formale via legge del trattato, la Francia ha attivato presso Bruxelles una procedura unilaterale di ratifica, che il 25 marzo, in caso di silenzio-assenso da parte italiana, conferirà de iure tali tratti di mare alla Francia.

Il riferimento evidente è un brano riportato da Sassarinotizie.com il 12 febbraio 2016:

I mari a nord della Sardegna diventano francesi. Con un blitz senza precedenti il governo Renzi ha ceduto alla Francia le acque più pescose al Nord della Sardegna. Un’operazione scattata nei giorni scorsi quando un peschereccio sardo una volta lasciato il porto di Alghero e raggiunte le tradizionali aeree di pesca al nord dell’Isola si è sentito intimare dalle autorità francesi lo stop immediato. Il messaggio è stato chiaro: fermatevi state entrando in acque nazionali francesi in base all’accordo internazionale sottoscritto dal governo italiano da quello francese. Le autorità francesi non ci hanno pensato due volte a fermare l’imbarcazione sarda. E’ solo così che tra ieri e oggi si è scoperto che un accordo internazionale siglato dal Ministro degli esteri francese Fabius e quello italiano Gentiloni aveva ceduto porzioni infinite di mare alla Francia, guarda caso quelle aree notoriamente più pescose e battute dalle imbarcazioni della flotta sarda.

Arricchito di vari documenti, italiani:

accordo-1 accordo-2

Di seguito quelli francesi:

accordo-1f accordo-2f

Ecco le foto dell’accordo siglato il 21 marzo 2015:

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Ma attenzione: l’accordo non era stato ratificato allora, non è stato ratificato adesso

L’accordo siglato a Caen il 21 marzo del 2015 è stato fatto scattare nei giorni scorsi in modo unilaterale dalla Francia, considerato che lo ha già fatto ratificare al proprio parlamento. Non altrettanto ha fatto il governo italiano che lo ha tenuto nascosto e non lo ha mai sottoposto al parlamento. […] Un’operazione gravissima – ha detto Pili – sia sul piano economico che giuridica. L’alt della Guardia Costiera francese alle imbarcazioni sarde è un atto grave e senza precedenti che deve essere immediatamente risolto con la revoca di quell’accordo bilaterale Italia e Francia del 21 marzo 2015 dove sono stati rivisti i confini marittimi delle due nazioni. E’ un accordo che non ha nessun valore proprio perché non è stato ancora ratificato dal Parlamento italiano

Semplicemente, al di là di ogni sgradevole complottismo, siamo dinanzi ad un braccio di mare quantomeno disputato, con tutti i problemi del caso, come un sequestro avvenuto nel 2016, e fatto noto sin dal 2006, quando si cercò di negoziare l’odierno Trattato

Un’interrogazione venne però presentata il 27 gennaio 2016 anche dai senatori del Movimento 5 Stelle. La risposta del Ministero, per voce del “Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e coop. inter.le” Benedetto Dalla Vedova, arrivò il 9 febbraio 2016 in Commissione Affari esteri. Di seguito il resoconto sommario della risposta, in cui il governo italiano avrebbe avuto dalle autorità francesi l’ammissione di un “deprecabile errore”:

Il sottosegretario DELLA VEDOVA risponde quindi all’interrogazione n. 3-02526 presentata dal senatore Lucidi ed altri, evidenziando che la Farnesina si è immediatamente attivata a seguito del sequestro del peschereccio “Mina”, sia attraverso le competenti Rappresentanze all’estero sia a livello centrale. Non appena ottenuta conferma da parte del Comando Generale delle capitanerie di porto e della Marina militare, il Ministro Gentiloni ha disposto che fosse sollevata formalmente nei confronti della Francia la questione della giurisdizione marittima sul punto di fermo e sequestro (essendo avvenuto in una zona di pesca italiana), ottenendo per le vie ufficiali dalle Autorità francesi l’ammissione di un “deprecabile errore” di competenza territoriale e le loro scuse formali.
Quanto all’Accordo sulla delimitazione delle aree marittime di rispettiva giurisdizione tra la Francia e l’Italia, firmato il 21 marzo 2015 a Caen, esso non è ancora in vigore e non è quindi applicabile nel caso in questione. L’unico strumento pattizio rilevante nel caso di specie è la Convenzione tra Italia e Francia per la delimitazione delle zone di pesca nella baia di Mentone del 18 giugno 1892, che ha tra l’altro valore esclusivamente consuetudinario, in quanto è sempre stata applicata, pur non essendo mai stata ratificata.
L’accordo firmato a Caen, frutto di un negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012, risponde alla necessità di stabilire dei confini certi alla crescente proiezione di entrambi i Paesi sulle porzioni di mare ad essi prospicenti e alla luce delle sopravvenute norme della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. L’accordo colmerebbe quindi un significativo vuoto giuridico, avendo portata generale e riguardando “i mari territoriali, la piattaforma continentale e le acque sotto la giurisdizione” delle Parti.
Al momento sono in corso approfondimenti da parte delle Amministrazioni competenti, al termine dei quali sarà effettuata una valutazione globale sull’accordo del 2015, anche ai fini dell’eventuale avvio della procedura di ratifica parlamentare.

Dal resoconto sommario leggiamo la risposta al Sottosegretario del senatore del Movimento 5 Stelle Lucidi, il quale si dichiara soddisfatto della risposta del Governo, ma rileva tuttavia che l’episodio in questione è stato originato anche dalla scarsa conoscenza, da parte delle autorità coinvolte, degli accordi internazionali sottoscritti tra Italia e Francia.

Dal sito Nicematin.com, in un articolo del primo febbraio 2016, si apprende che la Francia ha effettivamente ammesso l’errore, tanto che il capitano del peschereccio avrebbe preso in considerazione di far richiesta di risarcimento.

L’accordo sarebbe quindi il risultato di un dialogo partito dal 2006 e terminato nel 2012, inoltre non è l’unico accordo fatto dalla Francia con un Paese confinante da ciò che si apprende dal sito Shom.fr, il quale cita il caso franco-olandese:

D’autres accords ou avancées marquantes pour la fixation des limites des zones de juridiction maritimes françaises sont à noter récemment entre la France et ses voisins. C’est le cas par exemple des Pays-Bas avec lesquels la France a délimité de nouvelles frontières les 26 et 27 mars 2015. Les rencontres des délégations franco-néerlandaises à Philipsburg sur l’île de Saint-Martin aux Antilles ont en effet permis d’aboutir au tracé de délimitations entre les deux Etats au Sud-Ouest et au Sud-Est de cette île franco-néerlandaise. Avec le Suriname également, les 7 et 8 avril, à Cayenne, la session de négociation a établi des avancées notables pour le tracé de la ligne de délimitation à partir de l’embouchure du fleuve Maroni.

Da cosa nasce questa necessità di “negoziare” i confini marittimi? Si tratterebbe di una questione legata alle conformità del diritto internazionale:

En effet, la France revendique, conformément au droit de la mer international, une mer territoriale de 12 milles de largeur mesurée à partir des lignes de base, une zone contiguë de 24 milles de largeur, une zone économique exclusive de 200 milles de largeur, et un plateau continental. Le SHOM détermine les lignes de base, réalise les calculs géodésiques de définition de ces limites et les publie sur les cartes marines.

[…]

Le droit de la mer international permet également aux Etats côtiers de prétendre à un plateau continental se prolongeant au-delà de 200 milles, en déposant  un dossier de demande à l’ONU.

France-front-mar_Image4

Lo stesso Ministero degli Affari Esteri precisa la questione in questo documento (pubblicato in un articolo di NextQuotidiano):

accordo-sardegna-italia-francia

L’accordo firmato a Caen, frutto di un negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012, risponde alla necessità di stabilire confini certi alla crescente proiezione di entrambi i Paesi sulle porzioni di mare ad essi prospicienti e alla luce delle sopravvenute norme della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 1982). Se si esclude la citata Convenzione del 1892, l’accordo del 2015 colmerebbe un significativo vuoto giuridico, avendo portata generale e riguardando ‘i mari territoriali, la piattaforma continentale e le acque sotto la giurisdizione’ delle parti.

E non solo la querelle si trascina dal 2006, ma è almeno dal 1986 che Italia e Francia provano a risolvere la questione, semplicemente, andando per evidenti prove e tentativi, dato che l’accordo del 1986 riguardava per lo Stretto di Bonifacio, e l’accordo di Caen altre zone marittime al di fuori dello stesso Stretto. Bastava fare un semplicissimo riscontro tra le coordinate citate nell’accordo:

coordinate-1986

Attraverso appositi siti internet che permettono di individuare i punti citati, attraverso latitudine e longitudine, delimitiamo la zona coinvolta dall’accordo. Nell’immagine successiva il punto 1 ed il punto 6 dell’accordo:

coordinate-inizio-fine

Sono tutt’altre rispetto a quelle dell’accordo di Caen:

accordo-2

Ecco un’immagine sintetica relativa all’accordo di Caen riportata da Nextquotidiano:

mare-sardegna-accordo-italia-francia

Dovrebbe essere stato tutto risolto ora? Possiamo metterci l’elmo di Scipio e respingere il popolo delle Baguette, di Carla Bruni, delle calze a mezza coscia e delle rane arrosto?

Ma anche no, mio simpatico popolino assetatato di sangue.

In realtà tutto quello che è accaduto è che:

A gennaio però arriva un’altra svolta. Il ministero dell’ambiente francese avvia una “concertazione pubblica”, una sorta di processo partecipativo che coinvolge i principali attori marittimi, con un dossier dal titolo emblematico: “Documento strategico sul litorale del Mediterraneo: situazione esistente, posta in gioco e prospettive al 2030”. Un documento che sembrerebbe innocuo ma in cui è contenuta una cartina delle acque francesi che “annette” – di nuovo – le porzioni contese. La procedura partecipativa prevede che si possano presentare osservazioni entro il 26 marzo. E il timore è che passi una sorta di principio del silenzio-assenso. A sollevare il problema, informando il suo collega di partito e segretario ligure Edoardo Rixi, è stato il responsabile nazionale economia della Lega, Claudio Borghi. «È come se l’Italia facesse un documento in cui una cartina dice che Nizza è italiana – spiega -. Con questa procedura avviata dalla Francia c’è il rischio, se tutto tace da parte nostra, di trovarci in una posizione di ulteriore debolezza in caso di eventuali e futuri contenziosi. È vero che non abbiamo ratificato il trattato ma la Francia, con questo ulteriore passo, potrebbe accampare una sorta di presunzione di buona fede. Il governo deve inviare delle osservazioni ufficiali, specificando che quelle cartine non sono corrette».

Semplicemente, la Francia si sta preparando, in vista di un trattato non ancora ratificato, ad insistere nelle sue richieste.

Tutto qui, nulla di più, niente di meno.

Nessuno ha lasciato il tavolo delle trattative, nessuno ha cambiato la situazione. Semplicemente, i Francesi hanno tutte le intenzioni di riaprirlo.

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