BUFALA Joe Jackson è morto di cancro al pancreas

Joe Jackson, patriarca della grande famiglia di artisti che comprende anche la cantante Janet Jackson e il defunto Michael Jackson, è morto di cancro.

In realtà, però, si tratta di una bufala.

Lo scorso 23 giugno, un articolo è apparso su un sito denominato The Weekly Observer (senza aver alcun collegamento con Hemingway, il giornale della Carolina del Sud che ha lo stesso nome), che riportava che Joe Jackson, il padre di Janet, Jermaine e del defunto Michael, era scomparso all’età di 89 anni per colpa del cancro.

Nonostante sia già capitato diverse volte che su Twitter e Facebook si parlasse di una serie di messaggi del genere, l’affermazione che Jackson fosse morto era una macchinazione. Nessuna fonte dei media nazionali ha riportato la notizia della morte di Joe Jackson.

TMZ.com ha riferito che il 22 giugno scorso Jackson è stato ricoverato in ospedale con un cancro terminale non trattabile. Un articolo su DailyMail.com ha aggiunto ulteriori dettagli sulla malattia, svelando che Jackson è affetto da un cancro al pancreas giunto al quarto stadio. Ha citato anche Jermaine Jackson, 63 anni, che ha descritto suo padre come estremamente debole e non gli rimanga ormai molto da vivere.

False indiscrezioni sulla morte di Joe Jackson erano circolate già nel mese di maggio di due anni fa, dopo che l’uomo venne ricoverato in ospedale con la febbre molto alta. In quel caso ha risposto con un messaggio sul suo sito web che recitava “Sono al 100% vivo”, definendo le voci oltremodo esagerate. Per ora non ha ancora pubblicato alcuna reazione alle recenti false notizie circa la sua morte.

Il sito che ha diffuso la notizia della morte di Joe Jackson si caratterizza per pubblicare articoli con contenuti clickbait, mal controllati e volti più che altro ad incrementare introiti pubblicitari anziché fornire informazioni affidabili.

 

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DISINFORMAZIONE BUFALA Incinta dell’ottavo figlio a 70anni: è la mamma più anziana del mondo – bufale.net

Ci sono notizie che diventano casi di disinformazione non per malizia o velleità di disinformazione: è perché le notizie cambiano nel tempo. Sono materia viva, sono eventi che si svolgono nell’asse temporale e sono destinati a cambiare.

Ci segnalate dunque una notizia del 21 maggio, senza tenere di conto che nel mondo del giornalismo e dello scoop sei giorni sono equivalenti ad ere geologiche.

Potrebbe diventare la mamma più anziana al mondo e Maria De La Luz, messicana di 70 anni, mostra con orgoglio quelle che dice essere le ecografie del suo ottavo figlio.
In attesa che i medici confermino al mondo la gravidanza, spiega di non essersi sottoposta ad alcun trattamento di fertilità.

Come riporta il Daily Mail, la De La Luz è più grande di quattro anni di Maria del Carmen Bousada de Lara, l’attuale detentrice del record, che aveva 66 anni quando diede alla luce due gemelli.
«Mi hanno detto che è una bambina», ha detto la donna alla stampa nella sua casa a Mazatlan, nello stato messicano di Sinaloa.

La De La Luz ha raccontato anche i sintomi: «Le gambe mi facevano male, vomitavo e avevo le vertigini. Nella clinica privata in cui hanno eseguito le scansioni con gli ultrasuoni i medici non potevano crederci».

La notizia sembra, inoltre, aver infastidito gli altri suoi figli, preoccupati probabilmente per la sua salute. La donna ha un appuntamento con un ginecologo il 18 luglio e sottolinea che sarà necessario un parto cesareo.

E la notizia era effettivamente vera il 21 maggio.

È un po’ quello che noi chiamiamo l’effetto Titanic: uno spettatore disattento e poco incline a restare al cinema per tutto il tempo necessario al godimento del film, guardando solo il primo tempo del film Titanic di James Cameron ed allontanandosi dopo la pausa potrebbe essere tentato di dichiarare di aver visto una splendida storia d’amore a lieto fine nella quale un bel popolano corona il suo sogno d’amore con una bellissima ereditiera.

E, basandosi sul solo primo tempo, non avrebbe tecnicamente torto.

Ma quella che all’inizio era una semplice verità poi diventa una bufala nel momento in cui chi ha visto tutto il film sa benissimo come la storia è andata a finire: il bel Jack non è sopravvissuto al naufragio e Rose ha vissuto una vita lunga ma piena di rimpianti senza mai riuscire a dimenticarlo.

E sempre il 21 maggio anche il Mirror dichiarava imminente la gravidanza, e necessario un cesareo, aggiungendo una serie di dettagli sulla precedente detentrice del presunto record, morta di cancro.

In realtà quello che è avvenuto è che il 21 maggio la signora De La Luz aveva pianificato una visita ginecologica per alcuni sintomi compatibili con una gravidanza: dolori, vomito, vertigini, e che indagini successive hanno dimostrato essere, con amara ironia, dovuti ad un carcinoma all’utero il cui trattamento comincerà il 31 maggio, giorno del suo compleanno.

Una bella ma improbabile notizia si è così rivelata essere un incubo, dal quale speriamo la signora De La Luz possa uscire grazie alle cure dei medici.

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DISINFORMAZIONE E ACCHIAPPACLICK La marijuana uccide le cellule tumorali, lo ammette US National Cancer Institute

Il sito Complottisti.it il 18 maggio 2018 ha pubblicato un articolo in cui, già dal titolo, si scopre che il National Cancer Institute avrebbe “ammesso” che la marijuana che la marijuana curi il cancro:

Gli Stati  Uniti possono essere a un passo  verso la legalizzazione e l’uso ricreativo di marijuana, soprattutto ora che il National Cancer Institute (NCI) ha aggiornato il suo sito nella sezione FAQ (domande e risposte) per includere gli studi comprovanti che la cannabis possa essere riconosciuta come un rimedio naturale per il cancro.

Come riporta Infowars, NCI ha aggiornato la sua pagina per includere vari studi che rivelano come la cannabis “può inibire la crescita del tumore, e come la Marijuana uccide le cellule tumorali,provocando esattamente la morte delle cellule, bloccando la crescita delle cellule, e bloccando lo sviluppo dei vasi sanguigni necessari per i tumori per crescere”, e nel frattempo proteggendo cellule normali e sane.

l’NSC ha dichiarato:

“Uno studio di laboratorio di cannabidiolo (CBD) di recettori estrogeni positivi hanno dimostrato che le cellule del cancro al seno che sono negativi dei recettori degli estrogeni causano la morte delle cellule tumorali mentre ha scarso effetto sulle cellule normali del seno. Gli studi in modelli murini di cancro al seno metastatico hanno dimostrato che i cannabinoidi possono diminuire la crescita, il numero, e la diffusione dei tumori. ”

L’elenco completo fornito dal National Cancer Institute continua:

I cannabinoidi possono inibire la crescita del tumore, provocando la morte delle cellule, bloccando la crescita delle cellule, e bloccando lo sviluppo dei vasi sanguigni necessari per i tumori per crescere. Studi di laboratorio e su animali hanno dimostrato che la marijuana uccide le cellule tumorali, proteggendo le cellule normali.
I cannabinoidi possono proteggere contro l’infiammazione del colon e possono avere un potenziale nel ridurre il rischio di cancro al colon, ed eventualmente nel suo trattamento.

Uno studio di laboratorio di delta -9-THC in carcinoma epatocellulare (tumore del fegato), mostrò che le cellule tumorali sono state danneggiate o uccise . Lo stesso studio di delta-9-THC in modelli di cancro al fegato ha dimostrato di avere effetti anti-tumorali. Delta-9-THC ha dimostrato di provocare questi effetti agendo su molecole piccole che possono anche essere trovate a quelle più gravi di cancro ai polmoni e alle cellule del cancro al seno.

Uno studio di laboratorio di cannabidiolo (CBD) di recettori estrogeni positivi e le cellule del cancro al seno negativo dei recettori degli estrogeni ha dimostrato che ha causato la marijuana uccide le cellule tumorali mentre ha scarso effetto sulle cellule normali del seno. Studi del carcinoma mammario metastatico hanno dimostrato che i cannabinoidi possono diminuire la crescita, il numero, e la diffusione dei tumori.
Uno studio di laboratorio di cannabidiolo in cellule di glioma umano ha dimostrato che quando viene somministrato insieme con la chemioterapia, CBD può rendere la chemioterapia più efficace e aumentare la morte delle cellule tumorali senza danneggiare le cellule normali. Gli studi hanno mostrato che CBD insieme con delta-9-THC può rendere la chemioterapia più efficace.

Questi studi sono considerati dal NCI come preclinici. Erano tutti fatti usando animali. Secondo loro, nessuno studio clinico di consumo di cannabis per il trattamento del cancro negli esseri umani è stato mai pubblicato.
Delta-9-THC e altri cannabinoidi stimolano l’appetito e possono aumentare l’assunzione di cibo.
I Recettori dei cannabinoidi sono stati studiati nel cervello, nel midollo spinale, e nelle terminazioni nervose in tutto il corpo per capire il loro ruolo nella riduzione del dolore.
I cannabinoidi sono stati studiati per gli effetti anti-infiammatori che possono svolgere un ruolo nella riduzione del dolore.

Ma non è tutto, nel mese di aprile, il NIDA ha dichiarato:

“La prova da uno studio sugli animali suggerisce che gli estratti della pianta di marijuana possono ridurre una delle più gravi forme di tumori cerebrali. La ricerca nei topi ha dimostrato che questi estratti, se usati con le radiazioni, aumentato gli effetti cancro-uccisione della radiazione stessa. “

Come possono le agenzie governative concludere quanto sopra e la maggiorparte dei paesi al mondo ancora classificano la marijuana come una “droga senza scopi medicinali”?

Nonostante i numerosi benefici dimostrati della marijuana, la maggiorparte dei Governi di tutto il mondo , inclusa l’Italia la mantengono illegale mentre dall’altro lato si approvano la prescrizione di farmaci costosi con più effetti collaterali e con molto meno ricerca.

L’autore dell’articolo, nel linkare la fonte sul portale ufficiale dell’NCI, riporta solamente la homepage e non è possibile, in un primo momento, confrontare le fonti. Da un articolo di Snopes scopriamo che il comunicato di studi preclinici di cui fa riferimento Complottisti.it risale al 2015 ed è ancora online, strutturato secondo risposte alle FAQ presenti sul sito.

Al punto 11 leggiamo che «In laboratorio è stato dimostrato che la Cannabis uccide le cellule del cancro», ma subito dopo, al punto 12, l’NCI specifica che: «Ad oggi, non è ancora possibile dimostrare che l’ingestione o l’inalazione della Cannabis sia efficace per curare i sintomi del cancro e gli effetti collaterali della terapia somministrata». Infine, al punto 13, leggiamo che la FDA non ha ancora approvato il consumo di Cannabis come trattamento anticancro.

A causa della disinformazione, infatti, la FDA dovette pubblicare un comunicato nel 2017 per invitare alcune compagnie a non distribuire prodotti a base di Cannabis spacciati per miracolosi contro il cancro. La risposta giusta, dunque, potrebbe essere «Non ancora». Il fenomeno della diffusione di false speranze da parte ci certe compagnie divenne un serio problema, con persone realmente truffate con trattamenti di 90 giorni e danari spesi inutilmente. Nel 2017 alcune testate – dalle quali Complottisti.it avranno di certo preso ispirazione – pubblicarono titoli sensazionalisti diffondendo, anch’essi, quella sottile disinformazione che crea il mito.

Non a caso, a tal proposito la FDA parlava di “prodotti non approvati” e “terapia non riconosciuta”. Si tratta, in sostanza, di un “forse” molto vago. La Cannabis cura il cancro? Forse. Parlare di cura trovata e di governi che non ammettono, si sa, è una strategia di disinformazione fondata sull’acchiappaclick.

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ACCHIAPPACLICK Addio chemioterapia, arriva il vaccino per sconfiggere il tumore… FAI GIRARE – bufale.net

Il rapporto tra la c.d. Controinformazione e l’Informazione c.d. Ufficiale è una storia di amore, odio e parassitismo. La Controinformazione, per esistere, ha bisogno di credere e far credere di essere l’araldo di “verità nascoste che gli altri non dicono”, ma sovente prende le sue verità… proprio dall’Informazione Ufficiale, accusata di nasconderle, dopo averle pompate e caricate per renderle più appetibili

Ci segnalano così il seguente articolo del portale inedito.net

Un vaccino contro il cancro potrebbe salvare la vita a moltissime persone. Gli esperimenti condotti sui topi hanno dimostrato che il 97% dei tumori del sangue è regredito grazie a questo mix di farmaci e probabilmente entro fine anno partiranno le sperimentazioni sugli esseri umani con linfoma di basso grado.

Con questo vaccino si potrà evitare la chemioterapia e gli effetti collaterali che potrebbe avere dovrebbero essere solo febbre e dolore locale nel punto in cui viene iniettato il liquido. Il medicinale agisce sul sistema immunitario e combatterebbe le cellule tumorali fino ad ucciderle. La speranza è che gli esiti delle sperimentazioni possano essere positivi, in questo caso potrebbe entrare in commercio già entro un anno o due.

Il principale autore della ricerca, iRonald Levy della Stanford University, s’è detto soddisfatto ma ammette che ci sono ancora alcuni passaggi da mettere a punto. Con questo vaccino il cancro verrà reso più riconoscibile dal sistema immunitario che sarà quindi in grado di attaccarlo e rimoverlo. Ovviamente la speranza è che si possa estendere a diversi tipi di tumore in modo da poter rendere questo tipo di malattia sempre meno spaventosa. Le sperimentazioni umane coinvolgeranno 35 pazienti.

Fonte:http://www.daily-best.com/addio-chemioterapia-arriva-il-vaccino-per-sconfiggere-il-tumore-fai-girare/

Così inedito che, nonostante la fonte citata sia il “Daily Best”, in realtà l’articolo è un copincolla pedissequo di un brano de Il Mattino, identico in ogni dettaglio, con l’invito a viralizzare e la notizia, palesemente esagerata, della sconfitta della chemioterapia.

Obiettivo che, giustamente, il Messaggero riporta come possibile ma ancora lontano, e dedicato ad alcuni tipi di tumore, e non alla totalità.

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BUFALA Lo sapevi che la banana produce la molecola anticancro? – bufale.net

Ci vuole pochissimo ad Internet per imbastire una bufala: a volte tanta, tanta malizia e cattiveria, il bulimico bisogno di cacciare link e condivisioni ad ogni costo. A volte, semplicemente l’effetto Dunning-Kruger ci mette un pesantissimo zampino.

Come nella storia della Banana anticancro, cavallo di battaglia di un universo di bufale in eterno rinnovamento. Sedetevi, sarà un lungo viaggio

Dopo essere stata “strappata” dal suo casco, la banana comincia a produrre antiossidanti e proprietà anticancro. Di più: quando la buccia è “tigrata”, il frutto produce una sostanza chiamata TNF (Tumor NecrosisFactor) che possiede addirittura la capacità di combattere le cellule che presentano danni al DNA. Più nera è la pare, più “anticancro” è il frutto.

È incredibile come tutto quello che sia qui scritto sia sbagliato.

Skeptical Raptor ha analizzato nel dettaglio la faccenda: riporteremo qui, in un linguaggio il più accessibile possibile (ma, data la complessità del tema trattato, non vi aspettate banalizzazioni da Asilo Mariuccia come quelle offerte dai bufalari), i capisaldi della vicenda.

Vicenda che comincia da uno studio Giapponese del 2009.

Studio giapponese privo di Impact Factor: sostanzialmente, nel mondo scientifico il valore di un articolo è chiaramente misurabile dal numero di citazioni in un determinato periodo, prova che l’articolo è stato letto, esaminato, riscontrato ed apprezzato.

Questo articolo in particolare ha un Impact Factor inferiore ad 1,0, e non è presente su PubMed: sostanzialmente, ha il valore scientifico di una ricerca autoprodotta e stampata in proprio.

Ma anche se avesse avuto rilevanza in nessun punto dell’articolo viene menzionata la presenza del misterioso TNF nelle banane, né in altro frutto.

L’esperimento in se stesso, non riguarda neppure l’ingestione di banane: si tratta, sostanzialmente, di prendere delle fettine minuscole di banana ed infilarle direttamente nelle budella di alcune cavie, dove, sorprendentemente (sarcasmo) hanno poicausato una reazione infiammatoria che ha provocato la comparsa di macrofagi.

Provate a strofinarvi una banana su una ferita aperta fino a mandare succo, polpa e semini nel “buco” e vedrete anche voi una bella e dolorosa infiammazione.

Il senso dell’esperimento non era dimostrare che il “TNF”, una complessa catena proteica, esista nelle banane: del resto le banane non saprebbero che farsene, non avendo un sistema immunitario remotamente comparabile a quello di un essere umano, ed anche se lo facessero, un po’ come “Pat la Ragazza del Baseball” della sigla delle Mele Verdi che avrebbe potuto risollevare le sorti della squadra del vecchio Iwata se non fosse stato “Per l’ostacolo di quel regolamento / che non ammette donne in squadra per giocare”  impatterebbero sull’ostacolo dell’apparato digerente umano che scinderebbe il TNF negli elementi da cui è composto.

Sarebbe come aver inventato un robottino fatto di LEGO che, se ingerito da un essere umano, sia in grado di trovare e distruggere il tumore, ma che non possa essere ingerito tutto intero ma solo un mattoncino per volta: il robottino diventerebbe clamorosamente inutile e le possibilità che casualmente lo stesso si ricomponga nelle budella per marciare verso il tumore a passo deciso sarebbero pari a quelle di ottenere il Brodo Primordiale e cominciare un’evoluzione alternativa della vita su questo pianeta versando il kit del Piccolo Chimico nella conserva della nonna.

L’assunto degli scienziati è diverso, e proveremo a seguirlo: sostanzialmente le banane, a seconda della loro maturità, producono serotonina e dopamina. Serotonina e dopamina a loro volta possono stimolare i neutrofili ed i macrofagi che, a poro volta, potrebbero produrre il TNF-a, il che significa che, secondo quanto dice lo studio, se si riuscisse a stimolare neutrofili e macrofagi con serotonina e dopamina, questi potrebbero produrre dei segnali chimici che potrebbero aiutare la risposta immunitaria.

Molti di voi ricorderanno Esplorando il Corpo Umano, la serie dove il sistema immunitario veniva raffigurato, a seconda della funzione, da omini bianchi vestiti da poliziotti, giovani uomini e donne vestiti da Astronauti che lanciano sonde dalle loro navicelle spaziali portatili e poliziotti all’interno di piccoli carri armati con la bocca che divorano i patogeni cattivi: potremmo quindi pensare che inviare in qualche modo serotonina e dopamina a neutrofili e macrofagi sia l’equivalente di regalare agli omini all’interno del nostro sistema immunitario un thermos di caffé a testa per tenerli ben desti mentre vanno a menare i cattivi: ma ingozzarsi di banane, per i motivi predetti, non servirà a trasmettere quella serotonina: per avere un effetto vagamente comparabile gli scienziati hanno dovuto inserire pezzi di banana nelle viscere dei roditori.

Per ottenere l’effetto descritto nella bufala dovremmo quindi infilarci pezzi di banane nelle viscere: mangiare banane servirà solamente a tenersi ben nutriti.

Oltretutto, siccome esistono oltre 2oo tipi di tumore, ammesso che si riesca in qualche modo ad estrapolare il TNF, ed ammesso che si possa fare in modo che esso sia prodotto in prossimità del tumore (sorpresa: ciò non può accadere), non ci sarebbe certezza della sua utilità.

Al contrario, la scienza medica ha dimostrato che

Un aumento locale della concentrazione di TNF causa i segni tipici dell’infiammazione: calore, gonfiore, rossore, dolore. Alte concentrazioni plasmatiche di TNF-alfa possono causare shock settico, con MOF: multi organ failure e morte. La prolungata esposizione a basse concentrazioni di TNF può portare a cachessia, una sindrome che porta alla deplezione del patrimonio proteico e lipidico dei tessuti (in particolare muscolare e adiposo). Questo tipo di risposta si riscontra nei pazienti affetti da tumore.

Ed il nostro organismo è perfettamente in grado di produrre le giuste dosi di TNF, regolandolo in modo in modo che possa essere coinvolto in casi clinici come l’artrite reumatoide, spondilite anchilosante, malattie infiammatorie croniche intestinali, psoriasi, idrosadenite suppurativa e asma.

Se quindi le banane contenessero davvero TNF, anziché, forse, aiutarne la produzione, mangiare banane potrebbe potenzialmente ammazzare il paziente ancora prima che il tumore riesca a finirlo.

Fortunatamente, non è così. È un po’ come le altre pseudocure basate sul “modifcare l’ambiente in cui vive il tumore”: se fosse possibile, distruggeremmo l’intero corpo umano e con esso il tumore, e non il tumore.

Sostanzialmente, chi ha letto lo studio per farne un meme non ha capito un atomo di come lo studio funzioni davvero.

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BUFALA SHOCK MONDIALE: cancro trasmesso nei vaccini, lo ammette l’azienda – bufale.net

Dalla preistoria della bufala di tanto in tanto rinasce una bufala herpes: una viralità quiescente ed interrotta che torna in vita nei momenti di stress per strappare un altro po’ di viralità ed infettare nuovi profili, o quelli precedenti ad infezione passata

Ritorna così la bufala della presunta confessione della Merck

L’azienda farmaceutica MERCK ha confessato, la tragedia mondiale che sembrava frutto di una mente squilibrata purtroppo invece è una realtà con cui bisognerà confrontarsi. L’azienda ha ammesso di aver inoculato il virus del cancro per mezzo dei vaccini.

La scioccante intervista ovviamente  censurata, condotta dallo studioso di storia medica Edward Shorter per la televisione pubblica di Boston WGBH e la Blackell Science, è stata tagliata dal libro “The Health Century” proprio a causa del suoi contenuti, l’ammissione che la Merck ha tradizionalmente iniettato il virus micidiale (SV40 ed altri) capace di provocare il cancro, nella popolazione di tutto il mondo.Si spiegherebbe infatti l’aumento dell’insorgenza dei tumori negli ultimi 50 anni.
Questo filmato, contenuto nel documentario “In Lies we trust: the CIA, Hollywood and Bioterrorism”, prodotto e creato liberamente dalle associazioni di tutela dei consumatori e dall’esperto di salute pubblica, Dott. Leonard Horowitz, caratterizza l’intervista al maggior esperto di vaccini al mondo, il Dott. Maurice Hilleman, che spiega perché la Merck ha diffuso l’Aids, la leucemia ed altre terribili malattie.

Cancro trasmesso nei vaccini? Famosi esperti? Dati buttati a caso? Tutto è decisamente un cattivo presagio, ma andiamo con ordine.

Innanzitutto l’esperto citato, Horowitz, si palese come il tipico caso dell’avventore che chiede all’oste se il vino è buono.

Lo Skeptic’s Dictionary ha una lunga voce su di lui che lo descrive come

is a former dentist, anti-vaxxer, promoter of various “natural cures,” and self-publisher of books and pamphlets expressing such unfounded beliefs as that the AIDS and Ebola epidemics were intentionally caused by the U.S. government. These and other claims made by Horowitz have influenced some black leaders into boycotting vaccination programs.*

un ex dentista, antivaccinista, promotore di “cure naturali” e autore di diverse autopubblicazioni e libelli che si basano su teorie infondate come AIDS ed Ebola creati dagli USA. Questa ed altre affermazioni hanno influenzato diversi leader del terzo mondo nel boicottare i programmi di vaccinazione.

Peraltro promotore di una sua personale versione dell’OMS.

Ciò posto, il video prelevato dal sito Horowitz è l’ennesimo caso di qualcosa così nascosto e che i media rifiutano di dirci che è noto anche ai sassi particolarmente restii a leggere i giornali

Sostanzialmente, la storia narrata nel video è arcinota: siamo negli anni ’60, e il Microbiologo Maurice Hilleman scopre che in una coltura cellulare usata per riprodurre il virus della polio usato nei vaccini è stato trovato un ospite imprevisto, il virus SV40.

Siamo negli anni ’60, così gli scienziati fanno quello che gli strumenti scientifici degli anni ’60 consentivano loro: prendono un po’ di SV40, lo iniettano in alcuni criceti ed aspettano.

I criceti sviluppano dei tumori, ma all’improvviso uno scienziato fa notare una cosa: il vaccino Sabin usato per la Polio non viene iniettato, ma ingerito.

Così riprovano facendo ingerire il virus ai criceti e non succede niente.

Nel frattempo, continuano gli studi sul Salk, che invece viene iniettato e, probabilmente perché siamo esseri umani e non criceti, probabilmente per la risibile quantità di SV40 contenuto nei vaccini diffusi negli anni ’50 e ’60, si scopre che non esiste alcuna prova di una aumentata carcinogenicità.

In ogni caso, dal 1963 si decide di usare vaccini creati in un modo che eviti in toto il contatto con le colture contaminate.

Probabilmente nel Blocco Sovietico tali vaccini, che ricordiamo non hanno evidenziato alcun rischio aumentato di cancro, sono stati usati fino agli anni ’80, ma nel mondo occidentale la “finestra di presunto rischio” si è chiusa per sempre nel 1963.

Probabilmente molti di coloro che stanno condividendo questi appelli neppure erano vivi nel 1963, ed è giunto il momento di spiegare loro il concetto di “criterio di precauzione”

Immaginate di essere al ristorante, e si diffonde la voce che una barattolo di salsa su 10 di una nota ditta potrebbe andato a male.

Uno su dieci, e potrebbe essere che sia andato a male, ma no.

In quel momento il ristoratore sta servendo pennette al sugo per tutti: smette di servirle, controlla in cucina e poi riprende a cucinare.

Questo significa che tutti i piatti di pennette al sugo avrebbero causato disturbi intestinali ai presenti? No. Significa che una parte di questi avrebbe potuto. Con ogni probabilità, se le cose fossero andate come nel caso dei vaccini antipolio degli anni ’60, il ristoratore avrebbe scoperto che la pasta era sicura, ma di sicuro non poteva compiere quei controlli, né sarebbe stato giusto farlo, direttamente dal piatto di gente che ci stava mangiando dentro.

Quindi, se avete più di 50 anni e siete stati vaccinati con l’antipolio, sappiate che è stato evidenziato un fattore di rischio, è stato esaminato ed è stato scoperto nullo.

Tutti gli altri, neppure si pongano il problema.

 

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