BUFALA Il Presidente della Repubblica non può nominare i ministri! – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un trafiletto che sta comparendo in queste procellose acque di maretta istituzionale

Il Presidente della Repubblica ha un ristretto margine di discrezionalità nella scelta del Presidente del Consiglio (mentre non ne ha alcuno nella scelta dei ministri, formalmente demandata al Presidente del Consiglio), proprio perché egli dovrà tenere nel debito conto le indicazioni che gli vengono date da parte di coloro che sono gli interpreti della volontà e degli orientamenti del paese e delle forze politiche rappresentate in Parlamento.

Parrebbe un testo chiaro, e viene indicato come un frammento del manuale di Diritto Costituzionale per studenti universitari Temistocle-Martines, ed. Giuffrè (nonostante alcuni analfabeti funzionali vaganti abbiano deciso di riattribuirlo a Costantino Mortati per motivi sconosciuti)…

E questa parte, ma solo questa parte, corrisponde al vero.

Il problema è duplice però:

  1. Per quanto autorevoli, i manuali per studenti non sono fonte del diritto. Sono, appunto, materiale di studio che tratta di ipotesi scolastiche
  2. Siamo ad un caso di disinformazione del Titanic, come amiamo chiamarla, laddove si estrapola una parte da un contesto più ampio certi del fatto che il lettore non si cercherà mai il contesto di riferimento (esattamente come un disinformatore potrebbe raccontare che Titanic di James Cameron è una storia d’amore a lieto fine che si conclude col bel Jack e l’affascinante Rose che si innamorano, ed avere ragione finché qualcuno che al cinema è rimasto anche dopo non gli racconterà che nel finale Jack muore e Rose vive una vita nel rimorso e col cuore infranto)

Innanzitutto, partiamo dal testo dell’art. 92 della Costituzione

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri“.

Chi è il soggetto? È evidente, il Presidente della Repubblica.

Qual è l’azione? La nomina dei ministri.

Cosa fa il Presidente del Consiglio? Il Presidente del Consiglio propone, il Presidente della Repubblica accetta.

Nella sua chiara laconicità, in claris non fit interpretatio, non bisogna interpretare ciò che è chiaro, ed in un lungo procedimento dettato dalla prassi Istituzionale consolidata negli anni (e come tale, entrato nella gerarchia del diritto nel gradino più in basso)

In sintesi il procedimento si conclude con l’emanazione di tre tipi di decreti del Presidente della Repubblica:

quello di nomina del Presidente del Consiglio (controfimato dal Presidente del Consiglio nominato, per attestare l’accettazione); quello di nomina dei singoli ministri (controfimato dal Presidente del Consiglio); quello di accettazione delle dimissioni del Governo uscente (controfirmato anch’esso dal Presidente del Consiglio nominato)

Quindi la nomina dei ministri avviene per decreto del Presidente della Repubblica, che il Presidente del Consiglio si limita a controfirmare prendendone doveroso atto.

Come ricorda Il Post

Prima cosa importante, quindi: il presidente del Consiglio propone, il presidente della Repubblica nomina. Significa che anche se è la persona incaricata di formare il nuovo governo a presentare i nomi dei futuri ministri, è il presidente della Repubblica a nominarli con quelli che tecnicamente si chiamano Decreti del presidente della Repubblica, e che vengono firmati dal presidente della Repubblica. Dal punto di vista strettamente costituzionale, quindi, Mattarella ha il diritto di decidere di non nominare un ministro: e i costituzionalisti sono concordi nel dire che – non indicando particolari criteri per esprimere questa discrezionalità – la Costituzione si affidi al giudizio del presidente della Repubblica nel proteggere l’Italia, l’unità nazionale, gli italiani.

Ma il manuale? Allora il manuale è sbagliato?

No, è sbagliato riportarne un esempio, ed è una di quelle cose che, se fatta da uno studente all’esame, porta alla bocciatura col docente che, guardandoti torvo in viso, ti dice

“E la prossima volta il capitolo lo studi per intero, hai capito candidato?!?”

Perché infatti il Capitolo III del Temistocle-Martines continua dopo la descrizione di quella che si palesa essere una petizione di principio, un cosa potrebbe accadere quando tutto va bene, anzi per me dovrebbe accadere per spiegare cosa invece accade quando, come nel caso di specie, tutto va decisamente a ramengo.

Ciò non toglie che, fermi restando siffatti principi, il Presidente della Repubblica possa, alle volte, specie dopo una crisi di Governo dovuta a frantumazione della maggioranza uscita dalle urne, esercitare una effettiva influenza nella determinazione di una nuova maggioranza poiché, in un regime a pluralità di partiti e politicamente non omogeneo come il nostro (ancora tale anche dopo l’introduzione del maggioritario), non è da escludere che le camere siano in grado di esprimere più di una «formula politica» e, conseguentemente, più di una maggioranza. Ben si intende però che, nello svolgimento della sua azione di moderatore tra i diversi partiti che possono concorrere a formare il Governo, o, ancor di più, di organo compartecipe alla soluzione della crisi, il Presidente della Repubblica dovrà sempre mantenersi al di fuori degli interessi strettamente partitici e mirare soltanto ad assicurare al Paese un Governo che dia ragionevoli garanzie di rispondere all’effettiva volontà popolare e di assicurare il rispetto e l’osservanza della Costituzione.

Un ruolo attivo e propositivo può tuttavia essere assunto, con somma cautela, dal Presidente della Repubblica (quale «magistratura di influenza») in caso di «crisi del sistema» e può coinvolgere, in misura più o meno ampia (a seconda, anche, della personalità di chi ricopre l’ufficio) il modo stesso in cui intende svolgere la propria funzione; come l’esperienza repubblicana ha, soprattutto in questi ultimi anni, ampiamente dimostrato.

Abbiamo evidenziato le parti mancanti dal copincolla ostentato in queste ultime ore e plurievidenziato proprio per venire incontro alle esigenze del discente un po’ pigro che ha bisogno del fido pennarello evidenziatore come succedaneo dell’attenzione.

Gli esempi cui il manuale fa riferimento sono già riportati nella bibliografia evidenziata, che riportiamo

Nel recente passato era già successo che un presidente della Repubblica si rifiutasse di nominare un ministro proposto da un presidente del Consiglio incaricato. La differenza, quella che fa sì che questa volta sia stata diversa da tutte le altre, è che allora il presidente del Consiglio incaricato e la sua maggioranza parlamentare avevano preso atto dell’opposizione del presidente della Repubblica e avevano proposto quindi un altro nome: non si erano, in sostanza, “impuntati” come hanno fatto Lega e M5S, che non hanno accettato di cambiare nome facendo saltare il governo prima ancora che nascesse.

Bisogna tenere presente anche che niente di quello che si dicono presidenti del Consiglio incaricati e presidenti della Repubblica è pubblico, a meno che non lo raccontino loro stessi. Quello che sappiamo delle altre volte in cui ci furono scontri simili, quindi, lo avevamo letto sui retroscena giornalistici, che però possiamo considerare in questo caso sufficientemente attendibili perché largamente concordi su come andarono le cose.

Nel 2014, quando Matteo Renzi fu incaricato di formare un governo dal presidente Giorgio Napolitano, propose il nome del magistrato Nicola Gratteri come ministro della Giustizia. Secondo quanto scrissero i giornali, Napolitano si oppose alla sua nomina, per la quale fu poi scelto Andrea Orlando. La motivazione principale, scrissero i giornali, fu che è consuetudine che un magistrato in servizio non possa ricoprire l’incarico di ministro della Giustizia. Ma si disse anche che Napolitano non condividesse l’approccio di Gratteri alla gestione della Giustizia, notoriamente duro e poco garantista, almeno secondo le descrizioni che ne fecero i giornali.

Nel 1994, invece, sempre sul ministero della Giustizia si scontrarono Silvio Berlusconi, al suo primo incarico da presidente del Consiglio, e l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Berlusconi propose Cesare Previti, allora suo avvocato e notoriamente avverso alla magistratura italiana, in seguito condannato due volte in via definitiva per corruzione. Scalfaro ottenne che Previti finisse al ministero della Difesa. Un terzo caso, meno noto, è quando nel 2001 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si oppose alla nomina – di nuovo – a ministro della Giustizia di Roberto Maroni, per via dei suoi processi in corso per un famoso episodio in cui oppose resistenza a una perquisizione nella sede della Lega Nord. Maroni finì al Lavoro, e alla Giustizia fu nominato Roberto Castelli.

Niente da vedere: anche oggi l’esame di Costituzionale lo rifarerete tutti domani

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