ALLARMISMO Guarda l’assurdo! Un uovo fatto da umani in pura plastica! Chiama il 190!!! – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un testo quantomeno allarmistico, redatto in lingua spagnola

Guarda l’assurdo, un uovo fatto da umani in pura plastica!!! Viene dalla Cina… è già arrivato in Brasile…secondo le informazioni i tratta di uova giocattolo, ma è facile ingannare la gente e farle apparire come uova vere. Per qualsiasi dubbio segnala o chiama il 190, teniamo d’occhio tutto!!!

Le screen sono spezzoni di video prese da YouTube, come questo

E questo

Anche HoaxSlayer se ne occupò ai tempi, rilevando come siamo di fronte ad una autentica urban legend che dura ormai da decenni, mischiando leggende e verità.

Ma una spiegazione maggiormente verosimile, e che non prevede il ricorso allarmistico ed infondato alle forze dell’ordine, ve l’abbiamo già fornita relativamente ad una bufala che YouTube sovente appaia a questa: la turpe storia della verdura di plastica.

Dovete infatti sapere che in Oriente esiste un problema, presente specialmente nei distretti commerciali: sono pieni di turisti avidi di assaggiare la cucina locale, ma la barriera linguistica è dura da abbattere.

Potrebbero, come sovente accade da noi, mettere dietro un espositore alcuni campioni: ma in breve tempo i prodotti esposti si deteriorano, e presto non sarebbero più tanto attraenti.

Esiste così una ricca industira del sampuru, il Sample Food, ovvero il “Cibo finto per le dimostrazioni”: vari piatti, composti in plastica, messi in vetrina coi cartellini del prezzo al posto dei menù in modo che lo straniero in visita possa indicare il piatto ed ottenere una versione reale da mangiare.

Ci sono sampuru per tutte le tasche, e molti vengono anche rivenduti come graziosi souvenir.

Ma per le immagini delle uova “strane che friggono in modo inusuale”, direte voi?

Come ci ricorda Quora, creare un sampuru così convincente da passare per uovo autentico ed essere venduto sul mercato sfuggendo ad ogni controllo postulerebbe conoscenze e competenze tecniche tali da potersi arricchire inondando il mercato (già in crisi) dei sampuru con imitazioni perfettissime a costo ridicolmente basso, oppure avrebbe un margine di profitto così risicato da rendere l’intera operazione economicamente inefficace.

La spiegazione più logica è che sia semplicemente una partita di uova conservate in modo scorretto, vendute da scadute oppure trasportate non rispettando la catena del freddo, generando così evidenti deterioramenti ed aberrazioni.

Infine, come ricorda HoaxSlayer, non è impossibile che in casi limitati un venditore poco scrupoloso possa aver venduto uova scadute, oppure uno dei tanti mercatini all’aperto abbia venduto agglomerati di gelatina e simili come succedaneo delle uova sode che sono da quelle parti rinomato street food.

Ma ciò non consente di affermare l’esistenza di una “industria dell’uovo di plastica”, al di fuori del sampuru, tale da susciare allarme.

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BUFALA Questo è quello che ho trovato questa mattina a Prato dal macellaio… – bufale.net

Esiste una categoria di bufale che abbiamo ribattezzato bufala herpes, dal nome di una categoria di infezioni virali caratterizzate da una permanenza illimitata nell’organismo ospite, sul quale manifestano i loro sintomi e riattivano la loro infettività ad intervalli regolari di tempo.

In questo caso alcune pagine chiaramente troll hanno riattivato una vecchia bufala, dalla storia assai interessante, che coglieremo l’occasione di riepilogare per voi

INVASIONE
Questo è quello che ho trovato questa mattina a Prato dal macellaio. Ormai vendono solo roba per CINESI dato che non ci vivono più gli Italiani. CONDIVIDI. Tutti devono sapere che siamo INVASI.

Ovviamente, il logo di Condividi se sei Honesto denuncia la bufala per quello che è. Una trollata. Ma neppure una trollata originale. Ricostruiamo insieme la sua genesi.

Il 21 Marzo del 2017 al nostro caporedattore Mastinu viene indicato un bizzarro post. Prontamente questi provvede ad una sua analisi, che pubblichiamo l’indomani.

Il post era stato presentato dal suo autore con la sigla E.S., indicato come Esperimento Sociale, quello che il sottoscritto Shadow ama definire una via di mezzo tra una Candid Camera ed una trollata propriamente detto.

L’utente in vena di viralità compose quindi il fotomontaggio ottenuto modificando le etichette sulla confezione di un coniglio che ora vedete nella foto, e lo ricondivise con la didascalia iniziale

e con oggi comincia la vendita di carne di gatto nei supermercati italiani. Commentate e condividete se siete indignati

Per poi, raggiunta la massima viralità, inserire nei commenti un lungo walltext (riportato in integrale nel nostro articolo linkato) esplicando come l’immagine fosse un fotomontaggio e che il suo scopo era sensibilizzare, a suo modo, il lettore sulla differenza percepita da animale da reddito e da consumo alimentare.

Credevamo la notizia si sarebbe così risolta, ma il 22 Marzo 2017, letteralmente poche ore l’uscita del nostro pezzo e del commento di smentita dell’autore dell’Esperimento Sociale, ecco che a gamba tesa intervenne il portale bufalaro (ora chiuso) La Nozione costringendo il sottoscritto ad un nuovo fact checking.

I viralizzatori de La Nozione, ottenuta la foto dell’esperimento sociale, imbastirono un raccontino virale, anch’esso riportato nel mio articolo di follow-up integrando l’esperimento sociale con alcuni elementi indinnianti.

Nella storia così fu inserita la località del presunto esercizio commerciale, Prato, in quel periodo nota per avere una vasta comunità cinese, e la storiella si arricchì di alcuni elementi di sinofobia degna del più squinternato Yellow Peril dei romanzi pulp novecenteschi, con l’intervento del presidente dell’immaginaria associazione “Cinesi in Italia” contento di poter sfamare il suo appetito coi gatti ed un appello al popolo Italiano per tutelare sia i felini che le “loro tradizioni” (con l’autore che si era dimenticato di aver introdotto il suo raccontino parlando del consumo di gatti in alcune regioni Italiane…).

La cosa più rischiosa degli esperimenti sociali, rilevai all’epoca, è che essi cominciano a vivere di vita propria, ed un fotomontaggio nato da un individuo che voleva semplicemente spiegare le sue idee sulla differenza tra animale di affezione e da reddito/consumo alimentare era così diventato, in sole 24 ore, una sorta di chiamata alle armi nazionalpopolare per chiedere ad ogni condivisore di diventare un moderno Flash Gordon e combattere un Ming lo Spietato o un malvagio Fu Manchu col grill già pronto per nutrirsi del suo povero gattino Felix, nell’opulento stile della bufala del Giustiziere, invocando atti fuori controllo e spinti dalla rabbia.

Per almeno un anno questa bufala è tornata silente, salvo poi essere rievocata, proprio in tempi in cui si parla di immigrazione, nella sua forma più beceramente sinofobica.

Ma il popolo della Rete, dalla memoria notoriamente corta, continua a credervi.

 

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ALLARMISMO I meloni causano epidemia di listeriosi, già 7 morti e 20 contagiati, allarme in Italia – bufale.net

Brutte notizie per gli amanti dei meloni: ma fortunatamente, notizie da ridimensionare di molto.

Ci segnalano i nostri contatti un articolo secondo cui

Allarme grave, i meloni causano epidemia di listeriosi, finora 20 persone sono state contagiate e ci sono stati 7 morti.  Il contagio avviene mangiando il melone “Cantalupo”, prodotto in Australia.

Il prodotto è venduto sul mercato internazionale, il Ministero della Salute lancia l’allarme con una circolare interna per chiedere “la massima sorveglianza” e sulle misure da attuare per prevenire in Italia la diffusione dell’epidemia di listeriosi.

La listeriosi è un’infezione causata dal batterio Listeria monocytogenes, generalmente dovuta all’ingestione di cibo contaminato.

Ciò però che andrebbe precisato è che le morti ed i contagi indicati sono avvenuti  in Australia, e prodotti della stessa catena produttiva sono stati venduti nella regione ad amministrazione speciale di Hong Kong (Cina), Giappone, Kuwait, Malesia, Oman, Qatar, Singapore ed Emirati Arabi Uniti.

A scopo precauzionale, a seguito di comunicazioni dell’OMS, anche il nostro ministero della Sanità ha diramato una nota, scaricabile qui.

Il che non significa che l’allarme Listeria è arrivato da noi, ma che ci sono delle buone pratiche per stare sicuri, che riportiamo dalla circolare

Le donne  in gravidanza, gli  anziani e gli individui imunocompromessi dovrebbero adottare precauzioni per evitare l’infezione da Listeria evitando di consumare alimenti ad alto rischio, inc lusi latticini fatti con latte non pa storizzato, formaggi molli, specialità a base di carne (tagli di carne pronti per il consumo, paté, ecc.), gelati, pesci crudi, crostacei e molluschi. Questi sono gli alimenti più comuni associati con l’infezione da Listeria. Negli ultimi anni, i meloni ed altra frutta e verdura sono stati implicati in rare occasioni in epidemie di listeriosi. Per ridurre il rischio, è importante lavare accuratamente frutta e verdura.

Attenzione quindi: ma senza allarmismo.

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NOTIZIA VERA Carrefour offre una nuova linea di prodotti a base di insetti ed ecosostenibile – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti la seguente notizia, della quale riportiamo un estratto

La catena di supermercati Carrefour ha lanciato una nuova linea di prodotti a base di insetti.

Sugli scaffali spagnoli infatti è possibile trovare vermi in salsa piccante e barrette energetiche con cioccolato, fichi e grilli.

Tra i prodotti più rivoluzionari ci sono i grilli al sapore di barbecue e cipolla affumicata, oltre a pasta e cereali a base di farina di insetti.

“L’idea è di offrire ai consumatori i prodotti più innovativi e un assortimento alternativo che sia sostenibile e rispettoso dell’ambiente”, ha dichiarato l’azienda.

“Questi prodotti sono stati realizzati interamente in Europa e rispettano i più alti standard di qualità. Sono fatti a mano e con ingredienti provenienti da allevamenti eco sostenibili”.

Il prezzo dei prodotti però è piuttosto alto. Una scatola da 14 grammi di grilli croccanti della marca Jimini costa 7 euro, ma Carrefour li propone come un’alternativa responsabile alle merci più consumate.

“La confezione è realizzata con carta riciclata e include informazioni dettagliate sugli ingredienti e i valori nutrizionali”, spiega l’azienda. “Sono offerte ai clienti anche informazioni sui benefici del consumo [di questi prodotti] sia dal punto di vista nutrizionale che ambientale”.

La catena di supermercati assicura che la produzione di insetti commestibili riduce l’emissione di gas serra del 99% e aiuta a limitare l’inquinamento e il consumo dell’acqua. La nuova linea fa parte di un tentativo più ampio di migliorare il benessere degli animali e ridurre l’impatto ambientale dell’azienda.

Il consumo di insetti, secondo Carrefour, è diventato estremamente popolare e si tratta di un’ottima fonte di grassi, fibre, proteine, vitamina B e amminoacidi.

Inoltre, i prodotti a base di insetti sono stati di recente inseriti nel regolamento europeo Novel food in cui sono segnalati i cibi il cui consumo è aumentato negli ultimi anni e la cui vendita è autorizzata nei paesi europei.

Secondo la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni unite per il cibo e l’agricoltura, il consumo di insetti in molte parti del mondo è già un fenomeno radicato.

L’alienità del consumo di insetti rispetto alla cucina tradizionale Italiana ha tratto in inganno molti lettori: premesso che si sta parlando dei negozi Carrefour Spagnoli, e non certo di quelli Italiani, la notizia è veritiera.

I prodotti della ditta Jimini’s (che, tranquillizzatevi, non ci paga per parlarne né in denaro e né in grilli arrosto…) sono apparsi infatti in svariati esercizi commerciali della nota catena europea, con alcuni clienti intervistati dal Guardian negli shop di Madrid, divertiti e resi inclini alla sperimentazione dai nuovi ingredienti, che non saranno economici (una scatolina di grilli salati ed aromatizzati da 14g costa 7€), ma stimolano la fantasia degli Spagnoli, pronti, ai microfoni dell’intervistatore, a dichiarare di voler usare i grilli al posto della frutta secca per ravvivare un’insalata un po’ “particolare” o a voler concedersi il brivido dello “strano” partendo dal punto di vista che sicuramente grilli ed insetti non potranno essere più bizzarri di altri piatti della tradizione locale come lumache e orecchie di maiale.

Il fornitore, Jimini’s, dispone anche di un proprio shop online, con consegna in tutta Europa mediante pacchi tracciati delle Poste Francesi, un blog con ricette ed informazioni ed una serie di FAQ sui loro prodotti.

I più curiosi ed avventurosi tra voi potranno spingersi fino alla pagina Facebook: ogni prodotto, per quanto alieno alla nostra esperienza culinaria, è infatti allevato in Francia, e munito di confezioni che annotano, diligentemente e come da norma, ogni ingrediente.

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NOTIZIA VERA Carrefour offre una nuova linea di prodotti a base di insetti ed ecosostenibile – bufale.net

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La catena di supermercati Carrefour ha lanciato una nuova linea di prodotti a base di insetti.

Sugli scaffali spagnoli infatti è possibile trovare vermi in salsa piccante e barrette energetiche con cioccolato, fichi e grilli.

Tra i prodotti più rivoluzionari ci sono i grilli al sapore di barbecue e cipolla affumicata, oltre a pasta e cereali a base di farina di insetti.

“L’idea è di offrire ai consumatori i prodotti più innovativi e un assortimento alternativo che sia sostenibile e rispettoso dell’ambiente”, ha dichiarato l’azienda.

“Questi prodotti sono stati realizzati interamente in Europa e rispettano i più alti standard di qualità. Sono fatti a mano e con ingredienti provenienti da allevamenti eco sostenibili”.

Il prezzo dei prodotti però è piuttosto alto. Una scatola da 14 grammi di grilli croccanti della marca Jimini costa 7 euro, ma Carrefour li propone come un’alternativa responsabile alle merci più consumate.

“La confezione è realizzata con carta riciclata e include informazioni dettagliate sugli ingredienti e i valori nutrizionali”, spiega l’azienda. “Sono offerte ai clienti anche informazioni sui benefici del consumo [di questi prodotti] sia dal punto di vista nutrizionale che ambientale”.

La catena di supermercati assicura che la produzione di insetti commestibili riduce l’emissione di gas serra del 99% e aiuta a limitare l’inquinamento e il consumo dell’acqua. La nuova linea fa parte di un tentativo più ampio di migliorare il benessere degli animali e ridurre l’impatto ambientale dell’azienda.

Il consumo di insetti, secondo Carrefour, è diventato estremamente popolare e si tratta di un’ottima fonte di grassi, fibre, proteine, vitamina B e amminoacidi.

Inoltre, i prodotti a base di insetti sono stati di recente inseriti nel regolamento europeo Novel food in cui sono segnalati i cibi il cui consumo è aumentato negli ultimi anni e la cui vendita è autorizzata nei paesi europei.

Secondo la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni unite per il cibo e l’agricoltura, il consumo di insetti in molte parti del mondo è già un fenomeno radicato.

L’alienità del consumo di insetti rispetto alla cucina tradizionale Italiana ha tratto in inganno molti lettori: premesso che si sta parlando dei negozi Carrefour Spagnoli, e non certo di quelli Italiani, la notizia è veritiera.

I prodotti della ditta Jimini’s (che, tranquillizzatevi, non ci paga per parlarne né in denaro e né in grilli arrosto…) sono apparsi infatti in svariati esercizi commerciali della nota catena europea, con alcuni clienti intervistati dal Guardian negli shop di Madrid, divertiti e resi inclini alla sperimentazione dai nuovi ingredienti, che non saranno economici (una scatolina di grilli salati ed aromatizzati da 14g costa 7€), ma stimolano la fantasia degli Spagnoli, pronti, ai microfoni dell’intervistatore, a dichiarare di voler usare i grilli al posto della frutta secca per ravvivare un’insalata un po’ “particolare” o a voler concedersi il brivido dello “strano” partendo dal punto di vista che sicuramente grilli ed insetti non potranno essere più bizzarri di altri piatti della tradizione locale come lumache e orecchie di maiale.

Il fornitore, Jimini’s, dispone anche di un proprio shop online, con consegna in tutta Europa mediante pacchi tracciati delle Poste Francesi, un blog con ricette ed informazioni ed una serie di FAQ sui loro prodotti.

I più curiosi ed avventurosi tra voi potranno spingersi fino alla pagina Facebook: ogni prodotto, per quanto alieno alla nostra esperienza culinaria, è infatti allevato in Francia, e munito di confezioni che annotano, diligentemente e come da norma, ogni ingrediente.

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La catena di supermercati Carrefour ha lanciato una nuova linea di prodotti a base di insetti.

Sugli scaffali spagnoli infatti è possibile trovare vermi in salsa piccante e barrette energetiche con cioccolato, fichi e grilli.

Tra i prodotti più rivoluzionari ci sono i grilli al sapore di barbecue e cipolla affumicata, oltre a pasta e cereali a base di farina di insetti.

“L’idea è di offrire ai consumatori i prodotti più innovativi e un assortimento alternativo che sia sostenibile e rispettoso dell’ambiente”, ha dichiarato l’azienda.

“Questi prodotti sono stati realizzati interamente in Europa e rispettano i più alti standard di qualità. Sono fatti a mano e con ingredienti provenienti da allevamenti eco sostenibili”.

Il prezzo dei prodotti però è piuttosto alto. Una scatola da 14 grammi di grilli croccanti della marca Jimini costa 7 euro, ma Carrefour li propone come un’alternativa responsabile alle merci più consumate.

“La confezione è realizzata con carta riciclata e include informazioni dettagliate sugli ingredienti e i valori nutrizionali”, spiega l’azienda. “Sono offerte ai clienti anche informazioni sui benefici del consumo [di questi prodotti] sia dal punto di vista nutrizionale che ambientale”.

La catena di supermercati assicura che la produzione di insetti commestibili riduce l’emissione di gas serra del 99% e aiuta a limitare l’inquinamento e il consumo dell’acqua. La nuova linea fa parte di un tentativo più ampio di migliorare il benessere degli animali e ridurre l’impatto ambientale dell’azienda.

Il consumo di insetti, secondo Carrefour, è diventato estremamente popolare e si tratta di un’ottima fonte di grassi, fibre, proteine, vitamina B e amminoacidi.

Inoltre, i prodotti a base di insetti sono stati di recente inseriti nel regolamento europeo Novel food in cui sono segnalati i cibi il cui consumo è aumentato negli ultimi anni e la cui vendita è autorizzata nei paesi europei.

Secondo la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni unite per il cibo e l’agricoltura, il consumo di insetti in molte parti del mondo è già un fenomeno radicato.

L’alienità del consumo di insetti rispetto alla cucina tradizionale Italiana ha tratto in inganno molti lettori: premesso che si sta parlando dei negozi Carrefour Spagnoli, e non certo di quelli Italiani, la notizia è veritiera.

I prodotti della ditta Jimini’s (che, tranquillizzatevi, non ci paga per parlarne né in denaro e né in grilli arrosto…) sono apparsi infatti in svariati esercizi commerciali della nota catena europea, con alcuni clienti intervistati dal Guardian negli shop di Madrid, divertiti e resi inclini alla sperimentazione dai nuovi ingredienti, che non saranno economici (una scatolina di grilli salati ed aromatizzati da 14g costa 7€), ma stimolano la fantasia degli Spagnoli, pronti, ai microfoni dell’intervistatore, a dichiarare di voler usare i grilli al posto della frutta secca per ravvivare un’insalata un po’ “particolare” o a voler concedersi il brivido dello “strano” partendo dal punto di vista che sicuramente grilli ed insetti non potranno essere più bizzarri di altri piatti della tradizione locale come lumache e orecchie di maiale.

Il fornitore, Jimini’s, dispone anche di un proprio shop online, con consegna in tutta Europa mediante pacchi tracciati delle Poste Francesi, un blog con ricette ed informazioni ed una serie di FAQ sui loro prodotti.

I più curiosi ed avventurosi tra voi potranno spingersi fino alla pagina Facebook: ogni prodotto, per quanto alieno alla nostra esperienza culinaria, è infatti allevato in Francia, e munito di confezioni che annotano, diligentemente e come da norma, ogni ingrediente.

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BUFALA Lo sapevi che la banana produce la molecola anticancro? – bufale.net

Ci vuole pochissimo ad Internet per imbastire una bufala: a volte tanta, tanta malizia e cattiveria, il bulimico bisogno di cacciare link e condivisioni ad ogni costo. A volte, semplicemente l’effetto Dunning-Kruger ci mette un pesantissimo zampino.

Come nella storia della Banana anticancro, cavallo di battaglia di un universo di bufale in eterno rinnovamento. Sedetevi, sarà un lungo viaggio

Dopo essere stata “strappata” dal suo casco, la banana comincia a produrre antiossidanti e proprietà anticancro. Di più: quando la buccia è “tigrata”, il frutto produce una sostanza chiamata TNF (Tumor NecrosisFactor) che possiede addirittura la capacità di combattere le cellule che presentano danni al DNA. Più nera è la pare, più “anticancro” è il frutto.

È incredibile come tutto quello che sia qui scritto sia sbagliato.

Skeptical Raptor ha analizzato nel dettaglio la faccenda: riporteremo qui, in un linguaggio il più accessibile possibile (ma, data la complessità del tema trattato, non vi aspettate banalizzazioni da Asilo Mariuccia come quelle offerte dai bufalari), i capisaldi della vicenda.

Vicenda che comincia da uno studio Giapponese del 2009.

Studio giapponese privo di Impact Factor: sostanzialmente, nel mondo scientifico il valore di un articolo è chiaramente misurabile dal numero di citazioni in un determinato periodo, prova che l’articolo è stato letto, esaminato, riscontrato ed apprezzato.

Questo articolo in particolare ha un Impact Factor inferiore ad 1,0, e non è presente su PubMed: sostanzialmente, ha il valore scientifico di una ricerca autoprodotta e stampata in proprio.

Ma anche se avesse avuto rilevanza in nessun punto dell’articolo viene menzionata la presenza del misterioso TNF nelle banane, né in altro frutto.

L’esperimento in se stesso, non riguarda neppure l’ingestione di banane: si tratta, sostanzialmente, di prendere delle fettine minuscole di banana ed infilarle direttamente nelle budella di alcune cavie, dove, sorprendentemente (sarcasmo) hanno poicausato una reazione infiammatoria che ha provocato la comparsa di macrofagi.

Provate a strofinarvi una banana su una ferita aperta fino a mandare succo, polpa e semini nel “buco” e vedrete anche voi una bella e dolorosa infiammazione.

Il senso dell’esperimento non era dimostrare che il “TNF”, una complessa catena proteica, esista nelle banane: del resto le banane non saprebbero che farsene, non avendo un sistema immunitario remotamente comparabile a quello di un essere umano, ed anche se lo facessero, un po’ come “Pat la Ragazza del Baseball” della sigla delle Mele Verdi che avrebbe potuto risollevare le sorti della squadra del vecchio Iwata se non fosse stato “Per l’ostacolo di quel regolamento / che non ammette donne in squadra per giocare”  impatterebbero sull’ostacolo dell’apparato digerente umano che scinderebbe il TNF negli elementi da cui è composto.

Sarebbe come aver inventato un robottino fatto di LEGO che, se ingerito da un essere umano, sia in grado di trovare e distruggere il tumore, ma che non possa essere ingerito tutto intero ma solo un mattoncino per volta: il robottino diventerebbe clamorosamente inutile e le possibilità che casualmente lo stesso si ricomponga nelle budella per marciare verso il tumore a passo deciso sarebbero pari a quelle di ottenere il Brodo Primordiale e cominciare un’evoluzione alternativa della vita su questo pianeta versando il kit del Piccolo Chimico nella conserva della nonna.

L’assunto degli scienziati è diverso, e proveremo a seguirlo: sostanzialmente le banane, a seconda della loro maturità, producono serotonina e dopamina. Serotonina e dopamina a loro volta possono stimolare i neutrofili ed i macrofagi che, a poro volta, potrebbero produrre il TNF-a, il che significa che, secondo quanto dice lo studio, se si riuscisse a stimolare neutrofili e macrofagi con serotonina e dopamina, questi potrebbero produrre dei segnali chimici che potrebbero aiutare la risposta immunitaria.

Molti di voi ricorderanno Esplorando il Corpo Umano, la serie dove il sistema immunitario veniva raffigurato, a seconda della funzione, da omini bianchi vestiti da poliziotti, giovani uomini e donne vestiti da Astronauti che lanciano sonde dalle loro navicelle spaziali portatili e poliziotti all’interno di piccoli carri armati con la bocca che divorano i patogeni cattivi: potremmo quindi pensare che inviare in qualche modo serotonina e dopamina a neutrofili e macrofagi sia l’equivalente di regalare agli omini all’interno del nostro sistema immunitario un thermos di caffé a testa per tenerli ben desti mentre vanno a menare i cattivi: ma ingozzarsi di banane, per i motivi predetti, non servirà a trasmettere quella serotonina: per avere un effetto vagamente comparabile gli scienziati hanno dovuto inserire pezzi di banana nelle viscere dei roditori.

Per ottenere l’effetto descritto nella bufala dovremmo quindi infilarci pezzi di banane nelle viscere: mangiare banane servirà solamente a tenersi ben nutriti.

Oltretutto, siccome esistono oltre 2oo tipi di tumore, ammesso che si riesca in qualche modo ad estrapolare il TNF, ed ammesso che si possa fare in modo che esso sia prodotto in prossimità del tumore (sorpresa: ciò non può accadere), non ci sarebbe certezza della sua utilità.

Al contrario, la scienza medica ha dimostrato che

Un aumento locale della concentrazione di TNF causa i segni tipici dell’infiammazione: calore, gonfiore, rossore, dolore. Alte concentrazioni plasmatiche di TNF-alfa possono causare shock settico, con MOF: multi organ failure e morte. La prolungata esposizione a basse concentrazioni di TNF può portare a cachessia, una sindrome che porta alla deplezione del patrimonio proteico e lipidico dei tessuti (in particolare muscolare e adiposo). Questo tipo di risposta si riscontra nei pazienti affetti da tumore.

Ed il nostro organismo è perfettamente in grado di produrre le giuste dosi di TNF, regolandolo in modo in modo che possa essere coinvolto in casi clinici come l’artrite reumatoide, spondilite anchilosante, malattie infiammatorie croniche intestinali, psoriasi, idrosadenite suppurativa e asma.

Se quindi le banane contenessero davvero TNF, anziché, forse, aiutarne la produzione, mangiare banane potrebbe potenzialmente ammazzare il paziente ancora prima che il tumore riesca a finirlo.

Fortunatamente, non è così. È un po’ come le altre pseudocure basate sul “modifcare l’ambiente in cui vive il tumore”: se fosse possibile, distruggeremmo l’intero corpo umano e con esso il tumore, e non il tumore.

Sostanzialmente, chi ha letto lo studio per farne un meme non ha capito un atomo di come lo studio funzioni davvero.

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