BUFALA Aquarius, i migranti buttano via i doni della croce rossa e vanno al ristorante con banconote da 100 euro – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti la seguente news

A pochi giorni dallo sbarco, i migranti dell’Aquarius non si sarebbero per ora distinti per un comportamento ineccepebile. Come riporta il portale spagnolo casoaislado, i migranti alloggiati nella municipalità di Cheste, nei pressi di Valencia, avrebbero buttato via i doni fatti loro dalla croce rossa, perlopiù vestiti e coperte. D’altra parte le foto scattate dai residenti che abitano vicino alla struttura non lasciano adito a molti dubbi.

Ad Alicante invece, dove vengono alloggiati i migranti minorenni (o presunti tali), degli abitanti dichiarano aver visto i richiedenti l’asilo dell’Aquarius in un ristorante a bere alcolici pagando con banconote da 100 euro. Questo sin dalla prima sera e nonostante molti media spagnoli avessero riportato che i migranti fossero, dopo il viaggio dalla Libia alla Spagna, scioccati e traumatizzati.

Due notizie in una, ed entrambe decisamente contestabili.

Accenneremo solamente al capzioso tooltip inserito nel titolo

Padroni a casa nostra – Aquarius, i migranti buttano via i doni della croce rossa e vanno al ristorante con banconote da 100 euro

Che, con un semplice hover, il gesto istintivo di posare il puntatore del mouse sul titolo, aggiunge una didascalia indinniata ed indinniante atta a fomentare il pubblico, per passare a spacchettare il testo.

Il portale spagnolo Casoaislado riporta che hanno buttato i doni della Croce Rossa! Ci sono le foto!

Un attimo! Il portale Casoaislado è, ancora ad oggi, in forte polemica coi colleghi debunker di Maldito Bulo, già noti al pubblico italiano per il preziosissimo aiuto che ci hanno dato con le bufale sull’attentato alle Ramblas, i quali hanno decisamente pizzicato qualcosa che non quadra nelle foto.

Frutto principale della polemica di cui parliamo è che Casoaislado ha dovuto, dinanzi alle evidenze presentati dai colleghi, far seguire al proprio iniziale articolo intitolato

Tiran a contenedores de basura toallas y mantas donadas por Cruz Roja a los inmigrantes del Aquarius

Gettano asciugamani e coperte donate dalla Croce Rossa agli immigranti dell’Acquario nei contenitori della spazzatura

Un brano di rettifica, non privo di una certa vis polemica verso il fact checking per aver evidenziato gli errori iniziali

Cruz Roja asegura que la ropa de los inmigrantes del Aquarius encontrada en contenedores era de un solo uso e iba a ser destruida

La Croce Rossa assicura che gli abiti degli immigranti dell’Aquarius trovati nei contenitori erano per uso singolo e sarebbero stati distrutti

L’articolo, in lingua iberica, contiene tutti i rilievi già posti da Maldito Bulo, portale che ha contatto la Croce Rossa ottenendo la risposta, visibile nell’articolo stesso in screen della comunicazione da Maldito Bulo alla Croce Rossa stessa che noi traduciamo per voi

Queste immagini stanno girando per la rete con l’intento di screditare l’intera macchina di accoglienza umanitaria per i profughi della nave Aquarius. All’arrivo al porto si esegue un protocollo di prevenzione sanitaria. Gli oggetti e la stoffa consegnati inizialmente al porto vengono ritirati in custodia per essere successivamente distrutti. È del tutto impossibile che la roba ritirata in quel modo possa essere riutilizzata in alcun modo

Ovvero, come è evidente e normale che siano si forniscono coperte e abiti a individui che potrebbero, a cagione delle condizioni di viaggio, essere affetti da malattie e parassiti.

Poi, proprio perché a differenza di quanto asserito da altre bufale da noi trattate che descrivono i migranti come ricettacoli infettivi, gli stessi vengono sottoposti a profilassi sanitaria e le loro condizioni accertate, coperte e abiti usati per la sola quarantena vengono distrutti.

Ciò accade comunemente in ogni caso di quarantena obbligatoria, accade anche qui, e l’unica risposta che Casoaislado ha potuto dare alle schiaccianti prove offerte da Maldito Bulo è stata un laconico

Quando il contenuto è diventato virale, il sito connesso da La Sexta, ‘Maldito Bulo’, ha cercato di smentire la foto, dichiarando che gli abiti non sono stati gettati dagli immigrati, e lo scopo era semplicemente screditare l’arrivo di immigrati clandestini. Ma la verità è che le foto non erano false, né le informazioni offerte da CasoAislado.com erano false. I vestiti, le coperte e gli asciugamani sono stati gettati nei contenitori.

Insomma, ammettendo di aver imbastito un raccontino su semplici fotografie, senza rispettare la regola delle 5W del giornalismo, che prevede come prima di mandare in rotativa una notizia vadano approfonditi il chi, il cosa, il quando, il dove e il perché (who, what, when, where, why).

In questo caso è evidente che da una foto priva di contesto si sia cercato di ricostruire una storiella con un chi arbitrario (gli immigrati) e difforme dal chi reale (la Croce Rossa nell’esecuzione del proprio protocollo di prevenzione sanitaria), un cosa inesistente ed un perché falsificato e ritenuto dalla stessa Croce Rossa screditante del loro corretto operato, e si sia reso assolutamente necessario per i colleghi di Maldito Bulo intervenire.

Sì, ma i migranti che comprano alcol con banconote da 100 euro?

Diffidiamo molto dai racconti de relato, ed anche in questo caso Maldito Bulo sta raccogliendo informazioni, sotto la guisa del nostro tag Nessuna Fonte o Analisi in corso.

Al momento sappiamo solamente che sempre Casoaislado, letteralmente, riferisce che qualcuno ha riferito di aver visto qualcuno che sembrava un migrante comprare una bottiglia di whisky.

Diremmo un po’ poco per farne una notizia.

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BUFALA Questo è quello che ho trovato questa mattina a Prato dal macellaio… – bufale.net

Esiste una categoria di bufale che abbiamo ribattezzato bufala herpes, dal nome di una categoria di infezioni virali caratterizzate da una permanenza illimitata nell’organismo ospite, sul quale manifestano i loro sintomi e riattivano la loro infettività ad intervalli regolari di tempo.

In questo caso alcune pagine chiaramente troll hanno riattivato una vecchia bufala, dalla storia assai interessante, che coglieremo l’occasione di riepilogare per voi

INVASIONE
Questo è quello che ho trovato questa mattina a Prato dal macellaio. Ormai vendono solo roba per CINESI dato che non ci vivono più gli Italiani. CONDIVIDI. Tutti devono sapere che siamo INVASI.

Ovviamente, il logo di Condividi se sei Honesto denuncia la bufala per quello che è. Una trollata. Ma neppure una trollata originale. Ricostruiamo insieme la sua genesi.

Il 21 Marzo del 2017 al nostro caporedattore Mastinu viene indicato un bizzarro post. Prontamente questi provvede ad una sua analisi, che pubblichiamo l’indomani.

Il post era stato presentato dal suo autore con la sigla E.S., indicato come Esperimento Sociale, quello che il sottoscritto Shadow ama definire una via di mezzo tra una Candid Camera ed una trollata propriamente detto.

L’utente in vena di viralità compose quindi il fotomontaggio ottenuto modificando le etichette sulla confezione di un coniglio che ora vedete nella foto, e lo ricondivise con la didascalia iniziale

e con oggi comincia la vendita di carne di gatto nei supermercati italiani. Commentate e condividete se siete indignati

Per poi, raggiunta la massima viralità, inserire nei commenti un lungo walltext (riportato in integrale nel nostro articolo linkato) esplicando come l’immagine fosse un fotomontaggio e che il suo scopo era sensibilizzare, a suo modo, il lettore sulla differenza percepita da animale da reddito e da consumo alimentare.

Credevamo la notizia si sarebbe così risolta, ma il 22 Marzo 2017, letteralmente poche ore l’uscita del nostro pezzo e del commento di smentita dell’autore dell’Esperimento Sociale, ecco che a gamba tesa intervenne il portale bufalaro (ora chiuso) La Nozione costringendo il sottoscritto ad un nuovo fact checking.

I viralizzatori de La Nozione, ottenuta la foto dell’esperimento sociale, imbastirono un raccontino virale, anch’esso riportato nel mio articolo di follow-up integrando l’esperimento sociale con alcuni elementi indinnianti.

Nella storia così fu inserita la località del presunto esercizio commerciale, Prato, in quel periodo nota per avere una vasta comunità cinese, e la storiella si arricchì di alcuni elementi di sinofobia degna del più squinternato Yellow Peril dei romanzi pulp novecenteschi, con l’intervento del presidente dell’immaginaria associazione “Cinesi in Italia” contento di poter sfamare il suo appetito coi gatti ed un appello al popolo Italiano per tutelare sia i felini che le “loro tradizioni” (con l’autore che si era dimenticato di aver introdotto il suo raccontino parlando del consumo di gatti in alcune regioni Italiane…).

La cosa più rischiosa degli esperimenti sociali, rilevai all’epoca, è che essi cominciano a vivere di vita propria, ed un fotomontaggio nato da un individuo che voleva semplicemente spiegare le sue idee sulla differenza tra animale di affezione e da reddito/consumo alimentare era così diventato, in sole 24 ore, una sorta di chiamata alle armi nazionalpopolare per chiedere ad ogni condivisore di diventare un moderno Flash Gordon e combattere un Ming lo Spietato o un malvagio Fu Manchu col grill già pronto per nutrirsi del suo povero gattino Felix, nell’opulento stile della bufala del Giustiziere, invocando atti fuori controllo e spinti dalla rabbia.

Per almeno un anno questa bufala è tornata silente, salvo poi essere rievocata, proprio in tempi in cui si parla di immigrazione, nella sua forma più beceramente sinofobica.

Ma il popolo della Rete, dalla memoria notoriamente corta, continua a credervi.

 

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DISINFORMAZIONE “ECCOVI LA FAMOSA NAVE Aquarios” – bufale.net

Il relativismo del viralizzatore medio non smetterà mai di sorprenderci: abbiamo già visto in altre occasioni come basti prendere uno spezzone video, condirlo con una ardita reintepretazione, e vedere gli indinniati speciali sciamare con torce e forconi.

È successo recentemente, quando abbiamo visto i festeggiamenti per aver finalmente raggiunto terra dopo un viaggio lungo e pericoloso trasformati in una nave di festeggiamenti e bagordi, ad ancora in molte altre occasioni, nelle quali è bastato dire agli indinniati cosa dovevano vedere per spingerli alla viralità.

In questo caso ecco che un profilo pubblico dichiara di essere venuto in possesso, parole sue, di

ECCOVI LA FAMOSA NAVE Aquarios : i soliti radical schic con la complicità degli organi di informazione è da giorni che parlano di emergenza umanitaria all’interno della nave, con bambini ed addirittura donne che partoriscono…un disastro praticamente…beh qui sotto un mini video originale fatto dentro la nave, giudicate voi

Naturalmente, non è nostra intenzione dare visibilità al profilo ripubblicandolo, incrementando così il censurabile numero di diecimila condivisioni e rotti, tampoco correggeremo gli errori di ortografia contenuti nel messaggio.

Ci limiteremo a dichiarare che, anche in questo caso, il controinformatore di turno nel dichiarare che l’informazione ufficiale nasconde le cose è andato a trovare la sua fonte tra gli scampoli della stessa, prelevando di peso il filmato dall’account Twitter di Oscar Corral, giornalista

Ma ignorando platealmente il resto dell’interessantissimo account Twitter del Giornalista, interessante per il suo reportage quasi completo del drammatico viaggio.

Vi forniamo preliminarmente una traduzione corretta del twit incriminato, che come vedete non ha niente in comune con la creazione della nostra mano anonima

Video. Musica suona a bordo di #Aquarius dopo la distribuzione del pranzo ricevuto dalle autorità italiane. Tutto indica Valencia come destinazione, ma nessuno ne ha ancora informato i migranti. @MSF_Sea @FotografiaPais @SOSMedGermany @naiaragg pic.twitter.com/Sq8HBSo395

Siamo infatti ancora al 12 giugno, data in cui all’Aquarius viene impedito lo sbarco nei porti italiani, ma, contrariamente a quanto asserito da una bufala virale da noi affrontata, l’equipaggio di Aquarius non solo non rifiutava i soccorsi inviati dal governo Italiano, ma li accoglieva con gratitudine.

Un tweet successivo dimostra che quanto generosamente dato dalle autorità italiane è tutto quello che i profughi hanno potuto mangiare nei giorni successivi

Foto. Questa è la dieta dei migranti di #Aquarius. In questo momento sulla nave non abbiamo altro. Confidiamo nelle autorità Italiane

Due fette di pane in cassetta senza companatico, una pesca (di cui molte, comprensibilmente con questo clima, irrancidite a tempo di record in modo da rendere utilizzabile solo due terzi delle donazioni) e mezzo bicchiere di caffè lungo, annaccquato all’americana. Il tutto arricchito con un po’ di musica portata dai volontari

Quanto dovete essere moralmente in bancarotta per definire un simile pasto un lusso così offensivo ai vostri occhi?

Come si può definire, come abbiamo letto in alcuni deprecabili commenti, un lusso quello che a tutti gli effetti è una scena di miseria da romanzo di Charles Dickens e solo l’invio di cibo e qualche tenerezza per i bambini sulla nave da parte della Capitaneria di porto ha evitato si trasformasse in un disastro?

Sempre se il nostro viralizzatore avesse riscontrato tutto l’account twitter, si sarebbe risparmiato un vigoroso debunking, in quanto anche la sua capziosa domanda avebbe trovato risposta in quest’altro Tweet

I 629 naufraghi dell’Aquarius derivano da sei barche.
Vi sono tra loro:
*123 minori non accompagnati
*11 bambini
*7 puerpere
La maggior parte di loro viene dal Sudan (Darfour), Nigeria, Eritrea, Argelia…

Ed è sempre Corral, sul suo account, ad indicarci, da El Pais, un diario di 24 ore dei momenti sia tristi che emozionanti (come le distribuzioni di cibo e regali per i piccoli donati dalla Capitaneria di Porto di cui abbiamo parlato) in grado di darvi un quadro completo, e senza bufale, delle scene che avete visto.

Vi preghiamo pertanto, prima di dare retta ad anonimi viralizzatori, di osservare tutto il materiale che vi abbiamo proposto.

E ricordarvi di quando, anche voi che inevitabilmente verrete a contestarci un tozzo di pane ed un po’ di frutta donata in un posto dove i frigoriferi sono un lusso normali, siete stati esseri umani.

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ANALISI IN CORSO Alimenti donati agli immigrati dal valore di €30 gettati per strada. Schiaffo agli italiani

Un articolo pubblicato il 29 aprile 2018 su Tg Quotidiano riporta che nel comune di Ala, in Trentino Alto Adige, una famiglia di immigrati avrebbe abbandonato per strada un pacco di alimenti che la Caritas aveva donato:

La foto è apparsa sulla pagina di «Sei di Ala se» e ha aperto molte polemiche.

La scatola piena di alimenti a quanto pare è stata abbandonata in via nuova di fronte alla farmacia Franzelin, da una famiglia straniera residente ad Ala.

Il nome della famiglia è riportato sulla scatola, quindi il capofamiglia non avrebbe avuto neppure l’acume di cancellare le tracce del palese spreco.

Nella scatola si possono notare tortellini, hamburger, insalata, una scatola di Trofie e altre prelibatezze, almeno secondo noi Italiani.

Pare invece che i destinatari del pacco non la pensino così.

Non è nemmeno possibile che la scatola sia stata persa dal furgone che consegna i pacchi della Caritas, infatti se così fosse non sarebbe aperta. (visto che sono chiuse ermeticamente)

È possibile quantificare in circa 30 euro il costo degli alimenti che sembra siano stati recapitati direttamente alla famiglia dalla Caritas. 

Dopo pochi minuti dalla pubblicazione della foto con tanto di spiegazione sui social è cominciato l’inferno.

Decine i post di critica per il deprecabile gesto di questa famiglia. «Scandaloso, pensando a chi non arriva alla fine del mese, Vergogna!» – questo uno dei tanti messaggi che li riassume un pochino tutti.

«Fin che le cose non si guadagnano con il sudore della fronte , non si apprezzano» – scrive invece un’ altro utente.- «Spero che una volta segnalato il nome non gli venga più consegnato alcun pacco!»  – gli fa eco un’altro utente.

«Sta gente ci prende pure in giro noi paghiamo anche per aiutarli e loro come ci ripagano? buttano il cibo, è una vergogna mandarglielo» – replica un’altra, ed infine, «i nostri o per vergogna e dignità, non chiedono, e se lo chiedono, magari glielo rifiutano l ‘accesso ai pacchi alimentari» – recita un’altro utente sconsolato

La pagina che riporta la notizia di Tg Quotidiano è corredata dal tasto Fact-Check accompagnato dalla scritta Verifica la notizia, non è una bufala! Al nostro click si apre un articolo de La voce del Trentino, che riporta le stesse parole. Troviamo riscontro – un copia-incolla – anche su GeosNews. Perché parliamo di Analisi in corso?

All’attenzione del lettore riportiamo alcuni passaggi che ci convincono a restare cauti:

La foto è apparsa sulla pagina di «Sei di Ala se» e ha aperto molte polemiche.

La scatola piena di alimenti a quanto pare è stata abbandonata in via nuova di fronte alla farmacia Franzelin

Semplicemente:

  1. Gli autori dell’articolo hanno preso come riferimento un post pubblicato su un gruppo chiuso di Facebook;
  2. L’uso dell’espressione a quanto pare tradisce un’insicurezza dell’articolista, che non sembra aver verificato i fatti.

I riscontri su La voce del TrentinoGeos News non confermano né smentiscono la notizia, bensì riportano semplicemente il copia-incolla. Non è sufficiente, dunque, un post pubblicato su Facebook per essere considerato come fonte. Parliamo di Analisi in corso, quindi, nell’attesa di aggiornarvi in un prossimo articolo alla presenza di nuovi elementi.

Nel frattempo non è possibile trovare riscontro su altre fonti. Per ora abbiamo soltanto un’immagine rimbalzata su tre siti che fanno copia-incolla tra loro.

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PRECISAZIONI DISINFORMAZIONE L’esperimento di Church: quei topolini disposti a morire di fame per non infliggere dolore ai propri simili – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un articolo relativo all’esperimento di Church

È un topolino minuscolo, impaurito e molto affamato quello che vive in un piccola gabbia nel laboratorio per esperimenti del dottor Russel Church, ricercatore della Brown University.

La piccola cavia, X, ha veramente bisogno di mangiare, è da parecchio tempo che digiuna. Lui lo sa come procurarsi il cibo, lo sa che basta premere una leva per far scendere l’agognato premio che servirebbe a riempirgli la pancia. In fondo è stato concepito e addestrato per questo.

È molto intelligente, come tutti quelli della sua specie, e ci ha messo poco a capire il meccanismo della gratificazione: l’unico modo per ottenere da mangiare è tirare la stramaledetta leva. Eppure non lo fa, da diversi giorni non mette niente in bocca. Il congegno non è cambiato ma lui quella leva non la vuole proprio tirare.

Il fatto è che, in una gabbia adiacente alla sua, hanno piazzato uno come lui, Y, un topolino piccolo e spaventato, le cui zampette esili poggiano su una griglia elettrizzata. Ed ogni volta che X tira la leva una violenta scossa elettrica attraversa il reticolato posto ai piedi del suo vicino di cella e lo fa ballare sui carboni ardenti.

X ci ha messo poco a fare la connessione, a dedurre che la leva per lui è salvezza mentre per Y è morte. E ha deciso di non tirarla più, che è meglio crepare di fame piuttosto che vedere e sentire il suo compagno di prigionia contorcersi dal dolore, piuttosto che è essere l’esecutore materiale di quella sofferenza.

E tutto ciò nonostante X, non abbia mai visto prima quell’altro topolino, non ne conosca l’odore, non gli sia familiare alla vista. Entrambi sono nati in cattività, destinati ad essere cavie; non immaginano la vita della colonia, forse non hanno mai nemmeno socializzato con un loro simile, sicuramente non sono mai stati liberi ne lo saranno mai.

Eppure X ha dentro una forza che gli dice di non premere quella leva, di non infliggere quel dolore, costi quel che costi, perché è sbagliato, perché è immorale, perché prova empatia per quell’essere come lui, e diverso da lui, che combatte e soffre per vivere.

X non lo sa, ma lui non che l’ultimo di una serie di cavie, tutte sottoposte allo stesso crudele esperimento, che si sono rifiutate di tirare quella leva, in nome della propria natura, del proprio istinto, della propria volontà di esercitare quella libertà che non hanno mai avuto.

Il problema di questo articolo è sempre lo stesso: anche un evento storico corretto e realmente avvenuto, se interpretato in una maniera incline al sentimentalismo, viene contorto e piegato perdendone in precisione, da cui il nostro uso del doppio tag.

L’intero testo rilegge l’esperimento di Church con una forte dose di antropomorfismo, cedendo quindi alla tentazione di attribuire agli animali parole e pensieri umani.

Molto disneyana dobbiamo dire, del resto se Topolino è un topo parlante con una casa di proprietà, un lavoro come scrittore e detective part-time ed una fidanzata della sua stessa specie, dobbiamo credere che un topo abbia processi mentali equipollenti a quelli umani.

Ma non è così.

Partiamo dall’esperimento: effettivamente, e questo è corretto, si svolgeva nei modi descritti, ancorché al netto di svariate ideazioni per il pathos

Un roditore veniva messo in una gabbietta, con accanto un altro roditore. Il primo roditore veniva istruito a compiere operazioni per ricevere del cibo premiale, l’equivalente dei premietti quindi, i biscotti che dai ad un cane quando ha eseguito un comando correttamente.

Prima fantasia drammatica: parlare di topi affamati costretti a tirare una leva per mangiare  è come asserire che il ragazzino sotto casa con un bastardino dall’aria vivace al fianco e la tasca piena di biscotti che elargisce un biscottino ogni volta che il suo amico a quattro zampe obbedisce al comando “siedi!” sollevandosi sulle zampine posteriori o “seduto” sedendosi di scatto sia un aguzzino che ha affamato un povero cane negandogli altro cibo se non i biscotti che ha in casa.

Semplicemente, il cibo è un potente strumento di gratificazione e, semplicemente, una cavia ridotta alla morte per fame sarebbe semplicemente un modo per falsare ogni esperimento.

Inoltre, scopriamo che il risultato dell’esperimento era leggermente difforme da quanto descritto

Tradurremo un’analisi dello stesso tratta da Neuronal Correlates of Empathy: from Rodent to Human

Nel 1959 Russel Chuch, psicologo alla Brown, osservò che i ratti rinunciano alla possibilità di ottenere cibo piuttosto che infliggere dolore ad altri ratti (Church, 1959). In questo esperimento, i ratti furono addestrati a premere una leva per ottenere una ricompensa in cibo. Dopo aver appreso ciò, fu aggiunto un ulteriore colpo di scena: se i ratti avessero premuto la leva, avrebbero ottenuto la loro ricomensa, ma un esemplare della loro stessa specie, a loro visibile, avrebbe ricevuto uno shock elettrico. I ratti smisero di premere la leva. Inoltre, i ratti che avevano già subito la scossa si fermavano per un tempo superiore agli altri. I risultati apparvero chiari, e Church li interpretò come la prova dell’empatia nei ratti.

Ma, come sempre nella scienza comportamentale, non esiste una sola spiegazione e

Tale studio fu accolto con critiche e controversie, perché un’interpetazione altrettanto possibile postulava che i ratti si stessero semplicemente bloccando per paura assistendo al dolore di un altro ratto. I ratti dello studio di Church non avevano di fatto compiuto alcuna azione a beneficio di un altro ratto. Inoltre molti ratti restavano immobili solo per pochi secondi, decorsi i quali tornavano a premere la leva, scosse elettriche e tutto. Lo studio di Church non ebbe comunque un forte impatto, non solo per questi problemi metodologico, ma perché il campo di indagine, intriso del comportamentismo Skinneriano, non era recettivo all’idea che i ratti provassero emozioni.

Lo studio di Church aveva infatti provato qualcosa che per l’epoca non era affatto scontato, anzi assai innovativo: i ratti provano emozioni, i ratti comunicano emozioni, i ratti riconoscono le emozioni reagendo alle stesse.

Sanno quindi che un loro esemplare è terrorizzato da un pericolo, e reagiscono al pericolo. Gli manca però, al contrario di quanto insinua l’articolo, la capacità di astrazione tipica del pensiero umano, ed infatti il più delle volte, cessato lo stimolo “nocivo” (le urla) tornavano a manipolare la leva per la gratificazione immediata.

Si provò ad effettuare esperimenti simili per rimuovere ogni dubbio: ma gli stessi non riuscirono a risolvere il mistero, aggiungendo a domanda altre domande

Nel 1962 si provò un diverso esperimento: un ratto era legato ad un’imbracatura e sospeso a mezz’aria, esperienza sconcertante che stimolava in questo l’istinto a lamentarsi rumorosamente. Un secondo ratto veniva istruito ad interagire con una leva che avrebbe liberato il primo roditore: il roditore era motivato a liberare un suo simile, ma non a liberare un blocchetto di polistirolo delle stesse dimensioni.

Ciò provava nei ratti il bisogno altruistico di aiutare un proprio simile? No, perchè un successivo esperimento sostituì il ratto prigioniero con una registrazione di un ratto prigioniero oppure del rumore bianco a tutto volume, ottenendo che i ratti comunque agivano sulla leva.

Sostanzialmente, obiettarono Lavery e Foley, i ratti non volevano aiutare un loro simile per il quale provavano un dolce sentimento di comunanza ed amicizia: volevano che la smettesse di urlare disturbandoli, come avrebbero fatto per eliminare ogni fonte di rumore sconcertante.

Al momento l’empatia animale è ancora un ricco campo di studio, che ci darà in futuro molte risposte: ma queste risposte non possono passare da una forzosa umanizzazione dell’animale. Dobbiamo imparare a capire gli animali coi loro tempi, coi loro modi e rispettando la loro natura animale, senza imporre loro una sovrastruttura ricca di emotività umana e più adatta alla viralizzazione che alla divulgazione.

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