DISINFORMAZIONE Migliaia di tedeschi protestano contro il caro benzina (Foto)

Una foto mostra migliaia e migliaia di tedeschi che lasciano le proprie automobili per inscenare una protesta contro i prezzi altissimi che ha raggiunto la benzina.

Ebbene, in realtà la foto che non ha alcuna attinenza con quanto riportato nella didascalia.

Tale foto ha ricevuto un gran numero di condivisioni sui social media con un testo che indica come sia in atto una protesta di milioni di tedeschi che hanno abbandonato in strada le loro macchine per protestare nei confronti del rincaro dei prezzi del carburante.

Ad ogni modo, si può notare molto facilmente dall’immagine come le persone sembrano più asiatiche che tedesche. Tra l’altro, in Germania non si ricordano nel corso degli ultimi anni proteste così eclatanti contro i prezzi del carburante o per altri motivi.

La foto in questione, in realtà, si riferisce ad un enorme ingorgo di traffico che è durato per svariati giorni in Cina: con ogni probabilità si tratta di una coda chilometrica di auto in una particolare porzione della China National Highway 110, risalente all’agosto del 2010.

Queste congestioni e blocchi del traffico sono una delle problematiche avvertite più di frequente sul territorio cinese. Inoltre, i lavori per la realizzazione di una parte della superstrada Pechino-Tibet hanno inevitabilmente portato un traffico ancora maggiore sulla National Expressway 110, che in pratica si sviluppa in modo parallelo.

Diverse fonti attribuiscono tale immagine ad una congestione di traffico verificatasi per via delle feste nazionali del 2015 in Cina, ma in realtà la foto pare essere molto più vecchia.

Il 20 novembre 2017 ci eravamo occupati della versione italiana della didascalia di questa foto, di cui ha riportato riferimenti anche Snopes.

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ACCHIAPPACLICK Serve più acqua: e la Cina si affida alle scie chimiche per provocare la pioggia

Un articolo pubblicato su Linkiesta il 20 aprile 2018 ci viene segnalato dai nostri lettori:

Serve più acqua: e la Cina si affida alle scie chimiche per provocare la pioggia

Pechino porta avanti un progetto per far precipitare diverse tonnellate di acqua nella regione del Tibet, con cui potrà irrigare terreni anche in zone molto più lontane

In Cina c’è sempre più bisogno di acqua. Non potendo estrarla più di tanto da fiumi e laghi, ha deciso di farla cadere dal cielo, bombardando le nuvole del Tibet con vapori e soluzioni mirate. Non saranno scie chimiche, ma quasi.

Il progetto, che mira a produrre (anzi, provocare) almeno 10 miliardi di tonnellate di acqua piovana lungo la piana del Tibet, consiste nel collocare una serie di camini a ioduro di argento, un composto molto utile per creare legami, e soffiare dei vapori nel cielo in concomitanza con le nubi provenienti dall’Oceano Indiano.

Se lo ioduro fa il suo dovere, una volta raggiunte le nuvole, si mescola con il vapore sospeso in aria, si cristallizza e provoca una reazione a catena che porta alla precipitazione. Insomma, fa piovere, cosa che da sole queste nuvole, vista la particolare struttura geografica del luogo, non farebbero.

A dirla tutta, anche se in passato (ma non con questa grandezza) hanno già generato la pioggia sul Tibet, non è detto che il piano funzioni alla perfezione. I cinesi ci sperano, tanto che hanno deciso di collegare i camini con una rete internet che permette di controllarli da lontano, metterli in contatto con i satelliti che studiano i movimenti delle nubi e, infine, di coordinarne le diverse attività, in modo da emettere più ioduro di argento nel momento in cui passano più nuvole.

Il risultato sarebbe una decina di miliardi di pioggia in più, da impiegare in diversi progetti di irrigazione, compensando con le precipitazioni l’acqua che, a valle, estraggono dal fiume Yangtze e dal fiume Giallo per rendere fertili i deserti del bacino del Tarim.

Per trasparenza, ci sentiamo già di spiegare il motivo della nostra scelta di apporre il tag Acchiappaclick alla nostra analisi. Parliamo essenzialmente del titolo scelto da Linkiesta per presentare la notizia: si parla di scie chimiche (consulta le notizie dal nostro archivio), ma dal primo capoverso specificano che non si saranno scie chimiche, ma quasi. La realtà è più complessa e meglio definita, considerando che si tratta di un progetto non ancora realizzato e che le scie chimiche siano un argomento ancora dibattuto e sostenuto dalle teorie cospirazioniste. Un titolo del genere, dunque, serve ad attirare lettori stimolando la percezione di un complotto.

Il testo riporta come fonte una pubblicazione del sito Popular Science dell’11 aprile. In apertura, Popular Science (PopSci) spiega che, per ovviare alla carenza di acqua dell’intero Paese, la Cina sta costruendo decine di migliaia di rainmakers per far cadere dieci miliardi di tonnellate di pioggia sui monti Tibetani. Per rendere possibile questo artificio si ricorrerà a fornaci di ioduro d’argento realizzate dalla China Aerospace Science and Technology Corporation e distribuite sulle montagne dell’Himalaya. Si parla, in pratica, di Cloud Seeding.

Per meglio comprendere il significato di cloud seeding (letteralmente: inseminazione delle nuvole) possiamo scomodare un caso dell’Idaho di cui parla la rivista Focus in un articolo del 24 gennaio:

Disseminare particelle nelle nubi per fare piovere o nevicare, a comando: quando si parla di cloud seeding, la difficoltà di effettuare studi scientifici efficaci – ripetibili anche fuori dal laboratorio, nelle incostanti condizioni meteo del Pianeta – apre la strada a scontate discussioni su complottismi, con gli “urlatori da tastiera” pronti a chiamare in causa presunti complotti (appunto) ed esperimenti più o meno nascosti di ingegneria del clima.

Il Tibet, tra l’altro, risulta essere la più importante riserva d’acqua dell’Asia e per questo è stata scelta un’area di circa 1,6 milioni di metri quadrati – tre volte la superficie della Spagna – per l’installazione di fornaci dentro le quali un combustibile viene usato per produrre ioduro d’argento, che servirà come agente inseminatore di nuvole che si presenta con una struttura cristallina simile a quella della neve.

Una delle fornaci / South China Morning Post

Il South China Morning Post spiega:

The chambers stand on steep mountain ridges facing the moist monsoon from south Asia. As wind hits the mountain, it produces an upward draft and sweeps the particles into the clouds to induce rain and snow.

Le “camere” si ergono su ripide creste montuose che incontrano il monsone umido dell’Asia meridionale. Quando il vento colpisce la montagna, produce una corrente verso l’alto e spazza le particelle nelle nuvole per causare pioggia e neve.

Rispetto ai precedenti, questo progetto si rivela ambizioso in quanto – riporta The Economist – secondo il Wyoming Weather Modification Pilot Programme a favorire la riuscita del progetto devono presentarsi condizioni di vento favorevoli. Per la costruzione delle fornaci è stata impiegata la tecnologia dei motori a razzo militari, necessaria per bruciare il combustibile in scarse condizioni di ossigeno, considerando un’altitudine di 5000 metri.

South China Morning Post

Il sistema verrà controllato con una rete di velivoli e droni, e anche in remoto tramite un’app per smartphone. Il costo del network che controllerà il sistema delle fornaci sarà di 8.000 dollari per unità e il combustibile utilizzato – secondo il South China Morning Post rilascia solamente vapori e anidride carbonica, per un minore impatto ambientale.

Un progetto del genere esisteva già nel 2016 e portava il nome di Sky River. Era stato presentato dai ricercatori dell’Università di Tsinghua e oggi Lei Fanpei, presidente della società aerospaziale, intende integrare il progetto Sky River con il progetto di modifica del clima sulle montagne del Tibet. L’accordo tra Fanpei e Qiu Yong, presidente della Tsinghua, è ancora in forma confidenziale per alcune informazioni sensibili che le autorità ancora non ritengono utile diffondere.

Tuttavia, il cloud seeding e le scie chimiche sono cose differenti. Una guida interessante al dibattito sulle scie chimiche lo offre la redazione di Wired in un articolo del 2016. Parlare di scie chimiche in un titolo che apre una notizia sul cloud seeding è una leggerezza dietro la quale potrebbe nascondersi una strategia acchiappaclick.

Laddove infatti il misterioso ed evanescente fenomeno delle scie chimiche, come tutte le teorie del complotto, è derivato da immaginari quanto improbabili fenomeni fisici privi di fondamento, il cloud seeding è invece il tentativo di riprodurre un fenomeno perfettamente naturale e che si verifica da quando esiste il Pianeta Terra.

Da sempre, infatti:

La pioggia ha origine dalla condensazione del vapor acqueo contenuto nell’atmosfera terrestre intorno a nuclei di condensazione costituiti da granuli di pulviscolo, da ioni o da particelle di sostanze igroscopiche (cloruri, composti azotati e solforosi, cristalli di ghiaccio ecc.).

Il cloud seeding si prefigge di aumentare le sostanze igroscopiche in una determinata zona sperando siano sufficienti a costituire idonea condensazione per scatenare una pioggia, laddove le scie chimiche stesse avrebbero un numero potenzialmente illimitato e non comprovato di spiegazioni e motivazioni, diverso per ogni preponente della teoria.

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TRUFFA Il falso outlet di North Face – bufale.net

Un nostro contatto ci segnala di aver incautamente acquistato merce da un portale che prometteva l’acquisto di merce della ditta North Face con forti sconti.

Premettiamo: l’unico vero portale autorizzato di North Face è questo, quindi dovete diffidare a prescindere da siti che promettono forti sconti o si accreditano come outlets.

Nel caso del nostro utente, egli ci ha inoltrato la seguente screen:

Facente capo ad un sito “nffana.club”

Una breve ricerca su scamadviser.com ci ha espresso una triste verità: nffana.club risulta essere intestato ad un’utenza cinese con indirizzo, città e e-mail di contatto artefatti, letteralmente caratteri battuti a caso sulla tastiera, la cui sola email risulta essere collegata ad altre 117 pagine internet.

Ci siamo quindi messi in contatto con The North Face, ottenendo le seguenti risposte preliminari

Hi *********, I am unable to confirm if this website is genuine. In these circumstances, we regret that we cannot assume any responsibility for any product that you may have purchased. Rest assured that we continue to work tirelessly against all sources of potential counterfeits, and your case has been forwarded directly to our Legal Department.

Salve, non sono in grado di confermare la genuinità di questo sito internet. In queste circostanze mi dispiace affermare che non possiamo assumerci alcune responsabilità per i prodotti da voi acquistati. Sia certo che continueremo a lavorare senza sosta contro ogni potenziale sorgente di contraffazione, e abbiamo inoltrato il caso al nostro ufficio legale.

e nell’arco della stessa giornata

Hi, its passed to our legal team and from here not something that we get involved in and I cannot say for certain due to certain legal ramifications if this is genuine.

Salve, abbiamo inoltrato il caso al nostro ufficio legale, ed a questo punto non posso più occuparmene e non posso avere certezza, a causa di alcune ramificazioni legali, se il prodotto sia genuino.

Siamo dunque di fronte ad un potenziale caso di phishing: nel migliore dei casi, il prodotto che comprerete da un sito non autorizzato sarà inevitabilmente un falso, quindi non coperto dalla garanzia e dalla genuinità del prodotto originale, nella peggiore delle ipotesi avrete conferito dati personali, come nome, cognome, indirizzo e dati della vostra carta di credito, ad un perfetto sconosciuto, con tutto quello che ciò comporta e nessuna garanzia al riguardo.

Evitate quindi offerte “troppo buone per essere vere”, contattate sempre il legittimo detentore dei marchi e, nel caso abbiate incautamente provveduto agli acquisti, provvedete, come da guida utile, a valutare l’ipotesi di cambiare le password delle email coinvolte, bloccare le carte di credito usate e contattare la Polizia Postale per maggior chiarimento.

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DISINFORMAZIONE E PRECISAZIONI Trump non tassa i capi d’abbigliamento importati dalla Cina per proteggere l’attività della figlia Ivanka

Iniziamo subito dalla verità: il Presidente Trump non ha deciso di esentare i capi d’abbigliamento importati dalla Cina solo perché la figlia Ivanka gestisce un marchio di vestiti. In realtà, l’importazione di capi d’abbigliamento dalla Cina non sarà tassata, ma stavolta c’entrano ben poco le ragioni nepotistiche.

Nel momento in cui l’amministrazione del Presidente Trump ha annunciato di aver provveduto all’imposizione di dazi su più di 1300 prodotti importanti dalla Cina proprio nei primi giorni di aprile, sono state tante le persone interessante a scoprire quali articoli, in realtà, erano stati risparmiati dalla misura restrittiva.

Ebbene, una possibile spiegazione di tale decisione è arrivata da diversi punti vendita, che sostengono come Trump avrebbe scelto tale opzione per favorire l’azienda della figlia Ivanka. In realtà, però, quest’ultimo fatto sembra non avere una connessione così significativa. Infatti, i funzionari americani hanno sfruttato algoritmi per cercare quei prodotti che hanno beneficiato dell’importazione diretta di prodotti dalla Cina, eliminando quelli che avrebbe potuto recare disturbo all’economia a stelle e strisce. L’elenco di tali prodotti che verranno tassati, quindi, punta al più basso impatto sui consumatori. Di conseguenza, la scelta di escludere vestiti e giocattoli è comprensibile. Inoltre, sempre l’ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti, ha spiegato come sono stati scelti i 1300 prodotti su cui verranno applicate le imposte.

Chi si schiera apertamente contro l’amministrazione Trump non ha esitato nemmeno un secondo ad affermare come la scelta di escludere i capi d’abbigliamento dalla lista dei prodotti tassati, derivi da motivazioni semplicemente nepotistiche. In realtà, la spiegazione offerta dal Rappresentate dal Commercio degli Stati Uniti è più che esaustiva e non fa una grinza. Tra l’altro, imporre delle tariffe sui capi d’abbigliamento che arrivano dalla Cina avrebbe potuto gravare in modo pericoloso sui consumatori americani. Due anni fa, ad esempio, il 35% del totale delle importazioni riguardanti capi d’abbigliamento negli Stati arrivava proprio dalla Cina.

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BUFALA Le spettacolari foto dell’equinozio di primavera fra Cina e Tibet

Il 12 aprile 2018 il quotidiano La Sicilia ha pubblicato un articolo contenente immagini “spettacolari” dell’equinozio di primavera fra Cina e Tibet:

Foto scattate alle 3.30 sul confine cinese-tibetano a 5580 m di altitudine. Ci vorranno altri 150 anni per vedere le stesse immagini. EQUINOZIO DI PRIMAVERA: Il Sole, visto dalla Terra, passa attraverso l’Equatore. È il cosiddetto punto primaverile che segna l’inizio della primavera. È il vero inizio dell’anno, in termini cosmici.

In allegato pubblica uno slide di 3 immagini:

Foto 1
Foto 2

C’è da notare, inoltre, che l’occhiello dell’articolo riporta: Segnalazione inviata a Lo dico a LA SICILIA su Whatsapp, dunque non si tratta di una fonte vera e propria, bensì di una semplice segnalazione ricevuta sul canale WhatsApp della testata.

Le immagini non sono nuove al web e anche con un’attenzione minima si presentano palesemente come frutto di un artificio del fotoritocco. Per partire dal principio, il fenomeno creato e diffuso nelle immagini, in realtà, sarebbe stato presentato come la Super blood moon (gigante luna rosso-sangue) “avvistata” in varie parti del mondo il 31 gennaio 2018. Tra i Paesi “fortunati” vi era anche la Grecia, ma la CNN aveva già provvedutosmentire la foto che circolava sui social network, con un servizio dell’1 febbraio 2018:

Canindesilva, in un articolo del 15 febbraio, si pone il problema e dell’autenticità delle foto e del luogo indicato presso il quale sarebbe stato immortalato lo spettacolo. Come riporta già La Sicilia, anche secondo la viralità internazionale la luna rossa (non il sole) sarebbe apparsa al confine tra il Tibet e la Cina. L’autore fa chiarezza.

Foto 1 e 3

Viene fatto notare che le due foto non sono state scattate al confine tra il Tibet e la Cina, bensì riguardano il monte Gongga Shan, situato nella regione dei Monti Hengduan del Sichuan, Cina.

Foto 2

La location immortalata nella foto, ancor di più, è ben lontana dal confine tra il Tibet e la Cina, trattandosi della città di Xi’an (Sian in italiano), capoluogo della provincia dello Shaanxi.

Xi’an e la distanza dal Tibet / Google Maps

A darci conferma che si tratti della città di Xi’an è la presenza della Torre della Campana sullo sfondo, riportata anche da un network di studenti:

In pratica, tali foto ritoccate sono opera di un’influencer cinese che ha caricato i suoi lavori sul profilo Instagram. Le immagini erano state create per accumulare views in occasione del reale fenomeno riportato dalla Nasa e verificatosi proprio il 31 gennaio.

Nessun equinozio di primavera, dunque, nelle foto. Si trattava di un tentativo di speculazione sul fenomeno della superluna (al terzo ciclo) con immagini ritoccate e diffuse su tutte le piattaforme dei social network e della messaggistica istantanea – per questo La Sicilia scrive di averle ricevute via WhatsApp – per creare condivisioni e meravigliare un pubblico ignaro.

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