DISINFORMAZIONE E CLICKBAIT Liberi e uguali, non esistono e fanno solo danni. Come vogliono ridurre i poliziotti Boldrini&Co

I nostri lettori ci segnalano un articolo pubblicato da Libero il 27 aprile 2018, secondo il quale la “sinistra” starebbe lavorando per un disarmo delle forze di Polizia. Una sinistra identificata come Boldrini&Co:

Celerino, posa il manganello e assumi la classica posizione di meditazione vipassana. Vedrai che così sconfiggerai il crimine. Con la sola forza del pensiero. O almeno questa è l’ idea della senatrice Loredana De Petris, di Liberi e uguali. Che ideona: disarmare gli agenti e iscriverli a corsi di formazione sulla pratica della nonviolenza. Il tutto è contenuto in un disegno di legge appena depositato nell’archivio del Senato della Repubblica. Funziona – assicura De Petris – in altri Paesi già succede.

Le forza dell’ ordine vengono formate anche alla conoscenza e all’ uso delle risorse della nonviolenza. In Italia, informa la senatrice, ci sono rilevanti esperienze formative locali, ad esempio a Milano e a Palermo, riportate dalle pubblicazioni della professoressa Marianella Sclavi del Politecnico e dal professore Andrea Cozzo, dell’ ateneo palermitano. Ora si tratta di rendere il tutto obbligatorio per legge.

Che cosa significa polizia nonviolenta? Mahatma Gandhi voleva abolire l’ esercito, ma, bontà sua, riteneva necessaria la presenza di poliziotti per mantenere l’ ordine pubblico. Muniti di divise, sì, ma non di pistole. Le armi, secondo questa teoria, devono essere l’ eccezione assoluta. I disordini di piazza o le minacce dei malintenzionati vanno sedati a mani nude. Con la “collaborazione”.

Da diversi anni, scrive l’ esponente di Liberi e uguali nella relazione abbinata al suo disegno di legge, assistiamo a «episodi esecrabili che nel linguaggio dei media vengono indicati come “morti di Stato”. Sono storie di fermati dalle forze dell’ ordine e successivamente deceduti». De Petris fa i nomi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Carlo Saturno. Sono casi, prosegue, che non avrebbero avuto «un esito fatale con opportune misure di prevenzione ed educazione alla nonviolenza».

I poteri delle forze dell’ ordine sono stabiliti dalla legge. Ma, accusa la senatrice eletta con Pietro Grasso, fioccano i casi di abusi. Si va «dai semplici pestaggi alla violenza durante manifestazioni ed eventi sportivi, sino a veri e propri casi di omicidi”. In alcune situazioni, precisa De Petris, la responsabilità è in capo a «singole individualità, quelle che i media chiamano “mele marce”, in altri casi si è trattato di vere e proprie operazioni illegali che hanno goduto dell’ appoggio esterno di alti funzionari dello Stato e della classe politica».

Colpa dell’ addestramento, accusa la parlamentare di sinistra, che prende dei pacifici cittadini e li abbrutisce. «È una forma di educazione – dice, – che tende a disumanizzare e a considerare pericolosi per l’ ordine sociale gli antagonisti, i ribelli, gli emarginati, i carcerati…». De Petris si sofferma sul caso dei No Tav: «Il movimento che più di tutti ha dovuto fare i conti con la violenza delle forze dell’ ordine in diverse occasioni». Ma non sono solo loro ad aver assaggiato il sapore del tonfa: «Molti lavoratori e studenti scesi in piazza a manifestare hanno dovuto subire violenti pestaggi e cariche inusitate».

La ragione di questa “violenza”, secondo l’ esponente di Leu, sta nell’ ignoranza delle nostre divise. Che mancano di «una consolidata e consapevole cultura dei diritti civili». Per rimediare a questa carenza è necessario e urgente «dotare le forze dell’ ordine delle cognizioni e degli strumenti che l’ ormai vasto campo di ricerche e di esperienze della nonviolenza mette a disposizione, poiché in situazioni critiche ciò può fare la differenza e finanche contribuire a salvare delle vite».

Il disegno di legge prevede quattro articoli. In cui si chiede di avviare il personale di pubblica sicurezza alla cultura del satyagraha, introducendo «le metodologie didattiche più idonee ad elevare la conoscenza e l’ uso dei valori, delle tecniche, delle modalità di servizio e delle strategie della nonviolenza». È fatto infine obbligo al governo di presentare al Parlamento una relazione annuale per riferire sullo stato di avanzamento del percorso. E per verificare quanto “gandhiane” siano diventate le nostre forze dell’ ordine.

La disinformazione contenuta già nel titolo clickbait di Libero è ripresa, come spesso accade, da altre fonti a noi ben note per le continue segnalazioni:

Si aggiunge Secolo d’Italia, che in un articolo del 30 aprile titola: “Boldrini e Grasso ne sparano un’altra: poliziotti e carabinieri vanno “disarmati”“. La notizia è ripresa anche di Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), riportate in comunicato pubblicato sul portale ufficiale e ripreso da Gazzetta di Lucca:

La De Petris, evidentemente, non ha cognizione alcuna di ciò che accade in mezzo alla strada quotidianamente e durante le manifestazioni. Chi ha bisogno di essere educato non è certo il professionista della sicurezza come il poliziotto, addestrato quotidianamente per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Forse ci vorrebbe una legge e un corso per rieducare e disarmare i manifestanti violenti. Non rispettano la legge ed i poliziotti che in quei momenti hanno il dovere di farla rispettare e, spesso, anche se colti e arrestati in flagranza, all’indomani sono già liberi.

La polemica, in sostanza, è nata da un disegno di legge di Loredana de Petris, consultabile sul sito ufficiale del Senato.

Possiamo già affermare che l’intero testo non parla di disarmo degli agenti. Nella relazione, per esempio, leggiamo:

Con le proposte che qui avanziamo, intendiamo includere tra le attività formative e di addestramento delle forze di polizia attività che forniscano utili risorse ermeneutiche ed operative alle forze dell’ordine, con opportune strumentazioni teorico-pratiche per il rispetto della dignità e dell’incolumità di tutti i cittadini, elementi conoscitivi ed addestrativi che favoriscono la corretta percezione, comprensione e gestione delle modalità comunicative e relazionali in situazioni conflittuali, miglior adeguazione delle prassi d’intervento al dettato costituzionale ed al principio di legalità e di responsabilità, ulteriori garanzie di trasparenza e democrazia in un’attività delicatissima in situazioni complesse e critiche.

Si parla, dunque, di inclusione di nuovi strumenti formativi e di addestramento, non di disarmo delle forze dell’ordine. Di disarmo, inoltre, non si parla nemmeno nei 4 articoli del DDL. Non verranno deposte le armi, come invece riportano i principali organi di disinformazione. Per esempio, nell’articolo 1:

Nell’ambito dell’istruzione, della formazione e dell’aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia di cui all’articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, svolti mediante programmi ed attività didattiche, coerentemente ispirati ai valori della Costituzione, con particolare riferimento agli articoli 2 e 27 e ai principi contenuti nella «Carta dei diritti fondamentali» dell’Unione europea, si includono anche attività didattiche volte alla conoscenza, all’addestramento e all’uso delle risorse della nonviolenza.

Nessun disarmo, solo la proposta di un’integrazione di strumenti per il ricorso alla nonviolenza in situazioni particolarmente critiche, perché «in situazioni critiche ciò può fare la differenza e finanche contribuire a salvare delle vite». Nient’altro.

Un titolo come quello di Libero e di altri portali a noi noti costituisce un’esca per lettori pronti a indignarsi, creando e diffondendo disinformazione grazie alla strategia clickbait.

 

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I nostri lettori ci segnalano un articolo pubblicato da Libero il 27 aprile 2018, secondo il quale la “sinistra” starebbe lavorando per un disarmo delle forze di Polizia. Una sinistra identificata come Boldrini&Co:

Celerino, posa il manganello e assumi la classica posizione di meditazione vipassana. Vedrai che così sconfiggerai il crimine. Con la sola forza del pensiero. O almeno questa è l’ idea della senatrice Loredana De Petris, di Liberi e uguali. Che ideona: disarmare gli agenti e iscriverli a corsi di formazione sulla pratica della nonviolenza. Il tutto è contenuto in un disegno di legge appena depositato nell’archivio del Senato della Repubblica. Funziona – assicura De Petris – in altri Paesi già succede.

Le forza dell’ ordine vengono formate anche alla conoscenza e all’ uso delle risorse della nonviolenza. In Italia, informa la senatrice, ci sono rilevanti esperienze formative locali, ad esempio a Milano e a Palermo, riportate dalle pubblicazioni della professoressa Marianella Sclavi del Politecnico e dal professore Andrea Cozzo, dell’ ateneo palermitano. Ora si tratta di rendere il tutto obbligatorio per legge.

Che cosa significa polizia nonviolenta? Mahatma Gandhi voleva abolire l’ esercito, ma, bontà sua, riteneva necessaria la presenza di poliziotti per mantenere l’ ordine pubblico. Muniti di divise, sì, ma non di pistole. Le armi, secondo questa teoria, devono essere l’ eccezione assoluta. I disordini di piazza o le minacce dei malintenzionati vanno sedati a mani nude. Con la “collaborazione”.

Da diversi anni, scrive l’ esponente di Liberi e uguali nella relazione abbinata al suo disegno di legge, assistiamo a «episodi esecrabili che nel linguaggio dei media vengono indicati come “morti di Stato”. Sono storie di fermati dalle forze dell’ ordine e successivamente deceduti». De Petris fa i nomi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Carlo Saturno. Sono casi, prosegue, che non avrebbero avuto «un esito fatale con opportune misure di prevenzione ed educazione alla nonviolenza».

I poteri delle forze dell’ ordine sono stabiliti dalla legge. Ma, accusa la senatrice eletta con Pietro Grasso, fioccano i casi di abusi. Si va «dai semplici pestaggi alla violenza durante manifestazioni ed eventi sportivi, sino a veri e propri casi di omicidi”. In alcune situazioni, precisa De Petris, la responsabilità è in capo a «singole individualità, quelle che i media chiamano “mele marce”, in altri casi si è trattato di vere e proprie operazioni illegali che hanno goduto dell’ appoggio esterno di alti funzionari dello Stato e della classe politica».

Colpa dell’ addestramento, accusa la parlamentare di sinistra, che prende dei pacifici cittadini e li abbrutisce. «È una forma di educazione – dice, – che tende a disumanizzare e a considerare pericolosi per l’ ordine sociale gli antagonisti, i ribelli, gli emarginati, i carcerati…». De Petris si sofferma sul caso dei No Tav: «Il movimento che più di tutti ha dovuto fare i conti con la violenza delle forze dell’ ordine in diverse occasioni». Ma non sono solo loro ad aver assaggiato il sapore del tonfa: «Molti lavoratori e studenti scesi in piazza a manifestare hanno dovuto subire violenti pestaggi e cariche inusitate».

La ragione di questa “violenza”, secondo l’ esponente di Leu, sta nell’ ignoranza delle nostre divise. Che mancano di «una consolidata e consapevole cultura dei diritti civili». Per rimediare a questa carenza è necessario e urgente «dotare le forze dell’ ordine delle cognizioni e degli strumenti che l’ ormai vasto campo di ricerche e di esperienze della nonviolenza mette a disposizione, poiché in situazioni critiche ciò può fare la differenza e finanche contribuire a salvare delle vite».

Il disegno di legge prevede quattro articoli. In cui si chiede di avviare il personale di pubblica sicurezza alla cultura del satyagraha, introducendo «le metodologie didattiche più idonee ad elevare la conoscenza e l’ uso dei valori, delle tecniche, delle modalità di servizio e delle strategie della nonviolenza». È fatto infine obbligo al governo di presentare al Parlamento una relazione annuale per riferire sullo stato di avanzamento del percorso. E per verificare quanto “gandhiane” siano diventate le nostre forze dell’ ordine.

La disinformazione contenuta già nel titolo clickbait di Libero è ripresa, come spesso accade, da altre fonti a noi ben note per le continue segnalazioni:

Si aggiunge Secolo d’Italia, che in un articolo del 30 aprile titola: “Boldrini e Grasso ne sparano un’altra: poliziotti e carabinieri vanno “disarmati”“. La notizia è ripresa anche di Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), riportate in comunicato pubblicato sul portale ufficiale e ripreso da Gazzetta di Lucca:

La De Petris, evidentemente, non ha cognizione alcuna di ciò che accade in mezzo alla strada quotidianamente e durante le manifestazioni. Chi ha bisogno di essere educato non è certo il professionista della sicurezza come il poliziotto, addestrato quotidianamente per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Forse ci vorrebbe una legge e un corso per rieducare e disarmare i manifestanti violenti. Non rispettano la legge ed i poliziotti che in quei momenti hanno il dovere di farla rispettare e, spesso, anche se colti e arrestati in flagranza, all’indomani sono già liberi.

La polemica, in sostanza, è nata da un disegno di legge di Loredana de Petris, consultabile sul sito ufficiale del Senato.

Possiamo già affermare che l’intero testo non parla di disarmo degli agenti. Nella relazione, per esempio, leggiamo:

Con le proposte che qui avanziamo, intendiamo includere tra le attività formative e di addestramento delle forze di polizia attività che forniscano utili risorse ermeneutiche ed operative alle forze dell’ordine, con opportune strumentazioni teorico-pratiche per il rispetto della dignità e dell’incolumità di tutti i cittadini, elementi conoscitivi ed addestrativi che favoriscono la corretta percezione, comprensione e gestione delle modalità comunicative e relazionali in situazioni conflittuali, miglior adeguazione delle prassi d’intervento al dettato costituzionale ed al principio di legalità e di responsabilità, ulteriori garanzie di trasparenza e democrazia in un’attività delicatissima in situazioni complesse e critiche.

Si parla, dunque, di inclusione di nuovi strumenti formativi e di addestramento, non di disarmo delle forze dell’ordine. Di disarmo, inoltre, non si parla nemmeno nei 4 articoli del DDL. Non verranno deposte le armi, come invece riportano i principali organi di disinformazione. Per esempio, nell’articolo 1:

Nell’ambito dell’istruzione, della formazione e dell’aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia di cui all’articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, svolti mediante programmi ed attività didattiche, coerentemente ispirati ai valori della Costituzione, con particolare riferimento agli articoli 2 e 27 e ai principi contenuti nella «Carta dei diritti fondamentali» dell’Unione europea, si includono anche attività didattiche volte alla conoscenza, all’addestramento e all’uso delle risorse della nonviolenza.

Nessun disarmo, solo la proposta di un’integrazione di strumenti per il ricorso alla nonviolenza in situazioni particolarmente critiche, perché «in situazioni critiche ciò può fare la differenza e finanche contribuire a salvare delle vite». Nient’altro.

Un titolo come quello di Libero e di altri portali a noi noti costituisce un’esca per lettori pronti a indignarsi, creando e diffondendo disinformazione grazie alla strategia clickbait.

 

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I nostri lettori ci segnalano un articolo pubblicato da Libero il 27 aprile 2018, secondo il quale la “sinistra” starebbe lavorando per un disarmo delle forze di Polizia. Una sinistra identificata come Boldrini&Co:

Celerino, posa il manganello e assumi la classica posizione di meditazione vipassana. Vedrai che così sconfiggerai il crimine. Con la sola forza del pensiero. O almeno questa è l’ idea della senatrice Loredana De Petris, di Liberi e uguali. Che ideona: disarmare gli agenti e iscriverli a corsi di formazione sulla pratica della nonviolenza. Il tutto è contenuto in un disegno di legge appena depositato nell’archivio del Senato della Repubblica. Funziona – assicura De Petris – in altri Paesi già succede.

Le forza dell’ ordine vengono formate anche alla conoscenza e all’ uso delle risorse della nonviolenza. In Italia, informa la senatrice, ci sono rilevanti esperienze formative locali, ad esempio a Milano e a Palermo, riportate dalle pubblicazioni della professoressa Marianella Sclavi del Politecnico e dal professore Andrea Cozzo, dell’ ateneo palermitano. Ora si tratta di rendere il tutto obbligatorio per legge.

Che cosa significa polizia nonviolenta? Mahatma Gandhi voleva abolire l’ esercito, ma, bontà sua, riteneva necessaria la presenza di poliziotti per mantenere l’ ordine pubblico. Muniti di divise, sì, ma non di pistole. Le armi, secondo questa teoria, devono essere l’ eccezione assoluta. I disordini di piazza o le minacce dei malintenzionati vanno sedati a mani nude. Con la “collaborazione”.

Da diversi anni, scrive l’ esponente di Liberi e uguali nella relazione abbinata al suo disegno di legge, assistiamo a «episodi esecrabili che nel linguaggio dei media vengono indicati come “morti di Stato”. Sono storie di fermati dalle forze dell’ ordine e successivamente deceduti». De Petris fa i nomi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Carlo Saturno. Sono casi, prosegue, che non avrebbero avuto «un esito fatale con opportune misure di prevenzione ed educazione alla nonviolenza».

I poteri delle forze dell’ ordine sono stabiliti dalla legge. Ma, accusa la senatrice eletta con Pietro Grasso, fioccano i casi di abusi. Si va «dai semplici pestaggi alla violenza durante manifestazioni ed eventi sportivi, sino a veri e propri casi di omicidi”. In alcune situazioni, precisa De Petris, la responsabilità è in capo a «singole individualità, quelle che i media chiamano “mele marce”, in altri casi si è trattato di vere e proprie operazioni illegali che hanno goduto dell’ appoggio esterno di alti funzionari dello Stato e della classe politica».

Colpa dell’ addestramento, accusa la parlamentare di sinistra, che prende dei pacifici cittadini e li abbrutisce. «È una forma di educazione – dice, – che tende a disumanizzare e a considerare pericolosi per l’ ordine sociale gli antagonisti, i ribelli, gli emarginati, i carcerati…». De Petris si sofferma sul caso dei No Tav: «Il movimento che più di tutti ha dovuto fare i conti con la violenza delle forze dell’ ordine in diverse occasioni». Ma non sono solo loro ad aver assaggiato il sapore del tonfa: «Molti lavoratori e studenti scesi in piazza a manifestare hanno dovuto subire violenti pestaggi e cariche inusitate».

La ragione di questa “violenza”, secondo l’ esponente di Leu, sta nell’ ignoranza delle nostre divise. Che mancano di «una consolidata e consapevole cultura dei diritti civili». Per rimediare a questa carenza è necessario e urgente «dotare le forze dell’ ordine delle cognizioni e degli strumenti che l’ ormai vasto campo di ricerche e di esperienze della nonviolenza mette a disposizione, poiché in situazioni critiche ciò può fare la differenza e finanche contribuire a salvare delle vite».

Il disegno di legge prevede quattro articoli. In cui si chiede di avviare il personale di pubblica sicurezza alla cultura del satyagraha, introducendo «le metodologie didattiche più idonee ad elevare la conoscenza e l’ uso dei valori, delle tecniche, delle modalità di servizio e delle strategie della nonviolenza». È fatto infine obbligo al governo di presentare al Parlamento una relazione annuale per riferire sullo stato di avanzamento del percorso. E per verificare quanto “gandhiane” siano diventate le nostre forze dell’ ordine.

La disinformazione contenuta già nel titolo clickbait di Libero è ripresa, come spesso accade, da altre fonti a noi ben note per le continue segnalazioni:

Si aggiunge Secolo d’Italia, che in un articolo del 30 aprile titola: “Boldrini e Grasso ne sparano un’altra: poliziotti e carabinieri vanno “disarmati”“. La notizia è ripresa anche di Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), riportate in comunicato pubblicato sul portale ufficiale e ripreso da Gazzetta di Lucca:

La De Petris, evidentemente, non ha cognizione alcuna di ciò che accade in mezzo alla strada quotidianamente e durante le manifestazioni. Chi ha bisogno di essere educato non è certo il professionista della sicurezza come il poliziotto, addestrato quotidianamente per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Forse ci vorrebbe una legge e un corso per rieducare e disarmare i manifestanti violenti. Non rispettano la legge ed i poliziotti che in quei momenti hanno il dovere di farla rispettare e, spesso, anche se colti e arrestati in flagranza, all’indomani sono già liberi.

La polemica, in sostanza, è nata da un disegno di legge di Loredana de Petris, consultabile sul sito ufficiale del Senato.

Possiamo già affermare che l’intero testo non parla di disarmo degli agenti. Nella relazione, per esempio, leggiamo:

Con le proposte che qui avanziamo, intendiamo includere tra le attività formative e di addestramento delle forze di polizia attività che forniscano utili risorse ermeneutiche ed operative alle forze dell’ordine, con opportune strumentazioni teorico-pratiche per il rispetto della dignità e dell’incolumità di tutti i cittadini, elementi conoscitivi ed addestrativi che favoriscono la corretta percezione, comprensione e gestione delle modalità comunicative e relazionali in situazioni conflittuali, miglior adeguazione delle prassi d’intervento al dettato costituzionale ed al principio di legalità e di responsabilità, ulteriori garanzie di trasparenza e democrazia in un’attività delicatissima in situazioni complesse e critiche.

Si parla, dunque, di inclusione di nuovi strumenti formativi e di addestramento, non di disarmo delle forze dell’ordine. Di disarmo, inoltre, non si parla nemmeno nei 4 articoli del DDL. Non verranno deposte le armi, come invece riportano i principali organi di disinformazione. Per esempio, nell’articolo 1:

Nell’ambito dell’istruzione, della formazione e dell’aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia di cui all’articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, svolti mediante programmi ed attività didattiche, coerentemente ispirati ai valori della Costituzione, con particolare riferimento agli articoli 2 e 27 e ai principi contenuti nella «Carta dei diritti fondamentali» dell’Unione europea, si includono anche attività didattiche volte alla conoscenza, all’addestramento e all’uso delle risorse della nonviolenza.

Nessun disarmo, solo la proposta di un’integrazione di strumenti per il ricorso alla nonviolenza in situazioni particolarmente critiche, perché «in situazioni critiche ciò può fare la differenza e finanche contribuire a salvare delle vite». Nient’altro.

Un titolo come quello di Libero e di altri portali a noi noti costituisce un’esca per lettori pronti a indignarsi, creando e diffondendo disinformazione grazie alla strategia clickbait.

 

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CLICKBAIT E PRECISAZIONI Una mamma lascia la neonata in auto e va a fare colazione. Quando ritorna è scioccata

Ci segnalano un articolo pubblicato il 9 aprile 2018 sul sito Mysocialnews.info:

Una mamma lascia la neonata in auto e va a fare colazione. Quando ritorna è scioccata

Senza dubbio ogni mamma cerca di fare del proprio meglio riguardo i figli, soprattutto quando si tratta di creature ancora molto piccole.

Nonostante questa premessa non sempre la realtà e la cronaca ci confermano tutto questo, anzi.

Ultimamente eventi anche tragici, sembrano far suonare i campanelli di allarme.

Questa mamma ha lasciato la piccola in auto per prendere il caffè con le amiche. Il tutto è stato ripreso e pubblicato online, diventando virale.

Alcuni passanti hanno visto una bimba sola in auto. I finestrini erano chiusi e il volto della piccola mostrava segni di sofferenza.

Immediata era partita la ricerca della madre, trovata poi all’interno del centro commerciale intenta a chiacchierare al bar con le amiche.

Mentre la donna, imbarazzata ed anche mortificata si precipitava verso l’auto, non sono mancate parole pesanti nei suoi confronti da parte di alcune persone che avevano notato quanto stava accadendo.

La donna, scusandosi, aveva chiesto di non essere ripresa mentre alcuni passanti continuavano ad insultarla. “Povera piccola è tutta rossa in viso!” gridava una voce riferendosi alla bambina!

Un’altra persona urlava contro la madre: ” Sei stupida? È questo il modo di prendersi cura di un neonato?” La mamma continuava a tentare di consolare la piccola quando, improvvisamente, qualcuno pronunciava la frase: La madre dell’anno! “.
Da questa frase sarcastica è nato l’hashtag che sta facendo il giro del mondo.

22 marzo 2018. I fatti

Il 22 marzo una madre posteggiava la sua auto in un parcheggio di San Andrés Cholula, comune dello stato messicano di Puebla. Secondo quanto racconta alla redazione di Multimedios, si era allontanata dal’auto per pochi minuti con l’intento di fare colazione, ma per non lasciare da sola la sua bambina nell’auto aveva deciso di lasciare uno sportello socchiuso e andare solamente nel bagno.

Una volta tornata all’auto ha trovato, invece, un gruppo di persone in apprensione per la neonata lasciata in macchina, che nel frattempo aveva iniziato a piangere. La donna ha dunque tirato fuori la piccola e ha iniziato a calmarla, ma ormai nella rete era esploso l’hashtag #Madredelaño (El Imparcial). Contro di lei insistevano insultiindignazione, dimostrati da un video divenuto subito virale nella rete:

Secondo Multimedios la creatura sta bene e le autorità non sono intervenute contro la donna.

L’intervento del DIF di Cholula

Come riportano su La neta noticias in un articolo del 27 marzo, dopo le numerose segnalazioni provenienti dalla rete, il Comune di Puebla attraverso il Sistema Statale per lo sviluppo integrale della Famiglia (DIF) è intervenuto (leggi il comunicato in cui si informano i cittadini della presa in carico del caso) per disporre un rapporto per omissione di cura alla donna. Il DIF lo annuncia in un post pubblicato il 25 marzo sulla pagina Facebook ufficiale:

In poche parole, gli operatori del DIF hanno visitato il domicilio della famiglia per accertarsi che la bimba stesse bene e vivesse in una condizione favorevole:

Risultato delle valutazioni, il SEDIF ha stabilito che la bambina è clinicamente sana e non si notano segni di maltrattamenti fisici o altri precedenti di omissione di cure.

In ogni caso per l’intera famiglia è stato disposto un percorso terapeutico per far sì che l’evento non si ripeta.

Parliamo di clickbait, dunque, perché il caso è risolto e un titolo come quello di Mysocialnews richiedeva le giuste precisazioni.

 

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COMPLOTTISMO E CLICKBAIT A breve saremo tutti obbligati a impiantarci il microchip sottocutaneo: ecco con quali scuse

Ci segnalano un “articolo” pubblicato nel febbraio 2018 sul blog Terra Real Time 3:

Esiste un oscuro progetto da parte del NWO (nuovo ordine mondiale) che ha come obiettivo quello di controllare l’intera popolazione globale usando la tecnologia.

CE LO OBBLIGHERANNO INVENTANDO SCUSE DEL TIPO :CI SALVERÀ LA VITA,CI FARÀ RISPARMIARE,TERRÀ LONTANO I RAPINATORI ECC.MA LA VERITÀ È CHE DEVONO CONTROLLARCI!

Esiste un oscuro progetto da parte del NWO (nuovo ordine mondiale) che ha come obiettivo quello di controllare l’intera popolazione globale usando la tecnologia. Stavolta non stiamo parlando di carte di credito intestate,di gps ecc,ma di un piccolissimo dispositivo che comprende tutte le funzionalità.

Inizieranno a pubblicizzarlo per avere diritto a degli sconti, diranno che servirà per la sanità ,per acquistare medicine come sostituto della tessera sanitaria,diranno che ci salverà la vita in caso di infarti e ictus perchè fungerà da salvavita,diranno che terrà lontano i rapinatori perché sostituirà il nostro denaro e quindi andremo in giro senza contanti ecc. Insomma faranno in modo che saranno le popolazioni stesse a richiederlo perchè penseranno che il dispositivo semplifica la vita.
Purtroppo la realtà è un’altra,con questo dispositivo controlleranno ogni nostro movimento,saremo codici a barre e non persone,saremo solo numeri,un globale gregge di pecore controllate senza alcuno sforzo da un pastore a distanza…
Stiamo parlando del microchip sottocutaneo,alcuni già lo usano in Europa,alcuni già stanno abboccando alla trappola del NWO dando loro modo di sperimentarlo per bene.Ecco chi soro e perchè se lo sono fatto impiantare. Guardate questo video di National Geographic (non sono dei ciarlatani) che spiega cosa sta avvenendo e come stanno controllando i primi individui di una lunga serie…

Tralasciamo l’ossessione dei complottisti per i punti esclamativi e per il facile sensazionalismo, per non parlare della passione morbosa per i microchip, il Nuovo Ordine Mondiale e Su Cun Nuchi Tindari Bog Au (è un regionalismo, gli abitanti di una certa zona capiranno). Oggi ritorna la bufala del microchip sottocutaneo con la novità annunciata dal titolo clickbait: l’Italia verrà sommersa dagli schemi di controllo del NWO.

(Consulta il nostro archivio per leggere tutte le analisi sul microchip sottocutaneo)

Per avallare la loro profezia, gli autori incorporano un video preso da un servizio di National Geographic in cui si parla del Baja Beach Club di Rotterdam (leggi le notizie) al quale i vip accedono e consumano grazie a un chip impiantato nel braccio, scelta che gli stessi vip prendono arbitrariamente. Per rinforzare il carico di complottismo, gli autori si concentrano sulle affermazioni di Joe Van Galen, proprietario del club, che dice di credere – “Penso che, credo che” – in un futuro in cui a tutti verrà impiantato un microchip.

Il video utilizzato è stato poi re-intitolato Microchip sottocutaneo obbligatorio presto anche in Italia! e nei commenti non manca chi fa riferimento al 666.

Insomma, l’articolo prende un caso di Rotterdam e lo rielabora come minaccia al Paese della pizza, lasciandosi trasportare dal proprietario del club preso come esempio che ipotizza un futuro in cui tutti avremo un microchip impiantato. Ipotizza, suppone, immagina.

Come vuole il mondo dei complotti, con congetture mai provate e mai avveratesi.

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