BUFALA Macron: “Italiani, un popolo di feccia ignorante” – bufale.net

Un vecchio meme recita che, su Internet, non importa di avere in mano prove o anche solo provare a fare un discorso coerente. Basta avere in mano una foto di un tizio, scrivere delle parole in grassetto in fondo ed ottenere orde di persone convinte di aver udito quelle frasi.

Il portale Basta Ingiustizie contro gli Italiani recentemente sembra aver riscoperto questo assioma, ed aver deciso di combinarlo a personaggi della cronaca moderna a scopo di viralità

Cominciamo da questo post, titolato “Macron Vergognoso”, archiviato qui

Composto da due frasi:

Macron: “Sanzioni a chi non accoglie i migranti!”
“Italiani da cacciare dall’Europa! Un popolo di feccia ignorante!”

Il meme, così composto, genera l’aspettativa e l’illusione che ambo i virgolettati appartengano al presidente francese: ma così non è.

Solo il primo è un banale riassunto di una affermazione realmente proferita, mentre il secondo virgolettato è un’invenzione indinniata ed indinnante buttata lì per fomentare l’uditorio.

Difatti, abbiamo qui una copia del discorso da cui ambo i virgolettati sarebbero tratti, sottotitolato

La prima frase è un riassunto, peraltro di molto abbreviato, di quasi cinquanta secondo di intervento.

La seconda semplicemente non esiste.

Ma si sa, errare è umano, perseverare è diabolico, e la stessa struttura è stata usata dallo stesso portale nella stessa giornata, in un ulteriore post che archiviamo qui

Boldrini “Sto denunciando tutti quelli che mi insultano!”
“Chiedo un risarcimento morale! Sono vittima dell’odio!”

Anche in questo caso, la prima frase è un pessimo riassunto di un testo ben più lungo, dove l’onorevole Laura Boldrini annunciava di voler querelare un odontotecnico torinese che, colto da un imperscrutabile raptus aveva minacciato di sgozzare lei e Saviano dal suo account Twitter, scomparso poco dopo assieme al sui profilo Facebok.

La seconda, e in questo caso terza frase non esistono.

Il gioco è bello quando dura poco: in questo caso riteniamo si sia giocato abbastanza.

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BUFALA Rimane depresso dopo un Happy Meal e denuncia McDonald’s

Un uomo ha citato in giudizio McDonald’s perché era ancora depresso dopo aver mangiato un Happy Meal. Si tratta, però, di una vera e propria bufala.

A partire già dallo scorso mese di luglio, si sono cominciati a diffondere dei rumors secondo cui la famosa catena McDonald’s ha ricevuto una denuncia da parte di un uomo che era rimasto depresso anche dopo aver consumato un Happy Meal.

Questa storia è stata pubblicata per la prima volta da parte di 8shit.net che, come si può facilmente intuire dal nome, diffonde notizie in chiave satirica o vere e proprie bufale.

L’articolo riportava la storia di un uomo che ha preso fin troppo sul serio una campagna di marketing, nel caso specifico quella di McDonald’s. L’uomo si chiamerebbe Ruben Caradehuevo e avrebbe denunciato la celebre catena per circa 1,5 milioni di dollari per il motivo sopra detto.

Un disclaimer nel filmato presente sul sito web mette in evidenza la vera natura di 8Shit.net, ovvero un portale web che si dedica alla diffusione di notizie di stampo umoristico e satirico. Tutti i contenuti che vengono pubblicati sul sito sono inventati e non dovrebbero essere considerati diversamente, quindi.

Questa falsa notizia può senz’altro ricordare un’altra causa particolare che venne intentata contro McDonald’s negli anni Novanta. In quel caso, la società venne davvero citata in giudizio per aver servito un caffè eccessivamente caldo. Quella causa era reale, anche se non era così frivola come piuttosto di frequente è stata presentata.

Ecco la fonte che ha smascherata la bufala.

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NOTIZIA VERA La vittima della bufala chiede di rimuovere la sua foto, anche dagli articoli online

Questa volta non è una vera propria segnalazione che riceviamo, ma vogliamo comunque dare somma attenzione ad una mail ricevuta.

Ricorderete tutti la notizia dell’hacker V.S., ultima incarnazione del famoso Hacker Brambilla, e come ci eravamo lasciati promettendoci che avremmo rintracciato l’individuo usato per la bufala per aiutarlo.

L’individuo ha raccolto il nostro appello ed ha trovato noi.

Come al solito, censureremo i suoi dati dati personali, cosa che, secondo il nostro umile parere, avrebbero dovuto fare tutti, addetti ai lavori compresi.

m***** c*****
11:28 (1 ora fa)
a me

Salve, ho scoperto questa catena lo scorso 20 Aprile.

Stanno usando una mia vecchia fotografia come immagine di profilo di questo “S**** V*****” e personalmente sono sempre più inquieto, il fenomeno sta prendendo un certo spessore e non voglio che il mio visto possa essere associato a questo.
Tra l’altro mi segnalano che alcune persone in cerca di dubbia gloria su Facebook stanno a loro volta utilizzando questa foto come immagine del loro profilo, le ho segnalate su fb ma è inutile.
In più sono un ******** in ********** e vorrei evitare che la cosa arrivi a diffondersi ***********************
Sapreste aiutarmi? Vi ringrazio.

Ma andiamo con un certo ordine, e ripercorriamo un’immaginaria timeline.

Sul finire di Aprile, un anonimo burlone, sulla falsariga dell’ormai celebre bufala di Hacker Brambilla, raccoglie la fotografia utente di una persona, che noi abbiamo giustamente riportato censurata, ma molti non hanno avuto tale cortesia ed assembla un testo sgrammaticato, ottenuto sostituendo i riferimenti ad Hacker Brambilla ed il suo cagnolino con la foto del presunto Hacker S.

Corriamo a pubblicare un articolo di smentita: nonostante la celerità con cui ci siamo attivati, decine di utenti continuano a mandarci il messaggio ricevuto, con la foto in chiaro, chiedendoci in modo paradossale e Kafkiano se il nome censurato e la foto censurati corrispondessero ai dati in chiaro.

L’immagine continua quindi a diffondersi.

Arriviamo a Mercoledì 2 Maggio: M.C. si riconosce nella foto profilo usata per creare la burla di V.S e ci contatta

Abbiamo quindi trovato V.S., il cui vero nome è M.C., che lamenta come continuare a diffondere la foto profilo in chiaro abbia portato ad un grottesco effetto collaterale: diversi troll ora hanno accesso ad una sua fotografia, usata per gli scopi più assurdi e deleteri.

Vi abbiamo più volte messo in guardia: le bufale hanno dei profili legali.

Accusare un individuo nominato, o facilmente riconoscibile, di qualsiasi cosa, è un reato: si tratta di diffamazione aggravata dal mezzo. Reato di gran lunga più agevole, quando basta semplicemente dare un’occhiata su Messenger o Facebook per ottenere, già pronte, foto e manipolazioni fotografiche di un uomo da spacciare per un pericoloso hacker.

Inoltre, sono atti che non sono privi di conseguenze nel mondo reale: per voi che condividete magari sarà solo un divertente scherzo, un mezzo interessante per movimentare un pomeriggio sonnolento, ma intanto per le vittime non è così.

Ricordate tutti la storia di A.M.?

Barista in una piccola cittadina del settentrione Italiano, una bella mattina elevato dal popolo della Rete in cerca di facili divertimenti allo status di pericoloso pedofilo da segnalare.

Bastò un piccolo messaggino, scritto in un linguaggio confidenziale ed un po’ ruffiano, per scatenare una valanga di eventi che ha portato un pover’uomo ad essere marchiato a vita per un grave reato da lui mai commesso, finché una vera e propria spedizione punitiva di indinniati ha deciso di farsi giustizia da sola cercando, e trovando (grazie agli indizi forniti dalla Rete, neppure troppo sottili) il bar di proprietà di A.M., per vandalizzarlo e metterlo a ferro e fuoco, spingendosi a distruggere la sua vettura di proprietà.

Non siamo mai stati così vicini al rischio di un tracollo della civiltà umana, una Caccia alle Streghe 2.0 dove bastano persone con troppo tempo tra le mani per scatenare il caos.

Intanto, abbiamo risposto ad M.C. raccomandandogli di rivolgersi alle autorità per stroncare sul nascere gli abusi nei suoi confronti.

Raccomandiamo umilmente e col cuore in mano ad utenti, blogger ed operatori del fact checking di cancellare ogni immagine del presunto hacker V.S., dando così ai viralizzatori uno strumento in meno per ideare le loro orribili creazioni.

Ed auguriamo ad M.C. di uscire da questa vicenda in modo migliore di quanto toccò ad A.M.

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