NOTIZIA VERA Aosta, l’epica gaffe di Berlusconi: “Preferisco lei”. Il coordinatore FI: “È mia figlia”

La viralità di questi giorni è concentrata su un fatto avvenuto ad Aosta al termine di un comizio elettorale. Silvio Berlusconi stava ricevendo dei doni da parte del coordinatore regionale di Forza Italia Massimo Lattanzi:

Le immagini, trasmesse anche dall’emittente locale Aosta Oggi, mostrano il leader di FI raggiunto sul palco da Lattanzi e da una ragazzina. Come riporta Corriere della Sera, in fede a quanto è possibile sentire nel video:

In Valle d’Aosta per le elezioni regionali, al termine di un comizio a Berlusconi vengono fatti alcuni regali. Doni che Berlusconi sembra gradire, ma mai come chi glieli ha portati: “Posso scegliere io? Preferisco lei“, dice indicando la ragazza salita sul palco con un quadro e un tipico cavallino in ceramica. “E’ mia figlia, sei un buongustaio“, risponde ridendo il padre, il coordinatore regionale di Forza Italia Massimo Lattanzi. “Cosa bisogna inventarsi per fare finta di essere ancora giovani”, la chiusura dell’ex premier per uscire dall’imbarazzo.

La notizia è stata ripresa dai principali organi di stampa e anche dalle agenzie. Possiamo parlare, dunque, di notizia vera.

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NOTIZIA VERA La figlia dimentica di lavare i piatti, il padre le uccide i cani

Un articolo pubblicato su Leggilo il 13 maggio 2018 riporta che un padre avrebbe ucciso i due cani della figlia perché la ragazza non aveva lavato i piatti:

La figlia dimentica di lavare i piatti, il padre le uccide i cani

La figlia dimentica di lavare i piatti così il papà decide di punirla uccidendole i suoi cani. Un gesto sconvolgente quello di Jeffrey Don Edwards, 35 anni, che ha sparato ai cani della figlia adolescente fuori dalla loro casa ad Harrah, in Oklahoma, solo perché la 17enne si è dimenticata di lavare i piatti. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti verso gli animali e per possesso di armi da fuoco. Secondo quanto riporta la stampa locale la ragazza si sarebbe divisa il compito di lavare i piatti insieme al fratello di 15 anni, ma quella sera del 9 maggio aveva dimenticato il suo turno e il papà si è ritrovato i piatti sporchi nel lavello. Un comportamento inaccettabile per il 35enne che ha iniziato a gridare e a rompere i piatti, così la giovane ha chiamato la madre, che vive in un’altra casa, chiedendole di portarla via. La donna è andata in aiuto della figlia, ma quando il giorno dopo la ragazza è tornata a casa ha visto molto sangue e non ha più trovato i cani.

La 17enne ha chiamato la polizia e davanti agli agenti lo zio ha ammesso che il padre li avrebbe uccisi in preda all’ira per la discussione avuta la sera precedente. I corpi degli animali sono stati trovati a 100 metri dalla loro casa e per Edwards è scattato l’arresto. L’uomo però nega ogni accusa, anche se due testimoni hanno dichiarato che lui stesso, poco dopo aver ucciso i cani, ha confessato loro quello che aveva fatto aggiungendo di non sentirsi nemmeno in colpa. L’ex moglie ha dichiarato che i due figli sono sconvolti dall’accaduto, entrambi  i ragazzi, infatti, sarebbero stati molto legati ai due animali.

Jeffrey Don Edwards / The Sun

Jeffrey Don Edwards, 35 anni e residente ad Harrah, respinge le accuse. Secondo la sua versione si tratta di una totale bugia, in quanto nel momento in cui i due cani morivano assassinati, egli si sarebbe trovato al lavoro.

Nella giornata di martedì 8 maggio 2018 aveva inveito pesantemente contro la figlia 17enne perché quest’ultima aveva lasciato la casa in disordine e le stoviglie sporche. In suo soccorso era arrivata la madre, Danielle DePee (ex-moglie di Edwards, Independent). L’indomani, dunque nella giornata di mercoledì 9 maggio, la madre aveva riaccompagnato la ragazzina in casa del padre, ma le due avevano trovato un lago di sangue.

Edwards e DePee erano separati dal 2007 e i loro due figli, la ragazzina di 17 anni e il piccolo di 15, passavano di tanto in tanto delle giornate col padre. A riferire alla figlia che il padre fosse l’artefice della morte dei due cani, riferisce la signora DePee, sarebbe stato un collega dell’uomo – Oxygen riferisce, invece, che a testimoniare fosse stato uno zio – che aveva assistito alla barbarie. L’intento era quello di dare una lezione alla ragazzina.

I due cani senza vita sono stati rinvenuti nella stessa proprietà di Edward, a 100 metri dalla casa, e riportavano ferite da arma da fuoco. Intanto, l’uomo è stato rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di 10.000 dollari. Come riporta Oxygen citando il quotidiano locale The Oklahoman, Edward aveva già avuto guai con la legge nel 2011 per aver esploso dei colpi di fucile da un camioncino.

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NOTIZIA VERA Padre e figlia prendono la laurea nello stesso giorno

Padre e figlia che prendono la laurea nello stesso identico giorno? È possibile tutto ciò? Quello che è successo all’Università di Temple, effettivamente, fa davvero impressione e ha lasciato un po’ tutti a bocca aperta.

Infatti, padre e figlia sono stati premiati a Philadelphia, salendo insieme sul palco per ricevere il diploma. Si tratta di Craig Manning e sua figlia Juliana, che sono riusciti a terminare insieme il percorso accademico. Manning si è laureato con lode in arte cinematografica e media, con una doppia specializzazione in scrittura creativa e linguistica.

Manning ha raccontato come tutto ebbe inizio in un college comunitario, ma la moglie lavorava nell’Air Force e tutta la famiglia si dovette trasferire in Germania. Con il passare degli anni, tutto quello che poteva fare è seguire ogni tanto qualche lezione. Ovviamente, in questi tempi stava lavorando a tempo pieno mentre era intento a raccogliere i frutti del suo studio presso l’Università di Temple.

Nel caso di Craig Manning, ad esempio, ad un certo punto non voleva più andare a scuola dal momento in cui si sentiva troppo vecchio. A convincerlo è stata proprio la moglie, che ha cercato di incoraggiarlo in ogni modo. In questo modo il padre ha dato un ulteriore esempio di forza di volontà e di spirito di sacrificio di fronte ai suoi tre figli.

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BUFALA Una madre spara in testa ad un noto pedofilo che cerca di stuprare la figlia di 12 anni

Una notizia che sta circolando sul web riguarda una donna americana che dopo aver sorpreso un pedofilo nel tentativo si stuprare sua figlia uccide l’uomo sparandogli in testa. Come confermato da Snopes, la notizia è una bufala sebbene vi sia un fondo di verità

L’11 febbraio 2018, il sito Web di Neon Nettle ha pubblicato un articolo dal titolo “La mamma coglie il pedofilo che tenta di violentare la sua bambina e gli fa saltare il cervello usando un fucile”.  Nell’articolo leggiamo:

Un famigerato pedofilo è stato trovato morto dalla polizia dopo che una madre gli ha fatto saltare il cervello con un fucile da caccia, quando ha cercato di violentare sua figlia di 12 anni.

La mamma furiosa ha trovato Michael Lindsey, condannato per molestia sessuale, nella camera da letto di sua figlia e ha preso in mano la situazione. La donna di Blakely, in Georgia,  è entrata nella stanza della figlia piccola dove ha sorpreso Lindsey che tentava di violentare sua figlia dopo essersi introdotto furtivamente a casa sua.

Una notizia davvero sconvolgente che gira anche con tanto di foto corredate. Si tratta di foto che riguardano un altro caso di cronaca che ha come protagonista una donna di Blakely e Michael Lindsey. 

La bufala che circola si è conformata a questo avvenimento riportato dai media locali, è avvenuto che una donna della Georgia ha ucciso un ladro che si era nascosto all’interno di un armadio nella sua casa:

Durante una chiamata del 911 la vittima ha riferito di essere stata aggredita dopo aver scoperto il 53enne Michael Lindsey nascosto in un armadio della sua casa. Era presente anche la figlia di 12 anni della donna.

Dal rapporto del Capitano Will Caudill non risulta che l’uomo sia stato ferito alla testa con un fucile e quando gli agenti sono arrivati si scrive che lo hanno trovato fuori casa e poi portato in ospedale. Non è noto il motivo per il quale l’uomo fosse nascosto nell’armadio, si sa solo che 20 anni fa era stato arrestato per molestie sessuali.

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DISINFORMAZIONE Austria, la figlia morente in ospedale è in stanza con una musulmana, il padre non può entrare a farle visita – bufale.net

L’indinniazione è una bestia complicata da domare. Basta avere pochi ingredienti, quelli che abbiamo più volte descritto nella bufala del giustiziere: una vittima, spesso occidentale, sempre sofferente, un carnefice, sovente uno straniero o di altra minoranza invisa alla plebaglia della Rete che sottopone la vittima ad un gravissimo ed umiliante torto. La vittima a questo punto chiede vendetta e catarsi, ma le autorità sorde al suo dolore la negano: così non resta altro che appellarsi agli Indinniati, la Folla Manzoniana 2.0 che riversando il loro rabbioso odio sul “nemico” riporteranno l’ordine.

E tale è la fame di condivisioni che, a volte, una notizia può apparire su quotidiani nazionali con questo titolone:

Austria, la figlia morente in ospedale è in stanza con una musulmana, il padre non può entrare a farle visita

A leggere i titoloni roboanti fino al testo, scopriamo una storia che è una bufala del Giustiziere da manuale: R.S., avvocato Austriaco, è padre di una ragazza gravemente inferma, sull’orlo della morte, pronta all’estremo addio.

Entra in scena l’Altro, il “nemico”, l’”ostile”, incarnato da una anonima signora col velo (perché, come i mostri cattivi dei cartoni animati, il nemico di turno non merita neppure di avere un nome), che urlando ed invocando i precetti dell’Islam come una sorta di perversa formula magica, ordina agli infermieri-Bravi di strappare via il rispettabile ed occidentale avvocato R.S. dalle braccia della sua figlia morente, condannandola ad una morte solitaria e strappalacrime sotto gli occhi della malvagia Signora col Velo.

Ma tale oltraggio, nella versione giunta alla blogosfera, non è impunito: R.S., avvocato e quindi portatore di quell’autorità che nell’immaginario collettivo consegna all’avvocato il potere delle leggi, come un moderno Invincibile Shogun costringe l’ospedale a chiedere perdono per essersi piegato all’empio volere della straniera e stimola il Popolo della Rete riunito a fare giustizia diffondendo una storia di abusi… che non è mai accaduta.

Scopriamo infatti, come ci ricorda il Messaggero Veneto che ogni singolo elemento di questa storia è stato grandemente esagerato, se non del tutto mistificato, per fomentare indinniazione facile

La donna araba cattiva ha impedito al padre di vedere la figlia morente!

Morente? Affatto!

Scopriamo infatti che

Andiamo con ordine. Innanzitutto C. S. (la figlia) è gravemente ammalata, ma non è morente. Ogni sei mesi deve sottoporsi a un’infusione, per la quale prudenzialmente viene trattenuta in ospedale 24 ore. L’immagine del padre, che tiene la mano della figlia morente, è dunque frutto di fantasia: la figlia non è morente e il padre può tenerle la mano quando vuole, per sei mesi di seguito, salvo in quelle 24 ore in cui deve sottoporsi all’infusione in ospedale.

Quindi la prima parte dell’immagine poetica e piena di pathos è falsa: certo, convivere con la sclerosi multipla, come ricorda BUTAC, non è esattamente una passeggiata nel parco, anzi è piuttosto problematico.

Ma si tratta ormai di un evento di routine: un’infusione seguita da 24 ore di controllo. Nessun padre strappato dalle braccia della figlia morente e disperata, nessun oltraggio all’ultimo respiro di una moribonda: C.S., in queste ore, è viva ed a casa, tranquilla e serena.

L’ospedale si piega ai precetti Islamici! Eurabia! Sharia!

Anche qui, la verità è piuttosto lontana.

Scopriamo piuttosto che

Secondo punto. La donna islamica, con cui C. ha condiviso la camera, è reduce da un parto difficile e il neonato prematuro non può essere allattato al seno. Per questa ragione la donna è costretta a tirarsi il latte, per poi farglielo bere da un biberon. Lo fa, naturalmente, quando non è orario di visite, per non spogliarsi mentre nella camera (che ospita tre letti) sono presenti dei visitatori.

I coniugi Salfenauer erano giunti al capezzale della figlia al di fuori dell’orario fissato per le visite, quando, a rigore di regolamento, non sarebbero potuti entrare. Ma anche negli ospedali austriaci in fatto di orari si è piuttosto elastici: ciò che importa è il benessere dei pazienti. Senonché, una volta nella stanza, di proposito o per distrazione, R. S. aveva sbirciato oltre il paravento, sorprendendo l’altra ricoverata a seno nudo, con il tiralatte in mano. La donna aveva protestato e l’uomo si era subito ritratto. Ma poco dopo era tornato a sbirciare e a questo punto la neo-mamma aveva dato in escandescenze, richiamando l’attenzione dei sanitari.

Come ricorda anche il noto fact checker David Puente, tirarsi il latte, ovvero armeggiare a seno nudo con delle coppette per poi usare quel latte per sfamare un bambino è un’operazione molto intima e delicata.

Di certo non quel genere di operazione che vorresti effettuare con un avvocato austriaco che ti guarda le tette a sopresa.

L’Islam qui non c’entra niente: datosi che

  1. la presenza di C.S., degente, era necessaria per la terapia
  2. la presenza della donna islamica era necessaria per ottenere il latte necessario al di lei figlio
  3. la presenza di C.S. a sbirciare oltre il paravento, per distrazione o altro, osservando il seno nudo della donna di cui al punto due non era né necessaria né voluta

Il personale dell’ospedale, correttamente, ha allontanato il terzo fattore di questa complessa equazione, nonché il fattore meno utile

Torniamo ora all’analisi finale del Messaggero Veneto

Ora eliminiamo subito da questi titoli la storia della figlia morente, che è falsa, e proviamo a immaginarci, per un solo momento, che la puerpera non sia una fanatica musulmana, ma una viennese doc, nata a Vienna da genitori viennesi. Ce l’avete davanti agli occhi? Bene, immaginiamo ora di vederla a letto, a seno nudo, che tira il latte, preoccupata per il suo piccolo appena nato e sottopeso, che non può allattare direttamente. E immaginiamoci, a questo punto, che nella stanza entrino degli estranei e che lo facciano fuori orario di visita, benché non ce ne sia affatto bisogno, perché devono solo accompagnare una loro figlia per una terapia che richiederà poche ore, dopo di che se ne tornerà a casa. E, mentre sono lì e si intrattengono a chiacchierare con la figlia, il padre si sporge oltre il paravento e dà un’occhiata alla donna con il tiralatte. Viene redarguito dalla neomamma e si ritrae, ma poi il curiosone sbircia di nuovo. Credete che una donna viennese – non una fanatica islamica – non avrebbe reagito allo stesso modo, nei confronti di quell’intruso, maleducato recidivo?

E fate anche voi un esercizio di empatia. Siete una donna, una puerpera. Siete nella stessa stanza con una donna molto malata, giusto? Molto malata, ma non in pericolo di vita, che si intrattiene coi suoi parenti.

Provate empatia, certo, ma ne provate anche per il vostro bambino altrettanto malato, altrettanto in pericolo (essendo nato sottopeso e in cure dove voi non potete vederlo), e fate l’unica cosa che potete fare per il vostro piccolo: a seno nudo, spremete il vostro latte perché sia portato al vostro cucciolo.

Improvvisamente un uomo di mezza età appare da dietro il paravento e vi fissa le tette.

A questo punto, giustamente, lo mandereste via: pietà o no, concordo che sia una cosa assai poco gradevole (eufemismo).

Il signore di mezza età ritorna alla carica, e voi non avete né la forma mentis e né modo per appurare se continui ad apparirvi davanti per distrazione o curiosità, e non capite cosa lo spinga.

Non so voi, ma chi vi scrive questo articolo probabilmente avrebbe lanciato oggetti all’indirizzo di un potenziale importuno, o quantomeno, come ha fatto la donna, chiesto il soccorso del personale dell’ospedale.

Vieppiù che la presenza del potenziale importuno, come detto non era poi così necessaria, e sicuramente non lo era oltre quel paravento.

A questo punto, il Krone Zeitung, giornale tedesco, introduce anche ulteriori dettagli sulla vendetta del padre

Il reclamo “formale del padre”: “Vedete che l’Ospedale si è scusato?”

Come nel peggior episodio di Scooby Doo, dove l’agente immobiliare vestito da mostro della laguna si tradisce confessando ai quattro giovani ed al loro cane un dettaglio che solo il mostro della Laguna poteva sapere, anche il buon C.S. ha compiuto lo stesso errore.

Probabilmente irritato dalla mala cacciata, ha sì sporto reclamo all’ospedale, ma senza ottenere la catarsi sperata

Eine vollverschleierte muslimische Patientin im Wiener AKH verlangt vehement, dass ein Vater, der seine schwer kranke Tochter (23) begleitet, aus dem Zimmer geht. […] Die Familie, die sich in Anbetracht des in Österreich geltenden Verhüllungsverbotes auch darüber wunderte, dass die Frau im öffentlichen Spital einen Niqab trug […]

In pratica il padre aveva deciso di sporgere reclamo dichiarando che l’ospedale a suo dire avrebbe consentito l’accesso ad una donna col volto celato di intrattenersi in ospedale, violando la legge.

Cosa che, naturalmente, equivale all’aperta confessione di essere andato dietro il paravento a riscontrare la presenza di una donna a petto nudo e col volto celato, quindi guardandone il petto nudo, quindi giustificando la sua cacciata

Le presunte scuse?

Dass die Muslima im Krankenzimmer einen Niqab trug, sieht zumindest das Spital nicht als Gesetzesverstoß: „Zum vorliegenden Fall ist festzuhalten, dass das Anti-Gesichtsverhüllungs-Gesetz auf PatientInnenzimmer nicht anzuwenden ist, da diese keine öffentlichen Orte im Sinne des Gesetzes darstellen.“

L’ospedale ha in pratica dichiarato al padre di famiglia che una stanza di ricovero, peraltro ulteriormente transennata da un paravento, non è un luogo pubblico e quindi C.S. non aveva diritto di reclamare di aver visto una donna velata (ma a seno nudo) in un luogo pubblico quando era evidentemente in una stanza chiusa, ed in una partizione della stanza dove non avrebbe dovuto essere.

Tanto rumore per nulla, sostanzialmente.

 

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