DISINFORMAZIONE “ECCOVI LA FAMOSA NAVE Aquarios” – bufale.net

Il relativismo del viralizzatore medio non smetterà mai di sorprenderci: abbiamo già visto in altre occasioni come basti prendere uno spezzone video, condirlo con una ardita reintepretazione, e vedere gli indinniati speciali sciamare con torce e forconi.

È successo recentemente, quando abbiamo visto i festeggiamenti per aver finalmente raggiunto terra dopo un viaggio lungo e pericoloso trasformati in una nave di festeggiamenti e bagordi, ad ancora in molte altre occasioni, nelle quali è bastato dire agli indinniati cosa dovevano vedere per spingerli alla viralità.

In questo caso ecco che un profilo pubblico dichiara di essere venuto in possesso, parole sue, di

ECCOVI LA FAMOSA NAVE Aquarios : i soliti radical schic con la complicità degli organi di informazione è da giorni che parlano di emergenza umanitaria all’interno della nave, con bambini ed addirittura donne che partoriscono…un disastro praticamente…beh qui sotto un mini video originale fatto dentro la nave, giudicate voi

Naturalmente, non è nostra intenzione dare visibilità al profilo ripubblicandolo, incrementando così il censurabile numero di diecimila condivisioni e rotti, tampoco correggeremo gli errori di ortografia contenuti nel messaggio.

Ci limiteremo a dichiarare che, anche in questo caso, il controinformatore di turno nel dichiarare che l’informazione ufficiale nasconde le cose è andato a trovare la sua fonte tra gli scampoli della stessa, prelevando di peso il filmato dall’account Twitter di Oscar Corral, giornalista

Ma ignorando platealmente il resto dell’interessantissimo account Twitter del Giornalista, interessante per il suo reportage quasi completo del drammatico viaggio.

Vi forniamo preliminarmente una traduzione corretta del twit incriminato, che come vedete non ha niente in comune con la creazione della nostra mano anonima

Video. Musica suona a bordo di #Aquarius dopo la distribuzione del pranzo ricevuto dalle autorità italiane. Tutto indica Valencia come destinazione, ma nessuno ne ha ancora informato i migranti. @MSF_Sea @FotografiaPais @SOSMedGermany @naiaragg pic.twitter.com/Sq8HBSo395

Siamo infatti ancora al 12 giugno, data in cui all’Aquarius viene impedito lo sbarco nei porti italiani, ma, contrariamente a quanto asserito da una bufala virale da noi affrontata, l’equipaggio di Aquarius non solo non rifiutava i soccorsi inviati dal governo Italiano, ma li accoglieva con gratitudine.

Un tweet successivo dimostra che quanto generosamente dato dalle autorità italiane è tutto quello che i profughi hanno potuto mangiare nei giorni successivi

Foto. Questa è la dieta dei migranti di #Aquarius. In questo momento sulla nave non abbiamo altro. Confidiamo nelle autorità Italiane

Due fette di pane in cassetta senza companatico, una pesca (di cui molte, comprensibilmente con questo clima, irrancidite a tempo di record in modo da rendere utilizzabile solo due terzi delle donazioni) e mezzo bicchiere di caffè lungo, annaccquato all’americana. Il tutto arricchito con un po’ di musica portata dai volontari

Quanto dovete essere moralmente in bancarotta per definire un simile pasto un lusso così offensivo ai vostri occhi?

Come si può definire, come abbiamo letto in alcuni deprecabili commenti, un lusso quello che a tutti gli effetti è una scena di miseria da romanzo di Charles Dickens e solo l’invio di cibo e qualche tenerezza per i bambini sulla nave da parte della Capitaneria di porto ha evitato si trasformasse in un disastro?

Sempre se il nostro viralizzatore avesse riscontrato tutto l’account twitter, si sarebbe risparmiato un vigoroso debunking, in quanto anche la sua capziosa domanda avebbe trovato risposta in quest’altro Tweet

I 629 naufraghi dell’Aquarius derivano da sei barche.
Vi sono tra loro:
*123 minori non accompagnati
*11 bambini
*7 puerpere
La maggior parte di loro viene dal Sudan (Darfour), Nigeria, Eritrea, Argelia…

Ed è sempre Corral, sul suo account, ad indicarci, da El Pais, un diario di 24 ore dei momenti sia tristi che emozionanti (come le distribuzioni di cibo e regali per i piccoli donati dalla Capitaneria di Porto di cui abbiamo parlato) in grado di darvi un quadro completo, e senza bufale, delle scene che avete visto.

Vi preghiamo pertanto, prima di dare retta ad anonimi viralizzatori, di osservare tutto il materiale che vi abbiamo proposto.

E ricordarvi di quando, anche voi che inevitabilmente verrete a contestarci un tozzo di pane ed un po’ di frutta donata in un posto dove i frigoriferi sono un lusso normali, siete stati esseri umani.

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ACCHIAPPALIKE “Fatelo vedere alla Boldrini” (2018)

Nel 2017 riportavamo la nostra analisi per un video postato dalla pagina social Falange Nera:

In questi giorni lo stesso video è stato pubblicato sulla fanpage Governo a 5 Stelle con la seguente didascalia:

Fate vedere questo Video alla Boldrini, risponderà in videoconferenza e dirà che sono “responsabili della qualità”…

Che sia per nostalgia o per noia non ci è dato saperlo, il dato oggettivo è che Laura Boldrini è sempre oggetto di elemosina da parte dei mendicanti del web. Ribadiamo, oggi, quanto detto nella precedente analisi.

Ciò che il video mostra è una coppia di ragazzi al reparto ortofrutticolo di un supermercato, intendi ad addentare i prodotti per poi riporli sull’espositore, tra le risate divertite del videoamatore. Ciò che ingenuamente è sfuggito all’autore del post su Falange Nera (oggi postato su Governo a 5 Stelle, ndr) è la presenza, sullo sfondo, di indicatori scritti in lingua anglosassone.

Gli autori del post, come consuetudine, decontestualizzano un video e lo ripropongono nella tipica chiave di lettura adatta alla fruizione dei condivisori compulsivi. Che si trattasse di un video senza fonti l’aveva sottolineato anche Giornalettismo in un articolo del 19 giugno 2017. Oggi come allora, Falange NeraGoverno 5 Stelle sanno benissimo di non avere fonti per dimostrare dove sia stato girato il video. Non in Italia, questo è certo.

La pagina Governo 5 Stelle cavalca le novità politiche di questo preciso momento storico, sia per il nome scelto che per i contenuti pubblicati.

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ACCHIAPPALIKE “Fatelo vedere alla Boldrini” (2018)

Nel 2017 riportavamo la nostra analisi per un video postato dalla pagina social Falange Nera:

In questi giorni lo stesso video è stato pubblicato sulla fanpage Governo a 5 Stelle con la seguente didascalia:

Fate vedere questo Video alla Boldrini, risponderà in videoconferenza e dirà che sono “responsabili della qualità”…

Che sia per nostalgia o per noia non ci è dato saperlo, il dato oggettivo è che Laura Boldrini è sempre oggetto di elemosina da parte dei mendicanti del web. Ribadiamo, oggi, quanto detto nella precedente analisi.

Ciò che il video mostra è una coppia di ragazzi al reparto ortofrutticolo di un supermercato, intendi ad addentare i prodotti per poi riporli sull’espositore, tra le risate divertite del videoamatore. Ciò che ingenuamente è sfuggito all’autore del post su Falange Nera (oggi postato su Governo a 5 Stelle, ndr) è la presenza, sullo sfondo, di indicatori scritti in lingua anglosassone.

Gli autori del post, come consuetudine, decontestualizzano un video e lo ripropongono nella tipica chiave di lettura adatta alla fruizione dei condivisori compulsivi. Che si trattasse di un video senza fonti l’aveva sottolineato anche Giornalettismo in un articolo del 19 giugno 2017. Oggi come allora, Falange NeraGoverno 5 Stelle sanno benissimo di non avere fonti per dimostrare dove sia stato girato il video. Non in Italia, questo è certo.

La pagina Governo 5 Stelle cavalca le novità politiche di questo preciso momento storico, sia per il nome scelto che per i contenuti pubblicati.

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ACCHIAPPACLICK Milano, branchi di nordafricani scatenati: italiani accerchiati, picchiati e rapinati

Il 20 maggio 2018 il sito ormai abbonato alle nostre analisi, Voxnews, pubblica una notizia che, dal titolo, disegna un quadro di nordafricani inferociti sguinzagliati per Milano. Per mendicare lettori nello stile che più lo distingue appone in copertina un’immagine totalmente estranea ai fatti riportati.

Questo è quanto si legge nel testo:

La situazione a Milano è totalmente fuori controllo. Doppia rapina, con vittime giovani italiani circondati e aggredita da branchi di immigrati.

Uno lo hanno accerchiato e minacciato, poi gli hanno strappato dalle mani il telefono e tutto quello che aveva nel portafogli: 300 euro. Infine sono scappati senza lasciare traccia. E’ stato terrore per un ragazzo italiano di 29 anni, rapinato in Piazza Duca d’Aosta a Milano, davanti alla Stazione Centrale. Ormai zona perduta della città in mano ai criminali d’importazione.

Tutto è successo intorno alle 14.30 di sabato 19 maggio, come riferito dai carabinieri del comando provinciale di Milano. Quando i militari sono arrivati sul posto i quattro erano scappati senza lasciare alcuna traccia. La vittima ha riferito alle forze dell’ordine che i rapinatori avevano fattezze e accento nordafricano.

Nella notte tra venerdì e sabato, invece, un altro italiano, di 35 anni, è stato accerchiato e rapinato da sette malviventi in corso Como. In questo caso i malviventi — descritti sempre agli investigatori come uomini nordafricani — sono scappati con 250 euro in contanti e un anello.

Sbarcano a Lampedusa e il governo li traghetta prima in Sicilia e poi li carica sui treni verso nord. L’immagine in alto, ricorderete, riguarda un recente episodio: quella volta, ad essere accerchiati, furono due militari. E’ zona di guerra.
Nel riportare lo sdegno e il feroce dissenso, gli autori fanno un collage di più notizie riportando episodi ovviamente riprovevoli, ma è naturale pensare che i loro lettori si fermano al titolo e non intendono comprendere che si tratta di episodi distinti. Andiamo per ordine:

La rapina in Piazza Duca d’Aosta, 19 maggio

Deliberatamente, Voxnews prende in prestito un articolo pubblicato il 20 maggio su Milano Today in cui viene riportato il grave episodio consumatosi ai danni di un ragazzo di 29 anni di fronte alla Stazione Centrale di Milano. Dopo esser stato derubato del telefono, è stato costretto a consegnare i 300 euro che aveva nel portafogli. La vittima ha riferito ai Carabinieri che gli aguzzini erano 4, tutti con accento e sembianze nordafricane. Fortunatamente – scrive Milano Today, il ragazzo non ha riportato traumi. Il fatto si è svolto alle 14:30 del 19 maggio.

La rapina in Corso Como, 18 maggio

Voxnews, ancora, fa copia-incolla dallo stesso articolo di Milano Today riportando un fatto vero avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 maggio, quando un italiano di 35 anni è stato rapinato di un anello e 250 euro da un gruppo di 7 nordafricani. Il gruppo, prima di derubarlo, l’aveva accerchiato.

In entrambi i casi, i malviventi si sono dati alla macchia senza lasciare traccia.

L’aggressione ai militari alla Stazione Centrale, 21 aprile 2017

La fotografia scelta come immagine di copertina mostra un’istantanea scattata durante un episodio di violenza collettiva avvenuto nell’aprile 2017 alla Stazione Centrale di Milano. Il Corriere della Sera riportava:

Momenti di tensione venerdì pomeriggio sul piazzale antistante la Stazione Centrale a Milano, dove alcuni extracomunitari, che soggiornano abitualmente nei giardinetti, avrebbero tentato di aggredire i militari dell’operazione «Strade sicure». Un profugo, in evidente stato di alterazione, avrebbe cercato di prendere l’arma a uno dei militari. Il giovane è stato allontanato: a quel punto un gruppo di immigrati hanno reagito in modo molto acceso e sono seguiti momenti concitati.

Due militari sono rimesti leggermente feriti nel cercare di riportare la calma. Uno degli aggressori è stato fermato. Dopo la rissa il piazzale della stazione è stato presidiato da numerosi poliziotti e carabinieri. Il fermato è un giovane africano 25enne che, a quanto si è appreso successivamente, si sarebbe avvicinato con altri migranti ai militari dell’operazione «Strade Sicure» rivolgendo frasi minacciose e insultandoli e cercando di toccare la loro arma di ordinanza. Secondo alcune testimonianze erano palesemente alterati, forse perché ubriachi e avrebbero anche sputato contro i militari. È intervenuta una pattuglia di carabinieri per allontanarli. Mentre gli altri se ne andavano, il 25enne ha dato in escandescenze spaccando bottiglie per terra, fino a quando è stato immobilizzato e portato via.

Sempre il Corriere, il 22 aprile 2017 riporta:

Un parapiglia iniziato, appunto, dopo che uno degli immigrati, un senegalese di 27 anni con permesso di soggiorno per motivi umanitari, aveva cercato di strappare il mitra dalle mani del militare.

[…]

Gli uomini [i militari con i Carabinieri che erano giunti in soccorso, ndr] si avvicinano al 27enne senegalese, cercano di bloccarlo. Lui, che ha precedenti per droga ma anche problemi psichiatrici, inveisce e si scaglia contro i carabinieri che a fatica riescono a bloccarlo e a chiuderlo in macchina. In quel momento altri africani circondano gli uomini delle forze dell’ordine e cercano di estrarre l’amico dalla gazzella.

La foto usata come copertina da Voxnews, dunque, interessa questa vicenda ed è stata scattata dal Pirellone.

La maxi-rissa tra immigrati di fronte alla Stazione Centrale, 19 maggio

In chiusura all’articolo, sempre Voxnews, riporta un fatto denunciato dal consigliere comunale leghista Massimiliano Bastoni con un video postato il 19 maggio sulla sua pagina Facebook:

Come scrive Corriere della Sera:

Immagini postate sulla sua pagina Facebook dal consigliere comunale della Lega, Massimiliano Bastoni, la rissa avvenuta nella serata di sabato tra immigrati in piazza Duca d’Aosta, di fronte all’ingresso della stazione Centrale. Le forze dell’ordine sono intervenute per riportare la situazione sotto controllo.

Nel nostro modesto servizio non intendiamo negare lo stato di emergenza in cui versa il piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano (qui un esempio di Milano TodayCorriere della Sera), tanto meno nasconderci di fronte ai gravi fatti che interessano le rapine a danno dei cittadini da parte di malviventi che si muovono per impossessarsi di smartphone e contanti, per poi fuggire e rendersi non rintracciabili.

No, non neghiamo la gravità di tali vicende.

È importante fare informazione su questi episodi, ma Voxnews lo fa nel modo sbagliato, creando un calderone dentro il quale – come sempre opera – in ogni articolo getta un’intera comunità, descritta come feroce e spietata. Un esempio è l’articolo che oggi analizziamo: un’immagine di decine di persone che accerchiano dei militari accompagnata da un titolo come: «Milano, branchi di nordafricani scatenati: italiani accerchiati, picchiati e rapinati», agli occhi di un lettore distratto e poco disposto ad approfondire appare come una singola situazione in cui un esercito di migranti inferociti aggredisce impunemente cittadini inermi.

Pur riportando fatti veri e oltremodo gravi, non è questo il giusto modo di informare sui fatti. Questa strategia si chiama acchiappaclick, e Voxnews è tra i siti più attivi nell’universo web della disinformazione.

 

 

 

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ACCHIAPPALIKE Anno 1970: Ventimila italiani, spogliati di tutti i loro averi, vengono cacciati dalla Libia – bufale.net

C’è un fenomeno che troviamo sorprendente: persone che ci chiedono conferma di cose assurde, come improbabili parenti wrestler e supereroi parenti di questo o quel politico, convinti che Putin abbia davvero dichiarato guerra al Wakanda per cercare un parente di colore e supereroe di Salvini o che sia possibile telefonare al numero apparso in una fiction per convincere Rosy Abate, Regina della Mafia a pentirsi delle sue cattive azioni a colpi di insulti e minacce improvvisamente rivelano dosi di scetticismo tali da rivolgersi al fact checking quando tutto quello che dovrebbero fare è aprire un libro di storia.

Improvvisamente un post dell’anno scorso della pagina Indigeni Europei

Diventa il casus belli per richiedere l’asseverazione del contenuto e dell’immagine

Anno 1970: Ventimila italiani, spogliati di tutti i loro averi, vengono cacciati dalla Libia. A differenza di quanto accade oggi, tutti gli italiani in fuga furono bloccati dalle autorità militari italiane sulle navi al largo del Golfo di Napoli che, prima di autorizzare lo sbarco, fecero lunghi ed estenuanti controlli sanitari e amministrativi ai nostri connazionali (già umiliati dall’avvenuta espulsione), secondo un “protocollo di accoglienza” molto diverso rispetto a quello che viene eseguito con estrema disinvoltura nei confronti di profughi e clandestini che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste. Cosa ne pensate?
Da sapere. La Libia ha confiscato agli italiani tutti i conti in banca, 40 mila ettari di terra, 1.700 case, 500 attività commerciali: in totale 200 miliardi di lire del 1970. Ma non basta, le chiese divennero moschee, i monumenti polvere, il cimitero fu profanano e vennero rispedite in Italia anche 20 mila salme di soldati.

La foto contenuta nell’articolo, ed una versione estesa del testo, sono ancora disponibili per gli smemorati, gli scettici ed i San Tommaso della domenica sulle famose Teche Rai, gli archivi fotografici e di notizie della TV di Stato, che ci ricordano che

L’esodo di massa degli italiani di Libia inizia subito dopo il 1 settembre 1969, giorno in cui il giovane Gheddafi conquista il potere con un colpo di Stato. Nei quattro mesi successivi partono almeno 800 italiani: alcuni senza nemmeno un visto, organizzando piani anche rischiosi per approdare il Sicilia. Il decreto ufficiale di espulsione arriva nell’estate del 1970: dei 44 mila italiani residenti nel 1948 ne restano meno di metà. Sbarcano a Napoli, vengono smistati nei campi profughi in Campania, Puglia e Lombardia. La Libia confisca 40 mila ettari di terra, 1700 case, 500 attività commerciali: in totale 200 miliardi di lire del 1970. La chiesa diventa moschea, i monumenti polvere. Il cimitero viene profanano e Roma rimpatria anche 20 mila salme di soldati. Quello di ieri è il terzo esodo degli italiani. Prima degli anni 70 c’erano state le espulsioni del 1951, dopo l’indipendenza della ex colonia italiana.

La foto è anche riportata nella galleria relativa all’intervista a Giovanna Ortu, espulsa dalla Libia in quel fatidico 7 ottobre 1970, che Gheddafi stesso ribattezzò pomposamente Giorno della Vendetta, occasione per cementare il suo potere dando in pasto alla popolazione un nemico estero che riecheggiasse il passato coloniale e fosse facile da espropriare ed esiliare… colpendo persone che in Libia ci erano nate e cresciute.

Solo nel 2004, in vista dell’apertura di un Gasdotto Eni, Gheddafi decise di rinnegare la sua scelta convertendo il Giorno della Vendetta in un (invero alquanto tardivo) Giorno dell’Amicizia, i cui risultati sono comunque stati travolti dalla primavera Araba intervenuta a porre fine al dominio del dittatore.

La foto, e gli eventi narrati, sono quindi veritieri, con l’eccezione del paragone assolutamente gratuito con altre forme di immigrazione derivate da eventi non meno traumatici.

Il problema non fu certo la gestione dei rimpatri come viene insinuato nel testo, ma il dopo, sicché:

Ad accendere i riflettori sulla vicenda degli italiani in Libia è Luigi Scoppola Iacopini nel libro I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi, gli italiani in Libia 1943-1974 (Editoriale Umbra, I quaderni del Museo dell’emigrazione) che ricostruisce l’esperienza dei connazionali italiani a partire dalla fine del regime coloniale, attraverso l’amministrazione britannica e la monarchia e poi durante il regime di Gheddafi, che emana i decreti di confisca dei beni e l’espulsione dal paese degli italiani di “vecchio insediamento”. Questi sono costretti a rientrare in patria ma qui non trovano certo comprensione né adeguati riconoscimenti economici o morali. Perché di fatto i rapporti economico-finanziari fra i due paesi erano già consolidati, tanto che gli stessi documenti analizzati dall’autore finiscono per mostrare come «la comunità italiana fosse alla fine avvertita come un intralcio, un anacronistico legame che rischiava di compromettere le buone relazioni con la Libia che passavano anche attraverso i giganteschi fatturati dell’industria pubblica e privata».

 

 

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ACCHIAPPALIKE Anno 1970: Ventimila italiani, spogliati di tutti i loro averi, vengono cacciati dalla Libia – bufale.net

C’è un fenomeno che troviamo sorprendente: persone che ci chiedono conferma di cose assurde, come improbabili parenti wrestler e supereroi parenti di questo o quel politico, convinti che Putin abbia davvero dichiarato guerra al Wakanda per cercare un parente di colore e supereroe di Salvini o che sia possibile telefonare al numero apparso in una fiction per convincere Rosy Abate, Regina della Mafia a pentirsi delle sue cattive azioni a colpi di insulti e minacce improvvisamente rivelano dosi di scetticismo tali da rivolgersi al fact checking quando tutto quello che dovrebbero fare è aprire un libro di storia.

Improvvisamente un post dell’anno scorso della pagina Indigeni Europei

Diventa il casus belli per richiedere l’asseverazione del contenuto e dell’immagine

Anno 1970: Ventimila italiani, spogliati di tutti i loro averi, vengono cacciati dalla Libia. A differenza di quanto accade oggi, tutti gli italiani in fuga furono bloccati dalle autorità militari italiane sulle navi al largo del Golfo di Napoli che, prima di autorizzare lo sbarco, fecero lunghi ed estenuanti controlli sanitari e amministrativi ai nostri connazionali (già umiliati dall’avvenuta espulsione), secondo un “protocollo di accoglienza” molto diverso rispetto a quello che viene eseguito con estrema disinvoltura nei confronti di profughi e clandestini che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste. Cosa ne pensate?
Da sapere. La Libia ha confiscato agli italiani tutti i conti in banca, 40 mila ettari di terra, 1.700 case, 500 attività commerciali: in totale 200 miliardi di lire del 1970. Ma non basta, le chiese divennero moschee, i monumenti polvere, il cimitero fu profanano e vennero rispedite in Italia anche 20 mila salme di soldati.

La foto contenuta nell’articolo, ed una versione estesa del testo, sono ancora disponibili per gli smemorati, gli scettici ed i San Tommaso della domenica sulle famose Teche Rai, gli archivi fotografici e di notizie della TV di Stato, che ci ricordano che

L’esodo di massa degli italiani di Libia inizia subito dopo il 1 settembre 1969, giorno in cui il giovane Gheddafi conquista il potere con un colpo di Stato. Nei quattro mesi successivi partono almeno 800 italiani: alcuni senza nemmeno un visto, organizzando piani anche rischiosi per approdare il Sicilia. Il decreto ufficiale di espulsione arriva nell’estate del 1970: dei 44 mila italiani residenti nel 1948 ne restano meno di metà. Sbarcano a Napoli, vengono smistati nei campi profughi in Campania, Puglia e Lombardia. La Libia confisca 40 mila ettari di terra, 1700 case, 500 attività commerciali: in totale 200 miliardi di lire del 1970. La chiesa diventa moschea, i monumenti polvere. Il cimitero viene profanano e Roma rimpatria anche 20 mila salme di soldati. Quello di ieri è il terzo esodo degli italiani. Prima degli anni 70 c’erano state le espulsioni del 1951, dopo l’indipendenza della ex colonia italiana.

La foto è anche riportata nella galleria relativa all’intervista a Giovanna Ortu, espulsa dalla Libia in quel fatidico 7 ottobre 1970, che Gheddafi stesso ribattezzò pomposamente Giorno della Vendetta, occasione per cementare il suo potere dando in pasto alla popolazione un nemico estero che riecheggiasse il passato coloniale e fosse facile da espropriare ed esiliare… colpendo persone che in Libia ci erano nate e cresciute.

Solo nel 2004, in vista dell’apertura di un Gasdotto Eni, Gheddafi decise di rinnegare la sua scelta convertendo il Giorno della Vendetta in un (invero alquanto tardivo) Giorno dell’Amicizia, i cui risultati sono comunque stati travolti dalla primavera Araba intervenuta a porre fine al dominio del dittatore.

La foto, e gli eventi narrati, sono quindi veritieri, con l’eccezione del paragone assolutamente gratuito con altre forme di immigrazione derivate da eventi non meno traumatici.

Il problema non fu certo la gestione dei rimpatri come viene insinuato nel testo, ma il dopo, sicché:

Ad accendere i riflettori sulla vicenda degli italiani in Libia è Luigi Scoppola Iacopini nel libro I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi, gli italiani in Libia 1943-1974 (Editoriale Umbra, I quaderni del Museo dell’emigrazione) che ricostruisce l’esperienza dei connazionali italiani a partire dalla fine del regime coloniale, attraverso l’amministrazione britannica e la monarchia e poi durante il regime di Gheddafi, che emana i decreti di confisca dei beni e l’espulsione dal paese degli italiani di “vecchio insediamento”. Questi sono costretti a rientrare in patria ma qui non trovano certo comprensione né adeguati riconoscimenti economici o morali. Perché di fatto i rapporti economico-finanziari fra i due paesi erano già consolidati, tanto che gli stessi documenti analizzati dall’autore finiscono per mostrare come «la comunità italiana fosse alla fine avvertita come un intralcio, un anacronistico legame che rischiava di compromettere le buone relazioni con la Libia che passavano anche attraverso i giganteschi fatturati dell’industria pubblica e privata».

 

 

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BUFALA Diritto al voto negato agli italiani nel mondo

Un servizio della trasmissione Le Iene andato in onda l’11 marzo 2018 è stato indicato dalla Farnesina come bufala.

Il servizio inizia con la testimonianza di Simone Mellini, italiano residente a Fortaleza, in Brasile, che si lamenta di non aver ricevuto le schede per poter votare in occasione delle elezioni del 4 marzo. Mellini attendeva il plico elettorale dal consolato italiano, e nell’intervista lamenta di non averlo mai ricevuto. Come spiegazione gli sarebbe stato detto che in realtà aveva preso fuoco il deposito delle Poste. A tal proposito, Simone, sospetta che qualcuno possa aver votato al posto suo e afferma di volersi esporre per annullare il suo voto.

L’inviato Filippo Roma ricorda che in alcuni servizi precedenti la redazione de Le Iene aveva scovato, sempre all’estero, alcuni brogli perpetrati da cacciatori di plichi che rubano le schede elettorali destinate agli italiani. Un esempio viene fatto per Colonia, dove Roma aveva intercettato uno dei tanti cacciatori. L’uomo, in uno stato di anonimato, sostiene di aver pagato un postino per farsi consegnare le schede elettorali anziché spedirle agli elettori, al soldo di un qualche onorevole. A tal punto emergono altre testimonianze di diritto negato da italiani residenti in Grecia, Svezia e Stati Uniti.

Così Diego Mezzogiorno da Florianopolis (Brasile) parla di cacciatori di plichicandidati disposti a pagare questi cacciatori. Giuseppe d’Amato dalla Spagna, anch’egli rimasto senza il suo plico elettorale, sospetta che qualcuno abbia votato al posto suo.

Il servizio ci fa notare che la Farnesina aveva già parlato di fake news come riportava un articolo pubblicato il 4 marzo da La Stampa. La redazione si è dunque recata alla sede della Protezione Civile di Castelnuovo di Porto, dove vengono scrutinati i voti che arrivano dall’estero. In quella sede si scrutinavano i voti provenienti da Colonia. In ogni plico pervenuto al seggio, gli scrutatori hanno il compito di verificare dal tagliandino se quel voto corrisponde a un cittadino avente diritto. Una telecamera nascosta filma una presidente di seggio mentre apre la busta con il voto senza controllare che dal tagliandino sia tutto corretto.

La denuncia di tali irregolarità viene riportata anche da una scrutatrice del seggio Argentina.

Al termine del servizio si espone anche Adele Castellaccio, candidata e rappresentante di lista del Movimento 5 Stelle, che denuncia le stesse irregolarità delle testimonianze precedenti.

Dopo la messa in onda della puntata, la Farnesina ha risposto con un comunicato stampa pubblicato nella giornata di ieri – 12 marzo 2018 – sul sito ufficiale:

Rispetto al nuovo servizio sul voto all’estero della trasmissione “Le Iene” andato in onda l’11 marzo, dalle prime verifiche emerge che circa la metà dei connazionali intervistati non avevano diritto a ricevere il plico elettorale: si tratta infatti di cittadini con posizione anagrafica all’estero non perfezionata. In questi casi, il materiale elettorale non è stato dunque spedito, come imposto dalla normativa vigente. Inoltre, all’elettore residente in Svezia intervistato da “Le Iene” nella trasmissione sopra citata, era stato regolarmente spedito il plico, e su sua richiesta gli era stato successivamente rilasciato anche un duplicato per esercitare il diritto di voto. Si ribadisce dunque la natura di “fake news” del servizio summenzionato, sottoposto all’attenzione delle autorità competenti.

Quanto al connazionale intervistato a Fortaleza in Brasile, la Farnesina si riserva di valutare eventuali azioni legali a tutela della sua immagine, tenuto conto della natura delle affermazioni.

Le dichiarazioni della Farnesina sono riportate anche dalle agenzie di stampa AiseAdnkronos. Troviamo un articolo anche su Secolo d’Italia. La Farnesina intende, dunque, muovere azioni legali per attenzionare il servizio e le testimonianze alle autorità competenti, considerando che la realtà degli italiani intervistati all’estero è diversa da quella denunciata.

Si tratta dunque di una bufala: agli italiani intervistati non è stato negato il diritto al voto, bensì non avevano diritto – tranne l’elettore residente in Svezia – a ricevere il plico elettorale.

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