NOTIZIA VERA Hanno ucciso Kaos, il cane eroe del sisma ad Amatrice

Una notizia pubblicata ieri, 29 luglio, su Leggo dava l’annuncio della morte di Kaos, il pastore tedesco eroe dei terremotati di Norcia e Amatrice:

«Ciao amico mio !!!!! Hai lasciato un vuoto incolmabile per mano di una persona meschina – recita il secondo post – continua il tuo lavoro lassù continua a cercare dispersi, a salvare vite umane… Non provare odio per chi ti ha fatto ciò, anzi se un domani avrà bisogno aiutalo sii superiore e quando ti guarderà negli occhi e vedrà che sei tu il suo Salvatore morirà lentamente da solo…. Kaos ne abbiamo viste tante… Aiutati tanti e tanti non ci siamo riusciti… Hai lavorato giorno e notte, quando è servito non ti sei mai risparmiato .. sei stato un amico fedele abbiamo condiviso e diviso casa… Divano… Tutto… Corri amico mio corri non ti fermare un giorno ci abbracceremo nuovamente».

ANIMALISTI ITALIANI: “HANNO UCCISO IL CANE EROE” «Hanno ucciso il cane eroe di Amatrice, Norcia e Campotosto: Kaos salvava gli umani, gli stessi umani che lo hanno avvelenato. Presenteremo una denuncia e chiederemo al Governo una legge che vieti la vendita e il commercio di veleni e fitofarmaci, se non con ricetta che renda rintracciabile chi li compra», ha commentato Rinaldo Sidoli, responsabile comunicazione della onlus Animalisti Italiani presieduto da Walter Caporale, che ha riferito che «il corpo senza vita del pastore tedesco è stato trovato dal suo istruttore Fabiano Ettore nel giardino di casa a Sant’Eusanio Forconese, comune in provincia dell’Aquila».

«Era un salvatore avvezzo a scavare tra macerie e inferno – prosegue l’animalista – Chi ha posto fine alla sua vita in questa maniera è un criminale pericoloso che va fermato. Non ci daremo pace fino a quando non verrà fatta giustizia. Credo che sia arrivato il momento che l’indignazione delle persone sensibili spinga il mondo politico a lavorare in maniera trasversale su una nuova proposta di legge che preveda pene più severe per chi maltratta e uccide gli animali. Non si devono più verificare casi come questo».

Come riporta Repubblica, l’annuncio della morte del pastore tedesco è stato dato su Facebook con una nota comparsa sulla pagina Facebook Animalisti italiani:

Hanno ucciso Kaos, il cane eroe del terremoto di Amatrice, Norcia, e Campotosto. Kaos salvava gli umani rischiando la sua vita, quegli stessi umani vigliacchi che invece lo hanno avvelenato mentre era nel giardino della sua casa vicino l’Aquila. Siamo vicino al suo papà umano Fabiano Ettorre, condividendo con lui l’immenso dolore per la sua perdita. Annunciamo che Animalisti Italiani Onlus nei prossimi giorni presenterà una denuncia e chiederà inoltre al Governo una Legge che vieti la vendita ed il commercio di veleni e fitofarmaci, se non con ricetta che renda rintracciabile chi li compra.

L’animale risultava scomparso – come risulta dal profilo Facebook del suo istrutture – per poi essere ritrovato privo di vita. Kaos aveva poco più di tre anni e viveva col suo istruttoreFabiano Ettorre, a Sant’Eusanio Forconese.

Rinaldo Sidoli ha dunque reso pubblica un’iniziativa che Animalisti Italiani Onlus intende prendere: denunciare l’accaduto.

Annunciamo che Animalisti Italiani Onlus nei prossimi giorni presenterà una denuncia e chiederà inoltre al Governo una Legge che vieti la vendita ed il commercio di veleni e fitofarmaci, se non con ricetta che renda rintracciabile chi li compra.

Come annunciato dalla deputata Patrizia Prestipino del Partito Democratico in una nota, le Forze dell’Ordine sono al lavoro per trovare i responsabili della morte di Kaos.

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PRECISAZIONI Villaggio Deltaplano, l’ecomostro di Castelluccio di Norcia

Un articolo pubblicato il 25 luglio 2017 è reso ancora attuale per la polemica in merito ai lavori per la costruzione del Deltaplano, un complesso definito centro commerciale o ecomostro da alcune testate, che sorgerà a Castelluccio di Norcia per far ripartire le attività commerciali interrotte tragicamente dal terremoto che colpì il Centro Italia il 24 agosto 2016:

Villaggio Deltaplano, l’ecomostro di Castelluccio di Norcia 

Le parole contrarie sul “diritto al dissenso” verso uno dei peggiori e misconosciuti scempi ambientali, oggi offesa per tutta Italia.

Se non lo facessi, se per convenienza tacessi, badando ai fatti miei, mi si strozzerebbero le parole in bocca. Per me, da cittadino militante e informato, la parola contraria non solo è un dovere, ma soprattutto un diritto (quando ne ricorrono i presupposti, come in questo caso). Ho, per il ruolo che ricopro,   il dovere di capire, di studiare, di approfondire, e poi ovviamente anche il dovere d’informare!

Parola contraria, è semplicemente dire le cose come stanno, diritto che si rafforza quando si è consapevoli del fatto, che oggi si è “sudditi di un potere” che in perfetta solitudine, decide del nostro futuro. Lo Stato, la Regione,  non è un’azienda che eroga servizi, è invece (o meglio dovrebbe essere), un luogo dei diritti.  Per evitare quindi che  il mio vocabolario si possa ammalare di reticenza, di autocensura,  esprimo in forma libera il mio pensiero, a beneficio di tutti.
A Castelluccio, la sua gente ora fuori dalle case dalle aziende a causa del terremoto, deve poter tornare prima possibile a vivere e a lavorare come finora ha fatto, in armonia con l’ambiente e la natura e dalla quale in maniera generosa ha tratto il suo benessere, il suo reddito.
Ed è anche per questi motivi che Castelluccio rappresenta un simbolo di interesse generale (non locale) non solo italiano ma è da sempre stata icona per il mondo intero, il percorso per la sua vera rinascita, esige quindi una partecipazione effettiva, la più ampia possibile, coinvolgendo tutti gli attori (e non solo alcuni, di tipo imprenditoriale e politico), ma anche le Associazioni ambientaliste per un reale confronto tra visioni, soluzioni e progetti (plurale), possibili, in luogo dello (stranamente) unico progetto segretamente calato dall’alto, imposto senza effettiva discussione e confronto partecipativo, per poi chiamarlo con vari artifici lessicali, …in 1000 modi diversi, che non cancellano però quel che è: un edificato, che occuperà una superficie di migliaia di metri quadrati, sotto il centro abitato di Castelluccio, nel versante che guarda il Pian Grande. 
In tale villaggio verrebbero delocalizzate  “transitoriamente” – e cioè per almeno 15- 20 anni, quanto durerà la ricostruzione – numerose attività produttive ed economiche tra cui dieci ristoranti, tre caseifici, otto negozi. Ciò comporterà un enorme sbancamento e, inevitabilmente, la realizzazione di un megaparcheggio in grado di accogliere migliaia di visitatori, con conseguente ulteriore consumo di suolo.
Il tutto realizzato in deroga alle norme di tutela, ignorando il Parco e la partecipazione democratica dovuta, per scelte di tale portata e impatto, che ipotecano il futuro dei territori. La ferita dell’ecomostro inferta dal “deltaplano” sarà visibile dal Monte Vettore, dal Pian Grande e dal Pian Piccolo, condizionerà e stravolgerà per sempre il paesaggio di Castelluccio, il suo “colpo d’occhio”, sottolineando ulteriormente l’ipocrisia della transitorietà.
Ed è su questo singolo aspetto, seppur non l’ultimo e nemmeno dei più gravi, che si basa il mio intervento per far comprendere l’inganno semantico e progettuale, usato disinvoltamente per dis-informare.
La permanenza del villaggio sarà “transitoria/temporanea”, …ma non sono fissati i limiti di tempo, per detta struttura “temporanea” sarà necessario quindi gettare delle fondazioni, eseguire opere di urbanizzazione, cementificare e impermeabilizzare suoli per la realizzazione di parcheggi a servizio delle attività, che furbescamente, non sono state al momento previste/visualizzate in progetto, …forse per non spaventare troppo. Ben sappiamo purtroppo che nulla è più stabile in Italia, che qualcosa di provvisorio.
“Transitoriamente” quindi,  se tutto andrà bene, il “villaggio” permarrà pertanto, come già detto,  per tutto il tempo della ricostruzione, almeno  15-20 anni, di più,  non sono stati accantonati e previsti i fondi necessari per la sua dismissione. Non sono state previste in progetto, le modalità e la tempistica di smantellamento, ne  per esso è stata prevista garanzia fideiussoria, che garantisca l’effettivo smantellamento delle opere cosiddette provvisorie.
Non è stato previsto, scritto nero su bianco, che non ci sarà la possibilità di derogare  al divieto di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi. Ecco, questa garanzia scritta, sarebbe di per se sufficiente a vincere tutte le pregiudiziali, …peccato non stia scritta da nessuna parte. Questo sarebbe stato un serio vincolo garantista verso la collettività tutta, sia regionale che extra-nazionale senza ipotecare/compromettere la bellezza dei nostri territori, altrimenti ci verrebbe da pensare in maniera maliziosa, che qualcuno con la scusa del terremoto, vuol realizzare attività commerciali permanenti, affacciate sulla vallata più bella del mondo. Il WWF, da sempre condanna tutti i crimini e gli scempi perpetrati da chiunque, proprio perché si capisca la differenza tra l’ambientalismo di servizio e quello di potere. Il WWF non poteva tenersi in disparte a riflettere, questo non ci era possibile per una serie di fatti che coinvolgono le nostre sensibilità e responsabilità.
Amare il proprio territorio significa conoscerlo, difenderlo, magari anche con una buona dose di ingenuità forse, ma con tanta decisione, desideriamo proteggere la bellezza, il futuro.
Ci lanciamo in questa lotta in modo convinto, comunque appassionato, anche rischiando  di essere il “Don Chisciotte” della causa, perché l’illusione, il sogno, la bellezza non debba morire. Noi non possediamo la proprietà del bene, ma abbiamo comunque il dovere morale di richiamare a questa necessità, il cittadino, lo spettatore, il turista, sperando con il loro aiuto, con la loro forza di respirare la rinascita.
Questo è il momento di fare la scelta giusta (per sempre),  che è cosa ben diversa dal fare la scelta più conveniente al momento. A queste condizioni, questo progetto era e rimane inaccettabile, in quanto l’incompatibilità ambientale non è un problema aggirabile, ma un dato di fatto, tenuto conto della bellezza del sito e delle sue valenze paesaggistico-ambientali. Idee diverse, progetti diversi sono possibili, per raggiungere lo stesso obbiettivo.
Perché si è operato in maniera tartufesca!??
L’opera, nata da un progetto di Federico Chellini, «sorgerà su una superficie coperta di circa 1.500 metri quadri, su un totale di 6.500 metri quadri acquisiti. Le volumetrie sono state ridotte di recente dopo gli interventi fortemente critici delle associazioni ambientaliste». Alle voci circa una struttura in cemento – dunque apparentemente non provvisoria – aveva risposto alla redazione di Perugia Today Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria, dichiarando che il Deltaplano sorgerà in una cava dismessa e non nella Piana. Il progetto era stato «illustrato dai progettisti, alla presenza anche del sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, degli stessi operatori economici di Castelluccio, di rappresentanti delle associazioni di categoria, della Pro Loco e dei cittadini».
Il 2 maggio 2018 l’Umbria Journal ha riportato le dichiarazioni degli addetti ai lavori, che chiedono di fermare ogni illazione e ogni fake-news in merito alla costruzione del Deltaplano:
Non si tratta di un “ecomostro”, come lo chiamano chi non conosce i fatti e chi vuole fare solo terrorismo con le parole. Non sarà un centro commerciale, nessuno ha mai detto questo. Sarà, una volta terminata, un bellissima struttura che non deturperà il paesaggio, anzi sarà fatta talmente bene che non distruggerà le bellezze del paesaggio, più di quanto abbia fatto il terremoto. Il deltaplano, come si vede dalla foto, sarà costruito nei pressi di una piccola cava, proprio all’inizio della piana e sarà poi ricoperto di erba.
Ancora:
In poche parole i Castellucciani questa delocalizzazione delle attività commerciali la vogliono e si stanno impegnando vigilando, affinché venga portata a termine, perché è l’unica maniera per far rinascere Castelluccio con la sua agricoltura, l’economia e tutte le attività ristorative che esistevano prima del 24 agosto 2016. E’ da circa due anni che i commercianti di Castelluccio non lavorano.
Troviamo, inoltre, le dichiarazioni dell’assessore Giuseppina Perla:
Lo abbiamo detto fino dall’inizio che non si trattava di un centro commerciale, ma della delocalizzazione dei ristoranti e altre attività produttive distrutte dal sisma. Un conto è fare la delocalizzazione delle attività e un contro è fare un centro commerciale. La delocalizzazione rientra nella normativa, non stiamo facendo nulla contro la legge.
Nicola Alemanno, sindaco di Norcia, ha dichiarato all’agenzia Ansa che verranno prese azioni legali contro tutti i responsabili delle notizie false e della disinformazione in merito all’iniziativa del Deltaplano.
Parliamo di precisazioni, dunque, perché è sì in corso la costruzione di un unico polo in grado di ospitare le attività commerciali andate perdute a seguito del sisma, ma – secondo le parole del Sindaco, degli assessori e di tutti gli enti coinvolti – non sorgerà sulla Piana e non sarà un centro commerciale. Ancora, ribadiscono che si tratta di una struttura provvisoria, senza colate di cemento.

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ALLARMISMO DISINFORMAZIONE Gli esperti ci avvisano: “Sarà un terremoto di potenza incalcolabile, dobbiamo essere pronti” – bufale.net

A volte ritornano.

È proprio il caso di dirlo: a volte certe bufale di successo ritornano, e ritornano, e ritornano. Ma a volte non sono neppure del tutto bufale: nel complesso rapporto di parassitismo tra l’Informazione Ufficiale e la Controinformazione, la seconda tende a rovistare nei bidoni di risulta della prima alla ricerca di scoop, notizie viralizzabili e, avendole trovate, compie quello che noi chiamiamo la disinformazione del Giorno della Marmotta.

È un tipo di bufala particolare, che prende il nome dal film Ricomincio da Capo, in cui un burbero giornalista interpretato da Bill Murray viene condannato da un potere superiore a rivivere la stessa giornata all’infinito, finché non sarà diventato una persona migliore. Ma raramente i viralizzatori migliorano, e quindi il Giorno della Marmotta per loro è eterno.

Cominciamo quindi dalla notizia di News Magazine

E’ stato tutto insabbiato dai media, la TV ha ordini ben precisi: “Non ditelo in TV, la gente non deve sapere.”
Un terremoto di potenza catastrofica potrebbe colpire l’Italia. l’evacuazione arriverebbe a 700.000 persone.
Un anno dopo il professore della York University che ha avvisato che “il Vesuvio esploderà con una potenza mai vista” anche un vulcanologo giapponese avanza la medesima previsione.
Si tratta di fonti senza dubbio autorevoli e attendibili, non di chiaroveggenti in cerca di un minuto di celebrità.

Ma in Italia le autorità sembrano ignorare la notizia, nonostante nella zona potenzialmente interessata vivano centinaia di migliaia di persone… L’avvertimento del vulcanologo giapponese:
«Il Vesuvio erutterà di sicuro». Non lascia molte vie di scampo il più importante vulcanologo giapponese Nakada Setsuya che si trovava in Italia per la XII conferenza mondiale dei geoparchi di Ascea, nel Cilento. «Gli italiani – ha continuato il professore di geologia della Tokyo University – farebbero meglio a parlarne e a prepararsi, così da avere un piano per gestire la situazione».
MASSIMO ESPERTO – Quello che da molti è considerato il massimo esperto di terremoti e di vulcani non sembra avere dubbi. Unico tassello mancante del puzzle è la tempistica. «Anche se non si può prevedere quando è importante ricordare che è un vulcano attivo e non dormiente».
E sarebbe proprio nell’impossibilità di prevedere un tale evento catastrofico con un certo anticipo il principale problema. Il professor Nakada ha spiegato che i segnali da cui guardarsi sono gli ovvi sbuffi e eventuali rigonfiamenti del terreno che potrebbero preannunciare movimenti del magma. C’è solo un problema. A volte trascorrono pochissime ore da questi «segnali» e l’eventuale eruzione. A raccogliere l’allarme i Verdi ecologisti.

Cominciamo bene, vero? Ma proviamo a prendere alcune parole chiave e cercarle su Google

Troverete un nostro articolo del 2016 che dimostra, come, lungi dal trovarci dinanzi ad una notizia che i media insabbiano!!, siamo invece di fronte ad una vecchia notizia del 2013, con ampia diffusione mediatica, che sin dal 2016 i viralizzatori hanno ripescato, ripulito di ogni riferimento datario e ripresentano come un allarme fresco di stampa.

Ipotizzammo all’epoca un semplice errore, in buona fede, dovuto al recente sisma di Amatrice ed una frettolosa ricerca di notizie al riguardo: ma oggi, nel 2018, ci sorprende un copincolla pedissequo di un articolo del Corriere del Mezzogiorno del 2013 peraltro depurato del corretto  sottotitolo

«Nessuno sa quando ma farebbero bene a dotarsi di un piano di evacuazione per gestire la situazione»

L’esperto all’epoca raccomandava di avere maggiore celerità nell’aggiornare e controllare periodicamente i piani di evacuazione per un’eruzione di elevata probabilità, ma che potrebbe colpire in un qualsiasi momento da qui alle prossime generazioni, di certo non intendeva fare facili allarmismi.

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