BUFALA Ne**o ubriaco sorpreso mentre violentava una bambina di 13 anni – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti la seguente “notizia”, che forniremo in forma archiviata per non dare visibilità al viralizzatore di turno

MILANO: Ennesimo scandalo in italia, poliziotto denunciato per aver sparato ad un ne**o, per abuso sessuale nei confronti di una tredicenne, in pieno giorno nei pressi del parco Valentino Bompiani.

Ore 14:30 presso il parco Valentino Bompiani di Milano le urla strazianti di una bambina richiamano l’attenzione di una volante della polizia che avvicinandosi, scoprono una violenza in pieno giorno da parte di un senegalese ubriaco, il poliziotto accecato dalla rabbia spara un colpo e colpisce alle gambe il senegalese e comincia a prenderlo a calci nello stomaco ripetutamente rompendogli due costole. Ora rischia l’allontanamento dall’arma per il suo comportamento violento.
La bambina sotto shock in una pozza di sangue viene trasportata d’urgenza all’ospedale San Giuseppe con una lacerazione interna, le condizioni sono critiche.
I genitori affermano di volersi vendicare e di salvare il poliziotto che rischia di perdere la carriera solo perchè ha fatto la cosa giusta.

Trattasi di un caso da manuale di bufala del giustiziere, quell’odioso genere di bufala indinniata ed indinniante che ha il raro pregio di riuscire a rendere irreversibilmente una persona peggiore chiunque la legga. Il trito canovaccio è sempre lo stesso:

Tizio è un soggetto italiano, affine al popolo degli indinniati, che un giorno si avvede che un soggetto debole a scelta (donne, bambini, piccoli animali domestici, pensionati, “italiani che non arrivano a fine mese”) viene vessato da un soggetto inviso al Popolo della Rete (generalmente uno straniero, un VIP o un personaggio politico). Tizio, all’improvviso, cala come un angelo vendicatore infliggendo al malvagio di turno una serie di brutali sevizie che il viralizzatore descrive con grafico compiacimento e brutale quanto infantile approvazione, fomentando il lettore in un desiderio di carne e sangue più affine ad un bruto che ad un essere umano.

Placata un’orgia di sangue e violenza da poliziottesco anni ’70, la storia si conclude con Tizio che viene severamente punito dall’Ordine Costituito (fin’ora assente o ignaro delle vicende) e l’invito del viralizzatore a condividere la storia esprimendo approvazione e donando catarsi a Tizio, eletto a boia brutale ed efficiente dei livori popolari ora ed in perpetuo.

Capirete che costringersi ad inventarsi una storia di stupro solo per poter sognare la scena di un poliziotto brutale che spezza a calci e pugni le ossa di uno straniero, descritto per altro con accenti xenofobi, è più che sufficiente a descrivere chiunque diffonda, a qualsiasi titolo, questa storia, e che simili pensieri andrebbero rinchiusi nel profondo del proprio animo con la vergogna e la paura di essere, giustamente, additati come alienati nel provare ed esprimere piacere dinanzi a testi che farebbero rabbrividire di sdegno il Marchese De Sade ed ogni serial killer esistente o immaginario.

Difatti, tale storia non è mai esistita, ed inventato è l’agente/giustiziere/ammazzasette assetato di sangue di ne**o.

Persino il luogo del misfatto sembra essere un’empia crasi tra il Giardino Bompiani ed il contiguo parco Vergani, perché, come è evidente, chi ha redatto questa storia conosce bene i suoi lettori e sa benissimo che eccitati dal sangue gli indinniati raramente guardano ai dettagli.

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BUFALA Vergogna da condividere! Questo è B. Maggio, l’avvocato che sta preparando i ricorsi ai parlamentari – bufale.net

Siamo di fronte in questo caso ad un meme asceso come non se ne vedevano da anni nella storia umana. Partiamo per i sottotitolati, gli indinniati speciali ed i faziosetti da tastiera da una definizione: dicesi meme asceso quel genere di burla che, sfuggita di mano ai suoi creatori, trova terreno fertile tra i goblin urlatori che dimorano nelle teche craniche vuote degli indinniati da tastiera, inconsapevole e rissosa folla pronta a gettare la propria stessa madre al carnaio della Rete pur di compiacere la loro violenta faziosità.

Siamo in questo caso di fronte alla burla del tizio qualunque: prendi una foto, aggiungi una didascalia a caso, aspetta le torme di becero gentismo che la porteranno in parata in una lurida processione della loro stessa stolidità

PEZZEMMERDA!
VERGOGNA DA CONDIVIDERE!

Questo è B. Maggio , l’avvocato che sta preparando i ricordi di oltre 1000 parlamentari per la questione VITALIZIA!!
Ha dichiarato “I miei assistiti hanno una dignità da preservare , i loro figli ed i loro beni non si possono mantenere con 4000 euro al mese , faremo ricorso”

CONDIVIDI QUESTA VERGONA!! (sic!)

Siamo al meme asceso definitivo, più totale di una ipotetica bufala a base di Marò prigionieri nelle Foibbe (sic!) rinchiusi in un asilo nido dove maestre violente insegnano il Gender ai bambini.

Un mefitico intruglio dove alla Bufala del Giustiziere si unisce l’atavico disprezzo per la giustizia dell’Italiano medio per cui ogni singolo avvocato sulla terra è un Azzeccagarbugli che vuole sottrargli il suo avere, salvo quando poi, nel caso di bisogno, si finisce a profondersi in inchini e salamelecchi per ottenerne la benevolenza, l’afflato antikasta che porta orde di leoni da tastiera a credere di poter mutare i destini dell’umanità rovesciando loro sgrammaticato livore su una tastiera, e la rara dote dell’indinniato medio di rendersi ridicolo condividendo a comando senza neppure notare quello che sta facendo.

Se in questo caso l’indinniato medio si fosse fermato a riflettere, avrebbe riconosciuto il volto di Brian May, celeberrimo chitarrista dei Queen, inconfondibile per la sua celebre chitarra autocostruita Red Special.

Ma con migliaia di condivisioni di raro livore, e l’inevitabile torma umana che già anticipiamo arrivare in massa anche nei commenti di questo articolo ad urlarci la loro stolta indinniazione, vi è da perdere la fiducia nel genere umano.

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DA SAPERE Tutti parlano di WhatsApp Momo e le immagini terrificanti: numero rischioso?

Da qualche giorno a questa parte tutti parlano di WhatsApp Momo, una vera e propria moda che consiste nell’invio di immagini davvero terrificanti, che traggono spunto dal volto delle persone con le opportune modifiche grafiche. Il risultato finale metterà a dura prova il vostro stomaco, essendo questo il reale obiettivo di coloro che hanno creato l’ennesima catena di questo 2018 a proposito della popolarissima app di messaggistica tra gli utenti che hanno scelto uno smartphone Android o un iPhone.

Avete presente gli scherzi virtuali che si fanno a Carnevale e ad Halloween? Ebbene sì, WhatsApp Momo non è nulla di più e nulla di meno. Si tratta di una catena attraverso la quale vi arriverà un messaggio contenente un’immagine mostruosa, probabilmente anche da un numero sconosciuto e non presente all’interno della vostra memoria. A testimoniare il fatto che la catena in questione evidentemente ha superato i confini che gli stessi ideatori avevano immaginato.

C’è anche del testo nel progetto di WhatsApp Momo? Pare di sì, visto che intanto in Rete testimoniano il fatto che in caso di mancato inoltro del messaggio in questione, evitando di alimentare la catena, una terribile maledizione vi colpirà. Insomma, sembra trattarsi di uno scherzo d’altri tempi, eppure in tanti ancora oggi continuano a chiedersi di cosa si tratti, dandoci l’ennesima prova del potenziale virale di un’app come WhatsApp. Ormai leader incontrastata qui in Europa rispetto a quelle competitor.

Whatsapp Momo

Whatsapp Momo

Naturalmente il buonsenso dovrebbe indurre tutti a sgonfiare il caso di WhatsApp Momo, evitando di far girare ulteriormente questo messaggio, considerando il fatto che qualcuno pare credere addirittura alla storia della maledizione. Diversamente, non si spiega come si possa alimentare la catena in questione che ha preso piede tra giovedì e venerdì 13 luglio qui in Italia tra gli utenti Android ed iPhone.

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PRECISAZIONI Branco di 11 immigrati senza biglietto massacra anziano, poi devasta il treno Udine-Mestre

TgQuotidiano pubblica un articolo che racconta di 11 immigrati saliti a bordo di un treno sprovvisti del titolo di viaggio, durante il quale avrebbero massacrato un anziano e devastato il convoglio:

Un gruppo di 11 ragazzi, tutti tra i 17 e i 21 anni, saliti sul treno regionale Udine-Mestre, dopo aver minacciato i viaggiatori, ha aggredito, ferendolo, un anziano passeggero. L’uomo  è stato poi portato in Ospedale. Le sue condizioni non destano preoccupazione. La polizia ferroviaria ,prontamente intervenuta, ha arrestato 7 degli 11 ragazzi, tutti stranieri, tutti privi del biglietto di viaggio. Le indagini hanno potuto appurare che i ragazzi si erano già resi responsabili di vari reati commessi nel passato.

I ragazzi sono stati denunciati per rifiuto di fornire le generalità, omissione di soccorso nei confronti dell’anziano ferito e oltraggio a pubblico ufficiale. Si cercano, anche con l’ausilio della videosorveglianza, gli altri 4 ragazzi non ancora identificati.

Tg Quotidiano riporta una notizia vera, ma lo fa con un titolo che esasperadistorce la realtà dei fatti.

Il Gazzettino scrive che il gruppo di ragazzi, tutti tra i 17 e i 21 anni, era salito sul convoglio alle ore 21 del 7 luglio dalla fermata di Conegliano, sul treno Udine-Mestre. I ragazzi urlavano e sbattevano le porte devi vagoni, correndo di carrozza in carrozza e creando scompiglio tra i passeggeri. Erano stati notati dalla Polfer, a bordo del treno, e dunque erano riusciti a rintracciarli per «contenere la loro condotta provocatoria». 7 di loro sono stati fermati, mentre altri 4 si sono dati alla macchia.

I ragazzi fermati sono stati fatti scendere anche perché privi del titolo di viaggio, e identificati anche grazie all’ausilio della Polizia di Stato di Conegliano. Per quanto riguarda il ferimento dell’anziano, le versioni sono contrastanti:

  •  Rainews scrive: «Un gruppo di ragazzi sale a Conegliano su un treno  della tratta Udine-Mestre e provoca il ferimento di un anziano»;
  • Il Gazzettino scrive: «Con la loro furia, il gruppo di giovani ha causato il ferimento di un anziano passeggero»;
  • Giornale di Udine scrive: «Un gruppo di 11 ragazzi, tutti tra i 17 e i 21 anni, saliti sul treno regionale Udine-Mestre, dopo aver minacciato i viaggiatori, ha aggredito, ferendolo, un anziano passeggero»;
  • Udine Today scrive: «Dalle immediate verifiche, i poliziotti potevano accertare che i giovani, con la loro furia, avevano cagionato il ferimento di un anziano passeggero».

In un servizio pubblicato su YouTube, l’emittente ReteVeneta riporta che l’anziano veniva «spinto al loro passaggio» per poi cadere a terra ferito:

I 7 fermati sono stati denunciati. Sul sito ufficiale della Polizia di Stato leggiamo:

I giovani verranno dunque denunciati dalla Polizia Ferroviaria di Udine per rifiuto di fornire le generalità oltre che per omissione di soccorso poiché non si si sono adoperati a prestare assistenza all’anziano ferito. Tre del gruppo verranno denunciati anche per il reato di oltraggio a Pubblico Ufficiale, mentre a carico dei quattro che sono riusciti a fuggire e per la cui identificazione sono in corso accertamenti, anche grazie alle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza presenti in loco, si provvederà alla denuncia per inosservanza dell’ordine di fermarsi legittimamente impartito loro dagli agenti della Polizia di Stato.

È dunque vero che 11 ragazzi, tutti stranieri, sono saliti dalla stazione di Conegliano sul convoglio che da Udine viaggiava a Mestre. Tg Quotidiano, però, parla di «treno devastato», mentre non risultano notizie di devastazioni sulle carrozze, bensì di parapiglia e portelloni sbattuti con forza, ma non vengono riportati danni.

Ancora, sul destino toccato all’anziano abbiamo ancora notizie contrastanti, perché TG Quotidiano parla di “massacro”, Giornale di Udine parla di aggressione e tutte le altre testate parlano di ferimento. Dobbiamo sottolineare, tuttavia, che il fatto resta grave come grave rimane il ferimento di un anziano, a prescindere dalla dinamica dei fatti.

Vogliamo ricordare, soltanto, che parlare di massacro quando l’anziano – secondo ReteVeneta – potrebbe essersi  solamente trovato sul tragitto della folle corsa dei piccoli criminali, genera due realtà diverse. Infine, TG Quotidiano fa uso di una copertina che mostra un gruppo di ragazzi di colore armati, mentre nella vicenda di Conegliano non risultano esserci ragazzi armati.

È vero, dunque, che 11 ragazzi di varie nazionalità hanno preso d’assalto il treno che andava a Mestre, e nella loro azione criminale hanno ferito un anziano. Tg Quotidiano parla di “massacro”, ma le versioni sono contrastanti.  Nessuno di essi, però, era armato (come intende comunicare l’immagine usata da Tg Quotidiano), e 7 ragazzi sono stati arrestati e denunciati.

 

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NOTIZIA VERA Nuove soglie di reddito per il bonus Renzi 2018 e Naspi: a chi spetta il pagamento

Occorre assolutamente chiarezza sulla questione riguardante il bonus Renzi 2018, in merito al pagamento che spetta anche a coloro che percepiscono l’indennità di disoccupazione Naspi. Arrivati a luglio, infatti, bisogna prendere atto che le soglie di reddito sono cambiate e i requisiti dovrebbero portare ad una graduale diminuzione del numero di persone che potranno usufruire degli 80 euro mensili. Insomma, chi potrà ancora ricevere il pagamento dei 960 euro annui? Proviamo a capirci qualcosina di più.

Il bonus Renzi 2018 prevede che il reddito minimo per percepire gli 80 euro al mese sia fissato a 8.174 euro, mentre quello massimo scende a 24.600 euro. Quanto alle categorie aventi diritto al pagamento, oltre a chi rientra nel discorso Naspi, bisogna soffermarsi sui lavoratori dipendenti, i soci di cooperative, i lavoratori a progetto, chi si trova in mobilità o cassa integrazione, chi percepisce una borsa di studio, i lavoratori socialmente utili e quelli a tempo determinato. La conferma è giunta anche dal sito insindacabili.it.

Fino allo scorso anno, gli aventi diritto al bonus Renzi 2018 in teoria dovevano percepire un reddito annuale complessivo superiore a 8.150 euro ed inferiore a 26.000 euro. Va da sé che l’abbassamento del tetto massimo comporterà l’esclusione automatica da questo privilegio. Ecco perché diventa importante esaminare la notizia che vi abbiamo fornito due anni fa, quando abbiamo analizzato la situazione per coloro che avrebbero dovuto avanzare la richiesta per non percepirlo più.

Bonus Renzi 2018

Bonus Renzi 2018

E pensare che da oltre due anni non parlavamo di bonus Renzi su queste pagine, da quando cioè avevamo condiviso con voi la guida per la sua restituzione qualora in realtà non ne avevate diritto. Ora bisogna fare i conti con nuovi parametri e le fasce di reddito che sono state concepite per il bonus Renzi 2018, in riferimento anche al Naspi e a tutti coloro che fino ad oggi hanno percepito il pagamento degli 80 euro al mese concepito dall’ex Premier. Ci rientrate ancora?

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PRECISAZIONI Paypal scrive a un’utente morta di cancro: «Il suo decesso viola le nostre regole» – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un articolo targato Corriere della Sera

Lindsay Durdle ha combattuto contro il cancro per un anno e mezzo. Non ce l’ha fatta, ed è morta il 31 maggio all’età di 37 anni. Poco dopo, il marito Howard Durdle ha informato PayPal del decesso di una delle loro utenti, fornendo alla società di pagamenti online una copia del certificato di morte e i suoi documenti, come richiesto. Non è bastato, a quanto pare. Perché l’uomo ha ricevuto poi a casa, nel West Berkshire, in Gran Bretagna, una lettera — destinata a Lindsay — che iniziava con: «Importante: leggi questa comunicazione attentamente» e proseguiva con «Il suo decesso sta violando la condizione 15.4(c) del contratto con PayPal Credit». Un debito di 3.200 sterline.

Nel vorticoso mondo dell’informazione, questo articolo del 12 luglio ha visto molti aggiornamenti che è doveroso fornire.

Ma partiamo con ordine. Il dieci luglio Howard Durdle riceve una lettera da PayPal

Commentandola con un tono giustamente sorpreso:

Scusatemi per il linguaggio, ma tutto questo è fo**utamente assurdo. PayPal, che ho informato della morte di Lindsay tre settimane fa, le scrive una lettera per minacciare azioni legali a seguito di violazione di obbligo contrattuale per essere defunta. Ma che ca**o! Che razza di macchinario privo di empatia ha scritto tutto questo? Oh Signore mio…

Effettivamente, PayPal richiede che, in caso di decesso di un utente, i sopravviventi si preoccupino della chiusura del conto e di indicare la soluzione col quale vogliono rientrare in possesso di eventuali somme rimaste in conto: sebbene PayPal sia spesso usato come semplice intermediario per non rilasciare a operatori commerciali il proprio numero di carta di credito, di fatto PayPal è ormai un intermediario bancario propriamente detto, abilitato a ricevere, custodire e spendere somme in nome e per conto dell’utente finale.

Quindi, per la stessa logica per cui morto un individuo il suo conto corrente bancario diventa parte dell’asse ereditario, così accade per un conto PayPal.

E finché il conto PayPal è in attivo o vuoto, il problema è limitato: i sopravviventi indicano la soluzione con cui vogliono ricevere le somme custodite, oppure confermano di voler procedere alla rimozione con la cancellazione di ogni dato sensibile del de cuius e la storia finisce lì.

Il problema è che al livello di multinazional raggiunto da PayPal si tende a risolvere ogni singolo problema in modo meccanico ed automatizzato, e i computer sono esecutori stupidi, eccellenti nell’eseguire ordini, incapaci di prevedere casi limite.

In questo caso una combinazione sforturnata di una nota automatizzata generata dal sistema in caso di debiti (in questo caso la defunta aveva lasciato uno scoperto equivalente a circa 4.000 euro…) e la mancata elaborazione da parte del sistema automatizzato di gestione del recupero crediti delle diverse condizioni legislative locali ha creato un mostro.

Non tutti sanno infatti che, mentre in Italia (in regime di comunione dei beni, statisticamente il più probabile) ed alcuni stati Americani (ad esempio) accade il contrario non sempre, anzi raramente, un coniuge nel Regno Unito diviene automaticamente responsabile dei debiti contratti dal coniuge defunto, sia pur in costanza di matrimonio.

Non staremo qui a riepilogarvi le differenze tra le discipline del’asse ereditario nel resto del Pianeta e da noi: vi basti sapere che nel Regno Unito ed in alcuni altri stati Americani non vi sono né obblighi, né presunzioni legali o di alcun tipo, che portano il coniuge sopravvivente ad essere ritenuto responsabile del debito contratto dal coniuge defunto, sia pur in costanza di matrimonio, rendendo il massimo possibile dal sopravvivente il farsi amministratore delle proprietà riferibili al defunto e usare quelle, e quelle soltanto, per provvedere a saldo di eventuali debiti.

Evidentemente il sistema automatizzato di PayPal pensava di trovarsi di fronte ad uno di quei casi, o giurisdizioni, in cui il coniuge o erede viene considerato ope legis successore nel debito come nel credito del defunto, e quindi è partito automaticamente col recupero crediti.

Recupero crediti che è stato stralciato: come riferisce la BBC, il conto è stato chiuso, il debito cancellato e, dopo che Howard ha ricevuto le sue scuse, le attenzioni della compagnia si sono rivolte ai sistemi di controllo interni.

Si spera per migliorarli

E come riferisce la vittima

Sono stato in contatto con PayPal: si sono scusati sinceramente ed hanno promesso di cambiare quello che devono per evitare che ciò accada di nuovo. Spero che altre compagnie possano applicare empatia e senso comune per evitare di aggiungere dolore a chi soffre

E speriamo che così accada.

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PRECISAZIONI Cade giù da un scogliera con l’auto e sopravvive 7 giorni bevendo l’acqua del radiatore

Secondo un articolo pubblicato su L’Unione sarda il 16 luglio 2018, una donna sarebbe sopravvissuta ad un incidente bevendo per 7 giorni l’acqua del radiatore:

È caduta giù da un scogliera con la sua auto facendo un volo di oltre 60 metri, è rimasta una settimana intrappolata sul fondo della scogliera ed è riuscita a sopravvivere bevendo acqua dal radiatore del suo veicolo distrutto.

L’incredibile storia arriva dalla California: Angela Hernandez è stata trovata da un coppia di escursionisti, che prima hanno visto il suo Suv in parte sommerso dall’acqua vicino alla scogliera, poi hanno trovato la ragazza e chiamato i soccorsi.

Incredibile la storia di questa 23enne di Portland: stava andando a trovare sua sorella Isabel a Lancaster, quando per evitare un animale è finita fuori strada ed è caduta giù dalla scogliera nella zona di Big Sur.

La sua scomparsa ha subito catturato l’attenzione dei media: era stata immortalata per l’ultima volta dalle telecamere di videosorveglianza a un’ottantina di chilometri dal luogo in cui è stata trovata.

Poi il ritrovamento e l’intervento dei soccorritori, che sono riusciti a farle scalare la scogliera e poi a elitrasportarla in ospedale.

Angela era cosciente, ha riportato solo una ferita alla spalla: non si sa se e cosa abbia mangiato in questa settimana, quel che è certo è che ha bevuto l’acqua del radiatore del suo veicolo distrutto per dissetarsi, ha spiegato la polizia.

Il 6 luglio Angela Hernandez, 23 anni, si era messa in viaggio dalla sua casa a Portland per andare a trovare la sorella Isabel a Lancaster, nella contea di Los Angeles. Il 5 luglio aveva mandato un messaggio alla sua famiglia intorno alle 22, comunicando che intendeva fermarsi a riposare nel parcheggio di un negozio di alimentari della contea di San Mateo. L’indomani mattina, dunque il 6 luglio alle 8, con un altro messaggio comunicava alla famiglia che si era rimessa in viaggio.

Le sue ultime immagini erano state catturate da una telecamera della CCTV, in una stazione di benzina di Carmel. Da quel momento, Angela aveva smesso di inviare messaggi e la famiglia, allarmata, aveva tentato più volte di chiamarla, senza ricevere risposta. Una volta ricevuta la denuncia di scomparsa, l’ufficio dello Sceriffo della Contea di San Mateo aveva avviato le indagini e lanciato un appello sui social:

La vicenda si è conclusa venerdì 13 luglio, quando una coppia di escursionisti – riferisce lo Sceriffo della contea di Monterey, John Thornburg – aveva notato il relitto di una Jeep bianca a 200 piedi di profondità dalla scarpata di Big Sur. Avevano trovato, dunque, la ragazza ferita ad una spalla ma cosciente. Una volta rientrati nel luogo in cui erano accampati, avevano chiamato il 911. I soccorritori, giunti sul posto, hanno trasportato la ragazza nel più vicino ospedale tramite l’elisoccorso. Angela ha raccontato di essere uscita fuori strada per aver evitato di travolgere un animale, il 6 luglio, mentre percorreva la Nacimiento Fergusson, sulla Highway 1.

Parliamo di precisazioni, ora, per soffermarci sul dettaglio del radiatore. È vero che Angela Hernandez è riuscita a tenersi in forze e a idratarsi con l’uso del radiatore, ma è sufficiente consultare tutte le fonti riportate (ribadiamo: CNNThe Guardian e Independent) per accorgerci che, in realtà, la ragazza non ha bevuto l’acqua del radiatore, bensì ne ha utilizzato un tubo per dissetarsi da un fiume che scorreva nelle vicinanze.

La stessa Angela ha raccontato l’intera vicenda in un post sul suo profilo personale:

About 3 days had passed by now and the back of my jeans were torn apart, my socks were nothing but holes, and I could start feeling the effects of dehydration. I found my way back to my car and started looking around for anything I could use. I found a 10-inch black hose that seemed to have fallen off of my vehicle during the crash. It fit perfectly in the front pocket of my sweater, so I kept it there. I walked farther south down the beach than I ever had before and heard a dripping sound. I looked up and saw a huge patch of moss with water dripping down from it. I caught the water in my hands and tasted it. It was fresh!!!! I collected as much as I could in my little hose and drank from it for maybe an hour.

Addirittura, Angela riferisce di aver estratto l’acqua da una macchia di muschio dalla quale sgocciolava, e di aver usato un tubo “probabilmente caduto dalla sua macchina dopo l’incidente” per bere. Non è esatto, dunque, affermare che la ragazza si sia salvata bevendo l’acqua dal radiatore della sua Jeep.

 

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GUIDA UTILE Come funziona l’Amazon Prime Day 2018: fregature da evitare e orario in Italia

Oggi 16 luglio scatta ufficialmente il tanto atteso appuntamento dell’Amazon Prime Day 2018. A partire dalle 12, e di conseguenza proprio in questi minuti, potrete iniziare a sfruttare le tantissime promozioni concepite dallo store tramite la pagina speciale in cui approcciare al meglio la campagna. Una volta atterrati sul link in questione, bisogna tener presente due cose sull’orario delle offerte. In primo luogo, la campagna durerà complessivamente 36 ore, con scadenza fissata domani sera prima dello scoccare della mezzanotte. In seconda istanza, ogni ora avremo nuove promozioni da valutare.

Cosa vuol dire questo? Semplicemente che l’Amazon Prime Day 2018 è un evento in divenire. Partendo dalla pagina in precedenza indicata, recatevi all’interno della sezione merceologica di vostro gradimento, con aggiornamenti costanti alla luce del continuo lancio di nuove opportunità. Gli sconti sono e saranno estremamente interessanti, anche se al momento non è possibile anticiparvi le singole promozioni in uscita per ogni sezione.

Esempi di sconti durante l’Amazon Prime Day 2018? Avremo il 30% di risparmio su Kindle Paperwhite WiFi, il 29% su Tablet Fire 7 e il 50% su Fire TV, Samsonite & American Tourister. Come se non bastasse, avremo anche dei picchi di 45% di sconti su abbigliamento, mentre coi gioielli arriveremo al 30%. La notizia è stata data proprio da Amazon con una nota ufficiale, ragion per cui se volete evitare fregature tenete a mente che gli sconti saranno sì interessanti, ma non oltre le soglie che vi abbiamo indicato.

Amazon Prime Day 2018

Amazon Prime Day 2018

Dopo le anticipazioni condivise con voi qualche settimana fa, dunque, è arrivato il momento di sfruttare al massimo l’evento in questione a partire dalle 12 di oggi 16 luglio, fino alle 23.59 del 17 luglio. Se avete ancora dubbi su come funziona l’Amazon Prime Day 2018 qui in Italia, al fine di evitare fregature di qualsiasi tipo, prendete in esame tutto quello che vi abbiamo comunicato in questi minuti o contattateci per saperne di più. Siete pronti a sfruttare le offerte appena lanciate?

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NOTIZIA VERA Uomo molesta donna per una maglietta “Puerto Rico” negli Stati Uniti

Il video in cui, negli Stati Uniti, un uomo molesta una donna solo perché indossava una maglietta con sopra scritto “Puerto Rico”, ha fatto il giro del web. Il video è girato in Illinois, ed è vero. Molti si sono indignati non solo per l’atteggiamento “nazionalista” dell’uomo, ma anche perché un poliziotto, lì vicino, non è intervenuto.

L’episodio

Il video è autentico, pubblicato da donna di Chicago, rimproverata da un uomo solo per aver indossato una maglietta inneggiante ad un paese del centro America. Nonostante la richiesta d’aiuto al poliziotto lì accanto, la donna non ha avuto assistenza.

Il video ha avuto 33 milioni di visualizzazioni in due giorni. La versione integrale dura addirittura 36 minuti ed è stata pubblicata su Facebook della stessa donna, Mia Irizarry, il 14 giugno 2018.

L’uomo è stato poi identificato e si chiama Timothy Trybus, di 62 anni. Continuava a criticare la Irizarry per il suo abbigliamento, perché rappresentava una sfida all’America, sul suolo americano.

L’episodio è avvenuto in un’area picnic a Caldwell Woods, nella riserva forestale della contea di Cook, a undici miglia a nord-ovest di Chicago.

Come è finita

L’agente della polizia distrettuale forestale presente, che non è intervenuto, è stato successivamente identificato come Patrick Connor. Nonostante tre richieste ufficiali d’intervento, l’agente non ha fatto nulla per interrompere le molestie di Trybus.

Nel video l’uomo critica i tentativi di “contaminazione” degli altri popoli con quello statunitense, e non sembra nemmeno sapere che Puerto Rico è un protettorato americano. Trybus pretendeva che la donna si cambiasse la maglietta con una più consona al territorio americano, e alla cittadinanza della donna, sempre statunitense.
In difesa della donna è dovuto intervenire il fratello, che però è stato a quel punto fermato dall’agente. Solo dopo molto tempo, altri agenti sono arrivati sulla scena e hanno arrestato Trybus.
Il 10 luglio, il capo della polizia distrettuale di Forest Preserve, Kelvin Pope, ha dichiarato alla stampa l’avvio di un’indagine interna sul comportamento di Connor. Il giorno successivo l’agente Patrick Connor ha rassegnato le sue dimissioni.

 

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BUFALA La macchina Cow Crusher per schiacciare le mucche

Per il web impazza una fotografia di una comune attrezzatura veterinaria che viene fatta passare come strumento di tortura per gli animali.

cow-crusher

Viene presentata come un “frantoio per mucche”, un dispositivo progettato per schiacciare, letteralmente, le mucche.

L’immagine mostra una mucca all’interno di una strana gabbia metallica che viene rovesciata. È diventata virale, questo mese, con la didascalia “frantoio per mucche”.

Il dispositivo sarebbe progettato per schiacciare a morte le mucche, per un nuovo livello di tortura. Il macchinario schiaccerebbe il povero animale mentre lo fa ruotare su, giù, da un lato all’altro in un movimento rapido e controllato da un grande trattore.

La bufala

Secondo chi crede a questa storia, la povera mucca sarebbe morta e si sarebbe probabilmente coperta di urina.

La fotografia di questo dispositivo è effettivamente reale, ma il suo scopo è ben diverso da quello che si tenta di far credere.

Si chiama “cotta per il bestiame”, o “cotta di mucca” o “cotta di bestiame”, ma non è stato certamente progettato per schiacciare letteralmente le mucche, come si vede dai video.

Il dispositivo serve semplicemente a bloccare il bestiame al fine di far lavorare tranquillamente i veterinari, nel caso in cui si dovessero somministrare con sicurezza vari tipi di cure all’animale, come spiegato nel manuale d’uso di un costruttore.

Serve per eseguire operazioni di routine come etichettatura, pesatura e vaccinazione di animali di grandi dimensioni.

La foto originale proviene dal sito Glendale Engineering che si occupa di macchinari agricoli.

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