DISINFORMAZIONE I genitori dovrebbero chiedere il permesso ai bambini prima di cambiare il pannolino

Secondo l’educatrice sessuale Deanne Carson, i genitori dovrebbero chiedere il permesso ai propri figli prima di cambiare loro il pannolino.

Si tratta di una notizia in parte falsa e meglio argomentata da Snopes.

Infatti, l’educatrice sessuale Carson ha affermato che i genitori potrebbero chiedere ai bambini se sia giusto cambiare i pannolini per far capire loro quanto sia importante la risposta, sottolineando come non sia possibile che i bambini diano l’ok spontaneamente al cambio di pannolino.

La Carson, invece, non ha mai detto che i bambini potessero essere in grado di dare il consenso al cambio dei pannolini o che i genitori dovessero ricevere un consenso prima di cambiarlo. Inoltre, non ha mai detto che i bambini che si rifiutano di cambiare il pannolino dovessero essere lasciati dentro i pannolini sporchi.

Qualche giorno fa diversi tweet relativi ad una recente apparizione in tv dell’educatrice sessuale Deanne Carson sono diventati ben presto virali sui social, e gli utenti non hanno fatto altro che criticare aspramente il suo  presunto – è bene dirlo – parere secondo il quale i genitori dovrebbero chiedere il permesso ai bambini prima di cambiare i pannolini.

Alcuni utenti hanno voluto approfondire la questione, mettendo in evidenza come l’idea che i bambini che ancora non sanno parlare possano esprimere un consenso sia completamente dannosa.

Come sono state diffuse sui social, effettivamente le dichiarazioni della sessuologa sembravano alquanto bizzarre, dal momento che gran parte dei bambini che indossano i pannolini non sono in grado di parlare e, probabilmente, nemmeno di capire realmente la domanda. Ad ogni modo, vedendo questo breve spezzone di intervista nel suo contesto originale, il quadro descritto dalla Carson cambia notevolmente.

Insomma, le interpretazioni errate diffuse dagli utenti sono fuori luogo, perché è sufficiente guardare il video originale per rendersi conto di quanto aveva affermato la Carson e del relativo contesto in cui erano state rilasciate le dichiarazioni.

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BUFALA La gente sta adottando Pit Bull Terrier solo per sopprimerli

Sembra che tante persone stiano adottando dei pitbull con l’unica ragione di applicare l’eutanasia su questi animali, per poi vantarsi sul web diffondendo l’hashtag #PitbullDropOff.

Si tratta di una vera e propria bufala: qualche giorno fa l’hashtag #PitbullDropOff ha cominciato a prendere piede sui social. Questo post comprende un’immagine di cuccioli molto teneri, come quelli di pitbull terrier, accompagnata da una didascalia che riferisce che la persona che ha provveduto allo scatto della foto li ha adottati con l’unico scopo di praticare su di loro l’eutanasia. Questo post di “muffs-o-matic” chiarisce ancora meglio la situazione:

Si tratta di post inventati di sana pianta che fanno parte di un tentativo di utenti giovani di scatenare sentimenti come indignazione e rabbia sul web. Nello specifico sono diretti proprio a “ingenue persone e individui con un basso QI”.

Questi post derivano non da situazioni reali, ma dalle menti di alcuni razzisti e misogini che fanno parte di 4chan, una bacheca completamente anonima che include neonazisti, troll e altri personaggi di questo genere, in cui condividono il loro disprezzo per la decenza umana.

Un post anonimo dello scorso 13 maggio è stato trovato proprio nel forum in questo sito e non fa altro che rilasciare un aggiornamento su questa indecente campagna e in cui viene suggerito ad altri utenti di contribuire alla diffusione del “gioco”.

Come diverse persone hanno sottolineato su Reddit, gran parte delle foto che sono state pubblicate su Twitter e Facebook con l’hashtag #PitBullDropOff si possono trovare molto facilmente sul web. Giusto per fare un esempio, la foto che compare nel post di “muffs-o-matic”, si può trovare in un elenco di teneri cuccioli pubblicato su The Chive nello scorso mese di febbraio.

Come sottolinea la fonte, questo trend che è diventato virale sui social non è altro che una bufala messa in atto da haters anonimi che sfruttano foto non correlate, didascalie inventate e hanno in comune una dipendenza dal razzismo e dalla misoginia.

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BUFALA La Palestina parteciperà ad Eurovision Song Contest 2019

Nel corso delle ultime ore si è diffusa la notizia secondo cui la Palestina prenderà parte all’edizione 2019 dell’Eurovision Song Contest.

La notizia è una bufala. Il 14 maggio scorso, il sito di satira irlandese Waterford Whispers News ha comunicato che l’European Broadcasting Union consentirà ai cantanti della Palestina di prendere parte nel famoso concorso Eurovision nell’edizione del prossimo anno.

In realtà non c’è nulla di vero in questa affermazione. Si tratta di una storia creata ad arte esclusivamente come presa in giro rispetto agli attuali eventi. È stata una cantante israeliana, Neta Barzilai, ad aggiudicarsi infatti l’edizione appena conclusa di Eurovision e, di conseguenza, sarà proprio Israele ad ospitare la prossima edizione del concorso.

Ogni cantante di una nazione che appartiene alla rete EBU può prendere parte alla manifestazione. Anche se il territorio palestinese non fa parte di tale rete, potrebbe prendere parte all’evento un cantante palestinese che vive in uno dei Paesi membri. Ad esempio, Israele o la Giordania, in cui vi è una folta presenza di palestinesi nella popolazione.

Tra l’altro, il modo in cui si è svolta l’edizione 2018 dell’evento non è andata particolarmente a genio all’Irlanda. Anzi, il sindaco di Dublino non ci ha messo molto a sottolineare che l’Irlanda dovrebbe fare una scelta radicale e boicottare la manifestazione del prossimo anno per solidarietà con il popolo palestinese.

Insomma, anche questa volta più che di satira possiamo parlare di articoli completamente inventati.

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DISINFORMAZIONE Papa Francesco contro i proprietari di armi da fuoco: mai più chiamarli cristiani!

Papa Francesco avrebbe detto che i proprietari di armi non possono più definirsi cristiani. Sembra che il Pontefice abbia detto, qualche giorno fa, che le persone che possiedono delle armi da fuoco sarebbero solamente degli ipocriti e che non dovrebbero più definirsi cristiani.

In realtà, si tratta di una notizia in parte falsa della quale ha pubblicato un’analisi la redazione di Snopes.

Parliamo dalla componente vera: nel 2015 Papa Francesco aveva affermato che le persone che fabbricano e che vendono armi da guerra creano un clima di sfiducia. Al tempo stesso, ha voluto sottolineare che anche coloro che si sono posti a difesa degli investimenti finanziari nel settore delle armi si stavano impegnando in un gioco di vera e propria ipocrisia.

Bisogna mettere in evidenza, però, che le frasi riferite dal Pontefice erano da inserire nel contesto della guerra internazionale e dell’industria globale delle armi, ma non hanno a che vedere con l’annosa discussione negli Usa sulla proprietà civile delle armi di piccolo calibro.

Qualche giorno fa, il blog NeoNettle.com ha diffuso la notizia secondo cui Papa Francesco aveva voluto scendere più a fondo sulla discussione in corso negli Usa riguardante il diritto a possedere un’arma in casa. Secondo tale portale il Pontefice pare abbia denunciato le persone proprietarie di armi da fuoco, definendole ipocrite e asserendo come non si possano più chiamare cristiane.

L’articolo è stato scritto, però, prendendo delle citazioni reali di Papa Francesco e mescolandole in maniera sapiente per creare un contesto del tutto fuorviante. In realtà il Papa aveva parlato circa la guerra internazionale e l’industria delle armi: l’articolo tenta di spostare il mirino del discorso sul dibattito americano sulla proprietà civile delle armi di piccolo calibro e sulla Costituzione a stelle e strisce.

Il Pontefice, tra l’altro, aveva pubblicato un tweet richiedendo che l’uso di tutte le armi venga bandito, con l’obiettivo di raggiungere la pace. NeonNettle.com ha sfruttato questa e altre dichiarazioni del Papa contestualizzandole in un altro dibattito.

 

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NOTIZIA VERA «Un circo degli orrori»: esposto del Codacons per la chiusura del Grande Fratello

Una notizia pubblicata sul Corriere della Sera il 14 maggio 2018 riporta che l’Agcom ha definito il Grande Fratello «un circo degli orrori», e che il Codacons ne ha chiesto la chiusura:

Già in molti avevano criticato questa edizione del reality, ora arriva anche un esposto all’Agcom dell’associazione dei consumatori: «Con l’ultima edizione del Grande Fratello, la televisione italiana non ha mai raggiunto livelli di trash così elevati» si legge nell’esposto che precisa come lo stesso Codacons stia ricevendo «da giorni le proteste degli utenti della tv che non vogliono più assistere a spettacoli così aberranti sui teleschermi».

A dare conferma è lo stesso Codacons nell’area Rassegna Stampa, con un comunicato pubblicato il 15 maggio sul sito ufficiale:

L’associazione dei consumatori chiede a Mediaset «di fare un passo indietro, disponendo la sospensione del programma nell’interesse dei telespettatori. Con un esposto all’Agcom, inoltre, abbiamo chiesto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di disporre la chiusura immediata della trasmissione qualora l’azienda non adotterà entro pochi giorni misure in tal senso.

Ancora:

Tra volgarità di vario tipo, violenze verbali, personaggi borderline e finte storie d’amore a uso e consumo delle telecamere, il Grande Fratello è diventato una `discarica televisiva´, altamente diseducativa specie per i più giovani.

La notizia è dunque vera. Il Codacons ha chiesto a Mediaset di sospendere il reality show italiano.

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DISINFORMAZIONE E ACCHIAPPACLICK Uccise ragazza con 59 coltellate, RAI lo assume per condurre programma sui serial killer perché di sinistra

I mendicanti del web, in tempi di crisi, abbandonano il livore xenofobo rivolto ai migranti e si frappongono tra sentenzeconcessioni di grazia, anche quando si tratta di Tribunali – ben più esperti di un articolista di una testata di disinformazione – e di Presidenti della Repubblica. Il caso di Massimo Carlotto è ora materia di dibattito dal momento in cui gli è stata affidata la conduzione di Real Criminal Minds su Rai4.

Dai nostri lettori apprendiamo che la pagina Facebook di taglio nazionalista La Fenice ha pubblicato un post l’11 maggio 2018:

Il titolo è lo stesso (debuggato per non apparire troppo scandaloso) usato da Voxnews in un articolo pubblicato nello stesso 11 maggio:

UCCISE RAGAZZA CON 59 COLTELLATE, RAI LO ASSUME PER CONDURRE PROGRAMMA SUI SERIAL KILLER PERCHÉ DI SINISTRA

Quelli di Lotta Continua hanno fatto tutti carriera. Figli compresi. Tutti più o meno graziati, a partire dal loro capo.

L’ultimo caso è delirante. Nel 1976 fu condannato per la brutale uccisione di una ragazza di 24 anni. La poverina venne trovata nel suo appartamento a Padova con 59 coltellate.

Ora la Rai lo assume per condurre il programma Real criminal minds, andrà in onda su Rai 4 e prenderà il via il prossimo 18 maggio.

Lui è Massimo Carlotto, ex militante di Lotta Continua, e presenterà i 24 episodi con una breve introduzione personale per raccontare la vita dell’omicida che ha ispirato la puntata. del resto chi, meglio di lui? Per la famiglia di Margherita Magello, la ragazza uccisa, si tratta di un affronto, un vero e proprio schiaffo alla memoria della 24enne. L’ennesimo, il primo lo ricevettero quando venne graziato per amicizie politiche.

L’allora militante di Lotta Continua si diede alla latitanza. Come tutti i criminali rossi si rifugiò in Francia e poi in centroamerica. Carlotto venne arrestato in Messico, ma la procedura di estradizione richiese 3 anni.

Quando finalmente giunse in Italia, venne condannato a 18 anni di carcere. Non ci restò molto: dopo appena 6 anni di carcere, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, nel 1993, lo graziò perché le sue condizioni di salute erano incompatibili con il carcere. Inutile l’opposizione dei parenti della vittima, che del resto non erano mica membri di Lotta Continua.

Margherita Magello

Margherita Magello moriva intorno alle 18 a Padova, in via Faggin, il 20 gennaio 1976. Il suo corpo, seminudo e orribilmente martoriato da decine di coltellate, si trovava nello sgabuzzino. In quel momento l’allora 18enne Massimo Carlotto passava di lì mentre era intento a svolgere un’indagine sullo spaccio di droga nel quartiere, e veniva attirato da alcune grida. Carlotto conosceva sia la ragazza che l’edificio, in quanto un piano sopra l’appartamento della Magello abitava sua sorella.

Carlotto – militante di Lotta Continua e già noto alle forze dell’Ordine – trova la porta di casa Magello aperta ed entra nell’appartamento. Lì trova Margherita agonizzante e si china su di lei, che poco dopo muore. Il ragazzo, spaventato, fugge. Ai Carabinieri di Padova racconta del rinvenimento e si presenta come testimone, ma viene arrestato. Passerà 2 anni e 4 mesi in carcere in attesa di giudizio. I suoi vestiti erano macchiati di sangue, ma la quantità di sangue era troppo esigua per essere sugli abiti dell’assassino. Ancora, all’interno dell’appartamento era stata rinvenuta l’impronta di una scarpa che non apparteneva a Carlotto. Tra le unghie della vittima, inoltra, era stato rinvenuto un capello che non venne mai analizzato.

Su Repubblica del 31 gennaio 1989 leggiamo:

Prima prova: i guanti di Carlotto: li indossava quando entrò in casa Magello; avevano delle macchie che investigatori e giudici pensarono immediatamente fossero tracce di sangue. Non venne eseguita alcuna perizia. Più tardi, la perizia fu ordinata in sede di istanza di revisione: i professori Rossi e Viterbo scoprirono indubitabilmente che non si trattava di sangue, men che meno umano. Seconda prova: sul piede destro della vittima venne rilevata una parziale impronta di suola di scarpe, evidentemente dell’ assassino: ma sono i segni lasciati da una suola di gomma con disegni in rilievo; e invece Carlotto aveva Clarks con suole di gomma liscia. Queste le prove.

Su di lui gravarono 10 processi e 50 perizie, e si crearono diversi movimenti di sostegno e numerose raccolte di firme per chiedere la sua scarcerazione, per quanto Voxnews giochi sull’indignazione politicamente schierata chiudendo facilmente la questione come un fatto di sinistra.

L’intero iter giudiziario noto come “Il caso Carlotto” è disponibile a questo indirizzo.

In sostanza, come sostenevano 40 deputati che presentarono istanza al Ministro di Grazia e Giustizia per un’interrogazione parlamentare su «un caso mai basato su prove concrete» (era il 21 ottobre 1992) e come ritenne il Presidente della Repubblica, il 7 marzo 1993 Massimo Carlotto ottenne la grazia. Il titolo di Voxnews e di una testata ufficiale (Il Giornale) indicano con sicurezza Carlotto come l’assassino di Margherita Magello, quando non è mai stato possibile provare la sua responsabilità.

Parliamo di disinformazioneacchiappaclick, dunque, perché dopo un’odissea giudiziaria come quella del Caso Carlotto, servirsi di certi titoli per spostare la verità dall’opinione pubblica è una semplice manovra per attirare i lettori.

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ACCHIAPPACLICK Leggilo.org e le FALSE immagini per aumentare l’indignazione

Oggi mi hanno segnalato una notizia che gira su molti quotidiani:

La figlia dimentica di lavare i piatti, il padre le uccide i cani

La notizia è vera come abbiamo appurato in precedenza, ma nelle varie versioni che ho visto circolare, una ha catturato la mia attenzione:

Quello che mi ha colpito è la forte immagine di anteprima che compare quando si condivide il link su una pagina facebook o su un profilo twitter.

Diciamo subito che l’immagine NON HA NULLA a che vedere con la notizia, non è la fotografia dei cani della notizia, ma deriva da una notizia del 2013:

Ora la domanda che ci dobbiamo porre è:

tale immagine è stata caricata da chi condivide il post in pagina per avere più like ? la risposta è no.

Analizzando il codice dell’articolo originale troviamo questi dati:





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og:image, og:image:secure_url, twitter:image sono elementi che vengono utilizzati dalle piattaforme Social per creare l’anteprima del link-articolo che poi verrà condiviso su Facebook. Tramite Facebook debugger è possibile creare/aggiornare un’anteprima del link dell’articolo che è stato appena pubblicato.

Praticamente hanno ricercato su google un’immagine usando come chiave “2 dogs killed”:

e l’hanno utilizzata come immagine di anteprima per Facebook per avere più like e condivisioni:

E ovviamente nell’articolo originale l’immagine “acchiappa-click” non compare perchè “nascosta” nel codice.

Quando condividete un articolo fate attenzione, fate molta attenzione.

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DISINFORMAZIONE Bambina stuprata a sangue da gruppo di profughi somali: non possono essere espulsi – bufale.net

Apriremo questo articolo con una domanda fondamentale: quando un profugo non può essere considerato tale, e quindi passibile di espulsione? Quando ha la cittadinanza del paese dal quale dovrebbe essere espulso.

Da dove lo espelleresti infatti? Dal Pianeta Terra? Dal genere umano? Dall’ordine dei Mammiferi?

Andiamo con ordine, e passiamo alla notizia della echo chamber “TG Quotidiano”

I quattro somali hanno violentato la bambina di 13 anni a Västerås, in Svezia, fino a quando ha iniziato a sanguinare. E poi, senza pietà, hanno proseguito lo stupro di gruppo.

Ora tre dei somali sono stati condannati a pochi mesi di domiciliari e al risarcimento ‘danni’. Nessuno di loro può essere espulso con la legislazione in vigore, perché hanno ricevuto la cittadinanza svedese. La stupro di gruppo è stato filmato e poi diffuso sui social media, e la ragazzina ha tentato il suicidio dopo la brutale violenza.

I tre somali condannati sono nati nel 2000, quindi maggiorenni. Un quarto somalo ha partecipato alla violenza di gruppo ma è stato rilasciato con un’ammenda perché all’epoca era minorenne.

La ragazzina ha raccontato di come, mentre perdeva copiosamente sangue, le quattro bestie continuavano a stuprarla. Lei è fuggita raggiungendo il balcone per gridare aiuto, ma uno dei violentatori l’ha raggiunta e proseguito la violenza sul terrazzo.

Dopo la violenza di gruppo, la ragazzina ha tentato il suicidio è diventata ‘assente’ e ‘scontrosa’, non riesce a frequentare la scuola e di notte ha gli incubi, piange e non riesce a dormire da sola.

Almeno due somali hanno filmato l’assalto prolungato e il filmato sugli stupri si è diffuso sui social media. Le sequenze del filmato sono diventate una delle prove più evidenti del pubblico ministero e sono state mostrate durante il processo.
Due dei somali avevano precedenti, erano stati condannati per una rapina commessa nell’aprile 2017.

Due dei somali sono anche condannati anche per diffusione di pornografia infantile.

Una notizia purtroppo vera per quanto attiene l’evento stupro, la violenza vi è stata. In compenso Voxnews, primo a tradurre la notizia passata attraverso gli altri portali, pur fregiandosi di un bottone fact checking si è “dimenticato” di tradurre pezzi fondamentali dell’articolo che citava.

Se l’avesse fatto, avrebbe potuto notare come

I documenti in possesso delle autorità dimostrano che tutti e tre i cittadini condannati hanno la cittadinanza sia in Svezia che in Somalia – e quindi, non si può rimpatriarli in Africa

Quattro imputati quindi: uno non punibile perché minorenne, ma comunque tenuto al risarcimento del danno, e tutti e quattro cittadini Svedesi, quindi in quanto tali difficilmente espatriabili nella stessa Svezia dove hanno commesso il reato.

I tre punibili erano comunque minorenni, diciassettenni per essere precisi, e quindi sottoposti ad una misura simile all’affido in prova ai servizi sociali nostrano, che per loro consisterà nel prestare opera di assistenza in centri per l’assistenza ai minori e tutti condannati ad un risarcimento danni pari a circa 180100 Euro.

Basta rimuovere un paio di dettagli, ed ecco che una greve notizia diventa oggetto di viralità.

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NOTIZIA VERA La figlia dimentica di lavare i piatti, il padre le uccide i cani

Un articolo pubblicato su Leggilo il 13 maggio 2018 riporta che un padre avrebbe ucciso i due cani della figlia perché la ragazza non aveva lavato i piatti:

La figlia dimentica di lavare i piatti, il padre le uccide i cani

La figlia dimentica di lavare i piatti così il papà decide di punirla uccidendole i suoi cani. Un gesto sconvolgente quello di Jeffrey Don Edwards, 35 anni, che ha sparato ai cani della figlia adolescente fuori dalla loro casa ad Harrah, in Oklahoma, solo perché la 17enne si è dimenticata di lavare i piatti. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti verso gli animali e per possesso di armi da fuoco. Secondo quanto riporta la stampa locale la ragazza si sarebbe divisa il compito di lavare i piatti insieme al fratello di 15 anni, ma quella sera del 9 maggio aveva dimenticato il suo turno e il papà si è ritrovato i piatti sporchi nel lavello. Un comportamento inaccettabile per il 35enne che ha iniziato a gridare e a rompere i piatti, così la giovane ha chiamato la madre, che vive in un’altra casa, chiedendole di portarla via. La donna è andata in aiuto della figlia, ma quando il giorno dopo la ragazza è tornata a casa ha visto molto sangue e non ha più trovato i cani.

La 17enne ha chiamato la polizia e davanti agli agenti lo zio ha ammesso che il padre li avrebbe uccisi in preda all’ira per la discussione avuta la sera precedente. I corpi degli animali sono stati trovati a 100 metri dalla loro casa e per Edwards è scattato l’arresto. L’uomo però nega ogni accusa, anche se due testimoni hanno dichiarato che lui stesso, poco dopo aver ucciso i cani, ha confessato loro quello che aveva fatto aggiungendo di non sentirsi nemmeno in colpa. L’ex moglie ha dichiarato che i due figli sono sconvolti dall’accaduto, entrambi  i ragazzi, infatti, sarebbero stati molto legati ai due animali.

Jeffrey Don Edwards / The Sun

Jeffrey Don Edwards, 35 anni e residente ad Harrah, respinge le accuse. Secondo la sua versione si tratta di una totale bugia, in quanto nel momento in cui i due cani morivano assassinati, egli si sarebbe trovato al lavoro.

Nella giornata di martedì 8 maggio 2018 aveva inveito pesantemente contro la figlia 17enne perché quest’ultima aveva lasciato la casa in disordine e le stoviglie sporche. In suo soccorso era arrivata la madre, Danielle DePee (ex-moglie di Edwards, Independent). L’indomani, dunque nella giornata di mercoledì 9 maggio, la madre aveva riaccompagnato la ragazzina in casa del padre, ma le due avevano trovato un lago di sangue.

Edwards e DePee erano separati dal 2007 e i loro due figli, la ragazzina di 17 anni e il piccolo di 15, passavano di tanto in tanto delle giornate col padre. A riferire alla figlia che il padre fosse l’artefice della morte dei due cani, riferisce la signora DePee, sarebbe stato un collega dell’uomo – Oxygen riferisce, invece, che a testimoniare fosse stato uno zio – che aveva assistito alla barbarie. L’intento era quello di dare una lezione alla ragazzina.

I due cani senza vita sono stati rinvenuti nella stessa proprietà di Edward, a 100 metri dalla casa, e riportavano ferite da arma da fuoco. Intanto, l’uomo è stato rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di 10.000 dollari. Come riporta Oxygen citando il quotidiano locale The Oklahoman, Edward aveva già avuto guai con la legge nel 2011 per aver esploso dei colpi di fucile da un camioncino.

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NOTIZIA VERA Tunisini freschi di sbarco prendono a testate poliziotti e molestano volontaria

Un articolo pubblicato il 13 maggio 2018 su TG Quotidiano titola: «Tunisini freschi di sbarco prendono a testate poliziotti e molestano volontaria». Il grave episodio di è verificato a Pozzallo (RG) a seguito di uno sbarco di 108 migranti arrivati sul suolo italiano il 12 maggio:

Tunisini scatenati appena sbarcati a Pozzallo da una nave militare britannica, come da accordi firmati dal PD: volontaria molestata e due poliziotti presi a testate.

I timori e le preoccupazioni manifestate nel comunicato stampa di stamane circa lo sbarco di clandestini di nazionalità tunisina (con la bizzarra richiesta di caricarli sui treni verso nord) hanno trovato fondamento in episodi di intolleranza da parte degli stessi nei confronti di un’operatrice dell’hot spot.

E’ intervenuto un poliziotto preso a testate dal tunisino, rendendosi necessario per lui il ricorso alle cure dei sanitari che gli hanno assegnato una prognosi di 30 giorni.

Episodi di intolleranza anche nei confronti di alcuni operatori sanitari dell’ospedale Maggiore di Modica dove due clandestini sono stati condotti per ricevere assistenza sanitaria. Qui uno dei due ha tentato la fuga, ma è stato prontamente bloccato dagli agenti di scorta.

Il nordafricano ha colpito con tre testate l’agente che è stato ricoverato, con un ipotesi di frattura del setto nasale e una prognosi di trenta giorni, nell’ospedale di Modica.

Come riporta Giornale di Sicilia in un articolo del 12 maggio, si tratta di due episodi distinti. In un caso, un agente è stato colpito mentre prendeva le difese di un’operatrice apostrofata in modo volgare; nel secondo caso, un altro agente veniva aggredito mentre tentava di fermare un tunisino intento a fuggire dal pronto soccorso, presso il quale si trovava per un presunto – così lo definiscono gli organi di stampa – malore:

Il nordafricano ha colpito con tre testate l’agente che è stato ricoverato, con un ipotesi di frattura del setto nasale e una prognosi di trenta giorni, nell’ospedale di Modica.

Giornale di Sicilia

Sempre il Giornale di Sicilia ha raccolto le parole del sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, che ha espresso solidarietà agli agenti colpiti e rinnovato la volontà di accoglienza umanitaria, ma con tolleranza zero verso chi arriva con fini diversi dall’integrazione. L’agente che fermava il tunisino in fuga dal pronto soccorso, dunque, è stato raggiunto da tre testate e sulla pagina Facebook del sindacato Italia Celere sono state pubblicate le parole di Andrea Cecchini in un post del 13 maggio. Viene riportata, inoltre, la foto dell’agente colpito di cui vengono indicate le iniziali, GM:

Una operatrice viene aggredita da un tunisino e fra i due si frappone un Celerino Catanese, un Poliziotto vero con alle spalle più di 30 anni di servizio.
Il Poliziotto, G.M., cerca di fermare il tunisino che era intento ad aggredire l’operatrice.

[…]

Il tunisino, 27 anni, non permette al Poliziotto di farsi fermare e rifila due testate al nostro collega, tanto veloci e violente da rompergli il setto nasale.
Il collega riporta la grave frattura ed il tunisino viene tratto in arresto. Il sostituto procuratore non vuole nemmeno la direttissima e lo tiene in custodia.
Il caro ed esperto collega mi dice “più di tutto sono ferito nell’orgoglio”.

Troviamo riscontro su RepubblicaIl GiornaleSecolo d’Italia. Alle parole del sindaco risponde, in una nota di polemmica, il deputato leghista Alessandro Pagano. Lo riporta Live Sicilia in un articolo del 13 maggio, riprendendo un post pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale:

La notizia, dunque, è vera e confermata dalle testate locali e nazionali. Due agenti sono stati colpiti in due episodi distinti: una prima aggressione è stata subita da un agente che si frapponeva tra un migrante tunisino e una volontaria che veniva apostrofata in modo volgare. Una seconda aggressione, più grave, avveniva mentre un agente fermava un tunisino in fuga dal pronto soccorso dell’Hotspot di Pozzallo.

 

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