NOTIZIA VERA Ex ministro canadese afferma che esistono alieni e gli Illuminati ci nascondono i fatti

Il 12 febbraio 2018, diversi giornali scandalistici tra cui il britannico Daily Mail hanno pubblicato una storia che riportava che l’ex ministro della difesa canadese Paul Hellyer ha affermato che gli alieni hanno visitato la terra e che avrebbero a disposizione una tecnologia che risolverebbe il cambiamento climatico, ma non lo condivideranno mai con gli umani perché siamo troppo distruttivi.

Basta fare un po’ di ricerche sul web per scoprire che non è la prima volta che si scrive di dichiarazioni di questo genere da parte dell’ex ministro Hellyer. Il Daily Mail  ha già pubblicato almeno due storie quasi identiche sulla teoria della cospirazione aliena di Hellyer: una nel 2011 e un’altra nel 2014. Come affermano e sottolineano anche da Snopes, la ripetizione non rende le teorie di Hellyer vere,  indipendentemente dal suo precedente ruolo in Canada.

Secondo le sue ultime affermazioni, gli Illuminati esisterebbero eccome. Da quello che si legge, egli avrebbe affermato che gli Illuminati, secondo ciò che il gruppo di teorici della cospirazione afferma, controllano gli affari e l’economia del mondo, e i suoi membri provengono dal mondo della politica, degli affari e dello spettacolo. Essi avrebbero volutamente agito per evitare che gli uomini venissero a conoscenza di queste tecnologie così come delle visite aliene, perché alla base di tutto ci sarebbe il monopolio dell’industria petrolifera. Molti illuminati, secondo Hellyer, avrebbero dei ricavi dall’industria petrolifera e quindi per favorire il suo sviluppo avrebbero intenzionalmente agito per tenere tutto questo sapere sul mondo alieno lontano dall’opinione pubblica.

Ricordiamo che storie come questa attirano molto gli appasionati di UFO e che, nonostante la diffusione di notizie, gli scienziati non hanno trovato prove dell’esistenza di una vita extraterrestre intelligente.

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BUFALA E DISINFORMAZIONE “Pamela, bevuto il sangue. I Pm tacciono”. Meluzzi choc sulla mafia nigeriana

Ancora sul caso di Pamela Mastropietro, i nostri lettori ci segnalano un articolo pubblicato il 12 febbraio 2018 su Affari Italiani:

Horror a Torino: nel suo studio di psiconalista e psichiatra, il prof.Alessandro Meluzzi toglie da una cartelletta una foto scioccanteCorpo, testa, gambe, braccia amputate e appena tolte da un sacco. Il corpo martoriato di una donna. Scene comuni a Lagos o a Benin City, in Nigeria, dove la mafia nigeriana detta Ascia Nera impera.

E Meluzzi spiega, con un nodo alla gola: “Il cuore di Pamela è stato mangiato. Chiunque sia un esperto di criminologia lo sa da tempo. Soltanto che una verità così angosciante non si può rivelare. Il politicamente corretto lo esige. E la magistratura, consapevolmente o meno, nasconde la completa verità per la paura  che Macerata insorga, vi sia un sommovimento popolare che potrebbe travolgere le istituzioni. Meglio minimizzare, preparare a poco a poco l’opinione pubblica alla tragica verità, se mai verrà rivelata. Vede, mangiare il cuore di una donna è un rito comunissimo tra i bambini soldati della Nigeria e tra i componenti mafiosi dell’Ascia Nera in Nigeria: si beve il sangue del corpo di una giovane donna, come se si succhiasse loro l’anima, si mangia il loro cuore, per impadronirsi della forza della morta. E’ un rito ancestrale che risale ai tempi dei tempi, dove vigeva il cannibalismo. E probabilmente questo è avvenuto anche con Pamela. Solo che si tace.Sa che in Nigeria, a Lagos, vi sono dei ristoranti dove si cucina carne umana proveniente dai sacrifici umani? Sui gommoni arriva gente ferma ai tempi dell’età della pietra. Ecco perché ora le istituzioni tacciono, minimizzano. Ma noi criminologhi sappiamo da tempo. Succederà ancora. Solo che esitiamo a dirlo: non vogliamo essere definiti nazisti o razzisti, Ma purtroppo è così: il cuore di Pamela è stato mangiato da un gruppo di africani”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Delle ipotesi di Meluzzi sul caso di Pamela Mastropietro abbiamo già parlato nei nostri articoli:

Nella video-intervista rilasciata per Affari Italiani, Meluzzi insiste nel parlare di rito sacrale inflitto sul corpo della povera ragazza, accusando i pm e le procure di tacere per un timore di essere tacciate di razzismo. Meluzzi parlava di cuore e fegato asportati per rispondere a una pratica altamente praticata dalla mafia nigeriana, ipotesi poi smentita dagli esami autoptici. Le sue parole si erano insinuate sottilmente nell’opinione pubblica, tanto da portare Giovanni Giorgio, procuratore di Macerata, a smentire le voci sull’esistenza di una qualche organizzazione criminale dietro la morte di Pamela:

E’ destituita di ogni fondamento la notizia relativa all’assenza di significative parti del corpo di Pamela Mastropietro, che sono state nella stragrande maggioranza recuperate e ricomposte in occasione degli accertamenti medico-legali eseguiti dal prof. Mariano Cingolani”. Lo precisa il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio. Al momento – aggiunge – sono “da escludere assolutamente” l’ipotesi di “antropofagia” e di “riti voodoo connessi al decesso“. La 18enne romana, “a dire del consulente medico-legale prof. Cingolani – continua il procuratore – è stata ragionevolmente uccisa a seguito di azione criminale dolosa“. E “non risultano, al momento, interferenze di organizzazioni criminali extracomunitarie nella vicenda criminosa“. Le indagini sulla morte di Pamela intanto vanno avanti, in attesa dell’esito degli accertamenti tecnici sui telefoni e quelli scientifici del Ris previsti per la prossima settimana”. Accertamenti anche sul telefono cellulare della compagna italiana di Innocent Oseghale.

Ci si domanda perché vi sia tanta ostinazione da parte di Meluzzi, ma non è nostro compito rispondere. Le autorità che da vicino stanno studiando il caso, escludono la pista della mafia nigeriana, così come hanno smentito a più riprese l’asportazione degli organi interni.

Non esiste prova alcuna, quindi, di un’organizzazione criminale dietro la morte della povera ragazza. Meluzzi avanza ipotesi che gli inquirenti smentiscono.

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BUFALA Lunghissime code negli uffici postali di tutto il Nord: chiedono l’adeguamento pensionistico – bufale.net

È ancora nella cronaca la questione del Reddito di Cittadinanzarilevante ma per fortuna al momento ancora , che ha condotto un numero di cittadini, assai contenuto a recarsi in CAF e patronati chiedendo la dazione di un ancora inesistente emolumento.

Quello che ancora non lo era è la naturale tendenza dell’Indinniato a non voler ammettere la realtà dei fatti. Dinanzi a notizie come quella precedente sono tante le possibili reazioni: gioire perché, in fondo, sotto le tre cifre non si tratta di patologia ma di fisiologica disinformazione, e nel paese in cui centinaia di persone telefonano a Rosy Abate, la Regina della Mafia minacciandola di maschia violenza perché questa si sottometta al primo telefonante cessando le sue immaginarie attività criminose (e quale sarebbe stato il prossimo passo, minacciare allo stesso modo Fujiko Mine per impedirle di compiere tutte quelle rapine al fianco di Lupin III?) non vi è sorpresa se una sessantina di individui si recano in un patronato ostacolandone le attività sociali per chiedere l’impossibile, riflettere sui danni che la disinformazione fa a tutti, meditare sul perché non valga la pena parlare di allarme sociale o… come ha deciso di fare un commentatore ottenendo ben undicimila commenti pubblicare una controbufala ai danni di un partito opposto per “riequilibrare il tavolo”

E quest’ultima cosa, francamente, a noi non sta per niente bene

LUNGHISSIME CODE STAMATTINA NEGLI UFFICI POSTALI IN TUTTO IL NORD ITALIA,CHIEDONO L”ADEGUAMENTO PENSIONISTICO DA 450 A 1000 EURO DOPO LA VITTORIA DI BERLUSCONI,MOLTI SONO IN POSSESSO DI PROVA FOTOFRAFICA CHE CERTIFICA CHE HANNO DATO IL LORO VOTO AL PLURIPREGIUTICATO,ARRIVANO LE CELERE DELLA POLIZIA PER DISPERDERE I PENSIONATI DELUSI CHE SOLO STAMANI HANNO CAPITO CHE: L’HANN PIGLIAT N**L

Tipica tastiera col “maiuscolo” rotto, linguaggio semplice, accessibile, indinniato ed indinniante, carico di quelle picaresche invettive vernacolari un po’ acchiappalikes che eccitano il sangue caliente del ribelle da tastiera con torce e forconi, una rivalsa generazionale dei giovani del sud che, sentendosi vilipesi dalla diffusione delle precedenti notizie, ora possono vendicarsi in un’Italia ancora spaccata a metà dei “vecchi del nord” lanciando loro invettive rumorose e sguaiate… questa bufala avrebbe tutto il necessario per sfondare… se non fosse che il viralizzatore ha compiuto una serie di piccoli errori.

Innanzitutto, la foto stock, da noi reperita con una semplice ricerca su google immagini dal titolo fila in poste, usata in molti articoli relativi, è reperibile anche in forme che non riportino il logo CATANIAToday,cosa che rende parecchio inverosimile la teoria che si tratti di un ufficio postale settentrionale.

Proprio dalla foto poi è possibile risalire alla data ed all’evento: trattasi di uno scatto del 2010 del blog di Salvatore Viola, a sua volta usato dal portale di news di Catania e quindi ribrandizzato per illustrare come foto Stock una situazione locale del 2011, dove una combinazione di ferie estive, scarsità del personale e problemi tecnici aveva costretto le Poste ad adottare un orario estivo particolarmente ridotto con disagio per la popolazione. Popolazione, come avrete intuito, meridionale, non certo del Nord, sicuramente non interessata alla corrente campagna elettorale.

Infatti il blog di Salvatore Viola, a cagione di questo riciclo creativo sembra aver subito un nuovo influsso di visite, che ha portato l’articolo del 2010 a ritornare nel top delle visualizzazioni, destino che prevedibilmente sarà toccato al brano di Catania Today che ha usato il medesimo stock.

Infine, non ci è certo sfuggito come il nostro anonimo viralizzatore abbia deciso anticipatamente di sfuggire al confronto bloccandoci l’accesso alla sua bacheca: ogni altro commentatore infatti, come dimosterà questa foto che segue

tranne noi. Preventivamente abbiamo l’accesso sbarrato, e siamo così impossibilitati ad avvisare il viralizzatore (cui non daremo pubblicità) delle sue mancanze.

Poco male, il nostro incarico comunque finisce qui.

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Parlamentare italiano viene massacrato dalla folla

Il canovaccio della bufala del Giustiziere è eterno e collaudato:

Tizio, cittadino o persona umile, assiste ad un grave torto compiuto da parte di Caio, un soggetto inviso al “Popolo della Rete” (generalmente, un politico, uno straniero, un immigrato, un nomade o un VIP). Tizio, assalito da una furia omicida, brutalizza Caio con gesti di violenza graficamente descritti dal viralizzatore in ogni dettaglio sordido e compiaciuto, con descrizione puntuale e quasi medioevale delle gravi menomazioni che Tizio infligge a Caio con forza inusitata. Al termine della brutale e descritta violenza, Tizio viene punito dalle stesse autorità che a, dire del popolo della Rete, avrebbero dovuto partecipare al brutale pestaggio di Caio, e il viralizzatore implora il popolo della Rete di diffondere la storia di Tizio, elevandolo da boia brutale e violento ad Eroe Civico, come forma di risarcimento postumo

Passiamo ora al testo diffuso da “Cittadino Informati – Informazione Sardonica a 5 Stelle”, che, sinceramente, non ha niente né di Sardonico e né di politico (anzi, riteniamo necessario un intervento per spogliare la Camera dell’Eco dei simboli che usa, evidentemente impropriamente, per cercare di vendere il suo messaggio)

Franco Roviani, parlamentare di Forza Italia, è stato aggredito stamattina da una folla di persone inferocite davanti all’ingresso di Montecitorio. Roviani verso le 9 di mattina stava uscendo dall’edificio dopo aver completato la sua ora di seduta giornaliera nella camera dei deputati. Oggi, in particolare, sì è discusso per 30 minuti sulla modifica della legge Cirinnà, al fine di consentire le adozioni per le persone dello stesso sesso. Franco Roviani ha votato favorevolmente, insieme ad altri parlamentari del suo partito e del PD, ma veniamo al dunque: dopo aver varcato la soglia di Montecitorio, Roviani ha sentito chiaramente degli insulti pronunciati da un signore sulla settantina nei suoi confronti. L’anziano accusava il parlamentare di percepire uno stipendio eccessivo rispetto al lavoro svolto in parlamento. Nei social network (in particolare su Facebook) si è diffuso infatti in modo virale un link in cui viene spiegato che il politico guadagna 10 000 euro netti al mese, a fronte di un lavoro effettivo di un’ora al giorno, esclusi i giorni festivi e il Venerdì. Il parlamentare ha provato ad ignorare le accuse (accompagnate tra l’altro da insulti piuttosto pesanti come “bastardo” o “figlio di puttana”), avviandosi presso la propria Mercedes. Nel frattempo, però, attorno al vecchietto si era già radunata una folla di curiosi che hanno cominciato a dare manforte alle accuse del pensionato, attaccando Roviani con accuse molto pesanti. In breve tempo si è formata una calca di 60 persone intorno al parlamentare: tutti individui pacifici che hanno semplicemente chiesto a Roviani delucidazioni riguardo ad uno stipendio ritenuto eccessivo rispetto al lavoro svolto, eccetto due cittadini italiani rispettivamente di Napoli e Sorrento che hanno cominciato a spintonare il politico. Roviani, forse per legittima difesa, ha allora sferrato un pugno dritto al volto del contestatore napoletano che è finito a terra col naso sanguinante.
La rabbia del popolo, in quel momento, si è quindi scatenata e quattro persone, si sono avventate contro Roviani prendendolo a calci e pugni. In breve tempo gli aggressori si sono duplicati, complice forse la reazione aggressiva del parlamentare alle accuse giustificate dei cittadini nei suoi confronti. Dopo una decina di minuti le forze dell’ordine sono riuscite a calmare gli aggressori e a separarli dal parlamentare. Roviani è stato poi trasferito all’ospedale s. Eugenio con una prognosi di un mese. Il politico, oltre al volto completamente tumefatto, ha subito la privazione di un dente (probabilmente per via di una ginocchiata di uno dei primi contestatori), la rottura del setto nasale e l’incrinatura di una costola. Gli aggressori si sono infatti serviti di varie cinghie di cinture che sono servite come supporto durante gli scontri.
Poche ore fa sono state rilasciate le prime dichiarazioni dal parlamentare che, lo ricordiamo, si stava recando presso la propria abitazione, prima di essere insultato e poi aggredito da alcuni contestatori, presso Montecitorio.
Ecco le prime dichiarazioni rilasciate dal malcapitato: “Non riesco ancora a farmi una ragione di tutto ciò. Non capisco i motivi di questa aggressione ad un cittadino onesto come il sottoscritto. Ho sempre cercato di svolgere il mio operato da deputato della camera, con la massima professionalità e con tutto l’impegno di un buon padre di famiglia. Ora: io posso comprendere le proteste dei cittadini, riguardo agli orari lavorativi di noi parlamentari, ma non è certo colpa mia, dovrebbero prendersela con chi ha istituito i regolamenti parlamentari e con chi è al governo.”
“Come risponde a chi, come i violenti di stamattina, la accusa di percepire uno stipendio troppo alto?”
“Il mio stipendio può sembrare eccessivo, ma voi avete idea dei sacrifici che ho fatto per arrivare alla politica? Ho dovuto lavorare ben 5 anni prima di essere eletto deputato. Io ho una famiglia di quattro persone da mantenere e i soldi non posso certo crearli. Mi creda l’invidia fa brutti scherzi, ma non pensavo che gli italiani arrivassero a questi punti.”
Restiamo in attesa di ulteriori aggiornamenti.

La bufala è un deprecabile medley di tutte le parole chiave che potrebbero portare l’utente medio ad imbattercisi con una ricerca su internet: Cirinnà, adozioni dello stesso sesso, Forza Italia, PD, privilegi, pensioni, Facebook, social network… proponendo un canovaccio ruffiano ed affascinante in cui un “anziano pensionato”, elevato al rango di sacerdote di nuove conoscenze esoteriche dalla “controinformazione” che, mediante Internet, gli ha svelato i “segreti della Casta”, arringa ed affabula le folle contro il “malvagio deputato Roviani”, il quale, descritto come un protervo servitore dell’Invisa Casta, sferra un pugno all’anziano suscitando una grafica ribellione in cui il “popolo” viene descritto in una sordida gara a chi fa scempio del nemico nel modo più grafico e splatter possibile.

Siamo al Giacobinismo 2.0: laddove ai tempi della Rivoluzione Francese il Giacobino infliggeva pesanti sanzioni corporali al suo nemico, i Giacobini 2.0, i rancorosi ribelli da tastiera, si limitano ad eccitarsi e fomentarsi nel chiuso delle loro camerette sognando atti di violenza efferata quanto immaginaria.

Taceremo su cosa tutto questo dica non solo su chi trova satira e divertimento immaginare un turpe teatrino di violenza, denti ed ossa rotte, sangue, menomazioni e persone che sfigurano un nemico a colpi di cinghia, ma su chi trova interessante divulgare questo apologo, ritenendolo reale o peggio, confidando che lo diventi, ma ci limiteremo a far notare come il rabbioso condivisore medio, ridotto ormai ad un’entità ferina e pavloviana eccitata dal sangue virtuale, non abbia neppure realmente letto l’articolo che condivida, limitandosi a osservarne le parti più grafiche e violente e lasciarle entrare nei suoi sogni di rivalsa e brutalità.

Infatti negli ultimi giorni non c’è stata alcuna violazione sulla Cirinnà, ovviamente, e l’elenco completo dei Deputati non riporta alcun Franco Roviani, o anche solo un deputato con un nome simile.

La foto inoltre è di Paul Kohler, docente universitario londinese che nel 2014 è stato pesantemente sfigurato durante un tentativo di rapina, brutalmente percosso, ed ha riportato danni all’ossatura del volto ed agli occhi tali da richiedere diversi interventi chirurgici

Ci siete cascati: e nel farlo siete diventati persone peggiori.

Non aprite questa busta, contiene un veleno che provoca arresto cardiaco.

Messaggio virale e assolutamente falso.
Ovviamente la busta NON contiene nessun veleno, ma un portachiavi e un messaggio da parte dell’associazione ONLUS Lega del Filo D’Oro.
Nello specifico ,la busta, contiene la favola del bruco e della farfalla:
La storia del Bruco e della Farfalla è il nostro regalo di Pasqua per lei, è una favola dove la determinazione, la capacità di non arrendersi di fronte ad ostacoli che sembrano insuperabili rappresentano la nostra opera e la vita dei nostri ospiti. Una storia dove i protagonisti sono bambini e adulti sordociechi, capaci di raggiungere traguardi insperati, spinti dalla straordinaria forza della vita, dall’amore dei propri cari e dal lavoro instancabile della nostra équipe.

Si tratta di un attacco gratuito e diffamatorio del tutto infondato.

A questo link trovate la smentita pubblicata sulla loro pagina Facebook.

 

PRECISAZIONI Il sindaco di Firenze dona 20.000 euro alla vedova del nigeriano ucciso

Premessa: 

Un nostro precedente articolo riportava il post segnalato come bufala, dunque intendiamo pubblicare la nostra rettifica. Grazie al contributo di una nostra lettrice siamo riusciti a trovare la chiarezza che l’intera vicenda merita.

La stanchezza gioca brutti scherzi e soprattutto la nausea per tutte le segnalazioni di sciacalli e bufalari, su queste 2 vicende di questi giorni. Fidatevi, vedete l‘1-2% di quello che ci viene segnalato e bisogna avere uno stomaco forte. Scusate ancora.

I nostri lettori ci segnalano un post in libera circolazione su Facebook:

I riferimenti sono ben due: il primo rimanda all’omicidio di Idy Diene, ucciso il 5 marzo da Matteo Pirrone a Firenze; il secondo è un chiaro riferimento alla tragedia di Pamela Mastropietro. La tendenza dei viralizzatori è quella di estrarre dal cilindro quest’ultimo caso e utilizzarlo, arbitrariamente, per la loro captatio malevolentiae, come metro di paragone.

In questo caso, un post del genere vuole comunicare che il sindaco di Firenze Dario Nardella intenda donare una cifra pari a 20.000 euro alla vedova di Diene. La notizia non è esatta: la vicenda si pone in maniera ben diversa.

In un post pubblicato il 9 marzo 2018 sulla pagina Facebook ufficiale, Nardella scrive:

Tutti i fiorentini sono molto provati dall’intensità di queste giornate. 
La morte di Idy è stato un fatto atroce che ci ha sconvolto e ci ha riportato alla mente ricordi tristissimi di qualche anno fa. Le indagini stanno facendo il loro corso e sono certo che la procura e gli inquirenti stiano lavorando col massimo scrupolo per ricostruire la dinamica del fatto.
Come sindaco a capo di questa straordinaria comunità, esco anche io provato, abituato come sempre a metterci la faccia e caricare sulle spalle i problemi, i dolori, le aspettative di tutti.

Il giorno della morte di Idy, in una conferenza stampa convocata alle ore 16.30 a Palazzo Vecchio, ho condannato senza mezzi termini quello che è stato un atto criminale e, subito dopo, ho ricevuto una delegazione della comunità senegalese in cerca di risposte e di conforto, alla quale abbiamo espresso il nostro cordoglio. 
Mentre la delegazione si confrontava con noi in modo costruttivo e disponibile, fuori in città alcuni manifestanti danneggiavano arredi cittadini, scooter e recinzioni dei cantieri della stazione. Una violenza gratuita, condannata sia da me che dagli amici senegalesi.

Il giorno successivo ho accolto volentieri l’invito a recarmi sul ponte Vespucci, per unirmi al dolore e per aiutare un dialogo che mai si era interrotto tra Firenze e la comunità senegalese. Alcuni infiltrati sono riusciti a rovinare anche quell’occasione, con insulti, spintoni, perfino sputi. Erano elementi dei centri sociali e solo alcuni senegalesi. La maggior parte, anche in quel frangente, ha invece mostrato il vero carattere scusandosi e mostrandosi dispiaciuta per essere stata inconsapevole strumento nelle mani di chi non ha alcun interesse per Idy, ma usa l’odio per fare guerriglia politica.

Ieri ci siamo ritrovati tutti insieme con l’ambasciatore del Senegal e ancora una volta abbiamo detto sì al cordoglio unanime, al rispetto degli altri, alla giustizia, no all’odio, al razzismo, alla violenza e all’intolleranza di qualunque natura esse siano, verbale o fisica.
Le solite polemiche, insinuazioni, accuse sono solo un lontano rumore di sottofondo che non copre il senso di umanità della nostra comunità fiorentina che è più forte di ogni altra cosa. I nostri amici senegalesi lo sanno bene. 
Con loro abbiamo pensato di organizzare a Palazzo Vecchio un evento pubblico di cordoglio, con tutta la città, alla presenza del Cardinale, del Rabbino e dell’Imam. Ognuno si esprimerà secondo la propria cultura e il proprio credo, ma l’importante sarà condividere uno stesso pensiero di pace e fratellanza.

Il Comune di Firenze si è reso disponibile a farsi carico delle spese per il rimpatrio della salma. Siamo in contatto con la comunità e con i familiari di Idy ai quali proponiamo di organizzare una cerimonia funebre anche a Firenze, la città che era diventata la sua casa, prima di portarlo in Senegal. 
In questo modo sarà possibile per l’Amministrazione comunale proclamare per quel giorno il lutto cittadino. In ogni caso Firenze dimostrerà ancora una volta di cosa è capace, organizzando qualcosa di straordinario in memoria di Idy e per condannare ogni forma di violenza e di odio.

Alla manifestazione indetta per domani dalla comunità senegalese aperta alla città tutti saremo chiamati a una ennesima prova di dialogo e unità.
Nessuno usi Firenze per giustificare e alimentare insulti e contrapposizioni.

Abbiamo evidenziato in rosso la parte che maggiormente interessa la nostra analisi: il Comune si farà carico delle spese per il rimpatrio della salma.

Sensibilizzare sulle tragedie è qualcosa di diverso. In questo caso si parla di speculare, e non è un riferimento agli specchi, ai quali dovrebbero più volte rivolgersi coloro che contribuiscono alla disinformazione sui social.

Parliamo di precisazioni, oggi, perché ci fanno notare un comunicato pubblicato dall’ufficio stampa della Regione Toscana l’11 marzo 2018:

La Regione Toscana assegnerà ventimila euro a Ndeye Rokhaya Mbengue, vedova di Idy Diene, il 54enne ambulante senegalese ucciso da un italiano lunedì scorso sul ponte Vespucci a Firenze.

Lo hanno annunciato il presidente Enrico Rossi e l’assessore alla presidenza, Vittorio Bugli, al termine della manifestazione nazionale antirazzista, organizzata dalle associazioni senegalesi della Toscana, a cui entrambi hanno partecipato oggi pomeriggio a Firenze.

“Abbiamo voluto – spiegano i due amministratori – compiere questo gesto, che abbiamo già compiuto altre volte per le vittime di attentati, che consideriamo doveroso. Ventimila euro, inutile ripeterlo, non possono in alcun modo risarcire di tanto dolore e di una così grave perdita, ma rappresentano un aiuto per chi si vede strappare chi era anche una fonte di sostentamento per la propria famiglia. Si tratta di un contributo di solidarietà. E sinceramente ci provoca un’emozione ancora più intensa, pensare al duplice, ripetuto dolore della signora Mbengue, moglie di Samb Modou uno dei due senegalesi uccisi in Piazza Dalmazia nel dicembre 2011″. 

A Ndeye Rokhaya Mbengue nel dicembre scorso era stata concessa la cittadinanza italiana per meriti speciali.

Dunque:

  • Ndeye Rokhaya Mbengue, moglie di Idy Diene, riceverà dalla Regione Toscana 20.000 euro;
  • Idy Diene non era nigeriano, bensì senegalese;
  • A occuparsi della donazione non sarà il sindaco di Firenze Dario Nardella;
  • Il Comune si farà carico delle spese di rimpatrio della salma.

 

 

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NOTIZIA VERA E PRECISAZIONI Scandalo Vaticano. Cocaina e video pedofili, l’usciere del Papa condannato a tre anni

Ci segnalano un articolo pubblicato il 10 marzo 2018 sul sito Rete L’abuso:

Aveva lasciato la macchina aperta per una svista e qualcuno vi ha nascosto dentro cocaina e video pedopornografici. Questa è la giustificazione che ha riportato l‘usciere del Pontificio Consiglio della Cultura, Ostilio Del Balzo,  arrestato a settembre a Borgo Santo Spirito.
L’uomo però è stato condannato a 3 anni di reclusione, pena scontata dopo che era stato chiesto il rito abbreviato. Le dichiarazioni di Del Balzo non sono state sufficienti per il giudice che non ha creduto nella sua innocenza e ora si indaga, invece, su quali potessero essere i destinatari della droga e dei video.
Il funzionario del Vaticano è stato sorpreso mentre si allontanava con la sua vettura e fermato dai carabinieri. Non si è però trattato di un fermo casuale, ma i militari pedinavano e controllavano da tempo i movimenti di Del Balzo. L’uomo dopo il fermo si era lamentato di essere controllato con insolita frequenza e ha aggiunto: «Appartengo alla segreteria dello Stato Vaticano. Velocizziamo i controlli perché ho delle faccende improrogabili da sbrigare». La perquisizione è stata molto veloce, in effetti, visto che sotto la moquette della vettura sono subito stati trovati 15 grammi di cocaina, divisi in 30 dosi, e cinque pendrive contenenti materiale pedopornografico.
Il contenuto identico delle pendrive e le dosi già pronte di cocaina hanno subito fatto pensare ai carabinieri che si trattava di materiale pronto da smerciare e adesso è proprio su quello che si concentra l’attenzione dei militari: individuare le persone del giro di smercio di Del Balzo. «Non si può ignorare che vi sia concreta possibilità che tale materiale fosse destinato a circolare in ambienti ecclesiastici a contatto anche con minori in situazioni di minorata difesa», così aveva ipotizzato il magistrato che si è occupato del caso.
Rete L’abuso cita come fonte un articolo pubblicato lo stesso giorno su Il Mattino. Nel dicembre 2017 Corriere pubblicava un articolo in cui riportava che Ostilio del Balzo stava scontando i tre mesi di detenzione a Regina Coeli e su di lui il pm Eugenio Albamonte e il procuratore aggiunto Maria Monteleone avevano avviato un’inchiesta.

I fatti

Il 1° settembre 2017 Ostilio del Balzo usciva dal suo ufficio presso la Santa Sede e si incamminava verso la sua auto, a pochi passi da Borgo Santo Spirito. In quel momento i Carabinieri lo bloccavano. I militari stavano conducendo un’operazione antidroga, e nella Ford Focus del dipendente vaticano trovavano 15 grammi di cocaina custoditi in 30 involucri termoriscaldati. Nella stessa pochette viola, inoltre, i Carabinieri trovavano 5 pendrive contenenti materiale pedopornografico. In un primo momento, del Balzo aveva affermato che qualcuno avrebbe approfittato di un suo momento di distrazione per inserire droga e pendrive all’interno della sua auto, dunque incastrandolo per farlo incriminare.

Il pm aveva dunque disposto per l’usciere vaticano 90 giorni di reclusione a Regina Coeli, nella speranza che rivelasse quale fosse il destinatario del materiale rinvenuto nella sua auto.

La condanna

Angelo Staniscia, legale di Del Balzo, aveva chiesto la scarcerazione del suo assistito, istanza rigettata dal gup Daniela Caramico D’Auria che aveva invece disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nel dicembre 2017. L’inchiesta intende ad arrivare ai nomi dei destinatari del materiale rinvenuto nell’auto del dipendente vaticano:

Continua a tenere banco, però, la destinazione di quanto ritrovato nell’auto. “Non si può ignorare – aveva dichiarato il magistrato inquirente – che vi sia concreta possibilità che tale materiale fosse destinato a circolare in ambienti ecclesiastici a contatto anche con minori in situazioni di minorata difesa”. Del Balzo, insomma, potrebbe far parte di un vero e proprio “giro”. L’usciere, del resto, non avrebbe mai avuto problemi giudiziari. E gli inquirenti sarebbero convinti che il materiale fosse riservato a terzi.

Il 9 marzo 2018 il gup Caramico D’Aura ha firmato la condanna a 3 anni di reclusione per i reati di detenzione di sostanze stupefacentidetenzione di materiale pedopornografico. Tuttavia, Del Balzo non cessa di manifestare la sua innocenza:

L’inchiesta tuttavia al momento sembra essersi arenata davanti al silenzio opposto dall’indagato che ha proseguito fino a ieri a sostenere di essere all’oscuro della provenienza delle pen-drive e della droga. L’uomo si è trincerato dietro alla teoria del complotto. «La macchina è vecchia – ha sostenuto in aula Del Balzo, difeso dall’avvocato Angelo Staniscia – qualcuno deve averli infilati sotto il tappetino».

Per il momento, dunque, è certa la notizia dell’arresto di Del Balzo per detenzione di droga e materiale pedopornografico nella sua vettura, ma non è chiara la loro destinazione d’uso. Parliamo anche di precisazioni, dunque, per considerare la nostra analisi in corso di aggiornamento.

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BUFALA Heineken regala 4 barili di birra da 5 Lt per festeggiare il 140esimo compleanno

La bufala delle grandi aziende che celebrano l’anniversario regalando prodotti ai consumatori non ha mai fine. Ciclicamente ritorna per farsi spazio con catene WhatsApp, una vera e propria trappola per utenti che prendono per olo colato tutto ciò che passa attraverso i social.

Oggi tocca all’azienda olandese Heineken, con un messaggio virale in libera circolazione sulla messaggistica istantanea:

Cliccando sul link si potrebbe incorrere in form da compilare con i propri dati personali, formalità che sconsigliamo, non trattandosi del canale ufficiale dell’azienda.

Le aziende, infatti, fanno sempre riferimento ai propri canali ufficiali (pagine social, siti internet) per la promozione delle nuove iniziative; è dunque illogico fidarsi dei messaggi virali che i vostri contatti vi mandano in buona fede, ma con ingenuità. Il vostro dispositivo potrebbe infettarsi con malware e virus, e i vostri dati personali potrebbero finire in mani tutt’altro che sicure.

Vi consigliamo, dunque, di cestinare tali messaggi e soprattutto di avvertire i contatti che vi hanno inoltrato il messaggio. Controllate sempre i canali ufficiali per trovare riscontro. Qualora non vi fosse, vi trovate di fronte a una bufala con miasmi di truffa.

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BUFALA “35 euro al giorno, ecco le nostre risorse”

Accade che i mendicanti del web sappiano come prendere per la gola l’utenza media, dunque sanno bene che l’utilizzo di un’immagine a caso di una persona di colore con tanto di didascalia montata ad hoc (leggi la nostra guida utile) può esser considerata attendibile dall’analfabeta funzionale.

Oggi i nostri lettori ci segnalano l’ennesimo caso:

La persona che si fotografa in riva al mare e con un paio di auricolari sulle orecchie, ovviamente, diventa una delle tanto conclamate risorse in possesso di comfort quali cellulare nuovo (noi, in ogni caso, non lo vediamo. Voi?), auricolari e lo stato di benessere. Fa parte della facilità con la quale uno scherzo degenera in una campagna d’odio tutt’altro che divertente. Sfugge di mano, nonostante gli autori si nascondano sempre dietro dito della parola “ironia”.

La pigrizia e la mancanza di dimestichezza nell’utilizzo degli strumenti web impediscono di verificare. Per questo affermiamo con assoluta certezza che la persona immortalata risponde in realtà al nome di Floyd Mayweather, ex pugile statunitense. Di certo una persona poco incline a sentirsi al centro di una polemica sterile e infondata, fuorviante e scontata:

Insomma, l’ennesima bufala costruita con un’immagine presa a caso e una scritta sovrimpressa, nel perfetto stile dei bufalari viralizzatori a caccia di condivisori compulsivi. 

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BUFALA Serve sangue per una bimba che sta male – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un messaggio WhatsApp a noi davvero ben noto

Mi aiuti a diffonderlo? C’è bisogno di sangue A RH negativo x una bambina che sta male.. aiutate a diffonderlo. La referente è Elisa Montagnoli – tel 345 0857172 Mandalo ai tuoi contatti WhatsApp per favore. Grazie!

A volte ritornano, è il caso di dire, e questa è la terza volta in ben quattro anni che ci cascate. E cascate sempre nello stesso appello, dato che l’unica differenza tra il testo di allora e quello di oggi è che qualcuno ha cancellato prima di ricondividere l’endorsement tarocco di “Avis Lucca”

Come ci ricorda peraltro Perugia Today

„”Nulla di più falso – spiega la postale – . Si tratta dell’ennesima bufala, peraltro di vecchia data. Una bufala che di fatto rischia di ge­nerare diffidenza verso gli appelli simili, inoltrati da Enti e Associazioni competenti e autorizzate, e dai contenuti veri.  Un inutile spam­ming, come abbiamo già avuto modo di appura­re noi della #poliziapostale anche in altre occasioni”“

Cogliamo l’occasione per ricordarvi di cestinare ogni singola catena di S. Antonio ricevuta, anche se sembra essere lodevole.

Del resto, ogni possibile scenario rende la condivisione dannosa e pericolosa. Sovente, il fatto narrato, come in questo caso, è un falso che genera confusione e diffidenza verso le Associazioni competenti.

Ed anche qualora vi siano appelli veritieri, bisogna sempre rivolgersi all’AVIS, e non all’estemporaneo messaggino del cugino o dell’amico, sovente origine di lunghe ed insensate catene di S. Antonio che continuano anche quando il beneficiario è diventato un omone o una donna grande, grosso e vaccinato.

Per finire, ricordiamo che il sistema delle donazioni non prevede donazioni nominali. Sostanzialmente, nessuno può sollecitare donazioni in favore di una singola persona, se non in casi rigidamente particolari che la stessa AVIS ricorda.

Se quindi vi imbattete in un messaggio asseritamente mandato dall’AVIS o persone che dicono di agire in nome e per conto della stessa o altre associazioni simili nel quale viene richiesta la donazione per un singolo individuo, è sempre una bufala.

In ogni altro caso la Catena di S. Antonio è il peggior mezzo da usare per ottenere lo scopo che si vorrebbe.

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