PRECISAZIONI Il sindaco di Firenze dona 20.000 euro alla vedova del nigeriano ucciso

Premessa: 

Un nostro precedente articolo riportava il post segnalato come bufala, dunque intendiamo pubblicare la nostra rettifica. Grazie al contributo di una nostra lettrice siamo riusciti a trovare la chiarezza che l’intera vicenda merita.

La stanchezza gioca brutti scherzi e soprattutto la nausea per tutte le segnalazioni di sciacalli e bufalari, su queste 2 vicende di questi giorni. Fidatevi, vedete l‘1-2% di quello che ci viene segnalato e bisogna avere uno stomaco forte. Scusate ancora.

I nostri lettori ci segnalano un post in libera circolazione su Facebook:

I riferimenti sono ben due: il primo rimanda all’omicidio di Idy Diene, ucciso il 5 marzo da Matteo Pirrone a Firenze; il secondo è un chiaro riferimento alla tragedia di Pamela Mastropietro. La tendenza dei viralizzatori è quella di estrarre dal cilindro quest’ultimo caso e utilizzarlo, arbitrariamente, per la loro captatio malevolentiae, come metro di paragone.

In questo caso, un post del genere vuole comunicare che il sindaco di Firenze Dario Nardella intenda donare una cifra pari a 20.000 euro alla vedova di Diene. La notizia non è esatta: la vicenda si pone in maniera ben diversa.

In un post pubblicato il 9 marzo 2018 sulla pagina Facebook ufficiale, Nardella scrive:

Tutti i fiorentini sono molto provati dall’intensità di queste giornate. 
La morte di Idy è stato un fatto atroce che ci ha sconvolto e ci ha riportato alla mente ricordi tristissimi di qualche anno fa. Le indagini stanno facendo il loro corso e sono certo che la procura e gli inquirenti stiano lavorando col massimo scrupolo per ricostruire la dinamica del fatto.
Come sindaco a capo di questa straordinaria comunità, esco anche io provato, abituato come sempre a metterci la faccia e caricare sulle spalle i problemi, i dolori, le aspettative di tutti.

Il giorno della morte di Idy, in una conferenza stampa convocata alle ore 16.30 a Palazzo Vecchio, ho condannato senza mezzi termini quello che è stato un atto criminale e, subito dopo, ho ricevuto una delegazione della comunità senegalese in cerca di risposte e di conforto, alla quale abbiamo espresso il nostro cordoglio. 
Mentre la delegazione si confrontava con noi in modo costruttivo e disponibile, fuori in città alcuni manifestanti danneggiavano arredi cittadini, scooter e recinzioni dei cantieri della stazione. Una violenza gratuita, condannata sia da me che dagli amici senegalesi.

Il giorno successivo ho accolto volentieri l’invito a recarmi sul ponte Vespucci, per unirmi al dolore e per aiutare un dialogo che mai si era interrotto tra Firenze e la comunità senegalese. Alcuni infiltrati sono riusciti a rovinare anche quell’occasione, con insulti, spintoni, perfino sputi. Erano elementi dei centri sociali e solo alcuni senegalesi. La maggior parte, anche in quel frangente, ha invece mostrato il vero carattere scusandosi e mostrandosi dispiaciuta per essere stata inconsapevole strumento nelle mani di chi non ha alcun interesse per Idy, ma usa l’odio per fare guerriglia politica.

Ieri ci siamo ritrovati tutti insieme con l’ambasciatore del Senegal e ancora una volta abbiamo detto sì al cordoglio unanime, al rispetto degli altri, alla giustizia, no all’odio, al razzismo, alla violenza e all’intolleranza di qualunque natura esse siano, verbale o fisica.
Le solite polemiche, insinuazioni, accuse sono solo un lontano rumore di sottofondo che non copre il senso di umanità della nostra comunità fiorentina che è più forte di ogni altra cosa. I nostri amici senegalesi lo sanno bene. 
Con loro abbiamo pensato di organizzare a Palazzo Vecchio un evento pubblico di cordoglio, con tutta la città, alla presenza del Cardinale, del Rabbino e dell’Imam. Ognuno si esprimerà secondo la propria cultura e il proprio credo, ma l’importante sarà condividere uno stesso pensiero di pace e fratellanza.

Il Comune di Firenze si è reso disponibile a farsi carico delle spese per il rimpatrio della salma. Siamo in contatto con la comunità e con i familiari di Idy ai quali proponiamo di organizzare una cerimonia funebre anche a Firenze, la città che era diventata la sua casa, prima di portarlo in Senegal. 
In questo modo sarà possibile per l’Amministrazione comunale proclamare per quel giorno il lutto cittadino. In ogni caso Firenze dimostrerà ancora una volta di cosa è capace, organizzando qualcosa di straordinario in memoria di Idy e per condannare ogni forma di violenza e di odio.

Alla manifestazione indetta per domani dalla comunità senegalese aperta alla città tutti saremo chiamati a una ennesima prova di dialogo e unità.
Nessuno usi Firenze per giustificare e alimentare insulti e contrapposizioni.

Abbiamo evidenziato in rosso la parte che maggiormente interessa la nostra analisi: il Comune si farà carico delle spese per il rimpatrio della salma.

Sensibilizzare sulle tragedie è qualcosa di diverso. In questo caso si parla di speculare, e non è un riferimento agli specchi, ai quali dovrebbero più volte rivolgersi coloro che contribuiscono alla disinformazione sui social.

Parliamo di precisazioni, oggi, perché ci fanno notare un comunicato pubblicato dall’ufficio stampa della Regione Toscana l’11 marzo 2018:

La Regione Toscana assegnerà ventimila euro a Ndeye Rokhaya Mbengue, vedova di Idy Diene, il 54enne ambulante senegalese ucciso da un italiano lunedì scorso sul ponte Vespucci a Firenze.

Lo hanno annunciato il presidente Enrico Rossi e l’assessore alla presidenza, Vittorio Bugli, al termine della manifestazione nazionale antirazzista, organizzata dalle associazioni senegalesi della Toscana, a cui entrambi hanno partecipato oggi pomeriggio a Firenze.

“Abbiamo voluto – spiegano i due amministratori – compiere questo gesto, che abbiamo già compiuto altre volte per le vittime di attentati, che consideriamo doveroso. Ventimila euro, inutile ripeterlo, non possono in alcun modo risarcire di tanto dolore e di una così grave perdita, ma rappresentano un aiuto per chi si vede strappare chi era anche una fonte di sostentamento per la propria famiglia. Si tratta di un contributo di solidarietà. E sinceramente ci provoca un’emozione ancora più intensa, pensare al duplice, ripetuto dolore della signora Mbengue, moglie di Samb Modou uno dei due senegalesi uccisi in Piazza Dalmazia nel dicembre 2011″. 

A Ndeye Rokhaya Mbengue nel dicembre scorso era stata concessa la cittadinanza italiana per meriti speciali.

Dunque:

  • Ndeye Rokhaya Mbengue, moglie di Idy Diene, riceverà dalla Regione Toscana 20.000 euro;
  • Idy Diene non era nigeriano, bensì senegalese;
  • A occuparsi della donazione non sarà il sindaco di Firenze Dario Nardella;
  • Il Comune si farà carico delle spese di rimpatrio della salma.

 

 

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NOTIZIA VERA E PRECISAZIONI Scandalo Vaticano. Cocaina e video pedofili, l’usciere del Papa condannato a tre anni

Ci segnalano un articolo pubblicato il 10 marzo 2018 sul sito Rete L’abuso:

Aveva lasciato la macchina aperta per una svista e qualcuno vi ha nascosto dentro cocaina e video pedopornografici. Questa è la giustificazione che ha riportato l‘usciere del Pontificio Consiglio della Cultura, Ostilio Del Balzo,  arrestato a settembre a Borgo Santo Spirito.
L’uomo però è stato condannato a 3 anni di reclusione, pena scontata dopo che era stato chiesto il rito abbreviato. Le dichiarazioni di Del Balzo non sono state sufficienti per il giudice che non ha creduto nella sua innocenza e ora si indaga, invece, su quali potessero essere i destinatari della droga e dei video.
Il funzionario del Vaticano è stato sorpreso mentre si allontanava con la sua vettura e fermato dai carabinieri. Non si è però trattato di un fermo casuale, ma i militari pedinavano e controllavano da tempo i movimenti di Del Balzo. L’uomo dopo il fermo si era lamentato di essere controllato con insolita frequenza e ha aggiunto: «Appartengo alla segreteria dello Stato Vaticano. Velocizziamo i controlli perché ho delle faccende improrogabili da sbrigare». La perquisizione è stata molto veloce, in effetti, visto che sotto la moquette della vettura sono subito stati trovati 15 grammi di cocaina, divisi in 30 dosi, e cinque pendrive contenenti materiale pedopornografico.
Il contenuto identico delle pendrive e le dosi già pronte di cocaina hanno subito fatto pensare ai carabinieri che si trattava di materiale pronto da smerciare e adesso è proprio su quello che si concentra l’attenzione dei militari: individuare le persone del giro di smercio di Del Balzo. «Non si può ignorare che vi sia concreta possibilità che tale materiale fosse destinato a circolare in ambienti ecclesiastici a contatto anche con minori in situazioni di minorata difesa», così aveva ipotizzato il magistrato che si è occupato del caso.
Rete L’abuso cita come fonte un articolo pubblicato lo stesso giorno su Il Mattino. Nel dicembre 2017 Corriere pubblicava un articolo in cui riportava che Ostilio del Balzo stava scontando i tre mesi di detenzione a Regina Coeli e su di lui il pm Eugenio Albamonte e il procuratore aggiunto Maria Monteleone avevano avviato un’inchiesta.

I fatti

Il 1° settembre 2017 Ostilio del Balzo usciva dal suo ufficio presso la Santa Sede e si incamminava verso la sua auto, a pochi passi da Borgo Santo Spirito. In quel momento i Carabinieri lo bloccavano. I militari stavano conducendo un’operazione antidroga, e nella Ford Focus del dipendente vaticano trovavano 15 grammi di cocaina custoditi in 30 involucri termoriscaldati. Nella stessa pochette viola, inoltre, i Carabinieri trovavano 5 pendrive contenenti materiale pedopornografico. In un primo momento, del Balzo aveva affermato che qualcuno avrebbe approfittato di un suo momento di distrazione per inserire droga e pendrive all’interno della sua auto, dunque incastrandolo per farlo incriminare.

Il pm aveva dunque disposto per l’usciere vaticano 90 giorni di reclusione a Regina Coeli, nella speranza che rivelasse quale fosse il destinatario del materiale rinvenuto nella sua auto.

La condanna

Angelo Staniscia, legale di Del Balzo, aveva chiesto la scarcerazione del suo assistito, istanza rigettata dal gup Daniela Caramico D’Auria che aveva invece disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nel dicembre 2017. L’inchiesta intende ad arrivare ai nomi dei destinatari del materiale rinvenuto nell’auto del dipendente vaticano:

Continua a tenere banco, però, la destinazione di quanto ritrovato nell’auto. “Non si può ignorare – aveva dichiarato il magistrato inquirente – che vi sia concreta possibilità che tale materiale fosse destinato a circolare in ambienti ecclesiastici a contatto anche con minori in situazioni di minorata difesa”. Del Balzo, insomma, potrebbe far parte di un vero e proprio “giro”. L’usciere, del resto, non avrebbe mai avuto problemi giudiziari. E gli inquirenti sarebbero convinti che il materiale fosse riservato a terzi.

Il 9 marzo 2018 il gup Caramico D’Aura ha firmato la condanna a 3 anni di reclusione per i reati di detenzione di sostanze stupefacentidetenzione di materiale pedopornografico. Tuttavia, Del Balzo non cessa di manifestare la sua innocenza:

L’inchiesta tuttavia al momento sembra essersi arenata davanti al silenzio opposto dall’indagato che ha proseguito fino a ieri a sostenere di essere all’oscuro della provenienza delle pen-drive e della droga. L’uomo si è trincerato dietro alla teoria del complotto. «La macchina è vecchia – ha sostenuto in aula Del Balzo, difeso dall’avvocato Angelo Staniscia – qualcuno deve averli infilati sotto il tappetino».

Per il momento, dunque, è certa la notizia dell’arresto di Del Balzo per detenzione di droga e materiale pedopornografico nella sua vettura, ma non è chiara la loro destinazione d’uso. Parliamo anche di precisazioni, dunque, per considerare la nostra analisi in corso di aggiornamento.

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BUFALA Heineken regala 4 barili di birra da 5 Lt per festeggiare il 140esimo compleanno

La bufala delle grandi aziende che celebrano l’anniversario regalando prodotti ai consumatori non ha mai fine. Ciclicamente ritorna per farsi spazio con catene WhatsApp, una vera e propria trappola per utenti che prendono per olo colato tutto ciò che passa attraverso i social.

Oggi tocca all’azienda olandese Heineken, con un messaggio virale in libera circolazione sulla messaggistica istantanea:

Cliccando sul link si potrebbe incorrere in form da compilare con i propri dati personali, formalità che sconsigliamo, non trattandosi del canale ufficiale dell’azienda.

Le aziende, infatti, fanno sempre riferimento ai propri canali ufficiali (pagine social, siti internet) per la promozione delle nuove iniziative; è dunque illogico fidarsi dei messaggi virali che i vostri contatti vi mandano in buona fede, ma con ingenuità. Il vostro dispositivo potrebbe infettarsi con malware e virus, e i vostri dati personali potrebbero finire in mani tutt’altro che sicure.

Vi consigliamo, dunque, di cestinare tali messaggi e soprattutto di avvertire i contatti che vi hanno inoltrato il messaggio. Controllate sempre i canali ufficiali per trovare riscontro. Qualora non vi fosse, vi trovate di fronte a una bufala con miasmi di truffa.

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BUFALA “35 euro al giorno, ecco le nostre risorse”

Accade che i mendicanti del web sappiano come prendere per la gola l’utenza media, dunque sanno bene che l’utilizzo di un’immagine a caso di una persona di colore con tanto di didascalia montata ad hoc (leggi la nostra guida utile) può esser considerata attendibile dall’analfabeta funzionale.

Oggi i nostri lettori ci segnalano l’ennesimo caso:

La persona che si fotografa in riva al mare e con un paio di auricolari sulle orecchie, ovviamente, diventa una delle tanto conclamate risorse in possesso di comfort quali cellulare nuovo (noi, in ogni caso, non lo vediamo. Voi?), auricolari e lo stato di benessere. Fa parte della facilità con la quale uno scherzo degenera in una campagna d’odio tutt’altro che divertente. Sfugge di mano, nonostante gli autori si nascondano sempre dietro dito della parola “ironia”.

La pigrizia e la mancanza di dimestichezza nell’utilizzo degli strumenti web impediscono di verificare. Per questo affermiamo con assoluta certezza che la persona immortalata risponde in realtà al nome di Floyd Mayweather, ex pugile statunitense. Di certo una persona poco incline a sentirsi al centro di una polemica sterile e infondata, fuorviante e scontata:

Insomma, l’ennesima bufala costruita con un’immagine presa a caso e una scritta sovrimpressa, nel perfetto stile dei bufalari viralizzatori a caccia di condivisori compulsivi. 

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BUFALA Serve sangue per una bimba che sta male – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un messaggio WhatsApp a noi davvero ben noto

Mi aiuti a diffonderlo? C’è bisogno di sangue A RH negativo x una bambina che sta male.. aiutate a diffonderlo. La referente è Elisa Montagnoli – tel 345 0857172 Mandalo ai tuoi contatti WhatsApp per favore. Grazie!

A volte ritornano, è il caso di dire, e questa è la terza volta in ben quattro anni che ci cascate. E cascate sempre nello stesso appello, dato che l’unica differenza tra il testo di allora e quello di oggi è che qualcuno ha cancellato prima di ricondividere l’endorsement tarocco di “Avis Lucca”

Come ci ricorda peraltro Perugia Today

„”Nulla di più falso – spiega la postale – . Si tratta dell’ennesima bufala, peraltro di vecchia data. Una bufala che di fatto rischia di ge­nerare diffidenza verso gli appelli simili, inoltrati da Enti e Associazioni competenti e autorizzate, e dai contenuti veri.  Un inutile spam­ming, come abbiamo già avuto modo di appura­re noi della #poliziapostale anche in altre occasioni”“

Cogliamo l’occasione per ricordarvi di cestinare ogni singola catena di S. Antonio ricevuta, anche se sembra essere lodevole.

Del resto, ogni possibile scenario rende la condivisione dannosa e pericolosa. Sovente, il fatto narrato, come in questo caso, è un falso che genera confusione e diffidenza verso le Associazioni competenti.

Ed anche qualora vi siano appelli veritieri, bisogna sempre rivolgersi all’AVIS, e non all’estemporaneo messaggino del cugino o dell’amico, sovente origine di lunghe ed insensate catene di S. Antonio che continuano anche quando il beneficiario è diventato un omone o una donna grande, grosso e vaccinato.

Per finire, ricordiamo che il sistema delle donazioni non prevede donazioni nominali. Sostanzialmente, nessuno può sollecitare donazioni in favore di una singola persona, se non in casi rigidamente particolari che la stessa AVIS ricorda.

Se quindi vi imbattete in un messaggio asseritamente mandato dall’AVIS o persone che dicono di agire in nome e per conto della stessa o altre associazioni simili nel quale viene richiesta la donazione per un singolo individuo, è sempre una bufala.

In ogni altro caso la Catena di S. Antonio è il peggior mezzo da usare per ottenere lo scopo che si vorrebbe.

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BEFFA “Mi hanno accusato di essere il Tommaso Paradiso della Politica Italiana” – bufale.net

Dovete sapere che di tanto in tanto il sottoscritto, qualora non sia presente l’admin della pagina o altro social media manager e nel solo tempo libero si occupa anche di leggere i vostri commenti, rispondendo ad alcuni.

Tra le domande più gettonate vi era

Ma se le bufale colpiscono l’attuale maggioranza di Governo, cosa accadrà se le urne esprimeranno una maggioranza completamente nuova?

Semplice, risposi io stesso all’epoca, in tal caso semplicemente le bufale e le burle colpiranno chi andrà in quel momento alla maggioranza, perché da sempre chi vuol fare viralità e visualizzazioni colpisce il personaggio famoso, chiacchierato o su tutti i giornali.

Aggiungo ora, ovviamente, per la stessa ragione si moltiplicheranno i memes ascesi: burle che un tempo sarebbero passate insosservate e si sarebbero perse tra la folla, se dirette a personaggi dell’attuale maggioranza aumenteranno in vivificante viralità correndo il rischio di finire tra le mani di fanboys ed haters desiderosi di crederci per avere, a seconda dei casi, un nemico da combattere o una clava da brandire contro il personaggio odiato.

Ci segnalano quindi i nostri contatti il seguente post Facebook

Il mio volto serio denuncia la gravità della questione.
Questa mattina, durante un’intervista, sono stato accusato dal giornalista (sicuramente simpatizzante PD) di essere “il Tommaso Paradiso della politica italiana”.
Ora, io posso accettare tutto. Mi sono preso del non honesto, di non saper scrivere libri, di avere una laurea al Dams, del fascio, ma non posso assolutamente accettare di essere paragonato ad una persona che ha tradito la musica indipendente, quella bella, quella che parla alle persone comuni come noi, per cantare Riccione e Da Sola in the Night.

Vi dico io chi sono… Sono il Calcutta pagina di della politica italiana.
Giornalista lo sai cosa ti dirò? UEEEE DEFICIENTEEEE

Non abbiamo idea a quale categoria appartenga chi ci ha plurisegnalato questa beffa, ma sicuramente se avesse letto con più attenzione l’intestazione del testo non sarebbe caduto in una burla evidente.

Si tratta infatti della pagina Alessandro Dibbattista

Una pagina evidentemente satirica, distinta dalla pagina del personaggio politico e autodescrittasi

Pagina satirica che, come si evince dai post, non tratta di politica ma di musica.

Tutti i post infatti sono citazioni e frecciate a vari gruppi musicali, espresse per bocca di un clone rissoso del personaggio politico originale, su una pagina infarcita di post a sfondo grossomodo musicale.

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PRECISAZIONI iPhone e figli: sbaglia il codice più volte e blocca il telefono per 47 anni – bufale.net

Gli smartphone, va detto una volta per tutte, non sono giocattoli.

La tentazione di lasciare un figlio col cellulare acceso per fare in modo che possa godere di giochi adatti è molto forte, ed effettivamente i principali store (Android ed iOS) sono ricchi di applicazioni adatte ai bambini: ma la soluzione ideale è comprare un tablet poco costoso e dedicato all’uso infantile, oppure facilmente adattabile, e non consegnare tra le mani del bambino il proprio cellulare, specie se costoso.

Altrimenti, è alle porte quanto avvenuto ad una madre cinese, la signora Lu

Quasi mezzo secolo di esilio digitale. Una mamma cinese afferma di essersi trovata con l’iPhone bloccato per i prossimi 47 anni, un fatto curioso che coinvolge la sua sbadataggine, cattive abitudini e il figlio di due anni. Il piccolo, stando ai media cinesi, stava armeggiando con il telefono. La mamma glielo lasciava maneggiare per vedere video educativi ma, avendo due anni, forse non era perfettamente conscio delle proprie azioni e così continuava a premere tasti quasi a caso. Il problema però è che il bimbo continuava a fare tap sullo schermo anche quando questo era fisso sulla schermata di sblocco: premendo numeri a caso, continuava a sbagliare il codice di sblocco e da lì ecco il problema. Per capirlo meglio però dobbiamo guardare ai sistemi di sicurezza ideati dalla Apple.

La chiave di lettura è fornita nel prosieguo dell’articolo, ed è un evento accaduto più volte in passato.

Sostanzialmente, iOS, per difendere la privacy dell’utente, ad esempio da furti e smarrimenti, consente di impostare un Pincode come su tutti i cellulari, non però sulla SIM come usava in tempi passati, ma sul dispositivo stesso.

Laddove sbagliare tale pincode su alcuni cellulari comporta la semplice impossibilità di accesso, la casa di Cupertino ha scelto un accesso più radicale, atto ad evitare i tentativi di brute force, l’uso di calcolatori elettronici per produrre le molteplici combinazioni numeriche previste: dopo quattro tentativi falliti, al quinto tentativo iOS imporrà un periodo di cooldown, di pausa forzata, di un minuto.

Ulteriori tentativi errati comporteranno un blocco esponenziale: dal sesto tentativo i minuti diventeranno cinque, dal settimo all’ottavo quindici,  e dal nono un’ora

Dal decimo in poi, gli eventi dipendono dalla diligenza dell’utente.

Ove questi abbia impostato i meccanismi di sicurezza consigliati, come ricordato dal Corriere, il decimo errore comporterà la riformattazione totale del dispositivo, che automaticamente cancellerà ogni dato al suo interno (quindi proteggendo rubrica, carte di credito, fotografie e dati personali da occhi indiscreti nel modo più efficiente).

Ove l’utente, per lassismo o timore di errare egli stesso il pincode abbia disinserito tali sicurezze, il tempo di attesa continuerà a crescere esponenzialmente e senza posa alcuna, fino ad arrivare al temuto blocco da venticinque milioni di minuti circa (blocco questo che può anche essere provocato da alcuni tentativi malriusciti di jailbreak, rimozione delle protezioni nel sistema operativo che impediscono di caricare software non proveniente dalla casa madre).

È già avvenuto a persone altrettanto poco avvedute: un uomo cinese nel 2014, svariati possessori di dispositivi Apple che se ne sono lamentati sui forum della casa di Cupertino tra cui un utente nel 2016, ed un anno dopo il gestore di un negozio di riparazione cellulari su Reddit ha lamentato di aver incontrato un cliente con lo stesso problema

La soluzione in questo caso è comunque rapida, efficiente e butale: deve essere lo stesso utente (se, come la signora, non ne è capace un qualsiasi centro Apple provvederà allo scopo) a riformattare completamente il dispositivo, ricaricando l’ultimo backup presente su iTunes, il programma fornito da Apple stessa che, installato sul PC o sul Mac, consente di copiare musica sull’iPhone e fare backup di applicazioni e programmi.

Se l’utente sfortunato è indietro coi backup, semplicemente i dati sono persi.

A complicare la vicenda irrompe un articolo del Sun, che confonde la protagonista della vicenda, l’anonima “signora Lu” con Wei Chunlong, l’Apple Genius (tecnico Apple che negli Apple Store fornisce assistenza ai clienti) di Shangai che si è occupato della vicenda, ripromettendo di contattare il centro Apple.

Cosa fatta: scopriamo dallo Shangai Post che la vicenda in realtà è avvenuta a Gennaio, ben due mesi fa quindi, e che Wei Chunlong ha offerto alla signora Lu il medesimo consiglio da noi ora fornito, ovvero riformattare il dispositivo (o lasciare a Chunlong tale incombente) e ricaricare l’ultimo backup sullo stesso.

Non è chiaro se la signora Lu mantenesse regolari backup del suo dispositivo, cosa buona e giusta, e non è quindi chiaro se l’epilogo della storia sia stato un lieto fine col tecnico Apple che riformattato il cellulare della signora ne recupera ogni dato o un triste epilogo coi dati del cellulare svaniti per sempre.

In ogni caso avete appreso due importanti lezioni: siate regolari coi backup dei vostri smartphone e comprate ai vostri figli dispositivi più economici ed adatti alla loro età.

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NOTIZIA VERA Ex ministro canadese afferma che esistono alieni e gli Illuminati ci nascondono i fatti

Il 12 febbraio 2018, diversi giornali scandalistici tra cui il britannico Daily Mail hanno pubblicato una storia che riportava che l’ex ministro della difesa canadese Paul Hellyer ha affermato che gli alieni hanno visitato la terra e che avrebbero a disposizione una tecnologia che risolverebbe il cambiamento climatico, ma non lo condivideranno mai con gli umani perché siamo troppo distruttivi.

Basta fare un po’ di ricerche sul web per scoprire che non è la prima volta che si scrive di dichiarazioni di questo genere da parte dell’ex ministro Hellyer. Il Daily Mail  ha già pubblicato almeno due storie quasi identiche sulla teoria della cospirazione aliena di Hellyer: una nel 2011 e un’altra nel 2014. Come affermano e sottolineano anche da Snopes, la ripetizione non rende le teorie di Hellyer vere,  indipendentemente dal suo precedente ruolo in Canada.

Secondo le sue ultime affermazioni, gli Illuminati esisterebbero eccome. Da quello che si legge, egli avrebbe affermato che gli Illuminati, secondo ciò che il gruppo di teorici della cospirazione afferma, controllano gli affari e l’economia del mondo, e i suoi membri provengono dal mondo della politica, degli affari e dello spettacolo. Essi avrebbero volutamente agito per evitare che gli uomini venissero a conoscenza di queste tecnologie così come delle visite aliene, perché alla base di tutto ci sarebbe il monopolio dell’industria petrolifera. Molti illuminati, secondo Hellyer, avrebbero dei ricavi dall’industria petrolifera e quindi per favorire il suo sviluppo avrebbero intenzionalmente agito per tenere tutto questo sapere sul mondo alieno lontano dall’opinione pubblica.

Ricordiamo che storie come questa attirano molto gli appasionati di UFO e che, nonostante la diffusione di notizie, gli scienziati non hanno trovato prove dell’esistenza di una vita extraterrestre intelligente.

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Le t-shirt Urban Legends

È con piacere che il blog Leggendemetropolitane.net annuncia la nascita di Urban Legends, la linea di t-shirt grafiche dedicate alle nostre leggende preferite curata dallo studio Tonidigrigio assieme all’illustratore Sailor Danny.

Infatti, vista l’attività decennale del blog, con i suoi oltre 300 post, siamo stati contattati per prendere parte alla scelta delle leggende da trasformare poi in grafiche per le t-shirt cercando, ovviamente, di rispettare sempre la storia raccontata, ampliandone ove possibile i rimandi ipertestuali.

Così siamo andati a proporre un mix di leggende, selezionate sia per la loro storicità (come nel caso della famosissima Paul Is Dead, impensabile non dedicarle una grafica) sia in base al riscontro ottenuto dagli appassionati del blog (come il post sui segni degli zingari, leggenda che ancora oggi fa discutere).

Il lavoro finito è stupefacente in alcuni casi. Per ogni t-shirt Sailor Danny è riuscito a concentrare un intero racconto in una sola immagine con didascalia, rimandando spesso non solo alla storia, ma anche al corollario di informazioni e conoscenze comuni che la arricchiscono.

Così sulla grafica di Paul Is Dead vediamo comparire la didascalia “Lonely he died”, chiaro riferimento al fatto che la presunta morte sarebbe avvenuta durante le registrazioni di “Sgt. Peppers lonely hearts club band”, mentre la grafica di Oh My Dog!, basata sulla leggenda del cane messicano, può far intuire che le dimensioni del topo sono assimilabili a quelle di un cane di piccola taglia, magari proprio un chihuahua.

In totale le grafiche sono oltre 15 e variano in colore e modello. Proprio come le storie che negli anni sono state tramandate di bocca in bocca, evolvendosi e adattandosi alle zone geografiche ed al gusto degli appassionati, le t-shirt di Urban Legends, disponibili da subito sul sito http://shop.leggende.net/, sono customizzabili in taglia e colori, per fare in modo che ognuno possa indossare la propria versione della leggenda preferita.

Quando a volte è la musica ad uccidere!

Oggi parleremo di una strana sindrome la cosidetta “Sindrome di Lavandonia“!

Questa sindrome non è come tutte le altre perche essa si otteneva giocando ad un videogioco: Pokemon Rosso e Pokemon Blu (che in Giappone era “Pokemon Verde“). Questi 2 videogiochi furono i primi della serie “Pokemon” che da allora è divenne una delle più giocate al mondo (tanto che ne fecero una serie animata, figurine da collezione,action figure ecc.). Nei 2 giochi il giocatore impersonava un ragazzo che aveva il compito di “allenatore” cioè di esplorare e di catturare i Pokemon (che sono delle creature fantastiche con dei poteri speciali) della regione. La regione che esploriamo è costituita soprattutto da grandi città o da boschi e percorsi. Ma tra tutti queste città se ne trova una che non ha nulla di particolare eccetto una torre/cimitero. E’ molto piccola e il suo nome è LAVANDONIA!!

Giunti in questa città il giocatore per proseguire è costretto a entrare nella torre! Ed è qua che comincia il brutto della nostra leggenda!!! Entrando nella torre si dice che la classica musichetta del gioco cambi e che diventi una musica che porta i bambini alla “Sindrome”.
Sono tante gli effetti che si raccontano tra cui: apnea ostruttiva nel sonno, emicrania, otoraggia, insonnia,dipendenza dal gioco e violenza inizialmente sugli altri e poi su se stesso (ma questa è una piccola parte della lunga lista di patologie!!!!). Ma poi tutto questo portava alla morte!
Si racconta che dopo l’ uscita del gioco molti bambini (sui circa 200) morirono in circostanze misteriose. Bambini che avevano comprato il gioco!!!! Ma questo si dice che avvenisse solo nelle cartucce del gioco in giapponese (infatti in Italia non ho mai sentito parlare di vittime)!!
Ma il 70% delle vittime moriva per la musica!!!
Si dice che il resto moriva per il video!!!
Esistono diversi tipi di versione video!!!

Ad esempio;

La “White Hand Sprite”
Conosciuto in codice come WhitHand.gif, secondo il copione avrebbe dovuto apparire come Pokémon selvatico al terzo piano della Torre Pokémon. E’ diviso in quattro animazioni separate: il verso, la sprite ferma e due attacchi sconosciuti, chiamati “Pugno” e “Brutalità”. Mentre vedere l’animazione può avere effetti collaterali, visualizzarne i frames singoli non lo è. La mano bianca è descritta come una mano striminzita, quasi rattrappita, con particolare attenzione ai dettagli: della carne si stacca dall’osso e alcuni tendini penzolano fuori da polso in modo molto realistico. La prima animazione è la mano che si chiude a pugno, poi oscilla in avanti. Ma l’animazione dell’attacco “Brutalità” ha alcuni frames mancanti: la mano sembra aprirsi, ma poi si taglia. Dopo pochi secondi ricompare, chiusa. Non si sa nulla dei frames mancanti.

Ma anche…

Ghost Animation
La Ghost Animation, codificata come Haunting.swf avrebbe dovuto trovarsi in diversi settori di tuta la torre, anche al cetro di un percorso al secono piano. Tuttavia, i giocatori non possono interagire con esso, lasciando credere a molti che sia stat creato come “caratteristica i sfondo”. La Ghost Animation deve allo stesso modo essere scomposta in frames. Essa si compone di 59 frames. Tuttavia, dopo l’estrazione, più della metà dei frames si sono rivelati essere il modello del fantasma standard. Circa un quarto dei fotogrammi sono statici, per produrre l’effetto “fading”. Ancora, nel bel mezzo dell’animazione sono presenti fotogrammi di volti urlanti, insieme alle immagini di uno scheletro ammantato di nero (si ipotizza che sia il Tristo Mietitore), e diversi cadaveri. Il significato di tutto ciò è sconosciuto, e sotto giuramento il capo programmatore Hisashi Sogabe ha giurato di non saper nulla delle immagini tovate. Di tutti i fenomeni collegati alla Sindrome d Lavandonia, questo è il più gettonato: Nella sua tesi “I videogiochi e la manipolazione della mente umana”, il dr. Jackson Turner ha affermato che le immagini sono state volutamente inserte. Grazie alla brevità della loro permanenza sullo schermo alla loro natura, Turner teorizza che questi frames avessero lo scopo di spaventare i giocatori e far credere loro che fosse dovuto a Lavandonia.

Ed infine…

Buried Alive Model
Spesso chiamato col suo nome in codice, Buryman script, il Buried Alive Model avrebbe dovuto trovarsi in cima alla Torre Pokémon, ma è stato rimpiazzato dal fantasma di Marowak. Da copione, avrebbe dovuto essere il “boss” della Torre. Una volta arrivati, sarebbe avvenuta la seguente conversazione.
Buried Alive: Sei qui, finalmente…
BA: Sono in trappola…
BA: E mi sento solo…
BA: Molto, molto solo…
BA: Vuoi venire con me?
Dopo ciò, la battaglia sarebbe incominciata. Una volta in “Battle view”, il Buried Alive Model sembra essere un cadavere umano in decomposizione che tenta di strisciare fuori dalla terra. E’ stato programmato per avere due “White Hands”, un Gengar e un Muk. Stranamente, non è stato scritto un copione per quando perde. Nel caso di vittoria del giocatore, il gioco si fermava e basta. Tuttavia, un finale preciso è stato scritto da un programmatore sconosciuto dopo che si perde la battaglia. In questo finale, avrebbe detto “Finalmente, carne fresca!” seguito da altre battute incomprensibili. Dopodiché, il giocatore viene trascinato sotto terra. La scena potrebbe finire con un semplice Game Over, tuttava, sullo sfondo, avrebbe dovuto comparire il BA che divora il giocatore. Particolarmente strani sono i protocolli per dopo questa scna. La cartuccia avrebbe dovuto scaricare quest’immagine nella memoria interna del GameBoy ed avrebbe dovuto sovrascriversi alla normale immagine d’inizio. E, come musica di sottofondo, si sarebbe udito un fantomatico file di nome staticmesh.wav. Lo scopo di tutto questo, al contrario di molti altri elementi legati alla Sindrome di Lavandonia, è sconosciuto.

La leggenda è nata da alcuni testi dove si diceva fosse scritto dai creatori dei 2 giochi che la torre visto che era anche un cimitero avrebbe dovuto avere un’ aria paurosa quindi avevano messo una musica molto paurosa che però secondo loro avrebbe spaventato i bambini e che quindi la avrebbero sostituita con quella che abbiamo adesso. Ma la leggenda ha molte versioni. Alcune inventate altre forse vere ma una cosa è certa: questa leggenda sarà tale finchè le persone continueranno a ideare nuove versioni e a mantenerla in “VITA”!!!!

Avete coraggio a provare il gioco adesso? (IO NO..)